Come non si devono fare i convegni. Primi vagiti della ripresa di un confronto democratico sereno

19 marzo 2010 08:5610 commentiViews: 61

360Sardegna Democratica ha organizzato a Sedilo qualche settimana fa un importante convegno sul latte. Sul sito di Efisio Arbau è comparso questo articolo che è utile a tutti per capire come non si devono organizzare i convegni politici.

Le tavole rotonde senza un progetto sono pericolose

Il progetto include, approfondisce, quando è partecipato crea nuova energia, dà prospettiva, fa crescere chi partecipa, è più lento e non ha bisogno di prime donne. E’ serio.
Le tavole rotonde senza un progetto sono pericolose, spesso si allontanano dalla realtà e quando si sbagliano titolo, contesto, coordinatore e relatori, producono catastrofi. Uccidono la speranza anche in chi vorrebbe continuare a crederci comunque.
Ma non voglio fare filosofia, voglio raccontarvi un caso concreto, in modo leggero per non annoiare, in modo nervoso perché credo in quello che scrivo, cercando comunque di non offendere nessuno…. Nei limiti del possibile.
SEDILO. Dopo mesi di acceso dibattito in cooperativa pastori, ma in generale in tutto il paese, su temi legati al futuro della cooperativa, al prezzo del latte, al destino dei pastori, ai rapporti con gli industriali, con le banche, con gli avvocati, con i giudici, con la Sardafactoring, arriva una tavola rotonda di Sardegna Democratica dal titolo enigmatico:

IL LATTE UNA RISORSA PER I SARDI …. Sedilo …. Sala Deiana, via Carlo Alberto
Partecipano: Gesuino Muledda, Felice Floris, Paolo Mannoni, Pietro Tandeddu, Tore Pala, Giuseppe Pulina, Renato Soru
Coordina Efisio Arbau
“Naturalmente non si tratta di latte di bufala ma di pecora” , introduce il coordinatore, “noi di questo settore dobbiamo andare molto orgogliosi, siamo leader a livello europeo e mondiale di latte ovino, abbiamo una struttura di aziende molto consolidata nel territorio, un’industria casearia agguerrita, un sistema di cooperative straordinario”……esagera un pò per fare i complimenti a tutti i relatori come in un talk show televisivo e poi per creare pathos e avviare il confronto continua così…. “è un settore che ha dei problemi gravissimi, strutturali, congiunturali, come li vogliamo chiamare, di qualsiasi tipo, qualsiasi tipo di pestilenze….” (…????… Diventerà bersaglio della spietata ironia triste dei pastori al bar)
Si intuisce subito che tra i mesi di dibattito in cooperativa pastori a Sedilo e la tavola rotonda non c’è alcun nesso, nessuna conseguenza… come se nessuno sapesse degli altri… non c’è nessun rapporto con il “luogo” e con i problemi del “luogo” …. d’altronde in sala ci sono pochissimi pastori.

La tavola rotonda continua:
“bisogna produrre meno romano” , “aumentare la produzione di pecorino sardo”, “la qualità va pagata”, “il prezzo lo fa il mercato”, “i politici sono contro i pastori e a favore dei consumatori”, “dobbiamo confrontarci con un mercato che è globale”, “la colpa è dei pastori perché non si aggregano”, “la colpa è della politica”, “la colpa non è della politica”, “continuiamo a dire le stesse cose da 30 anni.. etc., etc.”. Nelle tavole rotonde. Appunto!! Questa è’ disordinata, confusa. Molto senso comune ma non si vede progetto. Non si percepisce il motivo per la quale è stata organizzata e per la quale è stata organizzata proprio lì, a Sedilo.
Il coordinatore con spiritosaggine inutile, e involontariamente, con l’intenzione di fare un piacere al primo relatore che era stato assessore all’agricoltura della Regione trenta anni fa gli dice: “mio padre ha ancora la tua foto sul comodino” fissando per sempre l’immagine della tavola rotonda. Una foto di trenta anni fa impolverata e in bianco e nero che rafforza l’antico modo di dire: se si fanno (o si dicono) sempre le stesse cose, sempre con le stesse persone si ottengono sempre gli stessi risultati.

