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Ci sono cornuti nell’inferno?

Posted on 15 Agosto 202615 Agosto 2026 By Paolo Maninchedda 3 commenti su Ci sono cornuti nell’inferno?

La domanda non è mia, è di Paolo Cherchi, il più grande erudito sardo del Novecento, che non la risolse benissimo, ricorrendo alla vecchia novella di Uccio il pittore (attribuita a Parini, ma vattelapesca).
Essa è, comunque, meno innocente di quel che può, a prima vista, sembrare.
Perché questa questione delle corna, qualunque sia la sua origine, è un po’ antifrastica.
Il popolo, anziché dileggiare il carnefice, schernisce la vittima, confermando che per molti esseri umani la soglia del piacere è proporzionale al dolore provocato ad altri.
Piero Marras, in una sua vecchia canzone, si pose il problema antico di chi fotte chi, non nel senso anatomico (perché il sesso più bello è quello in cui ci si fotte entrambi, felicemente), ma nel senso del turlupinare, del fregare, dell’ingannare, del manipolare. Non risolse l’enigma, Piero, riuscì solo a dare più precise coordinate temporali: si fotte prevalentemente di notte, vai a sapere perché.
In termini logici, ma la logica, si sa, è solo una delle tante possibili sembianze della ragione, all’inferno non dovrebbero esserci cornuti, e invece Dante riacciuffa la tradizione e fa cornuti tutti i diavoli.
Ora, chi può pensare di cornificare un diavolo? Ci vuole audacia e una buona dose di masochismo, perché quello, con l’ubicuità, mentre tu stai di schiena proteso verso la sua amata e tua amante, capace che ti sorprende alle spalle anteretrostantemente, e sono guai serissimi.
Ne consegue che se vi sono cornuti all’inferno, questi sono colpevoli di qualcos’altro.
Il diavolo è cornuto perché ha voluto essere potente e il potente ha un destino sentimentale terribile: non saprà mai se è amato per sé o per il potere che ha, quindi è legittimamente cornuto. E qui siamo arrivati la punto che mi interessa: le corna e il potere.

Oggi, leggendo L’Unione Sarda  mi sono chiesto perché un dichiarato liberale come Sergio Zuncheddu, cui debbo, e sarò sempre grato, la difesa dall’aggressione bestiale cui la magistratura sarda, politicizzata e salottiera, mi sottopose tempo fa (con applausi misti di un po’ di nobildonne diabolicamente cornutissime attualmente assurte a ranghi fottutamente infernali), oggi ricaschi nella tela di ragno di Mauro Pili sulle rinnovabili.
La tesi, difesa in due paginoni, è una brutta copia di quella sostenuta da Soru in campagna elettorale, quando questi provò, non riuscendovi, a indurre la Todde e il cornutissimo Campo Largo a comprendere che la difesa dalla speculazione energetica, e non dalle rinnovabili, passava per un’architettura normativa complessa incardinata sullo Statuto.
Dov’è la saldatura, a mio avviso sbagliata, tra Zuncheddu e Pili?
Esattamente nel punto in cui si difende la legge Pratobello, che è un capolavoro di violazioni statutarie.
La Pratobello è un fatto politico, non normativo.
È il No di moltissimi sardi alla speculazione energetica. La sua forza è nel suo contenuto, non nella sua forma, che è molto fragile.
Poi c’è stata la gestione politica, sbagliata, della Pratobello, che è fallita per eccessiva visibilità del suo intento di potere, cioè perché è risultato troppo chiaro che la si stava usando per un cambio di “regime” in Sardegna, ovviamente fallito.
La revolucion è il pallino di Mauro Pili, con lui sulle barricate novello Lussu, da realizzarsi attraverso dossier, inchieste, interpretazioni, accostamenti suggestivi, indignazione ecc. ecc. A Pili (e, dal suo punto di vista ha molte ragioni) interessano le duecentomila firme, non la legge.
Cosa ci sta a fare il liberalismo di Zuncheddu, che dovrebbe essere dialettico e istituzionale, con l’auspicio esplicitamente “eversivo” di Pili?
Boh!
L’unico collante di questi estremi è la questione del potere, diversamente pensato e conquistato, certamente, ma anche la questione del consenso, cioè la pretesa di essere amati tanto, quanto più se ne conquista. Zuncheddu usa l’editoria in chiave un po’ feltrinelliana, Pili usa il giornale per i suoi sogni di regime change. Le normali forme del confronto democratico sono bandite: solo strike.
Auguri!
Attenti alle corna, però!

