Cronaca di una visita a La Maddalena

29 marzo 2010 07:0714 commentiViews: 71

lamaddalena4Siamo andati con Giacomo Sanna a illustrare le leggi, in vigore dal 2009, che consentirebbero a La Maddalena di attivare per la città uno specifico Accordo di Programma. Lo abbiamo fatto in occasione della prima presentazione pubblica della candidatura a sindaco di Franco del Giudice (che sta facendo una di quelle alleanze che ci piacciono: i programmi prima e oltre gli schieramenti, così da scardinare i poli e far emergere gli interessi nazionali dei sardi). È stata una bella occasione per parlare di problemi e non di proclami. Insomma, la strada del pragmatismo illuminato, del richiamo alla serietà e alla responsabilità come percorso verso l’indipendenza, sta dando di suoi frutti. Poi, nel pomeriggio, abbiamo visitato le strutture del vecchio Arsenale, ristrutturato con i fondi del G8. Il dato più macroscopico è che, mentre il resto della Sardegna pensa che il G8 sia stato un intervento complessivo sulla città di La Maddalena, la realtà è molto più triste: un perimetro chiuso ha ricevuto centinaia di milioni al proprio interno, mentre all’esterno tutto è rimasto come prima. È un dato visibile sin dall’ingresso all’Arsenale: sulla sinistra sono ancora lì le case degli operai che io conosco da sempre (e che, per quanto esteticamente brutte, affettivamente a me piacciono molto) con i fili per stendere sulla parete a sud-est, a lato delle porte d’ingresso. Cioè, il G8 non si è occupato della Maddalena, ma ha tentato di costruire un’altra Maddalena, una riserva indiana formato esportazione. Entriamo. Il colpo d’occhio generale è notevole: un porto bello, grande, protetto. Il vecchio bacino che io conoscevo è trasfigurato (mi piacerebbe però sapere dove sono finiti i vecchi macchinari che da soli potevano riempire un museo di archeologica industriale; un solo esempio: il più grande tornio della Sardegna era qui). Le vecchie strutture in granito hanno ripreso forma e vita. Il molo verso Santo Stefano è stato significativamente allungato). Il valore aggiunto dell’intervento regionale e statale è questo porto: se adesso La Maddalena riuscisse a trasferire l’attracco dei traghetti e ad abbattere il vecchio hotel che sta dietro il Comune (per la cui demolizione erano stati stanziati 5 milioni di euro, poi rifluiti nel mare magnum della struttura di missione), la città avrebbe il vantaggio competitivo di disporre del più grande porto della Costa Smeralda e di una della più lunghe passeggiate a mare della Sardegna. Ciò che fa rabbia, è che per questo porto la Mi.Ta paghi solo 5.000 euro mese allo Stato: un vero regalo del governo Berlusconi (fatto col silenzio-assenso della precedente Giunta e dell’attuale amministrazione comunale, entrambe presenti alle numerose conferenze di servizio che hanno deciso le sorti dell’intervento G8) ad un potente gruppo industriale la cui sede legale non è in Sardegna.
Inevitabilmente abbiamo poi visitato la celebre struttura sul mare che doveva ospitare la main conference. Non me ne vorrà l’architetto Boeri, che godeva dell’incondizionata fiducia del Presidente della Regione allora in carica, ma a me non piace proprio. L’acciaio e il vetro non hanno nessuna contestualizzazione; l’equazione vetro-mare è troppo semplice; il grande oblò sul pavimento per vedere sotto i propri piedi il mare sembra una trovata da parco divertimenti acquatici. È un cubo di modernità presuntuosa, che si è svincolata, grazie al potere che l’ha protetta, dal dovere di capire l’area, la città, i suoi materiali, la sua storia. All’interno, poi, spiccano le mattonelle grandi male allineate (fuori squadra); in una ci si inciampa di sicuro, segno di quei lavori fatti anche di notte i cui risultati si vedranno nel lungo periodo. Sulla struttura in metallo che sostiene i vetri cominciano poi a comparire i primi punti di ruggine. Ci sono rimasto male: per il momento non è un fenomeno diffuso, ma il problema è se il metallo è stato adeguatamente trattato, perché se così non fosse, da qui a qualche anno, la struttura di sostegno diventerebbe molto meno trasparente e gradevole di quanto lo è oggi.
La questione della ruggine diventa evidente abbandonando il Palazzo di cristallo ed entrando nel grande edificio retrostante. Qui la fila dei pilastri di metallo più esposti all’esterno presentano anch’essi diversi punti di ruggine. All’interno spiccano per grandezza i lunghi corridoi che dovrebbero ospitare gli esercizi commerciali. È evidente che si è pensato ad un centro commerciale. Qui si pone una domanda: si è ipotizzato il trasferimento qui degli esercizi commerciali diffusi nel territorio della città? o si è progettato di tentare di farli chiudere? La Maddalena non può reggere un’offerta commerciale così ampia. Inoltre, la filosofia da riserva indiana, o da villaggio vacanze per ricchi in un territorio povero, che ha sovrinteso a tutta l’operazione, ha un margine di fallimento elevato se non si prevvede di chiudere al traffico la litoranea, di fare piste ciclabili, di dotare l’isola di un sistema efficiente di trasporto pubblico locale ecc. Insomma, al netto del porto, il resto trasuda della presunzione di un’intuizione non approfondita, declinata in fretta in un contesto non compreso.
Unica nota positiva: il direttore operativo della Mi.Ta si chiama Vasco de Cet ed è nipote di Velio Spano. Nel suo ufficio spicca una riproduzione del Quarto Stato di Pelizza de Volpedo e un ritratto di Gramsci. Dichiara di non amare il precariato e dice che i lavoratori sono suoi amici. D’istinto viene naturale credergli. Poi recita un copione aziendale sulle ricadute sociali degli investimenti Mi.Ta che non convince nessuno (Giacomo gli ha chiesto, alla fine: “Quando ve ne andate?”). Però, a me pare che, a pelle, chi lavorerà lì avrà sopra uno con cui si potrà parlare. La Louis Vuitton Trophy si farà e questa è una buona notizia.

