Classe dirigente debole e giornalisti forcaioli. Il politico è stronzo per definizione

22 settembre 2011 07:217 commentiViews: 22

forca2I giornali di questi giorni sono lo specchio della vera notizia: i partiti e una gran parte dei sindacati non esprimono più un’adeguata classe dirigente, i giornali non hanno più cultura ma solo mestiere, quando c’è.
Qual è la vera notizia di questi giorni? La vera notizia è che la finanziaria del governo ha tolto – oltre che 1,5 miliardi di euro alla Sardegna – il residuo di sovranità alle regioni e ha deciso numero e composizione dei consigli regionali, minacciando di punire le regioni a statuto speciale che non si dovessero adeguare trasferendo meno risorse (il che vuol dire che il Governo è in crisi di cassa e cerca di intercettare il malcontento della gente, prodotto dal Governo, riversandolo e orientandolo verso le Regioni. In Scozia, in Catalogna, nei Paesi Baschi avrebbero reagito contro il Governo; in Sardegna, invece, i giornali reagiscono contro il Consiglio regionale, contro la Sardegna (l’alta cultura che viaggia in Facebook si chiedeva ieri chi dovrebbe votare un cittadino medio, se chi beve più Nepente o chi sa contare più pecore….).
L’altra notizia è che le regioni a guida Pd, in testa la Toscana, guidando il tavolo sulla scuola della Conferenza Stato-Regioni, si sono alleate con la Lega contro le regioni insulari e del Mezzogiorno. I giornali non ne hanno capito nulla (ci vuole troppo tempo a studiare e leggere).
I politici…  i miei colleghi… Bene, la loro colpa maggiore è di non sapere come guidare la Sardegna, dove condurla, che cosa chiedere e che cosa dare. Sono pochissimi i politici che sentono ancora il dovere di guidare, di avere visione, polso, tempra, dignità. L’altra colpa è di non procedere subito alla riduzione delle indennità come segno, che tutti coloro che hanno il compito di guidare il popolo devono dare per rendere la battaglia contro la crisi una battaglia condivisa e credibile. La terza colpa è il localismo: l’aveva sottolineato già la volta scorsa Francesco Sanna (il senatore Pd): la preferenza unica ha valorizzato gli amministratori locali che sentono il loro comune di appartenenza come la loro unica patria (Francesco Manconi dell’Università di Sassari ha scritto un libro bellissimo sull’origine storica e le categorie pseudo-culturali del localismo sardo). La quarta colpa è data dalle poche letture: un politico non può leggere solo giornali e magari solo giornali sardi.
Ma detto tutto questo, non ci sono solo questi politici. Ne conosco di laboriosi, sensibili, colti, democratici, attivi. Questa parte positiva della politica sarda è censurata dalla stampa. Per definizione, un politico serio, in gamba, che lavora e studia non esiste. Per i giornali sardi, sull’onda del qualunquismo da bancarella estiva di Stella e Rizzo (il prossimo libro magari lo intitolano Tutti Ladri) non si può parlare della buona politica, del dibattito politico alto, di alternative, di nazione, di indipendenza, di tasse e sovranità, di lavoro e intervento pubblico. Tutto viene ricondotto dai giornalisti sotto la cifra negativa del popolo contro la casta. Avete mai letto un articolo di fondo che dica: Tizio è un politico onesto e bravo. Non lo leggerete mai. Ormai esiste l’egemonia culturale che trasforma ogni errore in reato (c’è un vecchio avvocato a Cagliari che a mio avviso godrebbe a vedere penzolare qualcuno in Piazza d’Armi, come godrebbero tanti gruppetti di benpensanti giacobini). È una cifra da ignoranti forcaioli che sta preparando il neo-fascismo. Oggi un giornalista tipo che trovi la notizia di un politico che incontra imprese per capire i loro problemi la girerebbe a scoop su un potenziale giro di corruzione. O se trova un politico impegnato a dare una mano a una comunità di accoglienza la girerebbe a ipocrisia propagandistica usata dal politico cinico per rifarsi un volto buonista. Se poi dovesse vedere che un politico usa la sua indennità per aiutare mezzo mondo in difficoltà, allora lo segnalerebbe alla magistratura (sempre pronta a vedere con il microscopio i reati delle zanzare, specie se non sono di ascendenza ideologicamente ortodossa,  e a ignorare il passo degli elefanti) come potenziale voto di scambio. Oggi un giornalista-tipo (non tutti ovviamente) si alza con un desiderio: chi sputtano oggi? quale scandalo denuncio? chi impicco? Se non trova niente, ma magari gli passa sotto il naso tutto il bene della terra, non lo guarda, non vede la notizia. Solo il male fa notizia e comunque non si può dire bene di un politico. Il politico è stronzo per definizione, poi si può discutere il grado di stronzaggine, ma non la natura.  Poi ci sono altre definizioni: un imprenditore è ladro per definizione. Un dentista è evasore per definizione. Un professore è poltrone per definizione. Una donna bella e professionalmente forte è sicuramente l’amante di qualcuno, mai la moglie, mai la madre, sempre l’amante. Un uomo scapolo e che si vesta bene è potenzialmente omosessuale; un omosessuale dichiarato è per definizione una checca instabile. Con questa ferocia qualunquista, il giornalista è lo specchio dei luoghi comuni della frustrazione italica che pretende che tutti si viva di stipendi ma non vuole sentire parlare di produzione di ricchezza, che pretende che tutto, anche l’intimità, sia pubblico come i rifiuti in una discarica; che semplifica il mondo escludendone il bene e valorizzando solo i difetti, le difficoltà, le miserie. Questo mondo ignorante ha egemonizzato gli strumenti tipici della cultura: questo è il problema. Io non ho le forze per cambiare questo stato di cose, ma certo non mi ci riconosco e, per quel che posso, lo combatto. Come posso.

