Contratti del latte e Coldiretti: chiarimenti e documenti

16 luglio 2012 17:3721 commentiViews: 242

AX933889Come è noto la Coldiretti ha dichiarato di volermi querelare. Io ho letto l’articolo relativo a questa scomposta esibizione muscolare solo dopo che un lettore del sito me lo ha segnalato (il caso ha voluto che nello stesso giorno un signore lo abbia detto anche a mia moglie).
Coldiretti mi contesta diverse cose.
Prima di tutto di occuparmi di prezzo del latte.
Credo di poterlo e di doverlo fare.
Mi accusa di farlo per tutelare il Consorzio Latte, cioè gli industriali sardi e le cooperative che ne fanno parte. Questo non è vero. Mi sono occupato invece e intendo continuare a farlo dei 14 cassintegrati del Consorzio.
Io, il Consorzio Latte e gli industriali. Quando ho incontrato la nuova gestione del Consorzio, ho espresso di fronte a testimoni l’auspicio che ci fosse una netta distinguibilità (accertabile nei documenti) tra la vecchia e la nuova gestione; ho invitato la nuova gestione a rilanciare la struttura di Tossilo in modo da farla diventare una sorta di luogo di incontro degli interessi dei produttori e dei trasformatori della Sardegna; ho dichiarato di fronte a testimoni che la chiusura dell’atto aggiuntivo dell’Accordo di Programma non poteva avvenire con ulteriore finanza pubblica, non solo per ragioni di buon senso, ma anche di opportunità morale e legale date le indagini in corso. Per cui respingo l’accusa, ridicola e infamante, di occuparmi di una questione strategica della Sardegna, come il mercato del latte, perché sollecitato da qualche industriale. Io, con certezza, non dipendo dagli industriali in alcun modo. Alcuni li conosco, altri no. Ma posso dirlo io di non dipendere da loro; non tutti possono dirlo con la stessa sicurezza. Ad alcuni ho chiesto documentazione per approfondimenti. Alcuni me l’hanno data, altri no.
Mi sono occupato della vicenda del Latte partendo da Agea, il cui ruolo in Sardegna considero assolutamente inutile, sovradimensionato e oneroso. Agea aveva ridotto il bando per gli indigenti per ritagliarne una quota per il Pecorino Romano del Lazio, togliendo sostanzialmente queste risorse alla possibile disponibilità delle aziende sarde. Sono partito da qui e partendo da qui sono arrivato alla questione Brunelli. Resta un fatto: io ho difeso la Sardegna nel bando Agea. Altri tacciono e torna a farsi sentire potente la voce romana e laziale. Vedremo chi avrà la forza e il coraggio di contrastarla.
Agea, Argea, Coldiretti e le pratiche in anomalia. Come pure, partendo da Agea, sono arrivato ad Argea, agenzia di cui mi occupo da tempo, non foss’altro perché vorrei che fosse realmente l’organismo pagatore della Sardegna. Di Agea e Argea mi occupo dai tempi del convegno di Silanus, quando sollevammo 1) il problema del calcolo della superficie netta fatto da Agea sul parametro dei pascoli alpini; 2) il problema delle pratiche in anomalia che bloccavano l’erogazione dei contributi. Oggi sulle anomalie, cioè su un tema di cui mi occupo da tempo (o forse dà fastidio che ci sia un consigliere regionale che si occupa di queste cose nel dettaglio e non alla ‘viva il parroco’…) abbiamo un dato fornito da Argea che è agghiacciante: su 4.795 domande in anomalia, 2.393, cioè il 49,9%, provengono da CAA Coldiretti. Il valore delle risorse bloccate è di circa 9 milioni di euro. Di queste cose posso parlare o si pensa che qualcuno me le suggerisca perché pare impossibile che un consigliere regionale non si accontenti di come le cose appaiono in superficie?
Contratti e prezzi del latte. Nella ricostruzione delle dinamiche di prezzo fatta nel primo articolo ho parlato di un aggio Coldiretti di 3 centesimi al litro. Ho sbagliato nell’utilizzare il termine ‘aggio’ che si riferisce ad altri tipi di servizi, ma sono stato indotto in errore da un contratto firmato dalla Oproc (società cooperativa che ha sede legale nella sede della Federazione Provinciale della Coldiretti di Cagliari e che ha nel suo consiglio di amministrazione diversi dirigenti Coldiretti, ecco la visura camerale) contratto nel quale la società che acquista il latte da Oproc si impegna, letteralmente, a “riconoscere all’ OPrOC Sardegna – Società Cooperativa, per ogni litro di latte ovicaprino conferito, un contribruto pari a €. 0,03 per il rapporto con i soci, che verrà corrisposto contestualmeate all’acconto mensile del latte versato”; che cosa significhi ‘contributo per il rapporto con i soci’ mi pare poco chiaro, ragionevolmente sono somme che vanno a coprire i costi sostenuti dalla Oproc per ammassare il latte. La Oproc non è la Coldiretti? Accetto la correzione, purché si accetti che è in parte facile, in parte legittimo, sovrapporle, visto che sovrapposte sono le sedi e le cariche. La Oproc non applica più questo contratto? Bene, ne prendo atto. Com’è il nuovo contratto?
Un lettore, Franco, mi ha spiegato che ciò che fa la Oproc per il Sud della Sardegna non vale per il Nord (Marghine e Barbagia) e mi ha inviato, unico con questo spirito di trasparenza, il contrattto firmato con Brunelli. Eccolo.
Dal contratto si evince che nel Nord Sardegna non ci sono i 3 centesimi a litro della Coldiretti-Oproc (diciamo così). Prendo atto e do pubblicamente merito della natura e della portata del contratto.
Dal contratto si evince che Brunelli ha pagato a 0,75 litro a latte conferito nel centro di raccolta. Non solo: si evince che Brunelli si è impegnato a certificare ex lege 15/2010 art. 7.
Dividiamo il problema in due parti: prima parliamo del prezzo e poi parliamo delle complicazioni derivate dall’ ‘ammasso’ del latte rispetto alle esigenze della 15/2010.
Entriamo dunque nella parte, opinabilissima, del mio discorso, relativa al prezzo del latte in Sardegna in questa campagna.
Prezzo del latte. Io resto convinto che l’operazione di vendita a Brunelli non abbia inciso sul prezzo del latte ma che anzi Brunelli abbia comprato in Sardegna al prezzo medio del mercato sardo e non a quello medio (0,80) del mercato laziale (Fonte: Ismea). Io resto convinto che abbia ragione l’anonimo giovane che in questo sito ha indicato nelle riforme strutturali del sistema, la strada per rendere più redditizio il sistema ovi-caprino della Sardegna.
Però devo prendere atto che ci sono delle variazioni di prezzo tra il Nord e il Sud Sardegna. Ho provato a far di conto (e qui posso sbagliare, per cui, chi vuole correggere, intervenga, almeno ci facciamo un’idea più trasparente delle dinamiche dei prezzi e facciamo un servizio alla gente che opera in questo settore).
Da quello che mi hanno detto e che ho letto dalle fatture inviatemi risulterebbe una situazione regionale di questo tipo. Si sta dando un acconto medio di 0,65 euro al litro IVA compresa, a cui si aggiungono dai 3 ai 5 centesimi di premio per gruppi o allevamenti di una certa consistenza. Per cui ci sono significativi esempi di persone che hanno avuto acconti da 0,68 a 0,70. Si deve infine tenere conto che la stessa Ismea ha indicato in 0,69/0,70 il prezzo di piazza in Sardegna.