14 Commenti

  • Son d’accordo sul creare a piccoli passi una cultura del mare, purtroppo in gran parte assente in Sardegna. A tal proposito, mi è stato riferito che a Cagliari, per volontà dell’amministrazione comunale, e in collaborazione credo con qualche società cittadina (yachting club Cagliari?) pare si stia sperimentando in alcune scuole dell’obbligo qualcosa del genere. Uscite in barca dimostrative, con tanto di nozioni di base, volte a promuovere la cultura del mare nelle nuove generazioni.

  • “sarebbe sucuramente meglio” dice MMC. Da qualche parte bisognerà pur cominciare e una cosa non esclude l’altra. Il modello che proponi tu è forse preferibile, in generale. Ma mi chiedo e chiedo: per organizzare eventi e manifestazioni di questo tipo, occorrerà per un tessuto sociale politico e organizzativo ben consolidato e di supporto, un retroterra di competenze ed esperienze che si sviluppa pian piano. C’è da lavorarci su. E non solo a La Maddalena.
    In ogni caso, prima di liquidare con sufficienza queste manifestazioni “dove i ricchi si confrontano”, perchè non proviamo a chiedere a Valencia o a Auckland, per vedere se l’organizzazione di eventi di questo tipo ha prodotto o meno benefici e ricadute generali sull’economia locale. Quelle città si sono trasformate. Stanno meglio o peggio di prima? Chiediamoglielo.

    Il Vuitton Trophy è un’occasione per partire, cominciare a organizzarsi e presentarsi al mondo. Niente di più, ma anche niente di meno. A La Maddalena sarà presente anche BMW Oracle Racing, alla prima uscita e al primo confronto con i competitors, dopo la vittoria dell’ultima Coppa America, non avendo partecipato agli eventi di Nizza e Auckland. Ragione in più per ritenere che i riflettori saranno puntati su di noi.
    Con la nomina di Mascalzone Latino a Challenge of Record della edizione 2013 della Coppa America, vale a dire organizzatore insieme al defender Oracle della manifestazione e considerati i buoni rapporti di Onorato col team Louis Vuitton, è probabile che quest’ultimo si convinca a riorganizzare gli Acts per la selezioane dello sfidante alla coppa america: la vecchia Luois Vuitton Cup. In ogni caso, indipendentemente dallo sponsor, è ormai certo che verrà riproposta quella formula di selezione. Cosa significa? che se sapremo farci valere, potremmo ambire in futuro, e forti di questa esperienza, ad osptitare competizioni di quel circuito.