Io il 27 di febbraio, non sono andato alla tavola rotonda, non ero a Sedilo, ero molto lontano. Rientro in paese circa 10 giorni dopo e la pungente (e triste) ironia dei pastori al bar si è scatenata. Molti hanno saputo solo dopo il 27 della tavola rotonda, ma Sardegna democratica mette in rete i filmati. Li ascoltano. Chiunque li può ascoltare ancora.
Riascoltando i filmati ci sono passaggi che fanno rabbia ed altri veramente comici. Voglio raccontarvene un paio sentiti in giro, che nel passaparola sono diventate “storielle”; vi racconto solo quelle che fanno più riflettere, tralasciando quelle più dure sugli industriali caseari privati.
Ad esempio il presidente della cooperativa pastori di Nurri, una delle più grandi cooperative di trasformazione in Sardegna, che produce quasi esclusivamente pecorino romano, prima invita i pastori ad aggregarsi e subito dopo dice:
“Il 64% della produzione di tutte le aziende pastorali è gestito dalla cooperazione, il 36% dagli industriali privati che però la fanno da padroni perché la cooperazione non chiude la filiera, infatti il formaggio prodotto dalle cooperative è venduto dagli industriali privati, di conseguenza il valore aggiunto va ai privati” ( i privati sono gli industriali caseari privati chiaramente). “Le restituzioni dell’Unione Europea, in passato andavano agli industriali privati anche per il formaggio prodotto dalle cooperative”. E’ una cosa gravissima, che diventa tristissima quando, continuando il ragionamento, fa capire che c’è del prodotto invenduto nei magazzini delle cooperative. Cioè agli industriali privati va il valore aggiunto e alle cooperative di trasformazione come quella di Nurri rimane l’invenduto. Per questo motivo propone una sorta di rottamazione come nel settore auto per alleggerire il mercato. E volete che non venga spontaneo pensare “all’industria casearia agguerrita” (contro chi?) ed al “sistema di cooperative straordinario” (straordinario in che cosa?)
Una seconda storiella è amaramente simpatica ed ha per tema il pecorino romano e la “rottamazione”. Ad un certo punto della tavola rotonda, dal pubblico interviene un professore universitario e dice che il pecorino romano con una percentuale di sale al 7% è un prodotto immangiabile: “se lo dai ad un turista lo sputa”. A quel punto interviene il presidente della cooperativa pastori di Nurri che propone la rottamazione di 10 milioni di euro di pecorino romano donandolo ai paesi poveri. Si otterrebbero in questo modo due risultati; il primo è quello di alleggerire il mercato il secondo è quello che siccome sono indigenti non lo sputano. Ho riascoltato le registrazioni e per fortuna nella tavola rotonda non c’è nessun collegamento tra quello che dice il presidente e quello che dice il professore. Le due cose vengono dette in momenti diversi e senza riferimenti agli indigenti che non lo sputano. Ma le due cose, anche separate, fanno riflettere ugualmente.
La terza è veramente simpatica. Da noi quando una cosa è ovvia si dice che non c’è bisogno di un professore universitario per spiegarla. Ad esempio mio nonno diceva “non bi cheret unu professore universitariu po kumprendere ca si costada de prus a du faghede unu litru e latte chi no a du endede su sartu fallidi”. Non ci vuole un professore universitario per capire che se il costo di produzione di un litro di latte è superione al suo prezzo di vendita il settore entra in crisi (anche dal punto di vista biologico). Incredibile amici, alla tavola rotonda c’è stato anche questo.
Che cosa succede invece nei “luoghi” che stanno fuori dalle tavole rotonde? Ad esempio: qualche anno fa o negli ultimi mesi di acceso dibattito in cooperativa pastori a Sedilo, nelle case, nei bar, tra amici di cosa si parlava? Quali erano gli argomenti? E ancora: chi sono questi pastori? Quanti sono? Quali problemi hanno? Quali soluzioni propongono? Chi li ascolta?
La Cooperativa pastori di Sedilo nasce e opera dal gennaio del 1955.
La finalità della Cooperativa è quella di raccogliere e vendere in forma aggregata il latte dei soci. Oggi i soci sono 112, i litri di latte conferiti sono circa 1.800.000 all’anno e il volume d’affari è di circa € 1.350.000. Ciascun socio possiede dai 100 ai 300 capi ovini e ha in media 45 anni. Si tratta di una cooperativa formata prevalentemente da piccoli produttori. Il latte prodotto è di altissima qualità perché proviene quasi interamente dal pascolo naturale. Possiede un grande refrigeratore e raccoglie il latte di tutti in un unico punto dove giornalmente viene ritirato. Questo fa aumentare il suo potere contrattuale con gli acquirenti del latte. Il Consiglio di amministrazione e il Presidente è ed è sempre stato formato da soci conferitori e viene rinnovato ogni due anni. Il Presidente e il Consiglio di amministrazione hanno dai soci una delega in bianco a vendere. Si può tranquillamente affermare che sulla base del prezzo del latte contrattato a Sedilo si stabiliva, in media, anche quello del latte ovino regionale. Quasi sempre il latte di Sedilo viene lavorato per fare formaggi diversi dal pecorino romano, ma questo non ha un peso in contrattazione.
Da qualche anno, dietro la spinta ideale del vecchio governo regionale, dei tanti luoghi di confronto aperti dalla progettazione integrata e dai nuovi Gal faticosamente si stava facendo strada un modo nuovo di approcciare le questioni. Anche a Sedilo, come in molti altri posti.