Comunque, le condizioni medie generali di prezzo sono le seguenti:
– Acconto € 0,65 IVA compresa

– Costo medio della raccolta e conferimento a centro di stoccaggio € 0,05 + IVA

– Premio medio riconosciuto a gruppi di una certa consistenza che accentrano il latte € 0,05 IVA compresa

– Costo refrigerazione/stoccaggio € 0,02 + IVA

– Costo medio trasporto da centro stoccaggio a caseificio € 0,015 + IVA

Adesso andiamo a vedere che cosa dovrebbe rimanere in tasca all’allevatore che abbia conferito ad un’organizzazione tipo Oproc (dico ‘tipo’, non esattamente alla Oproc. Lo preciso per evitare equivoci) che poi ha conferito a un industriale tipo Brunelli che abbia pagato a 0,75:

prezzo vendita latte =   € 0,6864 (€  0,0755 depurato del 10% di IVA)

costo raccolta =              € 0,05 –

costo refrigerazione/stoccaggio =   € 0,02 –

costo trasporto a caseificio =     € 0,015 –

costo rifatturazione =      € 0,01 –

residuano € 0,5914 + IVA  (pari a € 0,65 IVA compresa).
Ovviamente, gli allevatori premiati per consistenza e organizzazione con ulteriori 3 o 5 centesimi, chiudono o a 0,68 o a 0,70. Altrettanto ovviamente chi ha conferito in Sardegna recupera il siero.

Il contratto del Nord Sardegna, invece, dovrebbe chiudersi in modo più vantaggioso, perché i 0,75 vengono riconosciuti al latte accorpato nel centro di raccolta, ai costi del quale immagino si debba comunque concorrere. Da quello che so i costi dovrebbero ammontare a 2 centesimi per i costi di gestione del Centro di raccolta e ad altri 2 centesimi per l’accentramento del latte. Se le cose stanno così, l’allevatore del contratto Brunelli Nord Sardegna chiude a 0,71, cioè chiude con Brunelli alle migliori condizioni del mercato sardo (non del mercato laziale. Bisogna pensarci). Ma io mantengo un dubbio che spero possa essere fugato: se il latte nel centro di raccolta è stato mischiato e non è tracciabile, difficilmente Brunelli potrà attestare, come si è impegnato a fare, che quel latte è andato a produrre non Pecorino Romano ma altri formaggi. In questo caso, i conferitori si vedrebbero precluso l’accesso al de minimis della 15/2010. Speriamo che la certificazione possa avvenire, ma ciò che la rende difficile è proprio l’incremento della produzione di Romano che la ditta Brunelli ha comunicato al Consorzio di Tutela. Insomma, un bel rompicapo.
Detto tutto questo, ripropongo un’antica domanda: perché non ci si siede a porte chiuse e si cerca una strategia nazionale sarda per questo settore, anziché giocare a chi è più furbo o più scaltro o più aggressivo?

