C’è un filo che lega vicende apparentemente lontane tra loro: il processo a Piero Sansonetti per diffamazione e la recente sentenza sul rendiconto elettorale della presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde.
Nel primo caso, un giornalista racconta di rischiare una condanna a tre anni e mezzo di carcere per aver posto domande scomode sull’operato di un magistrato.
Nel secondo, un tribunale certifica violazioni gravi nella rendicontazione elettorale, ma senza conseguenze tali da incidere sulla permanenza in carica.
Due storie diverse, certo. Ma messe una accanto all’altra pongono una domanda inevitabile: quale rapporto esiste oggi tra diritto di critica, legalità e potere?
Il caso Sansonetti: quando le domande diventano un problema
Sansonetti sostiene di essere finito sotto processo per aver sollevato dubbi e chiesto chiarimenti su una vicenda delicata: l’archiviazione del dossier “Mafia Appalti” nel 1992. Il punto non è stabilire qui chi abbia ragione nel merito. Il punto è un altro: la richiesta di una pena detentiva per un’attività di critica giornalistica.
Se il diritto di critica viene percepito come rischio personale, il confine tra informazione e intimidazione diventa inevitabilmente più sottile. E sono sempre di più le persone che denunciano per diffamazione al solo scopo di dissuadere l’esercizio critico sull’attività politica.
Il caso Todde: non irregolarità, ma violazioni gravi
Dall’altra parte, la sentenza sul rendiconto elettorale della presidente Todde utilizza parole molto nette. Non si parla di errori formali, ma di violazioni che non possono essere derubricate a mere irregolarità, che hanno carattere di particolare gravità proprio perché hanno impedito il controllo sui finanziamenti e sulle spese.
Il passaggio più significativo è quello sull’opacità:
non è stato possibile verificare con sicurezza i fondi ricevuti, i finanziatori e l’impiego delle somme.
E ancora:
la gravità delle violazioni deve essere considerata massima.
Eppure, a fronte di questo giudizio severo sul piano sostanziale, la sentenza si arrampica in torsioni interpretative sulla differenza tra una diffida praticata e una diffida dichiarata, per giungere a non sanzionare con la decadenza le seppur gravissime violazioni.
Il parametro europeo: che cosa dice davvero l’UE sulla corruzione
Se si guarda al recente documento dell’Unione Europea sulla lotta alla corruzione, emerge un principio molto chiaro.
La corruzione non è soltanto:
– scambio di denaro,
– o arricchimento personale.
È anche:
– mancanza di trasparenza;
– impossibilità di controllare l’uso delle risorse;
– distorsione del processo decisionale pubblico.
In particolare, viene sottolineato che costituisce elemento critico l’impossibilità di verificare chi finanzia e come vengono utilizzati i fondi. Ma tu guarda!
Il punto di frizione
A questo punto il confronto diventa inevitabile.
Da un lato un giornalista rischia il carcere per aver fatto domande.
Dall’altro una sentenza che descrive un sistema di rendicontazione opaco e non controllabile sottrae la colpevole alle logiche conseguenze, anzi, la protegge.
Viene da ricordare il per me ignobile discorso di Scalfaro, a reti unificate, quando l’allora Presidente della Repubblica gridò il suo “Io non ci sto” per il solo fatto che era emerso, e poi è stato confermato nel processo, che i Carabinieri avevano scoperto che da ministro degli Interni Scalfaro (come tutti i ministri degli Interni con la sola eccezione di Fanfani) aveva ricevuto cento milioni al mese dei quali non si trovò la rendicontazione ma che il tribunale fu certo essere stati usati per la pubblica sicurezza. Amen (con annessa rogatoria negativa pressouna banca di San Marino). Chi volesse approfondire, può leggere il libro di Mario Mori, M.M.. Nome in codice Unico, prefazione di Giovanni Negri (significativamente intitolata Il Paese che divora i migliori), pp. 176-181.
In mezzo a tutto questo verminaio italico si erge oggi un quadro europeo che indica proprio nella trasparenza dei finanziamenti uno dei pilastri della legalità democratica.
Una domanda, non una sentenza
Una domanda è inevitabile.
Se la critica può essere perseguita con durezza, mentre situazioni definite di “massima gravità” restano senza conseguenze politiche immediate, allora il problema non è più solo giuridico, diventa politico e riguarda il rapporto tra potere, controllo e libertà di dissentire.
Dopo il referendum, il clima
C’è infine un dato di contesto che non può essere ignorato: il clima seguito al referendum sulla giustizia.
In molti avvertono una tensione crescente tra: magistratura, politica e informazione.
Non è questione di schierarsi contro o a favore.
È questione di equilibrio, perché in una democrazia matura:
– chi governa deve essere controllabile;
– chi giudica deve essere credibile;
– chi critica deve essere libero.
