Comunardo Niccolai e la trentottesima regola di Shopenhauer

24 luglio 2013 11:3010 commentiViews: 219

Chi non ricorda Comunardo Niccolai, storico stopper del Cagliari che, nel campionato 1971-72, sul finire di Catanzaro-Cagliari (Cagliari in vantaggio 2-1), fece un tiro fortissimo verso la sua porta, parato con le mani da Brugnera? Seguì rigore e pareggio. Niccolai passò alla storia per essere un campione di autoreti e quasi-autoreti. Ecco, oggi parliamo di Niccolai per questa sua fama – ingiusta, ma calzante allo scopo – di casinista che fa autoreti, di agitatore che non capisce dov’è il pallone, dov’è l’avversario e dov’è la porta. Lo facciamo per parlare ancora di disinformazione in Sardegna. C’è un signore in Sardegna che non sa di essere Niccolai e che ha un debole per me: mi dipinge narcisista, bipolare, schizofrenico ecc. ecc. Per di più non appartengo al Radical Club Party che lui frequenta, non posso che essere un solennissimo imbecille, fottipopolo, opportunista ecc. ecc..
Mentre leggevo il tentativo di autogol del nostro Comunardo Niccolai, mi sono però accorto del fatto che egli si ispira non solo al talento casinista ma anche alla regola 38 di Shopenauer (38 stratagemmi per avere ragione): “Quando ci si accorge che l’avversario è superiore e finiremo male, si diventi offensivi, oltraggiosi, grossolani. Si passi dall’oggetto del contendere al contendente attaccando la persona. Si tratta di un appello delle forze dello spirito a quelle del corpo o all’animalità. Una regola molto popolare”.
Shopenauer indica anche la strada per combattere questo tipo di aggressioni: “Si risponde con calma e senza badare alle offese si ritorna sulla cosa in questione”.