21 Commenti

  • Rosanna Puggioni

    vi consiglio questo link molto interessante sopratutto la parte che segnala i falsi P.Romano negli USA e tutto sotto la stima di un consorzio che dovrebbe tutelare il marchio,, che abbia interpretato male io i dati? a voi la parola… http://www.agroalimentarenews.com/uploads/docs/5092_8277_I-numeri-delo-pecorino.pdf

  • Considerato che i CAA percepiscono soldi dallo stato per la tenuta dei fascicoli aziendali, perchè ci chiedono anche il pagamento delle domande di premio? Non so quanto facciano pagare gli altri ma quello della coldiretti è diventato un succhia soldi di scontrosi che sembrano farti un favore a presentarti le domande. Che tempi…

  • Caro Pseudolus do ragione a Infelice, mi sembra che tu sei parte in causa… Fai l’offeso ma se fai il tuo dovere non ti devi offendere. Anche io ero tra i manifestanti, perchè ho vissuto sulla mia pelle l’inefficenza dei programmi. Mi hanno pagato pochiss tempo fa il Bio 2008 e 2009 dopo 4 anni, avevo la domanda unica pagata il benessere pagato la compensativa pagata e non riuscivano ad istruire il bio. Alla coldiretti mi dicevano che i mappali e le colture erano uguali tra le varie domande,quindi non ci dovevano essere anomalie essendo tre domande su quattro pagate. In argea mi dicevano che sul bio su un mappale c’era un anomalia rossa che creava una grossa penalità. Ma verificando in argea abbiamo visto che le domande erano veramente identiche, e pur con molto impegno e perdite di tempo inutile il dipendente argea chiaramente non per colpa sua non riusciva a pagarla. Allora dobbiamo rimanere con le mani in mano? Argea si deve far sentire con agea se ha fatto il suo dovere L’istruttoria la fa argea quindi se non pagano me la prendo con argea che deve mettere a disposizione degli istruttori strumenti validi a chi lavora e a chi non lavora farlo lavorare e produrre. Ciao

  • Caro pseudolus,
    evidentemente hai la coda di paglia se non dici chi sei…. anche se parli come la persona direttamente coinvolta nelle proteste. I premi ai noi allevatori devono arrivare subito e basta con la rettorica “sono cattolico”! non sei un santo e sicuramente hai commesso tatni peccati che non sarò io a giudicare… ma non nasconderti dietro la Chiesa per cose così futili!

  • Caro Sandro M, ti rispondo: il caso che ho riportato sull’indennità compensativa ai pensionati era riferito solo a Coldiretti di Oristano, un piccolo esempio di sbagli che facciamo ( sono anche io tra chi sbaglia); perché sono convinto che la verità sta sempre nel mezzo è solo con un confronto sereno e trasparente si possano migliorare le performance; con la piazza, con gli insulti che Luca Saba e i suoi hanno usato nel corso della manifestazione sotto i palazzi di Argea si ottiene ben poco, si ragiona poco e la verità, si sa, non è di chi urla di più o è più aggressivo, la verità pretesa in questo modo è più vicina ad una forma di dittatura; Luca Saba ha urlato e mostrato i muscoli (davvero ben nascosti dalla panza), ma ha creato una grossa frattura tra i dipendenti di Argea e gli agricoltori che lui dovrebbe rappresentare, pochi muscoli, molto adipe, molta arroganza e poca lungimiranza. Sapeva che le colpe dei ritardi non sono solo dell’agenzia Argea, e lo sa molto bene, e manifestando quel giorno ha mostrato appieno la sua disonestà intellettuale, manipolando dati e persone. Disonestà intellettuale che significa arroganza. Sono cattolico, mi spiace che coldiretti organizzi giornate del Ringraziamento e manifestazioni indecorose come quella ricordata, alla stessa maniera con la stessa meticolosa brutalita, che Dio ci perdoni. Comunque Sandro, consulta il sito Sardegnaagricoltura, troverai con trasparenza (degna di un venditore di vetri), le informazioni sull’avanzamento della spesa e sulle singole pratiche pagate, chiedi anche agli URP.
    PS spero che il direttore di coldiretti durante le vacanze estive si metta a fare un po’ di moto, il formaggio, soprattutto il pecorino romano, dovrebbe evitarlo, meglio frutta e verdura fresca che troverà a buon prezzo presso i suoi mercatini, che sicuramente risolveranno i problemi del comparto agricolo italiano

  • Articolo 7 norme attuattive.