Nelle discussioni avevano ripreso il loro posto l’analisi, la strategia, il progetto, la prospettiva. Non solo prezzo del latte.
Ripensare la strategia a livello regionale ad esempio: in Sardegna ci sono tre milioni di pecore che derivano da quattro allevamenti; il miglioramento genetico spinto per far produrre più latte ha portato ad un animale fragile che si ammala di tutto e muore prima. Prima che cominciassero a manipolare “in laboratorio”, in mille anni di selezione i pastori si erano “costruiti” una pecora buona per la montagna, e una per la pianura in grado di valorizzare al massimo i nostri pascoli. Le vere risorse erano una pecora specifica, i pascoli e soprattutto il saper fare dei pastori (per la tavola rotonda è il latte la risorsa… chissà a cosa pensava chi ha confezionato il titolo: alla quantità, alla qualità, al prezzo… boh!). Oggi produciamo tanto latte, non importa la qualità, tanto lo mettiamo quasi tutto nel grande pentolone regionale, cuociamo, buttiamo tanto sale e produciamo un formaggio, il pecorino romano, che vendiamo in America da mescola e da grattugia. Uno dei peggiori formaggi al mondo.
Ripensare la strategia della cooperativa ad esempio: trovare il modo di lavorare solo il latte di Sedilo. Un latte di ottima qualità che proviene quasi interamente da pascolo naturale per agganciarci un formaggio specifico, in attesa di maturare le competenze e trovare le risorse per aprire un caseificio in paese. Perché valorizzare il latte vuol dire prima di tutto agganciarlo ad un buon formaggio. Coinvolgere nel progetto i familiari e gli amici dei soci, quelli che hanno studiato, quelli che vivono fuori, quelli che conoscono le lingue, quelli che hanno competenze, che possono e vogliono dare una mano.
E tanto altro ancora.
Ma lasciamo stare. Anche se sono cose intelligenti sembra vana filosofia rispetto a quello che succede negli ultimi mesi.
Negli ultimi mesi a Sedilo, si affronta un problema di gravità inaudita che porta la cooperativa ad un passo dalla chiusura. Sentite un pò: nel 2004-05 il latte viene venduto alla Cossu Formaggi S.r.l. che versa alla Cooperativa un assegno mensile per il latte conferito nel mese, come da prassi consolidata da tempo (oltre che da contratto naturalmente). A gennaio 2005 il Cossu si presenta in Cooperativa e dice di non avere (temporaneamente) liquidità e non può garantire il pagamento del latte nei mesi successivi. Come si sa, nei mesi primaverili si produce circa il 70% del latte di un anno e di conseguenza anche il 70% degli introiti delle aziende. Cossu propone anche una soluzione: un contratto di factoring con la Sardafactoring. Cioè per farla semplice la proposta è questa: siccome a me le banche non fanno più credito i soldi alla Sardafactoring li chiedete voi, garantendo con proprietà vostre, io mi impegno a pagare il corrispettivo del latte anticipato dalla Sardafactoring entro sessanta giorni a decorrere dall’accredito alla Cooperativa. La situazione economica delle singole aziende produttrici non è facile e la Coop decide di accettare. Fu l’inizio di una causa che la vede impegnata ancora oggi con un pignoramento prezzo terzi , un’esecuzione immobiliare ma soprattutto tanta confusione tra i Soci che potrebbe pregiudicare l’esistenza stessa della Cooperativa.
Non sono sicuro di essere riuscito a spiegare bene la gravità della questione e ci riprovo anche in questo modo: i pastori devono garantire imprenditori che prendono vagonate di denari pubblici e non pagano il latte (la risorsa dei sardi per la tavola rotonda). E società partecipate dalla Regione (in varie forme) chiedono ai pastori di restituire con loro beni il corrispettivo del latte che l’industriale avrebbe dovuto pagare. E la storia finisce con un tentativo di pignoramento dei pochi beni comuni dei pastori.
Tra i pochi beni della cooperativa c’è la sua sede sociale, costruzione in basalto al centro del paese, con una sala dove da sempre si tengono le riunioni, gli incontri più importanti. Dove Soru è venuto a tenere il suo incontro in campagna elettorale ad esempio. Pignorata. La tavola rotonda si è tenuta in un bar-discoteca dove da sempre si organizzano feste della birra e veglioni di carnevale.
Da noi “su logu” ha un senso.
La cooperativa ha cercato di combattere con avvocati ma ha capito subito che quella strada non basta ed ha cercato di informare chi poteva scandalizzarsi, ha cercato negli ultimi mesi di far passare la notizia sui giornali, di far fare una interrogazione in Consiglio. Con discrezione e senza strillare ha chiesto aiuto. Con dignità ha chiesto di essere ascoltata. Ma non c’è riuscita.
E allora concludo aggiungendo qualcosa di mio alle conclusioni della tavola rotonda.
………..”Sarà un politico importante, sarà un politico (anche insieme a tanti altri) che avrà la soddisfazione di aver realizzato qualcosa, quel politico che sarà capace di aprire una strada per fare in modo che questi saperi tradizionali, questa industria tradizionale diventi un’industria moderna”…………..
Perché non continuiamo e miglioriamo la strada di un progetto che c’era (un Programma per cambiare la Sardegna insieme), che è stato condiviso, che ha creato consenso, che ancora può includere conoscenze disperse, approfondire, creare nuova energia, dare prospettiva, che non è cieco rispetto ai luoghi, “per fare in modo che questi saperi tradizionali, questa industria tradizionale diventi un’industria moderna” ?