7 Commenti

  • Ovviamente mi preme sottolineare che le obiezioni al mio post sono utilissime al confronto tra idee differenti, ma che comunque non sono dissimili dal significato non demagogico ma impellente di ridurre i costi delle spese dello stato e delle regioni. Confronto che soltanto dove c’è democrazia e libertà ciò può avvenire. Dico che Sardegna e Libertà è un sito democratico o, come si usa dire oggi, liberale. Da fare onore all’on.le Maninchedda e al Psd’az. Questo confronto non avviene nel sito di Sardegna -per niente- Democratica dell’opposizione, ossia del Pd e dei soriani, dove si canta e si balla unicamente la musica del dispregio dell’avversario e si censura senza ritegno chi come il sottoscritto porta il suo contributo di idee nella concretezza delle discussioni e del confronto. L’opposizione sarda rappresentata dal sito S.D., col suo disprezzo alla libertà di confronto con tutti si candida, ancora una volta a non essere apprezzata dal Popolo, che non è scemo, a restare a debita distanza dal governo della Regione Sarda. Ma a Roma la condizione non cambia. POVERA SINISTRA ITALIANA; come l’avete ridotta!
    mn

  • Kumin Zasegai

    La riduzione del numero dei consiglieri è una proposta demagogica, il governo sta surfando abilmente sull’onda dell’indignazione popolare anti-casta. Chi ci perde siamo noi, in termini di rappresentanza. Un segnale forte potrebbe esser dato dai sardisti se decidessero di ridursi lo stipendio almeno nella stessa proporzione in cui l’esecutivo vorrebbe ridurre il numero dei consiglieri. Allora potrebbero fare proprio il discorso sulla rappresentanza e troverebbero ascolto da parte dei cittadini. Fortza Paris

  • Marcello Simula

    Il semplificare tutto e ridurre tutto a categorie nelle quali poter inquadrare il tutto con faciloneria e soprattutto qualunquismo, è uno dei peggiori mali che affliggono non la nostra società attuale, ma il “popolo” nel suo insieme da quando esistono le cronache scritte. Concordo al 100% con l’on.Maninchedda, anch’io non mi ci riconosco in questo sistema, e soffro,i nsieme ad altri amici e compatrioti, la mia/nostra diversità. Purtroppo ciò non mi rallegra le serate, come sarebbe facile per chi volesse compiacersi della propria diversità culturale ed intellettuale. Questo perchè, (mi arrogo la presunzione di parlare anche a nome di altri, mi smentiscano se è il caso) da inguaribili ottimisti, idealisti, donchisciotti, ancora, alla veneranda età di ultracinquantenni, non demordiamo ancora dalla nostra incrollabile fede nel CAMBIAMENTO. Tanti anni fa era la RIVOLUZIONE, che però ci vedeva recalcitranti nell’uso della violenza, tant’è che tutti alla fine venimmo tacciati di essere borghesi, indecisi, recalcitranti, reazionari, socialisti!! (uno dei peggiori insulti all’epoca), e conducemmo le nostre esistenze su un binario più ortodosso. La mia sarà anche una visione semplicistica, ma bisogna ampliare gli orizzonti e contemporaneamente ridurre i bersagli per fare centro. Vengo al dunque: oggi è difficile con la gente, con la stampa contraria a prescindere, con i politici miopi, far comprendere quale sia il nostro progetto (parlo di Sardisti e di sardegna e Libertà): perchè? Perchè ancora non ci siamo contati davvero, e ci confrontiamo timidamente su qusto sito che, se i numeri non ci sostengono, è solo una avanguardia intellettuale o tutt’al più uno “spuntino” virtuale fra amici/conoscenti/adepti/iniziati. Conclusione? Sentiamoci per organizzare AL PIU’ PRESTO una riunione/convegno a Nuoro sui programmi da attuare SUBITO. Altrimenti rischiamo di fare gli spettatori, e di cercare di chiudere la stalla quando i buoi sono già fuggiti. Noi sardisti abbiamo la forza di farlo, cerchiamo di DISTINGUERCI dalla massa insipida di chi vende fumo. Proposte POCHE, CHIARE,EFFICACI, IMMEDIATE.
    On Maninchedda, ci pensi! Se serve una mano, com’è ovvio, ci siamo!
    Saluti a tutti e FORZA PARIS

  • Paolo Maninchedda

    Egregio Maralai, dà fastidio vero? Visualizza quel che sta accadendo, quindi lo lascio perché è vero.