Prima di tutto le date: Niccolai isola due date – l’elezione di Christian Solinas a capogruppo e la fondazione del Partito dei Sardi) dal percorso che le ha costruite e, tagliando la storia, crea una contraddizione che non c’è (milito in un partito e ne fondo un altro).
Ecco la storia: io inizio a parlare di grande Partito dei sardi alla fine del 2009, ne parlo continuamente dentro e fuori del Consiglio regionale. È un argomento che non piace dentro il Psd’az perché, mi si dice, il Psd’az è il Partito dei sardi. Io obietto che per diventare grandi dobbiamo metterci in discussione e diventare lievito piuttosto che contenitore e limite, ma tant’è. La discussione cresce, ma non s’accende fino al 2012. Il 13 ottobre 2012 si celebra il 32° Congresso del Psd’az. Io non partecipo e vengo additato dai giornali come lo sconfitto del congresso (a cui non ho partecipato). Oggetto del contendere? Linea politica e pluralismo interno. A quel congresso era stato invitato il segretario del Pd Silvio Lai e di fronte a lui si era invece rinsaldato il rapporto del Psd’az con Cappellacci. Io chiedevo il contrario: elezioni anticipate dal tempo dello scandalo sull’eolico e sulla P3. In quella fase i miei colleghi Solinas e Dessì costituivano i pilastri della maggioranza congressuale di Giacomo Sanna. Il congresso si chiude con un rafforzamento del rapporto con Cappellacci e un mio isolamento nel gruppo.
Si avvicinano le elezioni politiche. Il Psd’az manda una delegazione a Roma a trattare con il sistema dei partiti meridionali che stanno negoziando un’alleanza con il Pdl: l’obiettivo è conquistare comunque un diritto di tribuna in Parlamento. La trattativa non va a buon fine. Nelle ultime settimane mi si chiede di lavorare a costruire un ponte col Pd per verificare la possibilità di apparentare la lista del Psd’az col Pd. Mi ci butto con tutta la forza, ma il tentativo fallisce. Il Psd’az va da solo alle politiche ma si allea con l’ex Assessore Andrea Prato. Io dichiaro pubblicamente il mio dissenso radicale all’inclusione in lista di Andrea Prato. Vengo messo in minoranza. I miei colleghi Solinas e Dessì non sono candidati. Inizia una tensione nel gruppo consiliare proprio sulla linea politica.
Il 13 febbraio 2013 il Pd presenta una mozione di sfiducia contro Cappellacci. Io la voto, Giacomo Sanna no e mi richiama a stare ai deliberati del Partito, che io disattendo. Tra i miei colleghi, però, aumenta il dissenso con la linea ufficiale del Partito.
Celebrate le elezioni il Psd’az decide di uscire dalla Giunta. Solinas si dimette il 7 marzo 2013.
L’11 aprile 2013 Giacomo Sanna, dopo aver ricevuto una richiesta di convocazione del Gruppo consiliare firmata da tre consiglieri (io, Dessì e Solinas). Io sono sempre più impegnato a costruire una cosa più grande del Psd’az, i miei colleghi tentano di fare da ponte, di tenere insieme le divergenze.
Dopo tre mesi di vacanza del capogruppo, il Presidente del Consiglio regionale convoca il Gruppo e obbliga a trovare una soluzione. Viene eletto Solinas in un quadro politico ormai compromesso.
Che cosa fa, dunque, Niccolai? Isola due date, l’elezione di Solinas e la fondazione del Partito dei sardi, e parla di contraddizione. Viceversa, se si collocano gli eventi nella loro reale successione, la coerenza di una parte (piccola) della battaglia politica che ha portato alla nascita del Partito dei Sardi risulta evidente.
Poi Niccolai tenta la carta dell’ironia per un obiettivo politico esplicito: togliermi credibilità facendomi apparire contraddittorio e vanesio. Ma soprattutto, e qui sta la malizia politica, suggerisce che dentro il Psd’az io lavorerei a ricostruire un rapporto con Cappellacci. Essendo falsi i presupposti (presunta contraddizione e presunto obiettivo di ricostruzione di rapporti con la Giunta in carica) il cerchio dell’ironia non riesce a chiudersi perfettamente e deve scivolare sull’iperbole rovesciata: affermare che sono molto intelligente per negarlo e affermare invece che non ‘sono’ ma mi ‘credo’ molto intelligente al punto evidentemente da fregare gli altri, tutti gli altri, ma non Niccolai. In sostanza, essendo deboli i fatti, Bellu gioca a creare una caricatura e sposta il tiro dalle azioni, che non riescono a sostenere il suo discorso politico, sulla persona: regola 38.
Una volta costruito l’arbitrario perimetro caricaturale e bipolare, Niccolai mi fa apparire un consapevole schizofrenico, narcisista e vanitoso, ma gli scappano sempre quegli aggettivi e quelle espressioni (‘qualità intellettuali’, ‘colto’ e ‘affidabile’) che svelano evidentemente ciò che lo infastidisce. Io non vado in televisione da mesi, ho rifiutato i talk show ormai da anni (l’ultima volta, anni fa, litigai a Videolina con un presunto sondaggista di cui non ricordo il nome); ho un pessimo rapporto con i giornali, comunico attraverso questo Blog e coltivo pochissimi rapporti con alcuni selezionati e pazienti giornalisti; non frequento i salotti; tengo gelosamente distinta la mia attività universitaria da quella politica; non presento i miei libri; ho rifiutato recentemente un’intervista con l’Unione. E dunque torniamo al punto: l’obiettivo è screditare la persona: regola 38.
A questo punto del racconto di Niccolai c’è la morale delle favole. Come è noto, le favole sono costruite a partire dalla morale, quindi per capirle bisogna leggerle al contrario. La morale è che il mondo è come un interruttore: on – off. Le due posizioni cerebrali consentite in Italia, per volontà divina, sono la Destra e la Sinistra italiane, tertium non datur. Chi ha una posizione diversa è uno che scende le scale pretendendo si salirle e dunque chi non è con la Sinistra Radical è Berlusconiano (e nella categoria è compresa anche la sinistra di governo di Enrico Letta). Questo è il corto circuito finale. Ma perché sprecare tutto questo inchiostro per dire una banalità militante di questo tipo? Bisogna unire i monconi della storia, per rispondere. Dà fastidio che ci sia uno che non sembra incolto e che non è della sinistra radicale. Di conseguenza bisogna dire che è di Destra, che è un ‘finto colto’ e un narcisista opportunista, perché altrimenti va in corto circuito l’on-off. Vecchia storia: regola 38.

