Come si fanno le primarie? Come le hanno fatte a Macomer

24 marzo 2013 17:523 commentiViews: 28

Tante volte ci si chiede come si debbano fare le cose che piacciono e si pensa che siano particolarmente difficili. Invece, il più delle volte, basta la regola della semplicità perché tutte le caselle vadano a posto.
A Macomer volevamo fare le primarie per affidare alla gente la selezione dei candidati. Volevamo farle un po’ all’americana: obiettivi, codice etico, candidati e campagna elettorale. Il problema era: chi far votare? L’esempio del Pd, che aveva selezionato l’elettorato attivo tagliando fuori gli elettori di Renzi, non ci piaceva. Abbiamo deciso di far votare chiunque: bastava essere residenti e presentarsi al seggio con la carta d’identità. Rischioso? Ma mica tanto, che cosa sarebbe mai potuto accadere? Bene, lo abbiamo fatto. Risultato: 2017 votanti, quasi un terzo di coloro che abitualmente vanno a votare: mai vista una partecipazione di queste dimensioni.  Un clima politico e sociale festoso. Molti giovani.
Io, ieri, me ne sono stato un po’ in disparte a osservare. Macomer ormai ha una classe dirigente autonoma rispetto al mio percorso politico. Sono cresciute tante persone e stanno dando vita a una nuova pagina della storia del mio paese.
Le donne, le donne sono state protagoniste.
L’unica che si è candidata, la signora Rossana Ledda, in una sola settimana di campagna elettorale ha fatto un exploit incredibile, ha mobilitato il mondo degli sportivi e dei piccoli imprenditori, ha portato una parte della borghesia macomerese a implicarsi in una nuova responsabilità. Che significa? Significa che Macomer aveva in seno una leadership naturale che si affermerà ulteriormente nel governo della città. Quante altre leadership naturali che non conosciamo ci sono in città? Per saperlo dobbiamo aprire la partecipazione più di quanto abbiamo già fatto. Altre donne hanno avuto consensi notevoli e saranno candidate. Molti giovani hanno dimostrato di avere un radicamento sociale imprevisto e imprevedibile. Bellissimo: niente è scontato, la libertà degli uomini produce l’inatteso e produce la risposta che prima non si vedeva. La democrazia vera è come accendere la luce e scoprire volti nuovi.
Vedere quel piazzale mai vuoto, sempre animato da persone che discutevano; vedere la regolarità dello spoglio pubblico seguito fino a tarda notte da tante persone, mi ha confortato: si è girata pagina.
Bisognerebbe far così anche per le elezioni regionali: valori e obiettivi, candidature libere e con procedure semplificate, seggi seri e trasparenti, carta d’identità e voto. Semplice, chiaro, leale e giusto.

3 Commenti

  • Salvatore Derudas

    Ottimo il metodo. I risultati ne sono la prova. La gente vuole chiarezza semplicità e non vuole sentire odore di bruciato. Bravi.

  • Credo che deve esserti riconosciuto il grande merito di avere avviato questo processo. A Macomer hai raccolto almeno 2000 grazie perchè qui come altrove non si sente più pensare, non ci si incontra.
    La gente ieri ha dimostrato che parlare e confrontarsi è un bisogno, altrimenti si cedono gli spazi di pensiero a santoni improbabili o papponi incompetenti ma furbi.

    Sembrava un aperitivo collettivo piu’ che una votazione.

    A parte i tre candidati sindaco, ho assistito a potenziali candidati consiglieri (si potevano esprimere anche 4 preferenze libere) che fermavano i votanti per chiedere la preferenza, in una sorta di trattativa frenetica basata sull’esposizione della competenza, della esperienza o anche dell’inesperienza.

    Finalmente protagonista una donna non cooptata da una segreteria di partito ma che proviene della società libera e produttiva, era ora.

    Se questo esperimento di democrazia fosse esportato a livello regionale forse inizieremo un nuovo percorso civico.

  • Cristian Ribichesu

    Complimenti.

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