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Cosa pensano i pastori? Teniamolo nascosto

Posted on 27 Novembre 202527 Novembre 2025 By Paolo Maninchedda 8 commenti su Cosa pensano i pastori? Teniamolo nascosto

Non è un segreto che è in corso un duro scontro tra industriali del latte e pastori su una questione non banale.
Il disciplinare di produzione del Pecorino Romano attualmente non prescrive che il latte sia prodotto da razze autoctone, ma afferma solo che deve essere proveniente da allevamenti ubicati in Sardegna, nel Lazio e nella provincia di Grosseto.
Coerentemente con la politica dell’Unione Europea, inizialmente il Consorzio del Pecorino Romano aveva proposto di modificare il disciplinare per precisare che il latte doveva provenire da razze autoctone ubicate nei territori indicati.
Successivamente, gli industriali del latte, in una assemblea con votazione a dir poco pasticciata, cambiano idea e decidono di lasciare il disciplinare com’è, in modo da poter produrre anche con pecore franco-israeliane, le pecore-da-fermo, come le chiamo io, cioè pecore da stalla, macchine da latte ma non di eccelsa qualità (anche quello sardo dovrebbe essere migliorato, ma questo è un altro discorso).

Cosa fa in questo frangente la Coldiretti?
Fa un sondaggio tra i suoi aderenti e chiede, nel 2024, se gli allevatori sono favorevoli o contrari a precisare che il latte del Pecorino romano sia prodotto solo da specie autoctone.
Questo è il sondaggio. Leggetevelo.
La stragrande maggioranza dei pastori è per la pecora autoctona.
La Coldiretti che fa?
Si tiene il sondaggio per un anno nei cassetti e lo trasmette al Ministero solo qualche giorno fa, il 21 novembre.
Traduzione: la Coldiretti è stata costretta dai suoi iscritti a tirare fuori quale è il reale orientamento dei pastori, dopo averlo taciuto, per favorire gli industriali, per un anno.

Allevamento, Latte, Politica, Vetrina

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Comments (8) on “Cosa pensano i pastori? Teniamolo nascosto”

  1. Rita Tolu ha detto:
    27 Novembre 2025 alle 17:22

    Mi permetto solo alcune domande, perché ho la sensazione che il dibattito rischi di essere ridotto troppo in fretta a uno scontro tra “tradizione e innovazione”, “passato e futuro”, “pecora sarda vs pecora da stalla”. In realtà, prima di schierarsi, credo servirebbe un’analisi seria, scientifica e soprattutto orientata al futuro del comparto.

    Quanto latte viene realmente prodotto oggi in Sardegna, e questa produzione è sufficiente a garantire continuità al Pecorino Romano nei prossimi vent’anni? Quante pecore sono presenti nell’isola e come è cambiata la consistenza degli allevamenti negli ultimi anni? Quante aziende zootecniche sono realmente sostenibili dal punto di vista economico, e quante sopravvivono quasi esclusivamente grazie alle sovvenzioni?

    E ancora: quali sono le differenze reali, documentate e misurabili, tra il latte delle razze autoctone e quello delle razze importate? Quali studi microbiologici, chimici o reologici abbiamo a disposizione per confrontare qualità, resa e profilo aromatico? E soprattutto, esiste davvero una “razza autoctona” ancora integra e selezionata, o parliamo ormai di popolazioni miste che rendono la questione più complessa di come viene raccontata?

    Infine: quale modello di allevamento vogliamo per i prossimi vent’anni? Un sistema che produce reddito e valore oppure aziende agricole trasformate in parchi tematici per il turismo rurale, senza una reale filiera produttiva alle spalle?

    Non pongo queste domande per provocare, ma perché senza numeri, dati e una visione strategica a lungo termine il rischio è che si discuta solo in termini identitari, perdendo di vista il punto centrale: il futuro economico e produttivo dell’intero settore ovicaprino sardo.