10 Commenti

  • Beh, cando comintzat a cajentare, cumente in custas dies de trivulas, comintzan a dare iffadu tottu cuddos baballotos, muscones, pulikes e cadenacras e gai tottu iffadande. Parimus ainos ki andan in kirca de umbra o de carki poja de abba po s’imbrossinare e si corcare in su pruere. Fintzas a cando carki musca “ molentina” non torrat a iffadare, e non bastat prus ne a moer sa coa o sa conca, ne a caricare o a tumbare…, tocat de sighire a andare, a carikes, ma andare e sighire in su ki si depet faker. A si nos firmamus a iscurtare cussa zenia de babbasoris, ki sun semper in kirca de nos sutzare su samben (fortzis pro nos faker s’esame de su DNA), o fortzis solu pro bier si semus traitores o traios (s’accentu in uve andat? Boh), cumbintos o timorosos o puru barrosos e cretios. B’est semper cuddu pulike o cadenacra, ki, armada de pesa de oreri, est pesande sos irballios ki Fulanu at fattu…, tottu sas bortas ki s’est sortiu o ki s’est iskirriau, e cada borta ki acattat un’irballu si ponet a currer e a brincare, ballande e cantande “ s’indipendentzia k’est de imbolare… su sardismu k’est mortu… s’indipendentzia est una faulabberu imbentada solu po tenner cadira bona… milla mi sa beridade,… ballade, ballade bois, truncadebolla s’anca, sas maccas de bidda mea…hihi”. Ma sa bella, non Bellu, ma propriu sa bella est ki in prus de iffadare s’ainu, comintzan a s’iffadare issos e tottu, kircandesi a pare, brigandesi e inzurzandesi: su pulike “ mi ses istrokende ke l’avio nau prim’eo” ,e sa cadenacra li rispondet” eh, ma tue tenes semper resone ca nas tottu e bintzas su cuntrariu de su ki as nau”. “ mudu tue microbo in sapidoria”, li nat su pulike, “ mannu tue…”. Non l’accaban prus. Tottu custu fracassu ki aken custos babbasoris, paret ki bi sian sol’issos… Ma fortzis est gai, fortzis su molente sardu non b’est? Nooooo…, non bi dian esser mancu pulikes, formicas, cadenacras e carramerdas. Bastat, non b’at pasu po su molente, mancari ki iscudat de coa, s’imbrossinet o orrokinet, non si los podet catzare. Li toccat de sighire a andare, iskinde ki su caminu sardu est malu, tortu, prenu de fossos e de iscalas. A bortas cussu caminu si cuffundet in andelas ki si perden in sa neula de su visu, (pandela, pandela, cale ses tue pandela?), ma s’ainu sardu connosket su camminu zai fattu e iskit a uve andare fintzas a ocros cunzados (bendaos?), e cando non connosket su caminu bastet ki orrokinet (in sardu) ca su caminu liu inditan sos molentes mannos ki an’appertu s’andela antica. Pruuuuuuuuuu molè…!
    *dae “ S’ainu sardu l’iskit a orrokinare e iscuder carkes? Boh!”
    P.S. A su pilosu ponieli numene sardu e in sardu. A lu connosker forte e sanu.

  • No, Locke, ti tolgo la maschera, tutto qui.

  • Orsù Professore, adesso applica anche la regola 38.

  • Egregio Luca, riveda gli interventi in Aula alla chiusura della scorsa legislatura e si faccia qualche domanda. Passi in rassegna la mia attività in questa legislatura e la confronti con quella di altri. Passi in rassegna i miei interventi in questa legislatura e poi verifichi rispetto ai fatti quale è stato il mio lavoro. Io ho costruito negli anni una posizione che oggi si riassume nel Partito dei Sardi; solo su questa posso essere valutato. Il resto sono generalizzazioni funzionali a schematismi radicali che si infiammano soprattutto in uno schema bipolare. Per cui, mi dispiace per Lei, come vede la realtà non è un interrutore on-off, non ci sono sempre e solo due posizioni.

  • Egregio Locke, a parte l’esibizione della lettura, non attenta, mi pare che Lei accusi e sentenzi senza dimostrare e che le dia fastidio che io faccia politica e che sia riformista e indipendentista. Non posso evidentemente toglierle né il fastidio della mia attività né il vizio della sua sicumera.