    E ora toccherà ad ARGEA valutare chi è in regola O no..

    http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_38_20120723115913.pdf

  • Si sta facendo una lunga storia sulle compensative ai pensionati che ritardano i pagamenti e poi si scopre che sono 13 un anno 15. Ma il ritardo è dovuto a questo? Ma non fatemi ridere… Poi tutti sanno che la compensativa non spetta ai pensionati perchè i produttori continuano a farla e a pagarla? Non ditemi che la fanno di nascosto e poi magari se la pagano i dipendenti? Su inari già lu petini sempere cussos e no ischimos itte paccamos? Pseudo dopo una settimana il tuo assessore a detto che metteva in pagamento tremila domande, sono state messe apposto in una settimana dopo la manifestazione?
    Ciao

  • Rosanna Puggioni

    volevo aggiungere una cosa sulla traciabilità del prodotto,mi sapete spiegare come mai un consorzio come il PECORINO ROMANO che dovrebbe certificare un prodotto DOP con denominazione di origine controllata non ha neanche un pastore iscritto al consorzio del P.ROMANO? solo industriali e cooperative risultano essere iscritte ,mi chiedevo come si può attestare la filiera,certificarla ed apporle un timbro?pongo lo stesso problema sul FIORE SARDO, vi risulta che l industriale faccia la raccolta differenziata del latte? come molti sapranno il consorzio fiore sardo ammette solo LATTE DI PECORA SARDA, le pecore se solo mostrano macchie scure non sono idonee alla produzione di latte per fIORE SARDO.comunque presiedere poltrone all interno dei vari consorzi conviene in sardegna,non lamentiamoci se tutti chiudono un occhio e i pastori invece chiudono aziende grazie alla politica di tutela che la regione adotta o forse è meglio definirla POLITICA DEI VOTI,,,uno scambio di favori tra poltrone in carica fa sempre comodo,,scusate se sono uscita fuori tema,,

  • Rosanna Puggioni

    mi ha incuriosito il fatto che si sottolinea la variazione di prezzo che la ditta BRUNELLI adotta in base al latte che ogni azienda versa,,Mi chiedevo se qualche volta in questo BLOg si è adottato lo stesso argomento sugli industriali sardi,come molti sapranno qualche industriale d THiESI adotta un po questo criterio piu grande è l allevamento piu aumenta il prezzo latte,visto è considerato che il latte dei pastori sardi è tutto bianco non vedo perchè se a decidere il prezzo è il cosidetto MERCATO l industriale puo oltre che fare cartello decidere il prezzo per ogni singolo pastore,,

  • Io tra Argea – Agea e Coldiretti mi sono rotto le palle.!!
    Ho una domanda di forestazione bloccatta per il 2010 e per il 2011
    del 2012 meglio non parlare perche non mi risulta l’abbiano ancora istruita.
    Argea mi dice una cosa e Agea Un altra
    Manco a farlo apposta il mio CAA è delle Coldiretti e me ne dice un altra ancora.
    Ho cercato Gente, come si fa da noi, e ho chiesto direttamente a Roma.
    Sapete che mi hanno risposto?
    Che se il CAA sbaglia e domande e poi succedono queste cose non è colpa loro. Che loro fanno solo pagamenti automatici e che se dal controllo incrociato risulta che ci sono anomalie non è certo colpa loro.
    l’anno scorso nonmi hanno fatto il mandato perche avevo il conto cointestato: e il CAA non mi aveva detto nulla, altri 36 euro alla banca per la dichiarazione per poi scoprire che la stessa cosa succede pure questanno.
    bastava che qualcuno mi dicesse che dovevo aprire un conto da solo??? o no?
    Caro Gianni siete fantastici a dare informazioni erratte:: altro che chi lavora sbaglia.

    Mio Fratello l’anno scorso ha ricevuto un pagamento di un bilologico mai fatto.. 16.000 euro
    e sai perche? perche il tuo collega gli ha fatto la domanda senza che lui lo sapesse, poi gli ha inviato la raccomada di revoca ma non si è premurato di cancellare quella domanda dal sistema.

    Se volete ve ne racconto altre; “VERE e non fasulle” di amici e parenti.

    Senza dilungarmi pongo una domanda?

    Ma su Biologicu?? meu a mimmi cando lu pagana?

    O devo andare a carchi ufficciu a …….

    Como Basta!!!

