Chi può dimenticare la sentenza della Corte Costituzionale che avrebbe salvato la Todde dalla decadenza? Nessuno.
È una sentenza molto “politica”, posto che la Corte, dinanzi al ricorso presentato dal Consiglio Regionale per conflitto di attribuzione, è invece entrata nel merito del lavoro del Collegio di Garanzia, come se morisse dalla voglia di parlare riguardo a qualcosa su cui nessuno l’aveva interpellata. Rivengono alla mente i severi giudizi sui giudici costituzionali emessi da Marco Pannella protetto dall’immunità parlamentare (e, poiché io non lo sono, non li ripeto).
Riepiloghiamo la sentenza: La Corte ha dichiarato inammissibile il conflitto di attribuzione (cioè ha dato torto al Consiglio regionale); ha poi annullato l’ordinanza del Collegio di Garanzia nella parte nella quale trasmetteva la propria decisione al Consiglio regionale affinché dichiarasse la decadenza.
Nella sezione narrativa della sentenza, si diceva che il Collegio di Garanzia aveva “imposto” la decadenza, cosa assolutamente non vera, e che questa avrebbe dovuto essere dichiarata, accertati nuovamente di fatti in tribunale, ai sensi dell’art. 15, comma 8 e 9 della Legge 515 del 1993. Ovviamente, diceva la sentenza, restava impregiudicata la facoltà del giudice di riqualificare i fatti (cioè di verificare se la Todde aveva oppure no violato le norme per le quali è prevista la decadenza), come puntualmente è poi avvenuto con la sentenza del Tribunale firmata dal giudice Savona (che i fatti li ha accertati e riqualificati, prevedendo la decadenza col riferimento agli articoli e commi giusti della 515/1993).
Ciò che a distanza di tempo è stato notato, è che c’è una sensibile differenza tra il dispositivo della sentenza e il comunicato stampa della Corte che ne dava notizia.
Si legga la parte finale della nota stampa (evidenzio in grassetto le parti aggiunte rispetto al dispositivo): “La Corte ha anche precisato che rimane impregiudicata la questione relativa alla possibilità di riqualificazione dei fatti, che è rimessa al giudice civile, competente per il giudizio di opposizione all’ordinanza-ingiunzione. Nel caso di specie, l’ordinanza-ingiunzione impugnata, ora da intendersi depurata dal contenuto che ridondava in turbativa dell’autonomia regionale costituzionalmente protetta, ha formato oggetto del giudizio civile promosso dalla dottoressa Todde dinanzi al Tribunale di Cagliari, che l’ha confermata, quanto alla sanzione pecuniaria irrogata, con sentenza 28 maggio 2025, numero 848″.
Il primo inciso è esplicativo rispetto alla parte più “discutibile” della sentenza, perché fa intendere che la censura della Corte avveniva non per effetto del mancato rinvio, da parte del Collegio di Garanzia, agli articoli di legge corretti, ma per contenere l’esondanza di competenza da parte del Collegio.
In realtà, la Corte ha usato un verbo riflessivo del dispositivo del Collegio di Garanzia (“si impone”), che nel testo viene utilizzato per descrivere l’obbligo concettuale per il Collegio, e non per il Consiglio, di prevedere la decadenza, per argomentare erroneamente che il Collegio avrebbe “imposto” la decadenza al Consiglio. Insomma, l’inciso del Comunicato protegge la tracimazione della Corte, cioè nasconde il voluto fraintendimento con cui la Corte ha voluto pronunciarsi nel merito dell’ordinanza del Collegio. Sono “pibincate”, ma sono indicative di un’intenzione latamente qualificabile manipolatoria.
Il secondo inciso, invece, è molto più grave, perché nella sentenza non vi è una sola parola che dica che il Tribunale di Cagliari abbia solo confermato la sanzione pecuniaria irrogata e non anche “riqualificato i fatti”, cioè accertato che le violazioni commesse dalla Todde ricadono tra quelle per le quali è prevista la decadenza. Il secondo inciso ha dunque lo scopo di mascherare un fatto stupefacente e cioè che la Corte, pur sapendo che un giudice aveva già riqualificato i fatti, ha preferito ignorarlo e addirittura ha affidato a un comunicato stampa una sorta di mutandone per coprire la vergogna, consistente nel dire che il Tribunale si era limitato solo a confermare la sanzione.