Se anche uno solo di questi elementi si incrina, il problema riguarda tutti.

E’ quasi quello che è capitato al sottoscritto e al suo collega di gruppo consiliare denominato “Sinnai Libera” che nell’esercizio delle loro funzioni pubbliche osarono sostenere che in una certa Fondazione di partecipazione per la gestione di servizi socio-assistenziali, socio -sanitari ed educativi c’erano situazioni illegittime. Il tenore delle affermazioni, proposte in Consiglio Comunale e per iscritto, provocò un esposto della Segretaria Generale alla Procura della Repubblica. Nella sua segnalazione la funzionaria scriveva che la gravità di quello che denunciavamo era di portata tale da generare un possibile nocumento del buon nome del Comune di Sinnai. La Procura aprì una inchiesta e circa un anno dopo nel 2024, fummo sentiti in Viale Diaz dalla Guardia di Finanza per conto della Procura. Era stata aperto infatti un procedimento penale. Non eravamo indagati, fummo ascoltati come persone informate sui fatti, ribadendo il nostro diritto – dovere di esercitare il controllo su un ente privato in controllo pubblico, qual è la Fondazione Polisolidale. Che continua a ricevere milioni di euro di soldi pubblici, essendole stato affidata la gestione dei servizi sociali di tre Comuni Sinnai, Maracalagonis e Burcei) dal 2011 al 2029 (sic). La cosa finì lì, senza conseguenze giudiziarie per noi, ma anche, sembra, senza conseguenze per eventuali altrui responsabilità.
Persistendo i motivi di incompatibilità nel Consiglio di Gestione della Partecipata, diretta inopinatamente senza pausa dalla stessa figura fin dal tempo del contratto di servizio stipulato tra Comuni fondatori e la Partecipata, non solo contro le Leggi, ma anche contro lo stesso Statuto, venivano coinvolti i rispettivi Consigli Comunali, cui spetta il controllo “congiunto”. Su decisione del Consiglio di indirizzo nell’Aprile e nel Maggio 2025 veniva inoltrata dal Sindaco di Sinnai una formale richiesta di parere alla Autorità Nazionale anticorruzione (Anac) in merito alla compatibilità tra l’incarico di Direttore Generale e quello di Presidente del Consiglio di Gestione per una verifica delle previsioni statutarie con le norme anticorruzione.In questa richiesta di parere venivano omesse informazioni utili all’autorità di vigilanza a conforto di una risposta più competa, come la notizia della mancata rotazione di quell’incarico di direttore generale, il fatto che lo stesso fosse anche all’interno della Polisolidale l’autorità anticorruzione,il fatto che l’unico revisore dei conti della Partecipata fosse sempre lo stesso, alcune perplessità legate ai bilanci e alle assunzioni, segnalate dal Revisore dei Conti del Comune di Maracalagonis, la necessità di chiarire se un dipendente comunale dell’ufficio assistenza sociale di uno dei tre Comuni potesse espletare l’incarico di componente del Consiglio di Gestione in rappresentanza della parte pubblica.
Nel Febbraio 2026 l’Anac ha risposto alla richiesta di parere ricevuta, solo a quella,, basando le sue considerazioni sulle leggi vigenti in materia, e soprattutto sul d.lgs. 39/2013 che regola inconferibilità, incompatibilità, rotazione e anticorruzione negli enti pubblici e nelle partecipate.
Alla faccia anche della rotazione degli incarichi, stante che Omissis svolge funzioni apicali continuativamente almeno da tredici anni, a dispetto dello Statuto stesso, che stabilisce la possibilità di due mandati consecutivi per i componenti del Consiglio di Gestione (della durata di sei anni complessivi (3 + 3).
Tutto questo per dire che il fatto dirimente e irricevibile è stato l’avvio di un processo penale verso due oppositori che hanno sempre argomentato le ragioni della loro critica. Probabimente una sudiciata concordata tra diversi soggetti . Che ho colto l’occasione di riportare qui per testimoniarla di fronte a tutti e per scongiurare il ripetersi di fenomeni che fanno male, anche quando se ne esce vivi!
Sa chistione todhinca de custa legisladura at solu incasinadu su logu e peus sa ‘politica’, sa zente e s’istória, e ateretantu ant fatu sos magistrados “per salvare capre e cavoli”, ca si pro comente at fatu o li ant fatu fàghere depiat èssere “dimessa, decaduta”, pessade ite disastru no solu pro s’invasione eólica e fotovoltàica a aprofitamentu e a malistropiadura, ma depindhe torrare a fàghere eletziones a un’annu e faghindhe pèrdere tempus in custa chistione invetze de pessare a sos males mannos in cranghena, e como sighindhe a amministrare sa RAS come se nulla fosse, a VAFA a sas lezes!