  • Intervengo nuovamente su questo blog per chiarire alcune aspetti riguardo a quanto scritto dal sig. Pseudolus, che non capisco se riporti quanto appreso da un dipendente massimo esperto di ARGEA, o se sia direttamente il dipendente massimo esperto di ARGEA (nel primo post parte infatti in terza persona e chiude con la prima). Tanto per cominciare, questa cosa è stata ribadita più volte anche in riunioni con i vertici di ARGEA, la trasparenza è fondamentale e il sito di ARGEA va assolutamente in quella direzione. Il problema però è che un sito internet non può sostituirsi a quel processo di comunicazioni dettagliate e puntuali che devono sostanziare il rapporto tra la pubblica amministrazione ed il cittadino, specialmente in tema di premi comunitari (AGEA docet per quanto riguarda il premio unico). Riguardo alle 4795 pratiche pubblicate, sottolineo che i dati riportati (800 domande con scostamento 0, 1200 con scostamento entro il 3%, 800 con scostamento entro il 20%) sono forniti dal nostro CAA nazionale sulla base di un’analisi fatta con AGEA. Se il sedicente dipendente esperto ha dati diversi li pubblichi immediatamente! (con i numeri ovviamente…….) Peraltro ribadisco che i dati relativi a dette pratiche li abbiamo appresi a seguito della loro pubblicazione su internet, e sottolineo ancora una volta che noi CAA non vediamo tali anomalie ne sul fascicolo ne tantomeno sulla domanda (da qui la necessità dell’analisi del nostro CAA Nazionale). Sorvolo sul mistero della doppia pubblicazione di questi dati sul sito di ARGEA, ben noto sicuramente a chi cura e suggerisce i contenuti del sito (se serve mando le due versioni del sito per gli stessi dati…). Non entro nel merito della questione sugli errori dei CAA: ho già scritto nel precedente intervento che purtroppo chi lavora sbaglia. Mi soffermo invece sul problema dei costi della pubblica amministrazione per spese postali citato da Pseudolus nel secondo post, tema che mi trova davvero sensibile. Tanto sensibile che sono rimasto molto perplesso quando ARGEA Oristano ha scritto ai beneficiari per avviare la decadenza per le loro domande, non pagabili perché la superficie correttamente indicata nella domanda era scomparsa dal software istruttorio. Mi chiedo: che colpa hanno i beneficiari, o i CAA, del mancato funzionamento dei software istruttori utilizzati da ARGEA? Ha senso in quel caso spendere denaro pubblico per comunicazioni postali? E non dico questo per accusare gli istruttori territoriali, con i quali c’è un forte rapporto collaborativo. Forse però i vertici ARGEA, oltre  ad ideare strategie altissime ed utilissime (ad esempio gli sportelli AGEA-ARGEA) dovrebbero affinare il loro rapporto con AGEA rispetto anche alla celere risoluzione di problematiche informatiche che, ahimè, esistono da ormai troppo tempo. Sull’indicazione data da dirigenti  e coordinatori di pagare le pratiche con scostamento entro il 3%, ho solo una domanda per l’esperto ARGEA: perché in quell’elenco sono presenti domande con scostamenti di tale entità? Forse l’indicazione non ha raggiunto uniformemente tutti gli uffici? Mi si può dire che, come Pseudolus argomenta, si tratta di pratiche con differenze tra quanto richiesto correttamente in domanda e quanto presente a sistema in istruttoria. Rispondo che, poiché il problema non riguarda il CAA ma i rapporti tra ARGEA e AGEA, forse la pubblicazione di tali pratiche in un elenco di domande “risolvibili dai CAA” non risponde ai criteri di trasparenza ed onestà che animano i curatori del sito! Infine sulle 19.000 pratiche non pagate, dato non inventato dal CAA, ma pubblicato anche in questo caso sul sito di ARGEA (sono pronto a fornire gli estremi della pubblicazione). Mi chiedo: ma pubblicare dei dati e poi smentirli rientra sempre negli obiettivi di trasparenza nei confronti del cittadino citati da Pseudolus in apertura? Chiudo ribadendo che, su quell’elenco di 4795, le domande pagabili sono tante, e spero che il dipendente esperto di ARGEA, oltre che diffondere la propria sapienza su questo blog, trovi il tempo per pagarle. Seriamente, colgo con favore il proposito finale di Pseudolus quando, in prima persona, si dice pronto a dialogare con i CAA per ragionare sulla liquidazione delle pratiche. Esiste già uno stretto lavoro di collaborazione tra CAA e Servizi ARGEA, che ha già portato allo sblocco di numerose pratiche. Forse è il caso che il  dipendente esperto segnali la cosa ai propri superiori, che magari potenzieranno questo rapporto sinergico invece di cercare di superarlo con pubblicazioni su internet fini a se stesse.

  • La società invecchia e Coldiretti di Oristano non se ne accorge, vediamo perché utilizzando le domande di indennità compensativa:
    Anno 2011 domande totali 2537 di cui presentate dalla coldiretti 1337 (52,70%); domande riferite a soggetti con età > a 65 anni 15 domande di cui Coldiretti 5; domande riferite a soggetti titolari di pensione 24 domande di cui Coldiretti 10;
    Anno 2010 domande totali 2509 di cui presentate dalla coldiretti 1343 (53,52%); domande riferite a soggetti con età > a 65 anni 13 domande di cui Coldiretti 5;
    Cosa significa: che gli uffici istruttori perdono tempo, potrebbero istruire altre pratiche, la pubblica amministrazione spende per comunicazioni postali, spesso le pratiche dei pensionati bloccano altre domande. Solo perché il CAA non si è accorto del tempo che passa e la società invecchia. Mia mamma comunque mi ha insegnato a rispettare i vecchi, non a fargli la domanda di indennità compensativa

  • Giovanni Cossu

    Scusate.. Non avevo letto il post del dipendente Argea..
    Gianni.. Ritiradi in bonordine.
    Mi sa che devo dare ragione ai giornali.. Voi pigliate i soldi e le pratiche nostre sbagliate. Se continuate cosi finirete per rappresentare voi stessi.. Io la mia tessere l’ho gia’ stracciata l’anno scorso ma se e’ cosi mi impegnero’ a convincere gli altri..