Che cosa possiamo dedurre da questa vicenda? Possiamo argomentare che certamente si può dubitare che la sentenza della Corte costituzionale sia maturata in un contesto realmente autonomo rispetto alla politica ed è questo clima di protezione politico-giudiziaria che io ho sempre sentito e sento intorno alla Todde, un clima riservato a Lei e alla sua parte e non agli altri. Un clima distante da ogni giustizia.

Ad Andria vorrei dire di leggersi in modo laico anche il punto 6.4 del considerato in diritto, e di dire se può esserci cessazione della materia del contendere se il giudice dell’opposizione a ordinanza-ingiunzione ha il potere-dovere di riqualificazione dei fatti; senza dimenticare che la sentenza 149 ha dichiarato inammissibile il ricorso della Regione contro la sentenza del tribunale senza dir nulla sulla riqualificazione già operata (dal comma 7 al comma 8 dell’art. 15 della l. 515/93), precisando che l’inammissibilità deriva dal fatto che il segmento procedimentale davanti al Consiglio regionale non è ancora iniziato
Mi dispiace contraddirla ma non è così. Per rendersene conto è sufficiente una lettura laica del punto 6.3 del “considerato in diritto” in cui si osserva che “[…] nessuna delle pur gravi riscontrate violazioni è specificamente individuata, dall’art. 15 della legge n. 515 del 1993, come ipotesi di decadenza”. Per quanto, invece, concerne il punto da lei contestato la Corte ha chiarito che “Non potrebbe replicarsi che, nella motivazione, l’ordinanza del Collegio di garanzia, pur riferendosi al comma 7 dell’art. 15, e pur parlando esplicitamente di una dichiarazione sulle spese non conforme, avrebbe in realtà inteso contestare la fattispecie più grave consistente nel «mancato deposito nel termine previsto della dichiarazione», che il comma 8 fa assurgere, come visto, ad esplicita ipotesi di decadenza. Osta a tale ipotesi ricostruttiva il tenore inequivoco della motivazione dell’atto, nella quale l’organo di controllo ha chiarito (pagina 5 dell’ordinanza) «che non è stato affatto contestato […] il mancato deposito della dichiarazione di spesa e rendiconto – come previsto dall’art. 15, comma 8, della legge richiamata”.
No Andria, non ha detto questo, ha detto che il Collegio ha sbagliato il riferimento ai commi pertinenti.
La Corte ha solamente detto, con ampia motivazione, che le violazioni contestate alla presidente (“pur gravi”) non sono previste dalla pertinente disciplina come causa di decadenza. Certo, le sentenze della Corte possono essere criticate (e infatti si criticano ogni giorno) ma tacciare di “politicità” un provvedimento “in diritto” è sbagliato e non fa bene al discorso pubblico intorno alle istituzioni, in special modo quelle di garanzia. Peraltro, i tre quarti della sentenza di cui trattasi smentiscono puntualmente le suggestioni fantasy dei giuristi di corte. Il fatto che questi l’abbiamo fortunosamente spuntata sul nodo cruciale della questione non dovrebbe impedire loro di vergognarsi.
Egregio Professore, e meno male che ci sono i giudici! Il collegio articola una sentenza e coglie in castagna il Movimento tutto chiacchiere e distintivo, che ha costruito il castello della incomprensibilità (associazione + movimento + travaso di denari – tracciabilità dei pagamenti – mandatario – conto dedicato + dichiarazioni mendaci); il tribunale, poi, certifica la mancata rendicontazione (e dunque la decadenza); la Corte costituzionale evvero che sentenzia, rimanda poi però all’appello e, contemporaneamente, si diverte scrivendo:”l’ambigua sorte di 16 pagamenti Paypal che la nostra Presidente rimanda ad un conto dove non vi è traccia di quel denaro”.
Se fosse stato per l’opposizione…campa cavallo!
