Con Terna è guerra

18 luglio 2012 07:5511 commentiViews: 45

soldatiDichiaro di scrivere quanto segue in attuazione dell’art.24 dello Statuto della Sardegna e secondo le prerogative sancite dal successivo art.25, e questo perché rappresentando l’intera regione in quanto consigliere regionale, esprimo le seguenti opinioni nel pieno esercizio delle mie funzioni di rappresentanza e di difesa degli interessi della Sardegna.
Ho l’impressione che Terna abbia deciso la morte del sito di Ottana. Alla presenza del Ministro, la scorsa settimana, sono state annunciate svolte importanti per la  valorizzazione del sito; in sua assenza, ieri, parole, parole, parole, sotto l’alta supervisione di un avversario della Sardegna Centrale che si chiama Senni, il super-manager salutato come un salvatore dai grandi gruppi dell’energia non appena nominato a capo del Dipartimento energia del Ministero. Terna si comporta come quelle multinazionali apparentemente ad azionariato diffuso, ma realmente solo nelle mani del suo management, le quali non tollerano limitazioni alla propria azione derivanti da trasparenza, analisi delle informazioni, confronti, tutela dell’interesse pubblico, difesa dell’interesse delle comunità locali. Terna sta a Ottana come un monopolista con grandi dimensioni finanziarie sta a un piccolo negozietto di provincia. Io sto col negozietto di provincia e siccome io rappresento, pro tempore, il popolo sardo e la dirigenza Terna, invece, rappresenta se stessa, metto sul tavolo il valore della rappresentanza rispetto al sospetto speculativo di chi agisce per interesse.  Ora, sia chiaro, occuparsi di Terna è rischioso. Terna ha il suo sistema di sicurezza. È un sistema che è finito anche agli onori delle cronache politiche e giudiziarie, dimostrando di essere un sistema molto potente. Tant’è: difendere gli interessi nazionali sardi espone a rischi che si devono correre.
Credo di aver abbondantemente dimostrato che le scelte di Terna contro Ottana hanno una tempistica e delle modalità tali da indurre chiunque a vedere in queste scelte una politica di supporto alle strategie di E.On.
Ho anche suggerito l’istituzione di una tassa per l’utilizzo del suolo pubblico per i cavi elettrici (visto che piuttosto che istituire un servizio pubblico, istituiscono una servitù onerosa), come avviene a Torino, per esempio (e quindi non saltino sulla sedia subito i costituzionalisti italioti che nascondono dietro la Costituzione italiana il loro immmarcescibile conservatorismo).
Oggi continuo a ritenere che si possano fare anche altre cose (sempre che a governare ci sia gente con coraggio):
1- si potrebbe indire una gara internazionale dove altri operatori dell’energia potrebbero costruire nuove linee (interrate), essendo remunerati dai costi di transito, quindi senza anticipi per la Regione, e senza ulteriori costi per i cittadini e le imprese;
2- in questo caso, se il miracolo avvenisse, si potrebbe imporre a Terna di demolire tutto lo schifo dei tralicci (notevolmente deturpanti) o in difetto, appunto, farle pagare l’occupazione di suolo pubblico (verrebbe meno la condizione di pubblica utilità);
3- instaurare trattative con la Corsica, che ci è più vicina in tutto, per valutare la possibilità di far arrivare corrente elettrica in Sardegna, a metà prezzo e senza il giogo di Enel e Terna. Praticamente fare noi un Sapei a modo nostro: Sacof= Sardegna-Corsica-Francia;
4- Posto che Eni non vuole il Galsi e che l’Algeria non lo fuore più fare, bisogna riprendere in mano i progetti diversi dal gasdotto per non rimanere l’unica regione d’Europa senza gas, ma anche e soprattutto ragionare su vento e sole in modo ‘nazionale’ e non ‘privato’.
Insomma, giacché io credo davvero che il futuro della Sardegna sia nell’autogoverno dei sardi (dei sardi che hanno voglia di lavorare, ovviamente, non di quelli che sempre e solo si lamentano di tutto e danno la colpa di tutto sempre agli altri; dei sardi che non hanno voglia di costruire ancora case e a ogni costo; dei sardi che non cercano una rendita ma ricchezza da produrre e redditi da distribuire; dei sardi contrari allo sviluppismo che sta uccidendo il pianeta), credo fermamente che occorra un atteggiamento politico severo contro gli oligopoli, contro le finte società pubbliche italiane, un atteggiamento che abbandoni lo stop and go delle diplomazie amministrative. È guerra: la trattativa si fa solo se il nemico smette di sparare e qui Terna, come Enel, come Finmeccanica, come Tirrenia, come Eni, non solo stanno continuando a sparare, ma ci stanno, politicamente, civilmente e economicamente, ammazzando tutti.
In guerra bisogna essere informati. Leggete sotto.