  • Giovanni Cossu

    Se quello che scrive Gianni corrisponde al vero. Ci sarebbe da mandare a casa i vertici ARGEA per manifesta incapacita’.
    Se ho capito bene un buon 60 % delle pratiche bloccatte potevano e possono essere pagata. Se ad Argea ci fossero persone capaci di fare il loro lavoro, non a chiacchere.
    Io personalmente sono del parere che la verita’ stia in mezzo e che qualche responsabilita’ rilevante ci sia pure da parte dei CAA.
    Chi ha elementi chiarisca e risponda.

    P.s.
    Onorevole, volevo chiederle una cosa, a lei che di solito e’ informato.
    Le risulta corrispondente al vero che questi CAA oltre all’assistenza agricola facciano pure da CAF in regime di esenzione, se cosi si puo chiamare, fiscale? Del tipo che per le prestazioni hanno un sacco di agevolazioni rispetto ai commercialisti che pagano le tasse per intero?
    Grazie

  • La versione di Gianni è contestata da un dipendente di ARGEA, uno dei massimi esperti del settore. Ci spiega alcune cose che gli agricoltori non sanno e che i Caa non dicono. La trasparenza è importante: che gli agricoltori sappiano e conoscano i fatti e lo stato delle loro pratiche; il portale curato da ARGEA serve a fare trasparenza, che è la condizione preliminare di giustizia e libertà (libertà uno sceglie il CAA migliore) seguiranno considerazioni si Coldiretti:
    I dati delle famose pratiche 4796 sono di AGEA pubblicati da ARGEA .I dati forniti da Gianni e che riguardano le pratiche ancora in istruttoria sono assolutamente non veritiere ne sui numeri ne sulle percentuali, forse è il caso di segnalare che le varie anomalie nella maggior parte dei casi sono da tempo conosciute dai singoli CAA, si è evitato di procedere ad una segnalazione scritta che avrebbe cominciato a far decorrere il tempo, trascorso il quale si sarebbe dovuta iniziare la procedura di decadenza della domanda. Si può inoltre segnalare che fra le diverse domande ancora presenti sul portale SIAN ed in molti casi non ancora rese allo stato di non ammissibilità, figurano domande (presentate dai vari CAA non solo Coldiretti ), presentate a soggetti oltre i 65 anni (I caa coldiretti di Oristano sono espertissimi) , in molti casi reiterate per i vari anni a partire dal 2008, 2009 2010,2011 ( si potrebbero segnalare soggetti nati nel 1932, quindi ormai ottantenni), si segnalano inoltre diverse decine di domande di Indennità compensativa presentate da soggetti non iscritti o cancellati in camera di commercio, senza voler contare tutte le ditte individuali, e le società nate oltre il 1° gennaio dell’anno di riferimento e che quindi visto il bando non possono essere ammesse. Si sta procedendo inoltre a non rendere ammissibili, diverse decine di domande delle diverse misure della 214 soprattutto Biologico, Tutela del Suolo, razze in via d’estinzione ecc. rinunciate dai titolari fin dalla prima annualità e regolarmente presentate anno dopo anno dai CAA per tutte le annualità successive. Si devono segnalare inoltre svariate domande di indennità compensativa presentate da ditte con superfici inferiori ai minimi di Superficie Ammissibile Utilizzata che deve essere di 10 Ha per un azienda zootecnica e di 2 ha per una azienda non zootecnica anche queste quindi da rendere non ammissibili. Per quanto poi riguarda le anomalie N20 01, N22 01, il mandato dato da dirigenti e coordinatori a tutti gli istruttori è sempre stato di procedere alla immediata chiusura delle istruttorie in caso si scostamenti entro il 3% quindi poco penalizzanti , in molti casi però lo scostamento inferiore al 3%, e addirittura in molti casi dello 0% di scostamento a portale è riferito ad una superficie in domanda assolutamente difforme dalla superficie presente in fascicolo aziendale ed in qualche caso dallo stesso piano colturale sul cartaceo, si possono segnalare casistiche dove , a portale oggi sono presenti 30 ha con scostamento appunto dello 0 %, mentre risultano in domanda sul cartaceo 295 ha e addirittura 405 ha sul fascicolo aziendale, queste casistiche sono state diverse volte segnalate ad Agea , chiedendo un recupero massivo delle particelle non evidenziabili a portale SIAN ma a tutt’oggi nonostante gli impegni presi in diversi incontri, non sono stati ancora recuperati. Sempre della serie particelle non evidenziabili a portale si riscontrano diverse domande dove oltre che sul portale anche sul cartaceo rilasciato figurano superfici assolutamente discordanti dal fascicolo, (perché sono state rilasciati e stampati cartacei con superfici che in molti casi non raggiungono il minimo di superficie per poter presentare la domanda stessa?), anche in questi casi abbiamo chiesto l’immediato recupero di tutte le particelle presenti sul fascicolo magari creando sul software di gestione una funzione simile a quella presente sulla forestazione (recupera da fascicolo). Si continuano ancora oggi ad evidenziare giorno dopo giorno sempre piu’ anomalie del tipo N23 01 e N 21 01 dovuti al trattamento errato da parte di molti CAA, dei frazionamenti catastali che in molti casi hanno trattato le particelle madri come errore materiale senza dare alle stesse la dovuta continuità nel generare le particelle figlie cosi da far scaturire alle particelle madri presenti in domanda anomalia che segnala “ particella non condotta nel periodo di riferimento” e quindi eleggibilità della stessa pari a 0, e purtroppo questa casistica è purtroppo presente in svariate decine di domande presenti in tutti i servizi. Su una cosa ha ragione Gianni, le cose, seppur viste in profondità e non in superficie, a volte sono diverse da come appaiono, infatti le domande a tutt’oggi non pagate sono in gran parte sospese in attesa di possibili soluzioni da sempre cercate da ARGEA, è altrettanto vero che il numero è molto lontano dalle 19000 pratiche segnalate dal vostro CAA in origine che prospettava svariati milioni di euro sulle pratiche pregresse e che invece visti gli anticipi, i saldi automatici ecc, finirà per far chiudere la maggior parte delle pratiche a 0 ed in altri molti casi con l’apertura di una procedura di registrazione debiti, visto che i cosidetti saldi automatici, hanno finito in molti casi per pagare più del dovuto. Su un altra cosa su cui mi trovo d’accordo con Gianni e che anche noi siamo pronti e gli operatori lo sanno benissimo siamo sempre pronti a lavorare in sinergia con tutti i CAA Agricoli per renderle ove possibile liquidabili tutte le istanze presentate.