giampietro carboni

10 Commenti

  • Marcello Simula

    Aggiungo un’altra cosa:è stato bello finchè….
    Beh, ragà, è finita!

  • Marcello Simula

    Io a Silanus c’ero, ho ascoltato, ho cercato di capire, ho visto un assessore che, forse, da tanto tempo non incontravo più, ho visto che ancora è dura a morire l’abitudine ad avere la pappa pronta senza rimboccarsi le maniche, ho visto che anzichè di sviluppo e prospettiva si parla sempre di premi e contributi, ho capito che è politicamente scorretto da dire ma chi ha comprato gli appartamenti con i contributi a pioggia forse è bene che oggi cerchi di rivenderli perchè sono finiti i tempi della cuccagna, non me ne vogliano i vari beneficiari, ognuno in coscienza si guardi dentro ,ma ho anche capito che, se qualcuno vuole davvero capire, che non si può parlare di sardismo e di INDIPENDENZA (non indipendentismo) se poi siamo (o siete) legati alla squallida dipendenza del contributo statale o comunitario. Vabbè su bisonzu, però cazzaeboche su sònnu!

  • Premesso che la proposta di Massimu è meritevole di attenzione dico: proviamoci assieme; ma prima vorrei fare un Piccolo e doveroso intervento per chiarire alcune cose a colui che sul sito Conchidortos.org ha relazionato del convegno di Silanus.

    Innanzitutto grazie per aver ridotto l’incontro organizzato dal PS d’Az ad “ennesima rappresentazione del gioco delle parti”.
    Riducendo a ruolo di figuranti di una kermesse teatrale coloro i quali a quell’incontro sono intervenuti. Con un tale incipit non ci si poteva aspettare che il corpo del testo seguente fosse in una qualche pur minima sfaccettatura una disamina corretta,equilibrata,imparziale di quanto di positivo si è cercato di proporre.
    Ragion per cui, ci preme ricordarle che alcune cose vanno dette e riferite per quelle che sono, e soprattutto non estrapolate dal contesto in cui esse nascono,si sviluppano e trovano il significato che da corpo al messaggio verbale che è la parte congrua e reale della comunicazione.
    Forse lei non era molto attento ed interessato a quello che si è detto,perché tanto per dirne una, sbaglia e confonde,sia la cronologia degli interventi che la paternità delle affermazioni fatte e da lei riferite. O dobbiamo pensare che diversamente lei è in mala fede? In tutta sincerità pensiamo che lei forse si è un po’ confuso.
    L’attenta analisi del Dott.Uras ha messo in luce che le agenzie hanno problemi grossi a gestire il lavoro che fanno e ha rimarcato che annualità pregresse di premi compensativi si sono sbloccate ad ottobre scorso grazie all’intervento dell’Assessore. In molti annuivano e davano atto.
    Ha proposto anche che i codici della DPU vadano cambiati, e si cambieranno, perché i nostri pascoli alberati dove pascolano capre, vacche e pecore non sono pascoli d’alpeggio e la decurtazione delle tare dovuta alla proiezione ortogonale delle chiome incide sul numero di capi e conseguentemente su premi e quant’altro.
    Ma ha anche citato la totale mancanza di informazione e di formazione degli addetti lasciati soli con la modulistica in mano,
    Ricorda lei che le Associazioni di categoria (regolarmente invitate) ,alle quali certi compiti spettano, abbiano ribadito qualcosa? No vero?
    Bene….semplicemente non c’erano. Lo ha omesso o se n’è scordato?
    O non è una notizia questa?
    1700 controlli che toccano il controllo del 60% delle aziende in questo contesto le suggerisce qualcosa? O trova che la proposta fatta da Uras di dividere l’azione su tutto il territorio e non solo sul Margine sia errata?
    Il tema dell’Indipendenza , al quale lei si riferisce, non era l’oggetto dell’incontro.
    L’aver citato la parola era funzionale al discorso più ampio che si stava facendo, e che lei ancora una volta non considera. La proposta di avere in Sardegna il controllo delle somme da distribuire con annessi tutti i meccanismi che oggi invece girano, male, a Roma,e la promessa che entro quest’anno l’organismo pagatore sarà istituito in Sardegna e le tante altre cose che altri hanno sentito e che ricordano,non vengono da lei citate.
    Perché?
    Forse perché per lei è più importante lasciarsi andare a somme algebriche che siano paragonabili ad altre somme. Cosa ci vuol dire paragonando la somma dei premi all’ammontare delle richieste di Cualbu e Zuncheddu?
    Ha il coraggio di dirlo? O semplicemente non lo ha?
    Che il pagamento dei premi sia la fonte di integrazione al reddito che consente ai nostri pastori di andare avanti è talmente vero che i primi a dirlo sono proprio loro e come dargli torto se le loro domande sono state in maggioranza dedicate a questo argomento, domande che hanno avuto come premessa parole forti come “ siamo allo zero, sottozero; Qualcuno lo porteranno in rianimazione; Siamo morti o stiamo morendo; la saga della pecora è finita” parole che però messe in bocca all’ Assessore Prato per lei assumono un’altra valenza.
    Perché allora non ricordare che l’intervento di un nostro giovane paesano ha dato il la a quest’affermazione, e quando per non essere tacciato da disonesto, l’Assessore ha detto la pastorizia è un morto che cammina, lo ha fatto ricordando che dal 2007 le cose sono cambiate e che la politica dei premi nel 2013 sarà finita.
    E quando lei ha ricordato che questa giunta ha approvato i progetti eolici le è stato semplicemente risposto che ciò non era vero e che non ne era stato approvato nemmeno uno, e lo ha sfidato a dimostrare il contrario.
    Domanda : Perché non lo ha fatto?
    Non aveva dati certi?
    O Forse perché lei sa che grazie al lavoro del Partito Sardo d’Azione si è bloccato lo sciacallaggio sull’eolico selvaggio e sulle serre fotovoltaiche che ora potranno essere fatte solo da imprenditori agricoli sardi o da società che li vedano azionisti di maggioranza?
    O forse perché quanto di buono noi riusciamo a fare è per lei sempre un’operazione clientelare o propagandistica?
    Oppure perché la sua idea di indipendenza, che rispettiamo, se lo ricordi questo, non prevede che ci siano anche altri a difendere gli interessi della Sardegna?
    Non ci dia le risposte, ma rifletta su una cosa, e cioè che nel nostro paese si è organizzato un evento che non era una passerella elettorale ma un incontro con i nostri pastori,( si risparmi la qualifica di statuine del presepe, con quello che stanno passando,non lo meritano ), che una volta tanto hanno avuto diritto di parola, (nessuno di loro è stato tenero o ha fatto il baciapile a chicchessia) , e che tutti hanno avuto il diritto di parlare e anche di replicare e lo dimostra la mole di interventi e di domande poste.
    A noi interessava questo e siamo contenti di esserci riusciti, per il futuro come sezione continueremo a lavorare su questo e su altri fronti, perché l’indipendenza, come lei dice, inizia anche da queste piccole cose.