Informazioni per i soldati sardi. Quando fu smembrata l’ENEL,  fu deciso che le linee elettriche, di proprietà dello Stato ovvero dei cittadini, dovessero diventare di proprietà della neonata Terna: incombeva l’obbligo di distinguere i proprietari delle infrastrutture dai gestori.

Praticamente è stato regalato un bene di stato ad una società che da questo bene trae enormi vantaggi economici e finanziari che non risultano essere reinvestiti in attività di interesse pubblico, tanto meno, per esempio, per abbattere l’indebitamento. Oltre al regalo delle linee, è stato concesso in esclusiva alla Terna  far pagare una determinata somma per ogni Kwh in transito. Ora è ben noto che  la corrente in transito non consuma i cavi e che le linee elettriche di Stato stanno su per almeno 40
anni senza bisogno di grandi spese. Una società di Stato dovrebbe avere come scopo l’interesse pubblico e dunque, andando ottimamente, fare le manutenzioni e gli investimenti e chiudere il bilancio in pareggio. Che senso ha che con le tariffe di transito realizzi utili molto consistenti?
Terna si è trovata così a gestire una sorta di pozzo di petrolio, dove l’unico impiccio è diventato quello di contare i barili e di pesare l’estratto conto giornaliero.
Come contropartita, avrebbe dovuto assumere con stipendi consistenti un certo numero di persone, cosa che hanno puntualmente fatto. La Terna a tutti gli effetti è un’azienda, quindi ha avuto la buona trovata di quotarsi in borsa, dove si presenta più o meno con questi punti di forza: abbiamo una concessione pubblica a prezzo fisso per quattro anni, siamo proprietari del 98,3% delle linee elettriche italiane, pagamenti certi e rischio d’impresa zero, non possiamo che avere utili. Siamo bravi?
Le borse, ovviamente, dicono che sono bravi ed il titolo sale continuamente di valore. Il sito di Terna sembra più di una società finanziaria che di un gestore di linee. Leggete il comunicato stampa di giugno: “TERNA – Rete Elettrica Nazionale S.p.A. ha rinnovato il proprio programma di emissioni obbligazionarie denominato “Euro Medium Term Note Programme” (EMTN) incrementandone l’importo da 4 a 5 miliardi di Euro come deliberato dal Consiglio di Amministrazione del 15 maggio 2012.
Deutsche Bank e Citigroup hanno svolto il ruolo di Joint Arrangers del Programma, a cui è stato assegnato il rating A- da parte di Standard & Poor’s, A3 da parte di Moody’s e A da parte di Fitch”. Oppure leggete qua.
L’AD Cattaneo, guadagna circa 1.900.000,00 annui (più le stock options che non si sa a quanto ammontino), che è comunque il quadruplo del presidente Obama, leggete qua.

Nel 2009 Terna, a fronte di un fatturato di 1,5 MLD di €, dopo aver pagato 3.500 dipendenti, Cattaneo e tutta la dirigenza, e dopo aver fatto qualche lavoro sulle linee , ha realizzato un utile lordo del 50% pari a 771 MIL di €. La Coca Cola più modestamente si attesta su valori pari a un terzo.
Terna agisce sempre nel rispetto delle norme di mercato? Secondo l’Autorità per l’energia no.

