Dadea anticipa temi della campagna elettorale: prepariamoci. Nel frattempo propongo un outing: tutti i gruppi pubblichino gli estratti conto della scorsa legislatura

4 dicembre 2012 07:505 commentiViews: 17

Ovviamente Massimo Dadea mi ha risposto su Sardinia Post. E altrettanto ovviamente non ha parlato di presidenzialismo dopo i referendum, di conflitto di interessi, di incompatibilità e ineleggibilità, di corruzione e partitismo, di politiche di genere ecc., cioè di tutti i temi della Statutaria, ma si è riferito a me con termini che vanno dal “sabotatore” al “pasticcione”, per poi usare l’arcinota accusa del mondo vicino a Soru che mi considera un agile acrobata perché ho militato tra i cattolici democratici e, sciolto Progetto Sardegna da Soru in una chiesa sconsacrata a Oristano, ho scelto i sardisti piuttosto che il Pd (bellissima l’accusa di “retorica ruvida e assertiva finalizzata ad alimentare un ego ipertrofico”, retorica che, però, piaceva anche a Dadea…. Ma quale ego ipertrofico, oh Massimo; il mio è il problema contrario, giacché ho un’eccessiva coscienza del meccanicismo della natura che trita ogni nostro moto dell’anima; cioè, detto con Leopardi, il mondo se ne fotte di noi perché noi siamo insignificanti nell’universo materiale. Sei stato vicino a ben altre ipertrofie, don’t you remember, dear?).
Non mi stupisce che la mia coerenza culturale, che non è perfetta (perché io so che ognuno di noi deve combattere fino alla morte contro il Caino che porta in corpo) ma è comunque superiore agli opportunismi di parte e ai tatticismi consueti in politica, sia letta da un politico con la formazione di Dadea come trasformismo: non mi stupisce  e non mi interessa spiegare a persone con questo profilo politico, le radici culturali della difesa della libertà individuale dalle logiche dell’appartenenza di gruppo che in Italia sfociano nelle degenerazioni dello stalinismo, del fascismo, della complicità compiacente, del conformismo, del qualunquismo. Io mi sento figlio di una tradizione antichissima che va da Voltaire a Sciascia a Popper, da Salvemini a Primo Mazzolari, da Gramsci a Bellieni a Schumpeter; loro, gli altri, sono figli di un modo di essere dirigenti politici che ha il suo vertice in Togliatti. Non spiego, perché ormai ho la certezza che non verrò capito. C’è un genere di persone che ragiona così: prima di tutto la parte o il partito e chi lo guida, poi la coscienza, la libertà, l’intelligenza, lo spirito critico. Sono forme degenerate del conformismo e dell’ipocrisia tutta italiana, figlie del dogmatismo della guerra fredda e di un certo cattolicesimo (quello che confonde la Chiesa con il clero, la fede con la morale, Gesù con una biografia struggente, Dio con l’Ente supremo dei massoni). Pazienza. Dadea non sa che io sono più stanco di lui del gioco delle parti e che quindi perdono anche lui quando recita a soggetto.
Ovviamente Dadea, da consumato dirigente ex Pci, fa tutto questo per uno scopo politico, non perché mi odia; a lui preme ricordare che il Psd’az è nella maggioranza Cappellacci e che di conseguenza non ha titolo per la costruzione del prossimo governo regionale. Quindi il Pd non deve dialogare col Psd’az e il Psd’az va isolato nel dialogo con i movimenti anti-fiscalisti e indipendentisti (quelli vivi, non quelli ammalati di martirismo – morire uccisi dai carabinieri ed essere ricordati con la statua nella piazza del paese – o da leaderismo taumaturgico autocertificato). Se abbiamo chiaro questo concetto, capiamo la veemenza di Dadea. C’è da dargli torto? Non completamente, ha delle ragioni. Certo, lui omette di dire, nella polemica con me, che io sono l’unico in Consiglio che ha parlato di elezioni anticipate a partire dallo scandalo sull’eolico; omette di ricordare che noi non abbaimo votato le nuove linee guida del paesaggistico e tutte le norme di aggressione della zona di massimo rispetto della fascia costiera; omette di ricordare le leggi di protezione sociale e di promozione dell’impresa che portano la nostra firma; omette di ricordare la lotta contro la Grande distribuzione a favore dei mercati e dei prodotti locali; omette di ricordare che oggi l’agenda politica non è più quella della Giunta Soru, perché il tema fiscale  e delle zone franche è diventato strategico, perché ormai neanche il Pd è rimasto puramente autonomista; omette di ricordare il lavoro di innovazione della politica culturale che il Psd’az ha fatto in questa legislatura; omette di ricordare che fu il Pd di Soru nella scorsa legislatura a rifiutare ogni rapporto col Psd’az.  