  • Perché non proviamo ad unire in unico incontro chi ha parlato a sedilo con chi ha parlato a silanus?
    Anziché continuare a fare la lotta contro le idee degli altri perché di differente credo politico, dovremmo mettere da parte l’ideologia, di qualsiasi natura, e stare uniti.
    Qualcosa di buono verrebbe fuori, ne sono convinto.
    Poi si può essere d’accordo o meno, ma dobbiamo confrontarci da vicino, non a distanza screditandoci senza ottenere nulla, facendo sempre il gioco di altre regioni.
    Quindi uniamoci per i problemi della pastorizia, dell’acqua, delle fonti energetiche alternative, dell’ex chimica sarda, della scuola…

  • Vi riporto un esempio di come una persona in malafede possa alterare la realtà delle cose, ma sopratutto vi porto un esempio di come uno __
    Malefico e abituato a spargere GRATUITAMENTE veleno possa utilizzare un evento come un convegno ove erano presenti circa 250 persone e dove si è veramente parlato dei problemi del mondo agropastorale per dire che Ops…. indipendenza…
    Il signore del sito Conchidortos.org — oggi scrive del convegno tenutosi ieri a Silanus:

    Ieri in Silanos (NU) è andata in scena l’ennesima rappresentazione del gioco delle parti tra mondo delle campagne e ceto politico. L’incontro è cominciato con una disanima molto esaustiva dei meccanismi premiali illustrata da Mario Uras, che si è soffermato ed ha anticipato ad una platea piuttosto irrequieta le cause dei ritardi nei pagamenti delle provvidenze.Domande non sempre complete, meccanismi spesso troppo penalizzanti per la nostra realtà e sopratutto le difficoltà di raccordo tra AGEA e ARGEA. Quindi ha preso la parola l’on. Maninchedda che ha esordito dicendo che il Partito Sardo d’Azione organizzatore dell’incontro è “indipendentista”, ops, ho pensato, vuoi vedere che oggi succederà qualcosa di storico! Vuoi vedere mi son detto, che questa non è la solita parata elettorale per carpire la buona fede e la fame del mondo campagnolo, che colpa ne ho se per natura sono diffidente, ma a volte sarebbe bello venire smentito dai fatti. Dopo pochi secondi è stato cavato il coniglio marghinino, l’ennesimo colpo infertoci da qui cattivi dell’AGEA che si sono permessi di controllare centinaia di domande di allevatori del Marghine, rallentando i pagamenti e trovando, pare, numerosi errori formali che (forse?) decurteranno sensibilmente i premi.
    L’impegno preso è che bisogna intraprendere la lotta affinché, il Marghine non sia penalizzato dai controlli troppo serrati, evidentemente l’indipendenza inizia anche da queste piccole cose. Comunque la parola “indipendenza” è stata pronunciata una sola volta e mai più. Primo giro di domande dal pubblico, una lunga serie di lamentazioni, dai SIC alle ZPS troppo vincolanti, troppi enti di controllo, lungaggini amministrative, indennità per calamità e malattie varie che non arrivano mai. Ad un certo punto salta fuori l’ammontare di questi premi tanto attesi: 180 milioni di euro da spalmare su una miriade di aziende agricole allo stremo, non posso fare a meno di chiosare che questa somma è complessivamente circa uguale a quella contesa tra Zuncheddu e Cualbu.
    Arriva il turno dell’assessore Prato che da perfetto oratore mette tutti a cuccia e inizia a snocciolare i motivi della crisi, il Pecorino Romano deprezzato dal cambio col dollaro, nuovi paesi competitori, il Consorzio del Latte ovino da rilanciare con annessa promessa dello stipendio ai dipendenti in cassa integrazione. Nessuno che abbia lanciato un idea su come produrre seriamente redditto, o almeno evitare che si continui a perderne, visto che il 99% del tempo si passa a discutere di premi vari che sono o almeno dovrebbero essere forme di integrazione al redditto, ma dal “bisogno” che traspariva in sala, sembrerebbe che quello sia ormai l’unico redditto atteso dai pastori che finora hanno lavorato in perdita.