  • All’isola di Man, dove sono stato per un po di tempo, la gente esce in mare con qualsiasi cosa galleggi, con barchette piccolissime o grandi yacht. La cultura del mare e del diporto nautico non si fa con gommmoni, moto d’acqua, maxi yacht ma con un graduale avvicinamento al mare della popolazione.
    Da godere veramente e non da vedere ed invidiare.
    Dubai è arrivato a costruirsi le isole e le spiagge: noi abbiamo molti approdi naturali, vento e possibilità di uscita in mare tutto l’anno; necessitiamo quindi di infrastrutture non macroscopiche per permettere ampia fruibilità.

  • Se parlate così, è evidente, non conoscete per esempio la Barcolana.
    Centinaia di barche a vela che regatano.
    Una partecipazione di migliaia di persone, che arrivano da tutta Europa per navigare in Adriatico.
    Louis Vitton Cup: una vetrina per ricchi e semplice ammirazione ed invidia per chi sta a guardare.
    L’economia non si fa con i grandi eventi: si fa capillarmente sul territorio. Vittorie come quella di Zaia si portano avanti lavorando sul territorio e se La Maddalena fosse il luogo di ritrovo della Stintino Bonifacio Maddalena o altre manifestazioni veliche ad ampia partecipazione sarebbe sicuramente meglio di una manifestazione per soli ricchi che poco porta sul territorio.
    Manifestazioni veliche simili sono scollegate completamente dal contesto locale.
    La Rolex Cup qui ha regatato per anni e anni e non ha portato alcuna ricaduta positiva.
    La vocazione della Sardegna non può continuare ad essere il posto fantastico dove i ricchi si confrontano e gli sporchi, poveri, ignoranti locals stanno a guardare.
    Pertanto: chissenefrega della Louis Vitton Cup e di tutta la gente che si porta dietro, in quanto chi esce in barca non presta attenzione a questo mondo distante mille miglia marine ma gradirebbe avere la possibilità di regatare, trovare ormeggi e servizi ad un prezzo decente e potere conoscere il territorio che lo ospita.
    Io parlo da velista, ma anche da persona che ha notato che Tunisia, Grecia, Spagna, Marocco ci stanno rubando quantità importanti di traffico diportistico mentre da noi si afferma il gommone utilizzato dall’italiano medio per 15 giorni all’anno (tenuto in alaggio a casa sua in continente).

  • Daniele Addis

    Sia chiaro, io sono contento che a La Maddalena vi siano manifestazioni di prestigio come il Louis Vuitton Trophy, è comunque l’occasione per dar lustro all’arcipelago e vedere in azione inbarcazioni eccezionali dal punto di vista ingegnieristico in uno sport che anni fa, ai tempi del Moro e di Luna Rossa, teneva incollati alla TV milioni di persone. Oltetutto io detesto il calcio e sono contento ogni volta che ci sono vetrine per altri sport.

    Chiedevo solo di non confondere l’evento con quello che non è, ossia la Louis Vuitton Cup e di distinguersi dalla propaganda che vuole pompare l’occasione a fini elettorali. Cappellacci che si dichiara contento del fatto che non si sia fatto il G8 perché così c’è stata la possibilità di ospitare questo evento velico è di un’ipocrisia e sfacciataggine uniche. A parte che non vedo come, se si fosse fatto il G8 8 mesi fa, questo avrebbe potuto impedire questa competizione, ma poi vi ricordo che ad aprile-maggio vi erano stati grandi proclami e tante ennesime promesse tra le quali: 8 vertici internazionali a La Maddalena; G8 per l’ambiente a settembre e in generale La Maddalena come centro congressi di eccellenza. Tutte cose che non si sono viste e non bisogna nasconderlo, altrimenti si continuerà ad accettare il fatto che si possano fare promesse in libertà senza poi doverne rendere conto.

    Ben venga quindi il Louis Vuitton Trophy che sarà una vetrina per gli appassionati di quello sport e l’occasione per assistere ad appassionanti competizioni.

  • Ma Daniele, è vero che in Italia certi sport non hanno molto prestigio. A me ad esempio piace l’Offshore di Classe 1: http://www.class-1.com/ Si disputa anche a Stresa ma negli Emirati va più di moda…Uno dei collanti sociali italiani invece rimane calciopoli. E se levi il calcio all’Italia… non basterebbero Quirinale, Viminale e Ministero della Difesa a tenere unita questa Repubblica. La Louis Vuitton è comunque una buona manifestazione sportiva e non bisogna sputarci sopra, altrimenti si dovrebbe dare spago a quelli che tra gli indipendentisti vedono solo Talebani. Io credo che lo sport possa diventare un’ottimo strumento di differenziazione dal classico stereotipo calcistico, è vero che non si può paragonare ad altri eventi (come il G8) ma ospitare un certo tipo di competizioni potrebbe indurre anche altre federazioni sportive (di altro genere e categoria) ad investire nell’Arcipelago, differenziando l’offerta. Non solo quindi dovremmo essere felici per ospitare la Louis, ma DOVREMMO pure lavorare per estendere questa tipologia di turismo (perché si tratta anche di questo: turismo).
    Che poi pochi nababbi non facciano l’economia delle isole questo è chiaro, ma tutto è importante, anche la Vela.