  • Caro Professore, attingendo dal trattato di Schopenhauer, mi viene in mente che se durante la sua LUNGA carriera politica avesse EVITATO di applicare alcuni degli stratagemmi per ottenere ragione, oggi potrebbe a buon titolo parlare di grande Partito dei sardi.
    Se avesse evitato di applicare la regola n. 6 Dissimulazione di petitio principii e si fosse concentrato, Lei e non altri, più sul dimostrare che sul postulare, oggi potrebbe a buon titolo parlare di grande Partito dei Sardi.
    Se avesse evitato di applicare la regola n. 28 Argumentum ad auditores, che, come Lei e non altri ben sa, funziona meglio quando persone colte disputano di fronte ad ascoltatori incolti, oggi potrebbe a buon titolo parlare di grande Partito dei Sardi.
    Le ricordo, caro Professore, che il “cosiddetto centrosinistra”, al quale Lei agogna di allearsi, sarebbe, a suo dire, quello che non sa riflettere sulla “sua costante tentazione di convincere i radicali piuttosto che premiare i riformisti”.
    La prego Professore, non porti il Popolo Sardo con Lei alla deriva.

  • In vista delle prossime elezioni regionali, venerdì pomeriggio, a Oristano, il Pd cercherà di mettere il punto sul regolamento per le primarie del 29 settembre. Si cercherà di trovare l’intesa sull’eventuale inserimento del ballottaggio, forse il nodo più difficile da sciogliere, a causa delle diverse posizioni sia all’interno della coalizione che tra le fila del partito. Proprio il mancato accordo su questo punto aveva fatto saltare la votazione sul regolamento, dieci giorni fa, sempre a Oristano, dopo ore e ore di discussione. Venerdì prossimo sarà, dunque, il momento della verità, anche se ancora non c’è una posizione unitaria sull’argomento. Sempre venerdì prossimo, ma nella mattinata, nella sede del Pd regionale, in via Emilia, a Cagliari, ci sarà un incontro con gli alleati della coalizione, che comunicheranno la loro posizione definitiva sul regolamento per le primarie, compreso il codice etico, che ancora non si sa se sarà inserito o meno. Il confronto con gli alleati servirà a orientare il percorso del Pd che, nel frattempo, ha sottoposto agli alleati la carta d’intenti e dei valori (la base del futuro programma elettorale per le regionali) per accogliere suggerimenti e integrazioni.

  • Evelina Pinna

    Un po’ la regola del nemico in casa, dei parenti coltelli, dell’amico del giaguaro. E’ chiaro anche da queste evidenze, che il Partito dei Sardi è urgente e indispensabile, è il primo vero esempio in Sardegna di inclusive democracy, l’unica via d’uscita dalla crisi; l’unico in cui conta la coerenza tra mezzi e fini e dove il potere non ha nulla di arcaico e persecutorio, ma in maniera semplice o complessa dipende, è la giusta articolazione degli strumenti di lavoro. Perché il punto è questo: il potere oggi è una forma di minaccia e persecuzione per la gente (paralizzata al voto per paura del dominus locale) e una condanna per i politici (incapaci, mentre minacciano, di decidere e di prendere decisioni). La nostra è una forma di democrazia mista, rappresentativa ed elettiva in azione, l’organizzazione del Partito dei Sardi non basata sui soliti “quadri di partito”, ma nello stile di vita della gente che conta sul lavoro come primo strumento di emancipazione che destra e sinistra hanno negato in questi anni. Un catalizzatore di consenso tra rabbia e paura che diventa coraggio, in questa fase di emergenza e che porterà l’Isola verso una modernità neoliberale. La fascia dei quattro mori che si solleva a corona: così immagino stilizzata la bandiera del Partito dei Sardi.

  • Bellu (con il segno meno davanti) soffre della sindrome del fidanzato mollato. E’ imbufalito con il mondo e se la prende con chiunque gli ricorda la parabola discendente del suo fare giornalismo. Basta ignorarlo.

  • Questo chiarimento mi fa pensare che è arrivato il momento di partecipare alla costruzione del Partito dei Sardi.
    Siamo pronti, professore vada avanti e ci metta in condizioni di partecipare.
    Aspettiamo il simbolo e poi andiamo avanti.

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