Come ragionano banchieri e tecnoburocrati di Bruxelles: le crisi servono per indurre le nazioni a cedere sovranità. Loro la chiamano integrazione, noi la chiamiamo subordinazione

22 maggio 2012 07:037 commentiViews: 11

sl0926Gira in rete da tempo una dichiarazione di Monti che va ascoltata con grande attenzione. Eccola. Il premier sottolinea il modo con cui tutta la lobby burocratica europea e tutta la lobby finanziaria guarda alle crisi sociali. Loro sono convinti che le crisi siano straordinarie occasioni per indurre le nazioni a integrarsi in grandi paesi, necessariamente governate da occhiute burocrazie, da monete uniche, da severe politiche fiscali, da darwiniste regole di mercato, in nome di che? In nome delle dimensioni. In buona sostanza, dietro questo modo di pensare, c’è l’antico universalimo laico che fa da pendant all’universalismo religioso: un solo pianeta, un solo stato, un solo ordine. Una reductio ad unum guidata dall’utopia (molto massonica) che individua nella creazione di un ordine mondiale l’unica strada per porre fine alle ingiustizie e al disordine. Il veicolo di questo programma è la moneta o le grandi monete. Per il movimento comunista era l’esportazione della rivoluzione a fungere da strumento del nuovo ordine. Oggi le monete assolvono la stessa funzione; esse instaurano cessioni e acquisizioni di sovranità non negoziate politicamente. Basta che una comunità con una propria moneta si agganci al sistema del Fondo Monetario Internazionale e di fatto cede quote di sovranità ai grandi players finanziari  che da quel momento decidono, senza mandato, le politiche di quella comunità. A questo punto bisogna ragionare sul significato della scelta dell’Argentina di qualche anno fa di sganciarsi dal dollaro e di non accettare prestiti dal Fondo Monetario Internazionale: il risultato, positivo, è sotto gli occhi di tutti. La moneta è un bruco di sovranità; è con certezza il migliore alleato delle burocrazie impersonali e anonime che decidono dei popoli. Bisogna cominciare a diffidare del gigantismo di Bruxelles, della ineluttabilità delle sue politiche, della sua indifferenza alla produzione dei beni,  della sua manipolazione dell’afflato solidarista dei popoli nella direzione di una grande subordinazione delel genti (percepite come ignoranti, disordinate e perciò pericolose, secondo la ‘migliore’ tradizione britannica) a un elite non delegata dai cittadini ma dall’egemonia sulle dinamiche finanziarie. Si sta affermando pericolosamente il principio che riconosce la sovranità a chi sa stare nel duro gioco finanziario, non certo a chi semplicemente esiste e crede, in quanto uomo, di essere titolare di diritti. Noi siamo indipendentisti; stiamo costruendo un’alleanza sovranista; dobbiamo avere  un pensiero finanziario.

7 Commenti

  • Rosella Soliani

    Anche noi seplici cittadini, abbiamo il dovere civico di esercitare la conoscenza dei meccanismi perversi della macro finanza,al fine di combattere nel nostro piccolo, con le scelte quotidiane,le egemonie finanziarie.
    La questione curiosa è l’azzeccato aggettivo utilizzato a fianco al soggetto: “debito detestabile”

    http://eccocosavedo.blogspot.it/2012/06/la-bce-e-leuro-sono-ufficialmente-di.html

  • http://vonmises.it/2012/05/17/la-principale-fonte-di-disordine-economico/

    L’articolo riguarda la FED (Federal Reserve) ma il suo funzionamento è abbastanza simile alla BCE e tutte le altre banche centrali.

  • Fulvio Perdighe

    Forse era febbraio e sulla pagina del partito pubblicai questo link http://www.trilateral.org/. Sembra fantascienza ma in realtà è l’essenza del problema. L’Europa è fallita perchè incapace di opporsi politicamente alle lobbies multinazionali. E’ il superpotere economico organizzato che governa gli stati annientandone, attraverso le politiche comunitarie, le capacità di sviluppare modelli economici specifici ed indipendenti dalle borse e dal debito pregresso. Oggi un non-Stato come l’Italia prende ordini da chiunque. OCSE, BCE, addirittura Francia o Germania ci impongono il da farsi.
    Sarà forse ora di mettere veramente in dubbio la permanenza in Europa?

  • Carlo Deidda

    Caro Paolo hai centrato il cuore di tutti i problemi… non ci sono regole di mercato altrimenti il loro progetto sarebbe schiantato a terra… mezzo sistema finanziario mondiale è tecnicamente fallito e si ostinano a tenere in vita degli zoombie… in Svezia negli anni 80 una crisi simile a questa ma circoscritta al solo paese scandinavo è stata risolta con determinazione e con una parolina magica che si chiama NAZIONALIZZAZIONE.. Invece questi burocrati al servizio dell’alta finanza si ostinano con delle terapie che non fanno altro che svuotare di ricchezza i cittadini a vantaggio del sistema finanziario. Noi siamo indipendentisti e un domani una delle primissime cose da fare è il controllo della nostra moneta…
    Riporto di seguito alcune celebri frasi di grandi personaggi che rendono bene il concetto.

    Fortza paris

    Abraham Lincoln:
    Il governo deve creare, emettere, e far circolare tutta la moneta.
    Creare e emettere moneta è la suprema prerogativa del governo ed è la più grande opportunità creativa.
    Adottando questi principi i contribuenti risparmieranno immensi capitali costituiti dagli interessi (sul debito) e il denaro cesserà di essere il padrone per divenire il servo dell’umanità.

    Thomas Jefferson:
    Se il popolo Americano consentirà ancora alle banche di controllare l’emissione della loro moneta..le banche e le corporazioni (società) che cresceranno intorno al popolo stesso lo priveranno di tutte le forme di proprietà, fino a che i figli si sveglieranno senza casa nel continente un tempo conquistato dai loro padri.

    Barone Mater Amschel Rothschild,
    founder of the Rothschild banking dynasty:
    Datemi il controllo sull’offerta di moneta di un paese e non dovrò preoccuparmi di chi ne fa le leggi.

  • Egregio Sandro, io non abbaio, neanche con i maleducati come Lei. Capisco che il mio perimetro politico dia fastidio a chi, come Lei, prima sceglie la parte e poi la verità; e capisco che Le abbia dato molto fastidio che io non mi iscriva alla sua parte, ma certamente se vuole confrontarsi con me sulle scelte fiscali del governo italiano, o su quelle trasportistiche o su quelle energetiche (scelte tutte italiane che stanno sotto il livello descritto dal post di oggi) io sono disponibile anche a confronti pubblici. L’Italia ha le sue grandi responsabilità, anche quando scopiazza da Bruxelles.

  • Da queste sue considerazioni segue palese palese, che il suo precedente abbaiare alle politiche italiane nei confronti della sardegna (deficitarie sicuramente) erano per lo più indotte dalle politiche di Bruxelles. Trasporti, fiscalismo, energia chi le decidono? Non di certo l’Italia! Che ha perso da tempo l’indipendenza che noi sardi andiamo faticosamente costruendo!!

  • “(…)i grandi players finanziari che da quel momento decidono, senza mandato, le politiche di quella comunità.
    Fra quote latte, quote agrumi, quote pesca e quant’altro, è stato facile limitare l’economia di una colonia dell’Italia, che a sua volta è il fanale di coda di un’Europa che a sua volta cerca inutilmente di rinverdire fasti del passato di fronte a CIndia.
    Cerchiamo capitali cinesi ed indiani.
    Tanto, se non lo facciamo noi prima, saranno loro a cercarci e ad imporre le gravose condizioni.

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