Credo che non si possa volere di più.
per tutte queste e altre porcate dei giudici e della magistratura, mi turerò il naso e voterò si al referendum.
signor Ginick lei scrive ” Si riesce ad organizzare una gigantesca sommossa ” mancano i capi popolo che abbiano veramente il coraggio di invitare la popolazione a scendere in piazza tutti uniti e per me sono i signori Sindaci che dovrebbero muoversi invece pensano a ricandidarsi Prof intanto pare che si sia dimesso i DG dell’assessorato alla Sanità dottor Oppo
Egr. Prof.
proprio stamani ricordando le sabbie mobili su cui si cerca di rifondare la sanità, pensavo che l’unica speranza fosse riposta sulla primavera che potrebbe arrivare sulla politica isolana dal 1° marzo. Ma da come ribadisce il Suo scritto, tutto si concluderà con una sanzione pecuniaria per l’innominabile. Ed il ciclone di assoluta incompetenza politica( e non solo) che sta imperversando sull’isola potrà continuare la sua opera distruttiva per i restanti tre anni di NON governo! Che fare? Se non saranno sufficienti le condanne giudiziarie sulla irresponsabile gestione della sanità e sui gravi problemi che si ripercuoteranno inevitabilmente sulla salute di ciascuno di noi a scuotere il popolo di Sardegna, rimangono solo le 210mila e729 persone che si sono mosse 18 mesi fa nel firmare la richiesta di una legge su un giusto utilizzo del territorio per le necessità energetiche di un’isola di 1 milione e 600 abitanti e non per soddisfare la più aberrante speculazione economica ai danni della nostra terra e del nostro mare . Queste due problematiche congiunte, avrebbero dovuto portare alla più esplosiva delle risposte della netta maggioranza dei sardi,in quanto i pavidi hanno sempre favorito, col loro silenzio, la dominazione degli arroganti, dei prepotenti e degli incapaci che di volta in volta si sono alternati al governo della regione. Ed allora? Si riesce ad organizzare una gigantesca sommossa, pacifica ma decisa, contro l’ innominabile ed il suo governicchio? L’appello va rivolto a tutti i coraggiosi uomini di sx, di centro e di dx che vedono nelle irrazionali prese di posizione di questi politici ,supportati o meno dalle sentenze di una magistratura( per loro non fa differenza), che, in nome del popolo, sovverte leggi e interpreta norme a seconda del colore politico dei giudicati, con buona pace di quei pochi che, per quanto cerchino di opporsi, non riescono ad affermare e far applicare i principi di rispetto delle norme vigenti tramite una corretta visione di giusta ed equa politica!
Cordiali saluti
Non l’ha annientata per nulla. Sarà decisivo il pronunciamento dell’Appello del 27 pv
Caro Professore, ormai la Corte è un contropotere e la gente se ne approfitta; leggete l’articolo su Corriere della Sera di Torino, pubblicato oggi. Questo è il titolo: “Io, la canna che ho fumato e la patente: così ho battuto la legge di Salvini grazie alla Corte Costituzionale». Forza referendum.
Gentilissimo prof. Maninchedda, scusi la mia ignoranza…domanda da un miliardo di sardex…ma la sentenza della corte costituzionale ha annientato quella del tribunale di cagliari o possiamo sperare che la stessa venga confermata? mi manca il famoso tassello.
grazie
dovrebbero lasciarla Governare tanto si sta facendo politicamente male da sola
… Ite depimus nàrrere de custa ‘giustizia’? «Sa giustìtzia dhus currat», «sa zustìssia los pregonet»? (sempre cun nùmene e sambenadu a responsabbilidade personale e cara o fatza de «dhus» e «los»… a ‘zustìssia’ mascrina, berriscones, e tio pessare própriu prus pagu «dhas» e «las» si est abberu, e lu creo de prus, chi su mesu de su chelu sunt totu féminas, e pessade si no est gai in sa terra!).
Mah! Za est abberu chi errare humanum est, si no est diabolicum, e prus de zùghere mudandhas (mannas e noas) semus e sunt prus a culu (si licet) nudu ma bellu e a birgonza e dannu… nudha!
Sa ‘zustìssia’ mandhada!
