Coronavirus: come comunicare per non far capire /2

L’informazione sull’ evoluzione della epidemia pandemica e sulle iniziative di contrasto risulta  appannaggio di confusi e contraddittori talk show televisivi (frullato di epidemiologici illustri, nani e ballerine, con rispetto per tutti ) degli aridi e numerici comunicati del buon Borrelli, con coda di domanda/risposte varie per la cronaca giornalistica, e dei notiziari più o meno edulcorati e regimentati delle testate televisive, governative o  meno.  Sforzandosi di guardare l’argomento, come si dice, dall’esterno e dall’alto, verrebbe da domandarsi: vi è una competenza primaria di iniziative nel fronteggiare la pandemia in corso e, conseguentemente di informazione al riguardo da parte di qualcuno?

Secondo l’attuale assetto dei poteri sembrebbe non esservi dubbi sul primato del “coordinamento nazionale”, conferito con Delibera del Consiglio dei Ministri del 31.1.2020 al capo della protezione civile, Dr. Angelo Borrelli  ( e successivo DCDPC 630/2020), ferme restando le competenze sanitarie, a livello operativo, già in capo alle Regioni., “in tempo di pace” . 

Ci si aspetterebbe quindi che periodicamente , nelle rituali conferenze stampe vengano riferite , altre al quadro statistico dell’evoluzione pandemica, anche le iniziative in corso e prospettiche in atto. Poiché ciò non avviene, salvo le raccomandazioni sui comportamenti virtuosi a cui tutti devono conformarsi (lavaggi, distanze, corse con e senza cane, etc) , con modalità anche un po’ incerte, potrebbe essere utile consultare il sito della Protezione civile dove, tuttavia, oltre le stesse statistiche ordinatamente esposte non  si rinviene altra iniziativa pregnante se non la gestione di un conto corrente per la acquisizione di donazioni volontarie , salvo, per la verità, la call, e relativi esiti di queste ultime ore sull’acquisizione volontaria di profili medici (e gli infermieri?) per coprire lo specifico “buco” professionale negli ospedali lombardi, al momento..

Ma quali iniziative ci si aspetterebbe di conoscere? Ma, mon  dieu,  quelle, per esempio, che riguardano il “bollettino” degli ospedali e della loro situazione di “copertura”  e di fabbisogni di attrezzature e di personale (notizie troppo riservate?) o sulle  iniziative degli ospedali “da campo” in corso di installazione ( di cui si apprende da notiziari locali e nazionali su iniziative di comunità religiose, organizzazioni umanitarie, o di privati musicisti.) 

Il tutto, magari, in un computo della disponibilità/offerta di posti letto specializzati in un quadro informativo nazionale, atteso che la pandemia non è piu’ un problema (sempre che lo sia stato) di alcune regioni del nord Italia. 

Che questo Paese scontasse limiti (corporativistici per la verità) e scollamenti dalla realtà nell’esercizio della programmazione nazionale del fabbisogno di medici specializzati in diverse discipline della  sanità (attraverso il famigerato “accesso a numero chiuso” nelle facoltà di medicina e nelle baronali scuole di specializzazione) già lo si sapeva.

Ma che un governo “commissariale” , in regime pandemico, non si ponesse per tempo il problema del monitoraggio tempestivo di tali fabbisogni, di cui si ha evidenza solo ” a nonno morto” ( si perdoni la licenza infelice)  appare incomprensibile.

Ed ancora: quali iniziative di tipo contrattualistico o procedurale ha assunto – consapevolmente e tempestivamente – la Protezione civile nell’approvvigionamento dei presidi medici, in coordinamento informativo, o in autonomia rispetto alle iniziative regionali (dove ci sono state o no)?

Non è dato sapere.

Qualcosa doveva essere fatto giacchè il Governo qualche giorno fa (DPCM del 18/3.2020) nomina un  “Commissario straordinario per l’attuazione ed il coordinamento delle misure occorrenti per il contrasto…etc” preposto a tale funzione la persona dell’ AD di Invitalia, Dott. Arcuri. Soprassediamo sulla operatività di Invitalia nelle procedure di appalto o sui risultati nella gestione dell’ utilizzo dei fondi comunitari di passati esercizi e auguriamoci  che il contesto emergenziale in cui operare dia una nuova scossa all’organizzazione governativa giacchè le apparenze non sono confortanti.

Che dire poi della possibilità di sforzarsi a analizzare, magari nel contesto della rituale “conferenza” (e quindi sottraendolo alle fantasiose ed ansiogene dissertazioni sul Web), l’argomento della natura e delle motivazioni della infausta evoluzione statistica dei “positivi” e dei “decessi” che, cosi’ come numericamente ed aridamente esposta evidenzia solo rapporti percentuali tra i due valori impressionanti ed anomali nel contesto mondiale.

Magari  si poteva commentare e documentare l’ipotesi di una  base  di “positivi” asintomatici molto piu’ vasta e sommersa, nel focolaio regionale di partenza, ricomprendente anche vaste fasce giovanili, implementatasi  forse con la chiusura scolastica. 

Non si può sottacere l’enorme impressione e vicinanza emotiva di ciascuno di noi nell’assistere all’evoluzione incalzante dell’epidemia e delle ricadute in termini di contaggi e decessi che interessa alcune regioni e località della Lombardia e il costante incremento su scala nazionale. Ancor di più nei confronti degli operatori sanitari, medici infermieri in primis, che operano in condizioni proibitive, per assenza di personale e presidi di protezione, come raccontato direttamente nel corso di fugaci rapide interviste, nell’intermezzo di prolussi e statistici servizi televisivi.

Come si rapporta il coordinamento/governo della protezione civile e del commissario,  investiti della gestione di tale emergenza nazionale, con  il livello informativo  (che deve conseguire ad una effettiva operatività) che si trasferisce all’intero paese con la rituale conferenza stampa di tarda sera su questi fatti? Ad ognuno le proprie deduzioni in diretta televisiva quotidiana.

E circa la realtà regionale Sarda?

Vige come noto una censura governativa regionale  di tipo cinese, forse nella speranza, di ottenere uguali risultanze di tipo pratico nel governo del fenomeno pandemico insorgente anche nella nostra isola.

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