  • Egregio Gianni, ti ringrazio. Ho imparato cose che non sapevo e che risultano molto utili. Grazie.

  • Gent.mo Onorevole, sono un dipendente del CAA Coldiretti, e pubblico queste righe dopo essermi confrontato con alcuni colleghi. Quando parla di pratiche in anomalia, se non erro, lei si riferisce ad un elenco di domande pubblicate sul sito “Sardegna Agricoltura” qualche settimana fa. Rispetto a quell’elenco, la cui pubblicazione è stata soggetta a diverse versioni (se vuole gliele mando), le rappresento che ARGEA non ha mai comunicato ai beneficiari, diretti interessati, e a noi CAA l’esistenza delle anomalie. Se ciò fosse avvenuto, avremmo operato come da prassi (lo facciamo regolarmente per il premio unico), ossia avremmo valutato assieme ai beneficiari interessati le anomalie segnalate  per sanarle, ove possibile. Pertanto mi domando perché non farcelo sapere? Questo aspetto lo sottolineo anche perchè, attualmente, noi dei CAA non disponiamo di strumenti per verificare celermente l’esistenza delle anomalie, giacchè le stesse non compaiono ne sulla domanda, ne tantomeno sul fascicolo elettronico. Il che significa che o l’ente istruttore ARGEA le segnala in maniera puntuale (con il dettaglio delle particelle interessate), oppure la nostra capacità di azione è davvero limitata. In altri termini, se si vogliono accelerare i pagamenti, o si fanno delle comunicazioni dettagliate gestendo correttamente il procedimento amministrativo, o si crea un rapporto comunicativo efficace con i CAA; le “liste di proscrizione” pubblicate su internet non servono di certo a questo scopo, e forse chi le pubblica ha altri interessi che liquidare con rapidità le pratiche. Detto questo, comunque i nostri uffici regionali hanno esaminato con l’ausilio delle nostre strutture nazionali gli elenchi cui lei fa riferimento, e guardi che ne viene fuori. Le “anomalie” riscontrate appartengono a quattro tipologie omogenee (N20-01″ – uso del suolo parzialmente riscontrato; “N22-01” – uso del suolo totalmente non riscontrato; “N21-01” – supero di conduzione; “N23-01” – particella non condotta nel periodo). Le prime due, che da sole riguardano più del 90% delle posizioni elencate, consistono nel rilievo, da parte di Argea, della mancata corrispondenza, parziale o totale, dell’uso del suolo dichiarato dall’impresa agricola nel fascicolo aziendale con quello riscontrato da Argea. Ebbene, di tali posizioni, almeno ottocento possono essere immediatamente pagate da ARGEA in quanto la mancata corrispondenza dei dati è irrilevante (Posizioni ad “esito aziendale 0). Per altre milleduecento posizioni, il pagamento potrebbe avvenire immediatamente per una percentuale non inferiore al 97%, in quanto le anomalie non incidono in misura superiore al 3% della superficie aziendale (Posizioni ad “esito aziendale >0 3 <20%”: a tale più significativa discordanza consegue una decurtazione dell’aiuto, maggiorata a titolo di sanzione, ma non la sospensione indefinita del pagamento). Questo Onorevole sta a significare che buona parte dei denari relativi alle domande segnalate come in anomalia in realtà potrebbero già trovarsi nelle tasche degli agricoltori interessati se solo i vertici di ARGEA le mettessero in pagamento. Le aggiungo che il nostro CAA da sempre ha collaborato con le strutture periferiche di ARGEA per risolvere i problemi delle pratiche, ma non è detto che le anomalie segnalate possano essere risolte. In altri termini la risoluzione delle anomalie nei fascicoli – attività per cui i CAA possono fornire assistenza agli agricoltori – non è idonea a sbloccare i pagamenti. Il problema non è la risoluzione delle anomalie nei fascicoli (che consiste in un semplice allineamento di dati), bensì l’esistenza delle anomalie stesse. Come vede le cose, seppur viste in profondità e non in superficie, a volte sono diverse da come appaiono. Dopo di che non voglio dire che i CAA non sbaglino: sono gestiti da uomini che, purtroppo, possono commettere errori. Però spiace che a questi uomini si attribuiscano, anche indirettamente, responsabilità che non hanno. Tengo a sottolineare pertanto che l’elenco a lei dato di 4795 pratiche si potrebbe ridurre di circa 2800 se i vertici di ARGEA le mettessero in pagamento; sulle 2000 pratiche realmente non pagabili, fermo restando che quelle anomalie non dipendono dall’attività dei CAA, siamo pronti a lavorare in sinergia con ARGEA per renderle ove possibile liquidabili.