  • Daniele, lasciamo stare se sia più o meno del G8. Certamente il G8 avrebbe avuto maggiore risonanza pubblica. Lungi da me lodare all’operato del governo di turno. Del resto persone che la mettono su questo piano, qui, come sul forum di iRS, ne troverai ben poche. Il g8 è andato. Pensiamo, dal nostro punto di vista di sardi, a far decollare La Maddalena. La Louis Vuitton, può essere un’occasione per lanciare e far conoscere al mondo, quanto meno quello degli addetti ai lavori se non il grande pubblico televisivo che reclamavi tu, quella località. Questo ci deve interessare, indipendnentemente dagli sponsor politici.

    Una piccola soddisfazione. Nel sito ufficiale dell’evento si riporta, accanto al nome della località, lo stato di apparteneza, tranne che per La Maddalena..

    3. LVT La Maddalena – Sardinia 22 May – 6 Jun.2010

    http://www.louisvuittontrophy.com/lvtrophy/format_and_boats

  • Non mi pare che sulla Louis Vuitton Trophy ci sia tanto da fare tanto gli schizzinosi.
    È la manifestazione di vela sulla quale in questo momento sono concentrate le maggiori attenzioni a livello mondiale. Barche classe America’s cup, stile delle regate lo spettacolare match racing, il ghota della vela mondiale. 5 appuntamenti: Nizza, Auckland, La Maddalena, Dubai, Hong Kong. Se non è una bella vetrina questa…

  • La Louis Vitton non ha nulla a che vedere con la vela vera e propria, quella che porta migliaia di persone ad assistere e a partecipare.
    Manca, in Sardegna, una cultura della vela in stile triestino.
    L’unica manifestazione degna di nota, dove può partecipare anche un 8 metri di 30 anni è la Cagliari-Carloforte-Cagliari, organizzata da sempre dalla Lega Navale Italiana.
    Sardegna (e a maggior ragione La Maddalena) sempre più slegata dal contesto storico e sociale. Terra di vacanza in cui se non incontri gli ignoranti e sporchi locali è meglio. E una Marcegaglia populista a parole che sa fare bene i conti ed acquisire affidamenti quarantennali miliardari sganciando quattro soldi. Sardegna è sempre meno Regione d’Italia (il che sarebbe anche buono) ma sempre più Colonia dell’Impero Italico (dalla padella alla brace).

  • Daniele Addis

    Nino, cosa c’entra iRS? Pur non aderendo al PSd’Az ed alla sua strategia per arrivare all’indipendenza (ritengo che la strada giusta sia un’altra, ma se aveste ragione voi non potei che esserne felice), mi dispiacerebbe vederlo allineato alla retorica governativa che esalta il Louis Vuitton Trophy come vetrina di prim’ordine, come e più del G8. La Louis Vuitton Cup forse lo sarebbe stata (ma negli ultimi anni anche l’attenzione verso di essa è scemata), ma questa non è la stessa cosa.
    Dal 9 al 21 marzo il Vuitton Trophy si è tenuto a Auckland, mi sapresti dire qual è stata la copertura televisiva ad esso dedicata? Chi ha vinto? Quali sono state le regate più emozionanti?
    Spero tanto che vi distinguiate dai politi cucci straparlanti di PD e PDL, la Sardegna ne gioverebbe.

  • Servirebbe una copia del Quarto Stato al contrario: Ovvero, non i lavoratori che vanno verso la luce lasciandosi il tramonto alle spalle, ma l’opposto…

  • Louis Vuitton Trophy interessa ai maddalenini a Irs no.
    Ironia stucchevole.

  • da ingegnere qual sono, mi interesserebbe leggere il capitolato speciale dei lavori ed il certificato di collaudo: immagino lo avranno collaudato i soliti noti, che probabilmente si sono limitati a collaudare qualche buo ristorante locale!

  • Daniele Addis

    Louis Vuitton Trophy. C’è la stessa differenza che c’è tra mondiali di calcio e un torneo amichevole.

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