Custa chistione ischit de gherra animalina, fortza mecànica, no demogratzia de zente: custu est disórdine “costituito”!
Mah, spero di poterlo dire ma io interpellerei due Giuristi sommi della Storia a esprimersi su questo “caso” che al punto in cui siamo metterei nel fondale politico Alessandra Todde per concentrare l’attenzione sul problema suo proprio del dispositivo Norma , per intenderci, sul problema .DIRITTO; sarebbe interessante sapere da detti due Giuristi, inguaribili nemici uno dell’altro: Kelsen ..Difensore a oltranza della NORMA mentre l’altro Schmitt, Giurista della fine dello Stato e propugnatore della decisione sovrana in uno stato di eccezione permanente rispetto alla norma.
Bene.
Kelsen , osservando la sentenza potrebbe dire : siamo al “Funerale” della Nomodinamica , perche’ il diritto è una gerarchia di norme .
Se la Legge 515 dice “se A (omissione), allora deve essere B (decadenza)”, il giudice non ha spazio di manovra morale.
Come giudizio aggiungerebbe che il sistema ha perso coerenza. Se la Corte accerta l’illecito (la multa) ma nega la sanzione prevista dalla norma (la decadenza), la “catena di comando” del diritto si è spezzata. Per lui, una norma senza la sua sanzione specifica cessa di essere una norma giuridica valida e diventa un consiglio morale o un’opzione. Direbbe che la Corte Costituzionale ha agito come un “legislatore positivo” abusivo, riscrivendo la legge invece di annullarla.
Carl Schmitt, per paradosso lui contrario alla NORMA, “”ecco qui Trionfa la DECISIONE””” e sghignazzerebbe alla grande perche’ la sua teoria verrebbe ampiamente confermata , quella in cui il Diritto NON e’ NORMA ma ben si DECISIONE sullo Stato di eccezione!
Non solo, Schmitt vedrebbe in questa sentenza la prova che il “politico” sovrasta sempre il “normativo”. La Corte Costituzionale ha infatti agito come il vero Sovrano: ha deciso che la stabilità del governo regionale e la volontà popolare (il voto) sono valori superiori alla “lettera morta” della legge. Direbbe che la sentenza è un atto di decisionismo puro: si sospende la legge per salvare l’ordine costituito. la decadenza non avviene perché il potere ha deciso che “l’eccezione” (mantenere il governatore) serve a evitare il caos di nuove elezioni.
In sintesi
Kelsen condannerebbe la sentenza come la fine della certezza del diritto: la legge è stata tradita dalla logica politica.
Schmitt la celebrerebbe come il momento della verità: la dimostrazione che le leggi valgono solo finché non disturbano chi detiene o garantisce il potere.
Secondo me, rigorosamente , secondo la mia semplicissima opinione questo direbbero Kelsen e Schmitt. Che Dio me la mandi buona!
Egr. Prof.
siamo avviati alla restaurazione non di pochi secoli fa, ma di un mondo ove, oltre 2000 anni fa, sia in Grecia che, con qualche piccola differenza, a Roma, i magistrati erano incaricati della gestione amministrativa, giudiziaria e finanziaria delle città. Ricordo ai più distratti che ad Atene il loro capo supremo ,l’arconte, dava il nome anche all’anno in cui governava!! Perché ad un anno? E qui stanno le antiche usanze che gli attuali magistrati fingono di dimenticare: i loro antenati venivano ELETTI o SORTEGGIATI e le cariche variavano per durata, di norma un anno, e poteri !
Gli esempi da Lei fatti, sono il tentativo di attuare un deciso processo di crescita dei nostri magistrati, in corso già da diversi anni, per assumere il governo completo dell’Italia. Infatti le poche modifiche apportatate in seno alle norme che regolano la magistratura, sono quelle richieste dagli stessi appartenenti a questa casta. Ora parlano di epurazioni al loro interno per coloro che hanno osato appoggiare modifiche strutturali,quali la seperazione delle carriere tra Pm e giudici, che gli inglesi già fecero quasi mille anni or sono, due distinti CSM e una gran corte giudicante i loro eventuali e (ahimè) numerosissimi. errori, Tutte proposte ritenute andare contro i loro interessi volti a gestire1,come nei tempi passati, sia il mondo politico che legislativo e amministrativo, ora anche con l’incredibile consenso popolare, visto il successo dei NO al referendum.
Quindi galera per colui che ha posto domande (indiscrete?) ad un magistrato e solo una penale pecuniaria a chi candidato non rispetta le leggi che regolano gli obblighi giustificativi dei contributi elettorali ricevuti, benché gravemente omessi,come recita la stessa sentenza e che avrebbe dovuto portare alla cacciata dal palazzo della distratta (fosse solo quello!) governante!!