    Qualcuno tira in ballo il presidente del Consorzio Latte, Toto Meloni, che in un arrabbiatissimo intervento accusa del dissesto del proprio ente niente popò di meno che un certo Muledda e tanti altri, poco ci mancava che tornasse indietro ai tempi di Amsicora e Josto, … bisogna produrre meno latte intima con voce tonante! Ovvio che se si produce di meno buona parte dei pastori dovranno cambiare mestiere, ma questo non è necessario esplicitarlo, ognuno capirà da se.
    I pastori ascoltano buoni buoni come statuine del presepio, ormai sono talmente impauriti da quel che potrebbe succedergli che non osano alzare i toni, meglio osservare un prudente rispetto verso chi gli ripete che ormai sono dei cadaveri ambulanti, mezzo morti, mezzo vivi, e questo glielo viene a dire un giovanotto che in Silanos trentacinque anni fà giocava nell’orto del Maggiore totalmente ignaro del prezzo del latte e della dura vita del pastore. Ancora un giro di domande, i pochi esagitati si calmano, qualcuno saggiamente chiede se è ancora il caso di puntare sul Pecorino Romano, ma poi tutto il discorso ricasca sulla lotteria dei premi, quanto durano, a chi vanno, i ritardi etc etc.
    La chiusura di Andrea Prato è stata un trionfo del cattivo gusto, la pastorizia è mezzo-morta, ma se avranno la pazienza di aspettare qualche anno magari si potranno pigliare 10/15 centesimi in più, lui proverà a piazzare qualche tonnellata qui e li per il mondo, mentre tutto il resto del mondo viene a venderci la sua mercanzia. Intanto i pastori dovranno assicurare le pecore contro traumi e malattie, il prezzo è scontatissimo e da diritto a congrui risarcimenti in caso di disastro, ma intanto è un esborso in più che finora in pochi hanno deciso di sostenere. In un crescendo di esaltazione oratoria, espone il suo piano per l’agricoltura multifunzionale, ogni azienda dovrà dotarsi di pannelli fotovoltaici, naturalmente con altri debiti, addirittura serre fotovoltaiche di pomodori nel Marghine che faranno la concorrenza a quelle del Campidano e della Sicilia, ormai le mandibole dei nostri pastori erano bloccate con la bocca semiaperta in un espressione mista di stupore e sgomento. La riscossa arriverà anche attraverso le ippovie, centinaia di cavalieri danarosi attraverseranno le nostre riserve di galline prataiole e andranno via con le bisacce ricolme di prodotti a marchio sardo doc, ma sopratutto finirà la protervia dei signori del vento che a fronte di indennizzi ridicoli realizzano profitti milionari. Ho sommessamente ricordato all’assessore che è stata la sua giunta ad approvarli, mai l’avessi detto, perentorio ha dichiarato che i parchi eolici sono stati tutti voluti e autorizzati da Soru, loro invece li bloccheranno tutti, e fu così che mi sono reso conto che abbiamo passato una serata alla fiera dell’assistenzialismo clientelare ed elettoralistico. È un mondo difficile!

    IO DICO.
    si potrebbero fare tante analisi
    ma il succo qual’è?
    Primo: il signore è poco informato.. .perché nascosto tra il pubblico ha fatto solo un’affermazione sul’ eolico – buttata lì e assai poco documentata…

    Secondo: Si è parlato dei problemi del mondo agropastorale, sviscerandoli sul tavolo senza che nessuno strumentalizzasse politicamente alcunché.