Come si comporta Terna nelle altre regioni, come un’azienda di Stato o come un’azienda e basta che cerca di far prevalere esclusivamente il proprio interesse? Giudicate voi. Esempio Friuli.

In Sardegna? Terna in Sardegna è alleata di Enel, la quale fa nella nostra isola utili impressionanti con l’idroelettrico senza lasciare un euro se non i quattro spiccioli che dà al Bin Taloro. Come si comporta rispetto ai beni paesaggistici, per fare solo un esempio?
Nella legislatura precedente la Regione ottenne che Terna eliminasse i tralicci e i basamenti dallo stagno di Molentargius. Tra Terna e la ditta appaltatrice è nato un contenzioso con un corredo non banale di denunce alla Procura. Che qualcosa non torni è confermato anche da questo post. Il problema che mi pongo rispetto a questa vicenda è: è vero o non è vero che i basamenti eliminati non sono 80 ma 72 e che dunque 8 sono ancora lì? È vero o non è vero che nello stagno sono stati rinvenuti rifiuti speciali riconducibili all’attività di trasmissione dell’energia elettrica?
Prima o poi troverò le risposte.
Due parole ai sindacati: non credete più ai tavoli ministeriali; sono tele di ragno per allungare, annacquare, diluire, “sopire, lenire” come diceva il Conte Zio nei Promessi Sposi. Il gioco è durissimo ed è un gioco di potere: o vale la sovranità dei sardi, il loro interesse nazionale, o valgono Terna, Enel, Tirrenia, Onorato ecc. Non fidatevi di questo ceto parassitario di mediatori politici che si offrono a tutti per mettere in contatto gli attori del conflitto: non possono fare niente, non sono nessuno. Conta solo ed esclusivamente la coesione sociale. A dicembre, a Ottana, scade la cassa integrazione per 100 ex operai Legler.

11 Commenti

  • Marco Argiolas

    Buongiorno, sono l’amministratore dell’impresa che ha vinto l’appalto per la demolizione dei basamenti in cemento armato situati all’interno del Parco Naturale del Molentargius.
    Tengo a precisare che la società che rappresento ed amministro ha subito notevoli danni durante l’esecuzione dei lavori di cui sopra.
    In particolare per la presenza diffusa di numerosissimi isolatori elettrici in vetro e porcellana semi-sommersi all’interno dell’Area Naturale. In secondo luogo per il verificarsi di diversi incidenti sul lavoro, e per diverse irregolarità occorse nello svolgimento del pubblico appalto descritto, non ultima la mancata asportazione di 25 tonnellate di cemento armato (un basamento)che avrebbero dovuto essere smaltite come rifiuto speciale.
    Per i motivi citati ho quindi esposto alle procure competenti una apposita dettagliata denuncia per i vari reati penali ipotizzati, sui quali stanno indagando due diverse procure su tre distinti filoni di indagine.
    Intanto Terna vince i premi internazionali per la sostenibilità ambientale e per i comportamenti eticamente responsabili.

  • Roberto Seri

    Condivido il pensiero generale dell’articolo e faccio alcune considerazioni.
    Tutto nasce dal falso liberismo italiano, infatti si è costretti a passare sotto il giogo di Terna.
    Come può esserci libero mercato se tutti devono comprare da un’unico fornitore che non ha interesse a vendere l’energia a basso costo?
    Immaginate le nostre future “Zone Franche” di Porto Torres e Olbia, collegate alla rete elettrica francese, senza più i vincoli della fiscalità italiana e con nuove forme contrattuali per i lavoratori: quali ricadute potrebbe avere l’isola?
    Aggiungo, che senso ha continuare a investire in centrali elettriche in Sardegna se poi la stessa energia viene venduta CARISSIMA ai sardi?
    Chi ci guadagna sono solo i produttori privati che lavorano fuori mercato, per cui dallo Stato, tramite l’Enel, ricevono almeno il doppio della tariffa di mercato: e questo lo chiamate libero mercato, oppure monopolio privato ai danni dei sardi?
    Per uscire dall’assistenzialismo, sarà necessario controllare parte della nostra economia e rendere convenienti gli investimenti sull’isola, magari partendo dalle Zone Franche di seconda generazione.