Ma ha ragione di dire che ce ne dobbiamo andare dalla Giunta punto e basta. Lo ripeto da due anni, ma non lo si vuole capire. Ha ragione di volere competere con noi nell’essere interlocutore dei movimenti indipendentisti direttamente col Pd, senza la nostra mediazione. È un gioco politico legittimo, anche se poco credibile, ma tentato e realizzato dalla Sinistra sin dai tempi di Mario Melis. Lo schema è adottare il patrimonio ideologico altrui e affidarlo non alla classe dirigente che lo ha prodotto ma ad un’altra che si ritiene lo saprebbe gestire e interpretare meglio. C’est la vie, la competizione è competizione.
Tuttavia propongo un gioco di società a tutti coloro che vogliono restringere il campo dei competitor alla presidenza o magari arrivare alle elezioni senza tentare almeno di costruire un governo sovranista, diverso dai precedenti e molto innovativo (io farei il presidente solo di un governo di questo tipo: innovativo e sovranista)..
Propongo di usare un criterio valutativo della tenuta morale e della coerenza civile degli eletti su un tema caldo di questi giorni. Tutti i partiti che dal ’48 ad oggi sono stati rappresentati in Consiglio regionale, chiedano i conti correnti dei gruppi alle banche di riferimento e li pubblichino. E se non si vuole tornare così indietro, tutti i gruppi pubblichino gli estratti conti dei loro conti correnti nella scorsa legislatura. Potremmo così dare una mano alla magistratura e alzare un velo sui comportamenti degli eletti nell’alcova dei denari. I miei conti personali, come si sa, sono stati già ampiamente e reiteratamente controllati.
In aggiunta usiamo un altro criterio: facciamo una ricerca d’archivio e pubblichiamo tutte le nostre posizioni sui temi del conflitto di interessi, dell’eccesso di potere, degli abusi del potere ecc. e valutiamoci reciprocamente sul perimetro della storia.
Tanti cari saluti a Massimo Dadea, con la certezza che mi ritiene comunque migliore di don Verzé, a cui nella scorsa legislatura fu regalata dalla Maggioranza Santa e Pura la presenza nel Piano sanitario regionale. Sì, caro Massimo, sono agile: non mi acchiappano né manager, né preti manager,  né autocrati autoritari. Quando vuoi, un caffé.

5 Commenti

  • L’indipendentista – si sa ma si fa finta di scordarlo – lavora solo su basi programmatiche.
    L’indipendentista, pur di portare avanti l’istanza principale che è e resta l’autodeterminazione del popolo sardo nel mondo, prende accordi con persone di destra come di sinistra, difatti nè la cosìdetta destra nè la cd. sinistra possono essere la casa dell’indipendentista, il quale, ovviamente, essendo un pragmatico non dogmatico, utilizza questa o quella carriola.
    Dadea, da uomo di apparato, da funzionario di quell’ex comunismo che fu, purtroppo non vuole fare i conti con la coscienza e soprattutto con il cambiamento epocale in corso.

    Fortza Paris con PD o con PDL, tanto per noi pari sono.
    a meno che, finalmente, si corra DA SOLI.

  • Andate a vedere le risposte su Sardinia Post. Divertente!

  • Uno che c'era2

    Oh Ste.Ma, non so cosa pensi il professore, ma a me il riferimento ai maluentisti pare evidente e ha ragione.

  • “[..] indipendentisti (quelli vivi, non quelli ammalati di martirismo – morire uccisi dai carabinieri ed essere ricordati con la statua nella piazza del paese [..]”

    A quali movimenti si riferisce?

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