Il Consiglio regionale ha rischiato di approvare una norma sulla base di una relazione che raccontava una cosa diversa da quella che stava realmente accadendo.
La Giunta ha poi ritirato l’emendamento, ma il tentativo merita di essere raccontato perché dice molto sul rapporto che l’esecutivo regionale sembra avere con l’assemblea che dovrebbe controllarlo.
La norma era semplice. La Giunta proponeva di abrogare il comma 12 dell’articolo 3 della legge regionale 6 del 2012, che riduce del 10 per cento le indennità spettanti al personale degli uffici di gabinetto della Presidenza e degli assessorati. Costo dell’operazione: 451.881,30 euro all’anno, per sempre.
Bisognava però spiegare perché una Regione che ha ben altri problemi che aumentare gli stipendi agli staff politici (peraltro non privi di mende in termini di qualificazione professionale), dovesse spendere quasi mezzo milione in più ogni anno.
La relazione illustrativa dell’emendamento proponeva una risposta apparentemente rassicurante: quella riduzione sarebbe stata una misura di spending review «limitata nel tempo», derivante dall’articolo 9, comma 2, del decreto legge 78 del 2010, prevista sino al 31 dicembre 2013. Insomma, una vecchia misura temporanea, sopravvissuta inspiegabilmente per tredici anni alla propria scadenza. Bastava finalmente ripulire l’ordinamento.
Peccato che non sia così.
Il decreto legge 78 prevedeva effettivamente, tra le altre cose, riduzioni temporanee delle retribuzioni pubbliche più elevate e una riduzione delle indennità dei responsabili degli uffici di diretta collaborazione dei ministri e, di conseguenza, degli assessorati nelle Regioni.
Ma il legislatore sardo, nel 2012, non subordinò l’efficacia della legge regionale a quella della norma statale e non stabilì alcuna scadenza. Fece una propria scelta legislativa di contenimento della spesa. La differenza è enorme.
Una cosa è eliminare nel 2026 gli effetti residui di una norma scaduta nel 2013.
Un’altra è abrogare oggi una norma regionale pienamente vigente per aumentare stabilmente la spesa relativa alle indennità degli uffici di gabinetto.
La relazione della Giunta confondeva le due cose e trasferiva sulla legge sarda una temporaneità che nella legge sarda non c’è. In questo modo una decisione politica molto concreta – spendere 451.881 euro in più ogni anno per gli uffici della politica – veniva presentata ai consiglieri quasi come una manutenzione normativa.
Questo è il punto più grave.
Il Consiglio regionale non è un ufficio nel quale la Giunta deposita norme da timbrare.
Deve sapere che cosa vota, perché lo vota e quanto costa.
Se una relazione illustrativa orienta la lettura di una norma attraverso un presupposto che la norma non contiene, il problema non è soltanto contabile. È istituzionale e morale.
L’emendamento è stato ritirato per ragioni etiche, non per smascheramento dell’imbroglio. Tuttavia, meglio l’indignazione morale per gli aumenti degli stipendi già alti che niente.
Bene.
Ma il ritiro non cancella ciò che è accaduto.
Come vogliamo definirlo, uno scherzo o un imbroglio?
Qualunque sia la definizione, resta il fatto che da oggi non si potrà più parlare, nella maggioranza del Campo Largo, di quella “leale collaborazione istituzionale” che è il presupposto di esistenza stessa di uno Stato.
Qui, detto in soldoni, qualcuno tira a fottere.

Eeeeh niente, prima si diceva “sei stato beccato con le mani nella marmellata” Ops! Fermi tutti, contrordine: essi stessi medesimi si sono beccati vicendevolmente con le mani nella scatola di tonno (che non bastava per tutti) la medesima scatola che volevano aprire e che volevano distribuirsi….e che mio nonno al mercato comprò.🫣
Pagina quattro Unione Sarda di oggi 12 agosto 2026 dichiarazioni del signor Gianluca Mandas (M5S) “ mi dispiace sentire che noi del M5S siamo classificati come il male della politica, noi che abbiamo portato nel dibattito politico Italiano temi come il salario Minimo, il contrasto alla povertà , la lotta alla corruzione e la transizione energetica e lo sviluppo. Non prendiamo lezioni di buona politica da nessuno. Quindi tutto bene anzi benissimo. non c’entra nulla ma Leggere l’articolo della Nuova Sardegna dell’Assessora Desire Manca sulla Sanità https://www.lanuovasardegna.it/regione/2026/08/12/news/prestazioni-sanitarie-gratuite-la-regione-allarga-la-platea-dei-beneficiari-ecco-chi-ne-ha-diritto-1.100905678
“Ce stavano a provà ‘sti birbaccioni”.
