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Come è giusto amare l’umanità?

Posted on 15 Settembre 202615 Settembre 2026 By Paolo Maninchedda 3 commenti su Come è giusto amare l’umanità?

Repubblica ha intervistato Luciana Castellina sulla figura di Emma Bonino.
È un testo interessante perché Castellina non costruisce un ricordo ecumenico di Emma Bonino, ma riapre, dentro l’affetto personale, lo scontro novecentesco fra cultura liberale e cultura socialista.

La distinzione è formulata con nettezza: «Bonino difendeva i diritti individuali; la sinistra considera gli esseri umani anche come collettività».

È una distinzione vera, ma espressa in modo tendenzioso.
Il liberalismo radicale parte dall’individuo e diffida dei soggetti collettivi quando diventano apparati capaci di limitare la libertà personale: lo Stato, i partiti, le chiese, ma anche i sindacati.
La cultura comunista considera astratta una libertà separata dalle condizioni materiali dell’esistenza e legge l’individuo anzitutto attraverso la sua appartenenza a classi, categorie e corpi sociali. Ma proprio sulla pretesa di rappresentarne i bisogni collettivi costruisce partiti, sindacati e apparati che concentrano potere e spesso si sentono moralmente sopra la legge: strutture e ideologie nate per emancipare l’individuo possono così finire per subordinarlo alla propria mediazione. In fin dei conti, anche la distinzione tra i socialisti e i comunisti italiani passa, nel diverso giudizio su Mosca, per un’idea del potere e dello Stato: limitato dalla legge per i primi, subordinato al partito per i secondi.

L’esempio del divorzio rivela soprattutto la tendenza comunista ad assorbire una battaglia di libertà individuale dentro lo schema del conflitto economico. Per Bonino, conquistare il diritto di sciogliere il matrimonio significava sottrarre la persona alla coercizione di un vincolo divenuto intollerabile. Castellina sposta invece l’attenzione sulla condizione patrimoniale della donna divorziata, come se fosse il matrimonio a determinarne la povertà, mentre spesso ne ha certificato la dipendenza. Ma la disuguaglianza economica precede e oltrepassa il vincolo coniugale e deve essere affrontata con strumenti sociali specifici, non limitando o relativizzando il diritto al divorzio. Trasformare la libertà di separarsi in una questione di classe significa subordinare un diritto personale alla rappresentazione politica che se ne vuole fare.

Lo stesso contrasto emerge sui sindacati. Pannella e Bonino vedevano nella “trimurti” un potere corporativo da sottoporre al giudizio dei cittadini; Castellina vi vedeva l’organizzazione collettiva indispensabile a riequilibrare la forza del lavoratore rispetto al capitale. Per i radicali, il sindacato poteva opprimere l’individuo; per la socialista, la critica al sindacato è eretica e intollerabile perché senza sindacato, quand’anche si sia trasformato in un potere che abusa del consenso dei suoi aderenti, l’individuo rimane solo davanti a un potere immensamente superiore. La verità starebbe in mezzo: i sindacati oggi servono più di prima, a patto che non siano ciò che sono diventati: apparati.

Anche il dissenso sull’African National Congress di Mandela appartiene a questa opposizione. Castellina rimprovera ai radicali di aver privilegiato una concezione formale della democrazia – esistenza di un Parlamento e di procedure rappresentative – rispetto alla sostanza sociale e razziale del regime sudafricano. L’ANC, ai suoi occhi, non era soltanto un movimento composto da individui titolari di diritti, ma il soggetto storico di un popolo oppresso. Il socialismo riconosce dunque una legittimità politica collettiva che il liberalismo radicale sottoponeva al sospetto riservato a ogni organizzazione, ma in questo ha ragione Castellina e ce l’ha proprio da un punto di vista liberale: non basta eleggere un Parlamento perché un regime garantisca libertà e democrazia.

Castellina riconosce che Bonino ha liberato gli individui, ma le rimprovera di non avere sempre visto le strutture che continuavano a renderli diseguali. Bonino avrebbe potuto risponderle che proprio quelle strutture collettive, una volta organizzate, possono diventare nuovi poteri oppressivi. La grandezza dell’intervista è nell’aver lasciato aperto questo conflitto; la sua debolezza, nell’aver concesso alla cultura comunista il monopolio della comprensione sociale e a quella liberale soltanto la difesa dell’individuo isolato.

Politica, Vetrina

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Comments (3) on “Come è giusto amare l’umanità?”

  1. Paolo Maninchedda ha detto:
    15 Settembre 2026 alle 16:22

    Vede Mulas, l’articolo non è in lode della Bonino, è sul rapporto tra cultura liberale e cultura comunista. Non tutto è tifo.

  2. giuseppe maria mulas ha detto:
    15 Settembre 2026 alle 14:41

    Qualcosa di utile che porti il suo nome.

  3. Stefano Locci ha detto:
    15 Settembre 2026 alle 09:49

    Egregio, non entro nella diatriba poiché sin dall’età di 16 ho sempre provato un certo ribrezzo per la defunta “statista”. Non ho mai dimenticato le foto di costei, insieme alla sodale Adele Faccio, con in mano una pompetta di bicicletta e poste di fronte ad una giovane per praticare un aborto clandestino. Non sono contrario al diritto di abortire e comprendo anche certe forme di disubbidienza civile in un ottica di battaglia sui diritti. Ma quello era decisamente troppo.
    Santificarla (ormai in questo Paese la memoria è un optional) l’ho trovato eccessivo stante che fu Pannella il vero artefice di tante battaglie. Quelle foto (a proposito, erano rinvenibili sul web fino a 3/4 anni fa ed ora sono sparite) restano per me uno schifo perenne. È come se certi casi recenti di stragi di anziani ad opera di parasanitari si utilizzassero per sostenere il diritto al fine vita.
    Imperdonabile. Saluti.

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