    Terzo: Oramai è diventato uno sport nazionale sparare a zero su chi si impegna alla luce del sole per il bene della collettività, e se non sia hanno argomenti si fanno allusioni poco chiare -tecnica del muretto a secco dei B…….

    Quarto ed ultimo…

    La persona in esame credo che abbia sbagliato sala.
    Forse è uscito di casa,cosa che capita di rado, per andare a Macomer dove era in programma lo spettacolo del circo.
    E siccome per risparmiare gli impresari utilizzano dei pagliacci che reclutano nelle piazze dove fanno gli spettacoli, vedi che avevano deciso di ingaggiare proprio lui.

    Beh sapete la notizia vera qual è?

    Non si è presentato..è rimasto vicino a casa sua, sì era all’ auditorium comunale, ad ascoltare e magari ad imparare qualcosa, ma poi terminato tutto è tornato a casa ed è tornato al suo vecchio mestiere… IL PAGLIACCIO !

  • E intantu ….. s’annuntziat s’ennesima campagna de vaccinaziones contra “sa limba biaita” cun vaccinos “inattivos” destinada a tenner’ riflessos finas in sos fundos isfundados de s’ispesa sanitaria. No b’hat male, cunsiderados sos dannos chi si sun’ registrados in custos annos e, bidu chi sos sardos no han’ abbucadu a sa porcada de s’influentzia suina, si torrat a partire cun sos vaccinos inattivos in su bestiamen’ (cun totu su chi li sighit). Foltzis diat a esser’ ora de ischidare su sonnu, no creo chi in custa campagna de vaccinaziones si potat preveder’ tantos rimborsos po sos quiles dannegiados, no est solu su lattiera e casearia a esser’ posta in dubbiu ma finamentas su valore nutrizionale de sas pettas (a sa faccia de totu sos isforzos sardistas po sa genuinidade de sos prodottos)!

  • Arbau risulta sempre un tipo curioso! Superficiale quanto basta… Barricadiero al punto giusto! Adora i convegni inutili e vuol fare il Masaniello della categoria. Ama definirsi avvocato fin da prima di esserlo (quale novello Annibale ha attraversato le Alpi e i Pirenei in senso antiorario per ottenere il titolo più volte inseguito e mai raggiunto in Italia) e in questa veste ha combattuto il presunto cartello degli industriali caseari. Di questa immane guerra restano innumerevoli articoli del fratello pubblicista dell’Unione e… nient’altro! La denuncia all’anti Trust è finita in una bolla di sapone. La guerra pareva vinta e i suoi fans già pregustavano un roseo e dorato futuro… purtroppo un silenzio tombale è calato sulla vicenda… mai più articoli nei giornali, nessun convegno per celebrare le grandi gesta e nessuna notizia del fallimento totale ottenuto… Non si hanno notizie su coloro che probabilmente si sono auto tassati per sostenere le spese della guerra intrapresa e persa su tutti i fronti….

    Deduco che nella tavola rotonda nessuno abbia avuto l’ardire di chiedergli qualcosa al riguardo! Giammai! In questi casi il diritto all’oblio è d’obbligo…
    Resterà sicuramente la triste ironia di coloro, e sono tanti, che si sono illusi nel seguire il pifferaio magico!
    Ironia per ironia si resta stupiti nell’apprendere l’aneddoto della foto di Gesuino Muledda presente nel comodino del padre!!!
    A dire il vero a quel tempo il genitore risultava fiero avversario del Muledda avendo idee diametralmente opposte! Viene da ridere al solo pensiero che un “ allora democristiano” abbia potuto conservare per così lungo tempo un “santino“ di un allora comunista“ nel comodino! Evidentemente si è trattato di un falso aneddoto per piaggeria nei confronti di Gesuino Muledda.Ma si sa che i tempi cambiano e le idee talvolta si confondono!
    La presunta foto in bianco e nero e impolverata è solo frutto di fantasia istantanea al cospetto dell’ex- Assessore… Piccole gentilezze dettate dalla ruffianeria inconsapevole che alberga negli uomini…
    Caro signor Carboni… condivido la sua paura di simili “ tavole rotonde “ ma la invito nel contempo a diffidare anche dei convegni organizzati nell’imminenza di tornate elettorali. Anche in questi casi tante parole, conciliaboli vari, accordi di corridoio, pastette politiche, scambio numeri di cellulari e una bevuta finale prima di tornare a casa… Domani è un altro giorno… si vedrà

  • Ottime argomentazioni da parte di Giampietro Carboni.
    Efisio Arbau, nel suo intervento introduttivo, ha sicuramente esagerato!
    Penso che abbia prevalso la sua componente di avvocato rispetto a quella del pastore.
    Come fa a dire che abbiamo una leadership a livello europeo e mondiale? Di quale leadership parla se tutti i pastori – che lui dice di conoscere bene – sono (scusatemi per i termini) con il culo per terra! Hanno costi di produzione superiori ai prezzi di vendita e si salvano solo grazie ai contributi comunitari.
    Di quale struttura consolidata sta parlando? Si tratta per la maggior parte di micro imprese e non potrebbe essere altrimenti per una serie di ragioni (storiche, sociali, culturali, economiche, ecc.).

