Contenitore e contenuto. Cosa impariamo in Sardegna dall’errore madornale su Marini?

18 aprile 2013 07:163 commentiViews: 40

Contenitore e contenuto: alle elementari questa formula – troppo schematica per i rapporti reali, ma utile per educare le giovani menti a capire che la forma è strettamente connessa alla sostanza – veniva insegnata senza ritegno, poi cadde in disuso. Oggi, in politica, serve.
Fate le primarie (contenitore) aperte, con il solo documento d’identità, e la gente partecipa in massa. Fate le primarie come le ha fatte il Pd, alla Migliavacca, decidendo prima chi può votare e chi no, e vince Bersani su Renzi. È sempre più chiaro che Bersani ha vinto le primarie truccate burocraticamente e Renzi ha vinto le primarie morali.
Affidate l’elezione del Presidente della Repubblica a Bersani, Letta & C ed esce Marini che io conosco bene e che non è giusto definire impresentabile, ma che con certezza è assolutamente inadatto al momento che sta vivendo l’Italia: un errore clamoroso, emblematico di una superbia di classe del ceto politico che oggi è una grave mancanza di visione politica.
Affidate l’innovazione dell’Italia allo scontro in atto (ancora?) tra cattolici e comunisti dentro il Pd ed esce fuori un accordo puzzolente tra il Pd e il Pdl.
Adesso abbandoniamo l’Italia e torniamo in Sardegna.
La finanziaria sta ai veri problemi dell’isola come Marini sta alla vera situazione dell’Italia. Ma anche qui non si parla di problemi, si parla invece delle prossime regionali e del prossimo presidente della Regione.
Cosa serve alla Sardegna? Serve un governo (non solo un Presidente) che garantisca innovazione, competenza (sapere che cosa occorre fare) e capacità (saperlo fare).
Contenitore: affidate la scelta al logoro schema Centrosinistra vs Centrodestra ed usciranno i nipotini di Marini.
Contenitore: affidate la scelta a primarie burocratiche ed uscirà un nipotino figlio di un’orgia di correnti di partito, di padre incerto e di madre occasionale.
Contenitore: affidate la scelta ai parassiti salottieri che non mancano mai (usiamo Jannacci: quelli che senza dare mai un concorso strappano incarichi e sistemazioni non inferiori ai 100 mila euro l’anno; quelli specializzati in cortigianeria e che nell’era Soru ammorbarono i rapporti interpersonali tra coloro che ci misero la faccia; quelli che arrotando la r alla francese parlano di tutto con apparente grande competenza, ma che si vede lontano un miglio che cercano solo di essere ammessi a corte; quelli che strisciando strisciando passano da un ente all’altro, da una banca piccola a una banca grande, dal nulla a tutto) e verrà fuori o il giornalista indignato, o lo scrittore immacolato o il professore sterilizzato o la signora inventata ecc. ecc.
E allora? E allora partiamo dal contenuto. La Sardegna ha bisogno di un Presidente e di una squadra. Piaccia o non piaccia è più importante la squadra: i sistemi complessi come la Sardegna non si cambiano con l’azione dell’eroe a cavallo che attraversa le folle e bonifica la società. Io tengo più alla squadra che al presidente, perché, come è noto, non sono né monarchico né presidenzialista.
La squadra deve comporsi nella campagna elettorale, sotto gli occhi di tutti, e in un’esperienza nuova. Questa esperienza nuova io la chiamo “Partito della Sardegna” o “Partito dei sardi”. Fare una nuova esperienza vuol dire creare una nuova gara per chi vuol competere, senza assicurazioni, garanzie e ipoteche, derivabili dalle posizioni acquisite nei partiti tradizionali. Bisogna finirla con le categorie del secolo scorso: cattolici, laici, comunisti frizzi e  lazzi e americazzi. Bastano i programmi. Alleanze larghe, programmi chiari e fermi. E tra i programmi deve esserci lo sradicamento di un certo sistema di potere ramificato che ha arricchito famiglie e ambienti ai danni della Sardegna. Bisogna essere educati ma severi: niente accordi con chi presidia occultamente il bilancio regionale. Basta.
Il Presidente deve venir fuori da primarie aperte e trasparenti. Giovani e vecchi, tutti a correre. Salotti e salottini, accordi e accordini, tutti in soffitta. Chi vuole, si candidi con un’idea in testa che superi la sua ambizione e riguardi la Sardegna, e si cerchi i voti.

3 Commenti

  • Silvia Lidia Fancello

    Buonasera,
    l’analisi di Giovanni Scanu, proposta dal link di Rosella, mi sembra molto lucida e vicina alla realtà.
    È una buona lettura dell’ attuale situazione e anche nell’ipotesi di un immediato futuro. Saluti

  • A proposito di alleanze larghe, il dibattito è aperto. Allego a tal proposito un’attenta analisi e la visione auspicabile, di un giovane indipendentista. Grazie Giovanni.
    http://grandeovest.com/

  • Silvia Lidia Fancello

    Caro Prof. Maninchedda,
    il Partito della Sardegna o Partito dei Sardi che lei propone è una progetto interessante e si inserisce nell’ottica del gruppo di lavoro appena fondato in Gallura, ad Olbia. Il gruppo, reale, in carne e ossa, non virtuale, si chiama Laboratorio Gallura ed è un esperimento, almeno per ora, di dialogo fra tutte le forze indipendentiste. L’obiettivo a dir poco ambizioso, è quello di fare in modo che la “galassia” sardo/indipendentista si presenti alle elezioni regionali con una lista unitaria redatta attraverso elezioni primarie che comprenda esponenti di tutte le “correnti”.
    La strategia che stiamo mettendo in campo è il dialogo, aperto e rispettoso di tutte le posizioni, ma con dei punti fermi: vogliamo arrivare all’Indipendenza della nostra isola, ci vogliamo arrivare in maniera assolutamente pacifica usando tutti gli strumenti che la democrazia ci mette a disposizione. Visionari? Non direi, almeno per chi condivide la certezza che l’autodeterminazione sia l’unica maniera per noi sardi di riscattare l’economia, la cultura e la vita della Sardegna.
    La strada che stiamo percorrendo sarà disseminata di trabocchetti e trappole, ne siamo consapevoli, ma noi siamo testardi (siamo sardi o caporali?) e ci proponiamo di arrivare alla tappa importante e fondamentale di mettere a confronto i leader dei partiti interessati al progetto. Come arriveremo a questo? Attraverso il lavoro della base. Nella prima riunione eravamo in 17, ma per quanto pochi, la “galassia” dell’indipendentismo era già ben rappresentata. Le nostre “armi”, il dialogo, il rispetto, la moderazione degli interventi, ma anche l’amicizia, sono la garanzia per chi interviene di trovarsi in un ambiente pacifico e predisposto all’ascolto.
    Saluti.

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