Non prendiamocela troppo, dice il saggio,pare che il malumore abbrevi la vita!
Buon fine settimana!
Dopo la campagna elettorale del CSM e la ‘festa’ a Napoli, i post di vendetta su FB, cosa vi aspettate ?
Una magistratura non schierata? PIA ILLUSIONE !
Un ainformazione libera? PIA ILLUSIONE !
Dobbiamo lavorare a migliorare l’educazione politica dei giovani, contrastare parola per parola le imbeccate politiche dei professori della nostra scuola pubblica!
Oggi purtroppo, dobbiamo rabberciare il briciolo di libertà che ci è rimasto: ma è proprio un pizzico!
Dottore, questa sentenza, come altresì già ben definiva il verdetto di prima istanza e pure quello della Corte Costituzionale (tirata in causa con i soldi dei contribuenti, che scrisse “ambigua sorte”, in riferimento ai denari ricevuti dalla Todde) determina che gli italiani hanno fatto bene a votare NO. La magistratura, difatti, ce la “pigliamo” così comè: buona e cattiva. Rimane, comunque, l’unica istituzione di questo disgraziato paese in grado di certificare le menzogne (gravissime) della presidente.
prof. un alto magistrato del Csm schierato per il NO ha minacciato i magistrati schierati per il SI dopo ha cancellato il post ma la frittata è fatta cosa ci dobbiamo aspettare per il futuro, per me è grave che un Politico o Magistrato denunci un giornalista per le critiche o domande che gli pone mi da l’impressione che vogliano zittire il popolo
Egregio, la richiesta di condanna a 3 anni e 6 mesi di Piero Sansonetti da parte del del PM fa il pari con la minaccia di Gratteri alla giornalista de Il Foglio per il regolamento di conti post referendum. Lascio libera immaginazione su cosa sarebbe successo a minacce invertite. La demenzialita’ dimostrata dalla maggioranza dei votanti solo per onda di avversione contro il governo attuale (nelle mie interlocuzioni non ho trovato neanche un soggetto che avesse letto il testo della riforma!) ci ha regalato il regime di autocrazia in toga. Certo, ora passata la sbornia dei festeggiamenti bisogna tornare a lavoro e già qualche toga, timidamente, propone riforme che di fatto erano nel quesito referendario. Altri chiedono condivisione su aspetti che riformatori non sono essendo rivendicazioni puramente sindacali (soldi, personale, attrezzature, ..). Purtroppo aver sancito l’ingresso definitivo nella Banana’s Republic non porterà a nulla di buono (Gattopardo docet). Saluti.
Il diritto di cronaca ( e critica ) deve rispettare i principi di veridicità, continenza e pertinenza ( interesse pubblico). A volte la stampa fa più danni della giustizia. È giusto, dunque, che l’interessato possa avere tutela. Certo, se la querela è infondata e strumento di intimidazione, il nostro ordinamento dovrebbe prevedere una qualche sanzione, quantomeno la rifusione delle spese legali.
Quanto alla sentenza Todde, le questioni giuridiche sono complesse. Tra i dati più rilevanti: l’ordinanza del Collegio, ed anche gli atti precedenti ( la diffida, o meglio, la mancata diffida ), non erano fatti alla perfezione, usando un eufemismo. La sentenza della Corte d’Appello, benchè scritta molto bene, di fatto crea un precedente molto pericoloso, idoneo a far aggirare le norme a presidio della trasparenza da Lei giustamente evocata. La saluto molto cordialmente.
C’è un fatto che emerge chiaramente: una evidente e vergognosa intoccabilità e impunibilità di chiunque stia a sinistra ad ulteriore conferma di quanto questa magistratura sia completamente schierata.
Un tempo i grillini venivano fatti dimettere da cariche pubbliche anche solo per aver ricevuto un avviso di garanzia, oggi la Appendino siede tranquillamente in parlamento dopo una condanna definitiva per disastro colposo che causò la morte di due donne e il ferimento grave di 1.600 di persone.
Così la Todde resta “a facc’e pari” attaccata alla poltrona nonostante le gravi violazioni riscontrate e la condanna.
Mi sa’ che mi tessero e candido coi 5Stelle o coi piddini così posso iniziare a delinquere tanto a giudicarmi troverò uno dei tanti magistrati che hanno cantato “bella ciao” dopo il risultato del referendum..
Il problema è se si è diffamato. Se invece si ha solo criticato, l’azione della magistratura diventa intimidatoria. Tutto qui.
Mah questa volta non sono d’accordo: “la richiesta di una pena detentiva per un’attività di critica giornalistica”. Non è che si può (eventualmente) diffamare nascondendosi dietro l’attività giornalistica. Inoltre leggo in giro che questa sarebbe una prima reazione punitiva, come se Sansonetti muovesse le masse e fosse un pericolo…..