    Concordo con la sua definizione di una industria casearia agguerrita. Aggiungo: agguerrita solamente nei confronti dei loro fornitori, i piccoli produttori di latte ovino di cui sopra. Sono sicuramente meno agguerriti nei confronti dei loro clienti e, in particolare, delle centrali di acquisto della GDO. In questo caso, hanno la stessa forza contrattuale che i pastori hanno con loro: nessuna!

    Quanto al sistema della cooperative, infine, di straordinario hanno solamente il fatto di andare dietro alle industrie di trasformazioni private o mettersi in mano ad un unico distributore americano per vendere l’80% della loro produzione (caso specifico): il formaggio salato da grattugiare. La cosa terribile che la situazione é questa da molti anni. La crisi globale ha fatto emergere una situazione che era già critica.

    Secondo me, la filiera dei prodotti lattiero caseari (ma vale anche per tutti gli altri prodotti agricoli) si caratterizza per il seguente aspetto: il tuo cliente ha più forza contrattuale di te e (scusatemi per i termini!) usa questa forza per fotterti. Mi domando: perché gli industriali caseari sono cosi agguerriti solo in una direzione e scaricano le responsabilità della situazione del comparto sempre nella stessa? Capisco che hanno investito enormi risorse per stabilimenti produttivi a norma, ma perché devono scaricare questi costi solo in una direzione?
    Cosa dire delle cooperative? La forma giuridica e sicuramente meno penalizzante per i fornitori di latte ovino. Cda spesso deboli sono in mano a management che non rischiano posizioni di indubbio vantaggio. Tanto, alla fine, pagano sempre i soliti! Sarei curioso di sapere cosa ne pensano della loro cooperativa i produttori di latte bovino di Arborea. Il fatto che lo stesso litro di latte abbia un prezzo di 0,60 euro a Palermo e 0,97 in Sardegna è sintomatico. Magari hanno la stessa percezione di molti pastori del resto della Sardegna.

    Come se ne esce da questa situazione?
    Le industrie di trasformazione private le soluzioni le hanno già trovate: produzioni estere, trasformazioni di materia prima di provenienza estera con etichettatura regionale. Saturano la capacità produttiva – trasformazione e confezionamento – installata. I loro obiettivi sono opposti rispetto a quelli dei loro fornitori.

    Per i pastori il discorso è diverso: bisogna ripensare al modello di filiera, ri-strutturare il settore ed eliminare gli operatori – tipicamente i ben noti intermediari – con un ruolo “parassitario”. Filiera corta o cortissima con operatori di forza contrattuale equivalente o simile. Produrre bene non è più sufficiente, bisogna trovare il giusto canale di vendita. Un canale di vendita che porta direttamente ai consumatori finali.
    Ho una certa invidia/ammirazione per alcuni operatori che, nell’ambito delle iniziative imprenditoriali facenti capo alla stessa famiglia, chiudono il cerchio: sono imprenditori agricoli, sono titolari di stabilimenti di trasformazione e sono proprietari di strutture ricettive – alberghi, ristoranti, villaggi turistici, ecc. – attraverso cui somministrano al cliente finale le loro produzioni tipiche. Questo è il massimo e l’ottimo a cui tutto il sistema dovrebbe tendere…

    Ovviamente questa è la mia opinione, quella di un piccolissimo produttore… imprenditore agricolo…

  • Troppi “pasteri” e pochi pastori,

    Quel tavolo sa parlare solo di contributi a fondo perduto e assistenze varie ,

    Strategie di mercato , meccanismi di formazione prezzi, politiche gesionali in relazione ai costi per quella gente sono cose sconosciute.
    A loro interessa mungere i pastori, non sono interessati alla mungitura della pecora, Se lo fossero dopo 50 e passa anni avrebbero prodotto qualche idea anzichè i soliti luoghi comuni.
    La pastorizia Sarda ha due problemi:Primo allontanare dal suo perimetro quest ” canes molajos”
    il secondo è strutturale fatto di :
    a) Struttura e dimensione dell’impresa
    b) Adeguamento dei prodotti finali offerti al mercato
    c) Distribuzione

    In nessuno di questi settori vengono fatti interventi, si continua achiedere solo sovvenzioni.

  • Gian Paolo Marras

    Bè, sulla gestione dell’incontro e di conseguenza sui superficiali contenuti emersi, c’è poco da dire. È positivo il contributo sull’analisi che potrebbe aiutare a come potere evitare che succeda ad altre cooperative magari anche meno robuste e meno attrezzate in tutta la Sardegna. È giusto darsi finalmente una strategia su qualità del latte, trasformazione in prodotti di livello e sopratutto adeguarsi alle tecnologie di produzione, saper promuovere e vendere, non solo negli stati uniti, che sta diventando ormai un vicolo cieco già colmo, ma proporlo in diverse altre nazioni “emergenti”.

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