  • x nino,caro nino siamo stanchi di continuare ha far crescere il suo capitale e sentire le sue storie,lascia un po di spazio anche agli affamati non devi essere cosi ingordo ,gli imprendittori che vendono in campagna amica anno bisogno di vedere un po di luce come lei, quante cose ci sono che non vi vanno bene, scrivile tutte che cerchiamo di darvi una mano di aiuto come state facendo voi.

  • Avete capito che è il capitale umano che manca? Si abolisca il master and bach (leggi ferie pagate dal contribuente) per una scuola di specializzazione seria.
    Per quanto riguarda OPROC non so se la Coldiretti ha copiato la tecnica della società in house dalla politica o viceversa. Sarebbe interessante vedere il conto economico della Cooperativa. Anche se non è tutto.
    Sul prezzo del latte a 0.75 con gli auspici (gratuiti) della Coldiretti osservo: c’è un rapporto equo fra 0,75 l\latte ed euro 16,50 Kg.\formaggio praticato dalla stessa Coldiretti nei suoi punti vendita? Due “cravatte” in un solo colpo: allevatori e consumatori. E chiamalo impegno per far crescere la ricchezza! Di chi?

  • Prendo atto che nessuno paga i costi del centro di raccolta. Io mi sono fatto l’idea che Brunelli sia partito dal 0,80 del Lazio. Sia sceso a 0,75 per farsi carico dei 0,05 del trasporto. 0,75 è il prezzo che alla fine vverrà pagato in Sardegna, ma non sono sicuro che il buon prezzo derivi dall’iniziativa Brunelli piuttosto che dalle condizioni di mercato. Mi manca sapere chi paga corrente elettrica ecc. del Centro di raccolta. Quanto al correggermi, l’ho sempre fatto, dinanzi ai fatti, ma credo di essermi corretto veramente poco (solo sul termine aggio, improprio, ma nella sostanza….). Quanto alla tracciabilità, non so come ciascuno si regoli, ma so che per poter dire di aver fatto altri formaggi, bisogna averli. La questione è difficile per Brunelli per l’incremento del Pecorino Romano. Quanto agli industriali, io sono contrarissimo ai cartelli, ma il sistema cooperativistico, a parte alcune importanti eccezioni, è in difficoltà perché non fa marketing, non aggredisce i mercati e non ha solide basi finanziarie. In questa situazione le cooperative diventano inevitabilmente le migliori alleate degli industriali. Io continuo a pensare che sia possibile rendere più virtuoso il rapporto tra produttori e trasformatori, a patto che si ragioni seriamente sull’utilizzo degli impianti, sulla diversificazione produttiva, sulla formazione manageriale, sul marketing. Conviene sempre e comunque trasformare in sardegna, si crea prodotto e si danno stipendi. Non credo che il futuro sia vendere latte a chi fa gli stessi prodotti di chi produce in Sardegna.

  • Bobore Solinas

    Caro Onorevole,
    è evidente che lei è un uomo “in gamba” poichè riporta i fatti come sono ed infatti si è “corretto” su alcune cose, cose che in pochi fanno.
    Su una cosa però la devo correggere: i costi di 2 centesimi per i costi di gestione del Centro di raccolta e ad altri 2 centesimi per l’accentramento del latte nel contratto di Brunelli per il Nord Sardegna non esistono! Sono netti al pastori ed ora capirà per quale motivo gli industriali isolani sono così incavolati.
    Altro appunto: se il latte nel centro di raccolta è stato mischiato e non è tracciabile, difficilmente Brunelli potrà attestare, come si è impegnato a fare, che quel latte è andato a produrre non Pecorino Romano ma altri formaggi. Le chiedo: secondo lei gli industriali sardi differenziano i giri della raccolta latte? Le ricordo che il latte destinato al Pecorino Romano, Pecorino Sardo e Fiore Sardo vengono raccolti tutti con un’unico giro del latte ……

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