E duncas …arreamus a su 27 de vreagliu pro s’istipendiu . Sa pensione l’ana già data
Buongiorno Professore, trovo un ottima sintesi politico giudiziaria sulla famosa “decadenza Todde”. A me personalmente ciò che preoccupa di più sono i partiti che fanno parte al campo largo, che sminuiscono la grave situazione.
Allora io faccio questa domanda, qualora un piccolo pastore, che su un bando PSR, dove normalmente come nel caso la Todde viene chiesto un conto dedicato per la rendicontazione dei progetti, non aprisse il conto dedicato, il bando verrebbe messo in pagamento dai funzionari regionali della Regione Sardegna o automaticamente bocciato?
Abbiamo bisogno di grandi riflessioni da parte della nostra classe politica sarda, a prescindere dai colori politici.
Professore, il suo editoriale coglie nel segno e, anzi, mette nero su bianco ciò che molti hanno intuito ma pochi hanno avuto il coraggio (o la pazienza giuridica) di argomentare: la “manina amica” non sta solo nel dispositivo, ma soprattutto nello scarto malizioso tra sentenza e comunicato stampa, cioè in quel terreno grigio dove il diritto smette di essere tale e diventa narrazione difensiva.
La contraddizione che evidenzia è lampante.
Da un lato, la Corte Costituzionale proclama solennemente di non voler entrare nel merito, rinviando ogni valutazione sostanziale al giudice ordinario; dall’altro, si prende la libertà di riscrivere i fatti, prima fraintendendo volontariamente il verbo “si impone” del Collegio di Garanzia, poi – fatto ben più grave – sterilizzando in un comunicato stampa una sentenza civile che quei fatti li aveva già accertati e riqualificati, arrivando esattamente dove il Collegio era arrivato.
È una tutela maldestra, quasi goffa, quella costruita attorno ad Alessandra Todde: non la si assolve, non la si riabilita, ma la si schermisce, come dici tu, a colpi di inciso e di omissione, confidando che il rumore istituzionale basti a coprire il dato giuridico. Un’operazione che sa più di imbarazzo che di autorevolezza.
Ed è qui che nasce l’interrogativo vero, che giro a lei senza spirito polemico ma con realismo politico-giudiziario:
ora che esiste una sentenza di un tribunale civile, che la stessa Consulta implicitamente riconosce come sede naturale del merito, e ora che quella sentenza è oggetto di appello, i giudici di secondo grado seguiranno il solco già tracciato – coerente, motivato, giuridicamente pulito – oppure si lasceranno tentare anche loro da quella stessa “manina amica” che ha così puntualmente descritto?
E c’è un’ulteriore domanda, tutt’altro che secondaria:
il buon prof. avv. Fercia sarà lasciato regolarmente sul banco della difesa dell’ordinanza-ingiunzione del Collegio, o verrà elegantemente accompagnato all’uscita per rendere l’esito più “armonico”? Perché, piaccia o no, anche da questo dettaglio passerà il confine tra una giustizia giusta e una giustizia schermata.
Alla fine, il punto non è Todde.
Il punto è se, ancora una volta, la forma salverà la politica sacrificando la sostanza del diritto, oppure se qualcuno avrà il coraggio di dire che la partita, almeno nei tribunali, si gioca ancora secondo le regole.
E lì, davvero, la “manina” non basterà più.
Ci fu un tempo nel quale i Grillini si dimettevano per un solo “avviso di garanzia”, chiedevano dimissioni per multe non pagate al comune (sindaco Veltroni se non ricordo male).
Oggi nonostante palesi illeciti, bugie, condanne fanno finta di nulla e invocherebbero pure terremoti e alluvioni pur di restare col culo attaccato alla poltrona.
Nel frattempo non hanno risolto nulla, la sanità è nel caos, RombodiTodde è tornato a cuccia, la continuità territoriale non esiste neanche nella 131.
‘HONESTÀ, HONESTÀ” gridavano, ora sono parte della peggiore partitocrazia.
Per fortuna l’elettorato se n’è accorto e nelle ultime tornate elettorali li ha ridotti dal 30 al 5%.
Presto ne vedremo l’estinzione con buona pace della ballerina/urlatrice/balconata.