Vabbè che è ferragosto, che il caldo non aiuta e che l’aria è pervasa da vapori di spritz per cui stare attenti a queste trame è impresa ardua ma di sicuro la pletora di galoppini più o meno stagionali e di quelli che lo fanno per mestiere, deve aver premuto parecchio per incassare l’obiettivo e guadagnarsi il malloppo. Mezzo milione di €… ma chi vuoi che se ne accorga degli effetti di una piccola abrogazione..ma chi va a guardare! Che Giunta è mai questa? Sono super nelle inaugurazioni, nei tagli di nastro (Piu è al top del ranking, seguito da Laconi), nei comunicati stampa estivi ma se vai a vedere la sanità, l’industria e i trasporti….oi ahia!
A Paolo1 — e a tutti i credenti della prima ora — dico solo: abbiate fede.
Bisogna attendere lo sviluppo del “Grande Piano”. È del tutto normale che all’inizio (inizio?) ci sia qualche piccolo intoppo dovuto all’inesperienza. Non si può mica stare sempre lì con la matita blu in mano, e che caspita!
Un po’ alla volta si sta facendo piazza pulita di incompetenti, manipolatori e disonesti. Ma come, non la sentite la carica dei “migliori” che arrivano a sistemare tutto? Non vedete quanta dedizione? C’è gente disposta a tutto per un tozzo di pane, un piatto di lenticchie o un incarico dirigenziale (fate voi) — magari strappato con un agguato dietro un muretto a secco — pur di prendere in mano la squadra e non sgarrare di un solo grado la posizione d’ordinanza.
Passando dal faceto al serio: le persone davvero competenti ed oneste avrebbero garantito presenza e disponibilità. A questa Giunta e al suo sottobosco, invece, servivano esclusivamente yes-man ossequiosi. Figure di dubbio spessore e dubbia lealtà, perfette per garantire una sopravvivenza politica proporzionata alla loro pochezza.
Una pochezza ben percepita dai diretti interessati, ma sapientemente mascherata dal gran sacerdote dei social e da qualche volpone dall’opportunismo gattopardesco. Personaggi che millantano meriti e scienza grazie al lavoro di incensatori seriali — agiografi da tastiera sempre pronti a scambiare la supponenza per genio e un dottore da macchietta per un Premio Nobel un tanto al chilo.
Complimenti per l’ illustrazione, occorreranno Tex Willer e i suoi pards per sconfiggere Alessandra D’Arbarè e i suoi numerosi staff? Mefisto è in maggioranza con loro, non dimenticare
Come direbbe su biadu di Emilio Fede: <>
Mucca da mungere e’ la terra sarda. Gli amministratori pubblici, del tutto sicuri che la magistratura non alzerà mai un dito vanno avanti senza timore. Finché qualcuno nelle loro file, poco mangiando, rivendica il boccone. Salta allora l’accordo.
La maggioranza Todde ci riprova con gli staff degli assessorati. Poi, davanti al pressing dell’opposizione, fa marcia indietro e ritira l’emendamento che prevedeva un aumento del 10% delle indennità. Ma il punto politico resta. Perché se l’aumento è stato ritirato, il Consiglio regionale ha comunque bocciato la proposta di Fausto Piga (FdI) che chiedeva di abolire la legge sugli staff approvata nella scorsa legislatura. Insomma: l’aumento non passa, ma il sistema degli staff resta. E allora viene spontaneo chiedersi: qual è davvero la priorità di questa maggioranza? Perché la sensazione, ormai, è quella di una politica sempre più impegnata ad accontentare qualcuno: dipendenti, staff, associazioni, categorie organizzate. Una politica del consenso immediato, fatta di concessioni e interventi mirati, mentre fuori dal palazzo i problemi strutturali della Sardegna continuano ad aspettare risposte. E di problemi ce ne sono fin troppi: la sanità, con liste d’attesa e servizi che continuano a preoccupare i cittadini; i trasporti, che restano una questione irrisolta; il costo del gasolio, che pesa sulle famiglie e sulle imprese; Abbanoa, con le eterne criticità del servizio idrico; e, proprio in questi giorni, anche la questione della plastica, che rischia di trasformarsi nell’ennesimo problema per cittadini e attività economiche. Questioni concrete. Problemi che incidono ogni giorno sulla vita dei sardi. E mentre questi temi aspettano soluzioni, la Regione sembra trovare tempo ed energie per discutere di staff, indennità e interessi di categorie organizzate. Si è passati dai proclami alla gestione del consenso. Dai “commentatori seriali” ai grandi accontentatori. E nel frattempo i cittadini guardano, pagano e aspettano. Ma la domanda vera è un’altra: gli elettori stanno davvero capendo cosa sta succedendo in Regione? Quanto ancora dobbiamo restare a guardare con le braccia conserte? Perché una democrazia non vive soltanto nel giorno delle elezioni. Vive soprattutto nella capacità dei cittadini di informarsi, controllare, chiedere conto e giudicare l’operato di chi governa. E la politica cambia quando chi governa capisce una cosa semplice: i cittadini stanno guardando, stanno giudicando e, soprattutto, non sono disposti a dimenticare.