  2. Antonio ha detto:
    27 Novembre 2025 alle 13:49

    nella grande distribuzione e negozi vari è difficile trovare Formaggio di ottima qualità se lo vuoi devi andare dal Pastore che lo produce , signor Fernando Tonino quindi le razze non importano io credevo che una pecora allo stato brado produceva più caseina di una allevata nella Stalla

  3. Mm ha detto:
    27 Novembre 2025 alle 12:24

    A volte il pecorino non sa di formaggio…

  4. Fernando Tonino ha detto:
    27 Novembre 2025 alle 10:28

    Onestamente, la qualità del Pecorino Romano non dipende solo dalla razza della pecora.
    Conta la tecnica, l’alimentazione, la gestione della stalla e tutto il processo di trasformazione.
    Se una razza moderna produce un latte più costante e con parametri migliori, questo è un vantaggio per tutta la filiera, non un problema.
    Mettere vincoli sulle razze significherebbe ridurre competitività e bloccare lo sviluppo delle aziende.
    La qualità vera la fanno il territorio, il metodo e la professionalità, non il pedigree dell’animale.

  5. Giovanni Calvisi ha detto:
    27 Novembre 2025 alle 09:59

    Campagna amica ….
    🤡🤡🤡🤡🤡

  6. G.F ha detto:
    27 Novembre 2025 alle 09:31

    Non bisogna piangere sul latte versato.

  7. Mario Pudhu ha detto:
    27 Novembre 2025 alle 08:38

    “Col – diretti”, cioè, diretti, particìpiu passau de su verbu DIRIGERE. DIRETTI da chi e perché?!
    Chie si dhos at ‘giogaos’ e “giogat” is pastores in Sardigna?
    Is Sardos sèmpere in manu de su BUGINU!
    Foedhos bellos, «adeguare» «transizione» po bìnchere sa gherra is industriales!
    Pentzae ite bolent nàrrere custos bellos foedhos «adeguare» «transizione»!
    1. Is pastores nostos iant a dèpere bèndhere is brebès adatas de millénnios a is logos e pasturas naturales de sa Sardigna e cundennaos a comporare bestiàmene “nou”.
    Bèndhere a chie? A “pastores” mortos de fàmene chi si cuntentant de brebès sardas de arratza ‘mala’?
    Bèndhere a macellu! Antzis iant a dèpere bochire e ispèrdere su bestiàmene, interrare coment’e is procos de s’apesta “suina” (e salvare totu is àteras apestas chi nosi ant impestau e sighint a impestare.)
    2. Comporare totu is brebès noas totu e sèmpere e solu a ‘pàschere’ acorradas in istalla cun brovendha totu coltivada e… comporada de importatzione che is brebès ‘noas’ ca… coltivada inue? In sa “pianura padana” de Sardigna? In Sardigna sa “pianura padana” tocat a dha fàere a ruspas aparigiandho montigos, cùcuros e montes, fàere su logu totu a bisura de campu isportivu po iscuadras de ‘giogadores’ imbideaos a diventare campiones de su mundhu e semenare is pagas erbas chi faent pàsculu meda ma late e casu prus pagu bonu!
    Ma chi is polìticos mataudhones apant mai pentzau a guvernare sa Sardigna po su primu bene chi teneus de s’economia nosta, sa terra e su bestiàmene suo naturale? Sa terra dha teneus totu ispimpirallada a orrughedhos tanti chi nemos dhue podet campare e si is mannos nostos dhue funt campaos e a sacrifìcios mannos ant fintzes pesau e istudiau fìgios chi si che funt fuios emigraos abbandhonandho totu e is pastores abbarraos sèmpere a solos o tropu in pagos chentza unu mìnimu de organizatzione e istùdiu, cun su disisperu de una mindha/pastura cun terrinos de chentu propietariedhos e lassaos a sighire a fàere su pastore a manera antiga, mancari oe fintzes cun màchina po si mòvere e no a pè e mancu a cuadhu e fintzes cun cellulare in bùciaca ma meda meda cun is cunditziones e dificurtades de sèmpere.
    Is ‘politici’ sèmpere bellos e bonos a ispainare contributos cassavotos chi no ant agiudau in nudha a cambiare in méngius su pastoriu.

  8. Ariovisto ha detto:
    27 Novembre 2025 alle 07:08

    Lo sanno anche le pietre delle tonnellate di formaggio sardo prodotto “with” latte proveniente da altri paesi. E il vino? idem (basterebbe difatti leggere i dati di produzione e di imbottigliamento). E l’olio? C’è quel tale compare di Alghero che scrive “di Sardegna” e poi in piccolo segnala “prodotto confezionato”: chissà perché manca la e di congiunzione.
    Danno incredibile alla nostra economia, basterebbe aggiungere “tipo” in tutti i prodotti non prodotti con materie prime non sarde.

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