Energie rinnovabili, Vetrina

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Comments (3) on “Ci sono cornuti nell’inferno?”

  1. Alessandro ha detto:
    17 Agosto 2026 alle 07:06

    Ho purtroppo l’abitudine di andare sempre a verificare i numeri. Sono rimasto perplesso dall’affermazione secondo cui la Regione Sardegna ha accettato nella conferenza stato regioni del 2025 (2024 in realtà) di permettere l’installazione di 6,2 Gigawatt, sufficienti per 6 milioni di abitanti . I 6,2 GW suddivisi equamente tra eolico e fotovoltaico andrebbero a produrre circa 8,3 TWh/anno che è grosso modo poco meno dell’attuale consumo. Oggi viene prodotta energia per circa 12,63 TWh con un surplus di circa 3 TWh. Dobbiamo però considerare che quasi il 70% è di origine termoelettrica e che in Sardegna abbiamo ancora 2 delle 4 centrali a Carbone attive in Italia. Fatto un rapido calcolo mi pare che i 6,2 GW previsti per il 2030 siano adeguati al consumo regionale degli attuali abitanti (1,5 milioni) prevedendo un leggero incremento dei consumi e in un’ottica di transizione energetica. Sempre guardando i numeri, non credo che nessuno voglia produrre più energia di quanto sia possibile consumare, tenendo conto che attualmente le interconnessioni esistenti hanno una capacità nominale di 1,4 GW che diventerà 2,4 quando il Tyrrenian link andrà a regime. Questi dati sono disponibili sul sito di Terna.

  2. Alberto ha detto:
    16 Agosto 2026 alle 09:25

    Ho molto apprezzato l’articolo di Zuncheddu, e credo che lottare per non soffocare la Sardegna con turbine eoliche , pannelli fotovoltaici e impianti di accumulo sia un bene per noi, che già abbiamo a disposizione tutta l’energia che ci serve e anche oltre. Lo scempio del Thyrrenian Link, che trasporterà l’energia altrove rappresenta l’ennesimo schiaffo al territorio sardo; stupefacente il fatt che a Quartu l’abbia spuntata nuovamente Milia, che non ha certo contrastato l’opera.

    Ritornando a Zuncheddu, ne ho apprezzato l’editoriale Ferragostano. Ma avrei apprezzato ancora di più il Zuncheddu difensore del territorio e dell’ambiente della Sardegna se non avessi saputo del progetto di trasformare il Marino nell’ennesimo hotel extralusso super esclusivo con conseguente ulteriore privatizzazione (le chiamano concessioni, ma durano lo spazio di una vita) di spazi pubblici sulla spiaggia. E poi l’aumento di carico antropico, parcheggi auto, e inquinamento, sempre che il Zuncheddu non trovi magicamente il modo di dissolvere il vecchio Ospedale per far materializzare il super-mega-lussuosissimo hotel a pochi metri dal mare. Cagliaritani e ambiente all’inferno (visto il caldo Sahariano), cornuti e mazziati. Grazie Sergio.

  3. Antonio ha detto:
    15 Agosto 2026 alle 11:26

    Prof Zuncheddu sarà un liberale ma è anche un imprenditore, infatti oggi su Casteddu online c’è un articolo che vuole costruire sullo stagno di Notteri a Cala Junco si ricorda la battaglia sulle rinnovabili poi silenzio assoluto fino ad oggi

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