  • Egregio Giuseppe, se ci sono inesattezze, correggi.

  • 1) Se vuoi la pace prepara la guerra;
    2) Andrai tornerai, non morirai in guerra.
    Suggerimento accolto.

  • Gianuario Fiori

    Caro Professore, avresti dovuto aggiungere anche la vignetta successiva, il commento del soldato tedesco che dice:”Ach, dannazionen! Mi hanno fregato un’altra volta!”…Mi sembra che sia in sintonia con l’articolo. Saluti

  • Chi firma questo articolo? … sia cosciente che ci sono inesattezze..

  • Carlo Deidda

    Grandioso articolo da condividere a 360°

  • Per Sig. Nino: le chiedo se possibile di usarmi una cortesia, quando fa delle citazioni in latino, di affiancare la traduzione. Mi perdoni, ma è un limite tutto mio. Anticiptamente grazie.

  • Quando, colui che agisce lo fa nella logica del non attribuire alcuna valenza di attore principale, a colui che dovrebbe essere l’unico titolato interlocutore, utilizzando strumenti di potere, al fine di trarne un vantaggio unidirezionale, esclusivamente a carattere privatistico e lontano da ogni possibilità di carattere mutualistico, che garantirebbe cooperazione sociale, basata su crescita e tutela comune, il rischio di scivolare su meccanismi distruttivi è molto alto. Dunque per evitare tale passo, il primo obbiettivo per Noi è una forte e decisa presa di coscienza e di consapevolezza, e l’articolo scritto dall’On. Maninchedda rappresenta una base di partenza illuminante. Diventa pure prioritario e urgente abbattere la logica del Silenzio, tanto cara all’”Altro”. Il secondo obbiettivo è quello di essere riconosciuti a livello istituzionale e politica, cosa che attualmente non mi sembra che avvenga, dove la classe dirigente rappresenti il soggetto attivo interloquente avente carattere deciso, fermo e munito di volontà irremovibile, lontano da logiche di sudditanza e di compiacenza. Dare quindi corso ad un progetto basato su un programma costruttivo, dal quale entrambi gli attori abbiano obiettivi comuni dai quali traggano congiuntamente dei vantaggi di carattere eterogeneo,(economico, fiscale, sociale, ambientale) e anche qui l’articolo postato, ci fa scuola, con proposte concrete. Abbiamo il dovere di resistere, ma con lo spirito di costruttori di pace, cercando di attuare dei fini sovraordinati che, nei quattro punti esposti nell’articolo, sono stati individuati. Bisogna però allontanare quei sentimenti di ostilità che andrebbero inesorabilmente a sancire quella guerra fatta di logiche prevaricanti, dove vige solo la legge a carattere egoistico, del più forte e del più potente, o quella di reciproca distruzione. La vignetta postata voglio inserirla in questa logica, se non altro per la scelta della forma comunicativa, avente carattere ironico e buffo, anche se un attore esibisce un’arma. Mentre nell’articolo, l’uso di termini a carattere bellico (sparare, ammazzare, guerra), assume se pur con significato metaforico, un tono leggermente più forte. Certa comunque che, l’autore ha voluto esprimere con il pezzo, un senso e uno spirito avente connotazione pacifica.

  • “Si vis pacem para bellum”. Nella consapevolezza che “ibis redibis,non morieris in bello”. La padronanza sull’energia significa aver conquistato il 50% di sovranità. E’ però necessaria la mobilitazione dei cittadini.

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