  • È di pessimo gusto quel cappio. disdicevole la scelta di dedicargli la finestra del post.

    L’Italia Unita? No, allo sbando!
    Altro che Fratelli d’Italia da Bolzano a Pantelleria, passando per Nuragugume! Più che unita, caro Giorgio Napolitano, l’Italia è allo sbando. Il governo rincorre manovre su manovre per tarpare le ali alla spesa corrente o dilagante come per i costi della politica, indica anche alle Regioni di adeguarsi e di adottare delle motoseghe taglienti per i tagli di alleggerimento dei costi delle istituzioni in nome della costituzione per raggiungere il pareggio di bilancio, ma la risposta è altrettanto in nome della costituzione che ne assicura l’autonomia; sicchè in nome della autonomia le Regioni fanno quello che vogliono, questa volta anche sfidando il popolo. Vediamo la regione autonoma della Sardegna che appena qualche giorno fa ci ha fatto balzare dalla sedia per la buona notizia: “ridurremo noi il numero dei consiglieri regionali (i meglio pagati d’Italia, n.d.b.) perchè l’Isola non sopporta più questi costi e per dare noi stessi un segnale di buona speranza”.

    E noi tutti: visto come siamo virtuosi i sardi? Hai visto come siamo patriotti nel concorrere a salvare l’Unità del bilancio d’Italia? Visto che l’ogliastrino-genovese Goffredo Mameli non l’ha scritta invano quella dell’Elmo di Scippio, e che noi “siam pronti alla morte con l’Italia nel cor” quando c’è da salvare l’italica mugneca (spicciolame)? Tuttavia, grazie anche all’opposizione del se non ora quando, o del popolo viola, o quelli secondo cui se non se ne va a casa ci scappa il morto, oppure che “siamo lo zimbello del mondo”, ma anche quelli “dei maschi e vecchi al potere” e dopo l’ondata euforica, che fa la Regione Autonoma della Sardegna”? Fa semplicemente schifo; fa venire il disgusto anche alle persone di massimo gusto, ed anche una certa rabbia.

    Dunque, all’unanimità, compresa l’Idv dice no alla riduzione dei consiglieri regionali in nome della rappresentanza e, soprattutto in nome dell’Autonomia. Meglio allora rinviare la proposta di legge ancora una volta alla stessa commissione che l’aveva approvata e inviata al consiglio per approvarla con i tagli: Taglio dei seggi: «no» quasi unanime. Meglio essere autonomisticamente prudenti:Tagli in Consiglio, si ricomincia

    Però, se i sardi vantano l’autonomia speciale per essere speciali anche nel fottersene delle premure del governo e dell’Italia che va a rotoli, non di meno spregiudicato i Fratelli d’Italia della Liguria; qui s’incrementano le auto blu; La rossa Liguria si oppone al taglio delle auto blu,
    La riflessione è seria; ma l’Italia è davvero unita oppure l’Elmo è allo sbando?

    Maralai
    (marionanni)

  • Ho apprezzato molto anch’io il testo di Manconi nella sua puntuale ricostruzione di mali che, per certi versi, sono ancora vivi e vegeti sotto nuove e più insidiose forme.

    Se devo essere sincero mi sono stancato da tempo di leggere certi articoli nei giornali… Veramente stanco di leggere sciocchezze quando i veri problemi passano in sordina… E naturalmente mi guardo bene dall’intervenire su materie politiche persino quando faccio la spesa e incappo in qualcuno occupato a parlarne: il grado di qualunquismo e di incultura della nostra società ha raggiunto livelli nauseanti e spesso è meglio tenersi le cose per se e tirare dritti… come insegnava il buon Baltasar Graciàn…

    Cambiare queste pessime dinamiche sociali da un giorno all’altro non è possibile, almeno proviamo a modificarle…

  • Egregio On. Maninchedda, nel suo elenco di definizioni ha dimenticato il funzionario che è sicuramente un burocrate. Mi permetto di fare un pò di ironia ma solo per cogliere l’occasione per dire che tutti coloro che hanno e che dimostrano di avere voglia di combattere non devono mollare mai. Soprattutto in questo momento di crisi che investe tutto il mondo è assolutamente necessario combattere per cambiare le cose. A volte è difficile ma non bisogna mai perdere l’entusiasmo e la voglia di fare.

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