Politica, Stato sardo

Con buona pace
delle cugurre

Broken-Linkdi Franciscu Sedda

Il 18 ottobre 2012 in qualità di Presidente del comitato “Fiocco Verde” scrissi, insieme a Giuliu Cherchi:

I sardi si trovano ancora una volta stretti nella morsa delle decisioni unilaterali dello Stato italiano: la mancata resa delle entrate dovute e i vincoli posti dal patto di stabilità.

Nonostante tutti i proclami infatti i soldi spettanti alla Sardegna non solo non si vedono ma è chiaro che in queste condizioni, anche se arrivassero, non potrebbero comunque essere spesi. (…)

Tuttavia le soluzioni ci sono e sono immediatamente applicabili, come dimostreremo: l’Agenzia Sarda delle Entrate, una deroga al patto di stabilità. Basta avere la capacità di mettersi dalla parte dei sardi e dare concretezza e coerenza ad una politica di sovranità dei sardi”.

A seguire dimostravamo come la deroga al patto di stabilità – e non la sua rimodulazione! – fosse l’unica vera richiesta che una giunta consapevole dei diritti della Sardegna avrebbe dovuto affermare davanti allo Stato, anche a costo di ventilare il ricorso all’articolo 51 dello Statuto.

Il principio era del resto nelle cose e la sua conseguenza politica un fatto di buon senso: se la Sardegna ha una sua finanza fatta non solo dai tributi locali ma soprattutto dalle quote di compartecipazioni erariali sancite dall’articolo 8 perché avrebbe dovuto sottostare ad un vincolo esterno? Perché avrebbe dovuto veder bloccata la possibilità di spendere denari propri il cui impegno per sviluppare proprie politiche non costituisce in alcun modo un debito?

Abbiamo dovuto attendere due anni ma oggi grazie al Presidente Pigliaru e alla giunta sovranista e di centrosinistra questo principio è stato formalmente riconosciuto. Se la Sardegna ha un monte finanziario di 6.5 miliardi ha diritto ad usare 6.5 miliardi. Punto. Nessuno può venirci a dire che possiamo investirne solo 2.4 come è stato fatto dallo Stato italiano fino ad oggi. Ciò che non possiamo fare è ovviamente indebitarci impegnando più soldi di quanti ne abbiamo. E soprattutto dobbiamo impegnarli bene, in politiche e investimenti realmente produttivi di benessere sociale. Ma questo è un fatto di buona politica. E su questo siamo pronti a dar prova esercitando responsabilmente i nostri diritti.

Il punto è un altro e merita di essere ribadito. La Sardegna potrà impegnare tutte le sue entrate: 6.5 mld se saranno 6.5 o anche di più se sapremo generare nuova ricchezza.

Si tratta in termini di sovranità di un fatto storico, che segue di poche ore un altro fatto storico come la delibera portata in giunta da Paolo Maninchedda e dal Partito dei Sardi.

Così come l’acqua e ciò che ne deriva è nostro, così i soldi che fanno parte della nostra finanza sono nostri e fuori dai vincoli imposti dallo Stato italiano. Perché noi siamo il nostro Stato, lo Stato sardo in costruzione, che senza clamori ma concretamente inizia a prender forma.

Con buona pace delle cugurre che pensavano che a nulla servisse portare l’indipendentismo al governo.

Dunque grazie all’azione autorevole del Presidente Pigliaru, all’innovazione prodotta fra forze democratiche e della sovranità, al di più di coraggio che la presenza indipendentista ha portato al governo le cose iniziano a prendere una nuova piega. Certo il lavoro non finisce qui. Anzi.

In primo luogo perché troppe volte lo Stato italiano ha siglato accordi parlando con lingua biforcuta, per riprendere un’amara formula usata dagli Indiani d’America. Bisogna tenere alta la guardia e lo faremo.

In secondo luogo perché, come scrivemmo due anni fa e non ci stancheremo mai di riaffermare, le due cose vanno insieme: deroga al patto di stabilità e Agenzia Sarda delle Entrate.

Sarebbe davvero beffardo aver raggiunto il diritto di poter spendere 6.5 miliardi e poi non poterlo fare perché i soldi non sono nelle nostre casse. Non è vero?

Dunque, a innantis!

In due mesi abbiamo fatto molta strada ma il cammino è ancora all’inizio. E per il bene del nostro popolo e della nostra terra merita di essere percorso tutto.

Franciscu Sedda – Segretario Nazionale Partito dei Sardi