Ci scrivono da Roma sul latte

23 luglio 2012 14:3526 commentiViews: 100

AX933889Gentile Onorevole,
Vorrei intervenire per la vicenda AGEA – Bando Indigenti Nazionali.
Lavorando a Roma, presso il Ministero dell’Agricoltura, ho avuto modo di seguire le vicende del settore ovino Nazionale, Sardo e Laziale in particolare.

Le esprimo innanzitutto la gratitudine di tanti (magari lettori attenti delle problematiche agricole ma non propensi ad intervenire nel dibattito, per il lavoro d’informazione e pubblicazione dei fatti che in queste ultime settimane hanno riguardato temi quali la crisi del settore ovino Sardo, aventi valenza cruciale per il futuro della nostra Isola.
Il sito è diventato il centro del dibattito della Politica Agricola della Sardegna, sostituendo in questa funzione altri soggetti (istituzionalmente preposti) che risultano essere assenti, per scelta (?) convenienza (?), accordo politico (?). Non è nota la scelta, ma tale resta l’assenza.
Lo dico senza polemica, ma come Lei sa è in atto una profonda discussione in Italia su come gestire le future risorse della nuova PAC.
Le proiezioni in corso vedono la Sardegna notevolmente penalizzata.. Spero che questo piccolo segnale possa servire, come Lei ha fatto tante volte, per risvegliare gli assopiti spiriti di chi dovrebbe farsi carico delle istanze di tutta l’Isola agricola.
Vorrei focalizzare al momento solo la questione del bando AGEA Nazionale sul Pecorino Romano. I dati che fornirò sono dati ufficiali che l’On.Le Maninchedda potrà visionare quando vorrà, accertandosi della veridicità di fonte e destinatario.

Del Bando AGEA, merito all’On.le per aver segnalato l’anomalia,usiamo questo eufemismo, da parte di AGEA.
Perché AGEA ha fatto un passo indietro ed ha ripristinato l’offerta unica per il Pecorino Romano DOP, senza la famosa differenziazione regionale del “Pecorino Romano DOP del Lazio” e del Pecorino Romano DOP?
Due fattori contrari:
la mancanza di base giuridica e la palese discriminazione tra produttori aventi stabilimenti in Regioni diverse.
Chi ha segnalato tutto ciò?
Il Consorzio di Tutela in una nota del 5 luglio al Ministro ed al suo Gabinetto tecnico. La modifica del Bando Agea è stata completata il 10 luglio in accordo tra AGEA-Ministero-Consorzio di Tutela, recependo le indicazioni del Consorzio di Tutela.

Leggiamo, nella nota stampa della Regione Sardegna che l’Assessore dell’Agricoltura il 9 luglio ha scritto al Ministro ed al presidente di AGEA ( che purtroppo era già decaduto per via del decreto di contenimento della spesa ) e che per effetto di questa sua nota il giorno dopo l’Agea ha modificato il bando…..
Se fosse vivo Ennio Flaiano, avrebbe commentato : “la situazione è grave , ma non seria”.
Credo che alla base di questo equivoco ci sia un ufficio di gabinetto dell’Assessore che non funziona …. Infatti il Ministro rilasciava questo comunicato: «Ho dato disposizione che la nomina del Direttore Unico di AGEA sia operativa immediatamente», ha detto Catania spiegando che «al presidente e al consiglio di amministrazione è stata sostituita sin dal giorno dell’entrata in vigore del decreto, il 7 luglio, la figura del direttore unico sul modello dell’Agenzia delle Entrate»

Tutto finito? Assolutamente no! La Coldiretti Lazio per bocca del suo Direttore Dr Aldo Mattia e del Presidente Regionale e Vice Presidente Nazionale, invocano la guerra santa per ripristinare i “diritti lesi dei produttori Laziali” … In totale appoggio all’Assessore della regione Lazio, con il quale litigano ogni giorno per altre vicende ( leggere l’informatore agrario n°27/2012 con articolo a firma Gaetano Menna), il giorno 23 luglio prossimo, cioè oggi, incontrerà il Ministro per richiedere “il blocco del Bando Agea”(!!).
Domanda a tutti gli interessati ed al Dr Luca Saba ( Bravo Direttore della Coldiretti Sardegna) in particolare:
la Coldiretti Sardegna è d’accordo con la Coldiretti Lazio?

La domanda potrebbe sembrare insidiosa, perché potrebbe far emergere una forma di “sudditanza psicologica”, molto presente nel nostro territorio, ma non lo è se si considerano i numeri di chi, sempre teoricamente, dovrebbe fare la voce grossa (come territorio):
Sul totale di Pecorino Romano DOP prodotto, il 95-96% è fabbricato in Sardegna, il resto in due stabilimenti Laziali. Non si conoscono i dati finali di produzione ( luglio è mese di produzione) ma la tendenza quest’anno sarà di un notevole incremento della produzione nel Lazio per via delle note vicende del latte trasferito ( è stato tutto scritto.. aspettiamo il finale).
La domanda successiva, sempre rivolta a tutti ed in particolare al dr Luca Saba è la seguente:
posto che è legittimo che un sindacato agricolo rivendichi i vantaggi ai suoi associati, ma qual è la strategia per uscire dalla crisi permanente?
La rivendicazione fine se stessa? L’individuazione nel Pecorino Romano DOP quale causa di tutti i mali? Magari incuranti del fuoco amico ( parlo della confederazione Regionale Lazio) che vuole minare la stabilità della Denominazione?
Ma se venisse destabilizzata la denominazione, chi sarebbero i più colpiti? I “nemici industriali ?”, produttori del 40% del Pecorino Romano DOP, oppure le Cooperative di trasformazione, produttrici del 60% del Pecorino Romano DOP, costituite da allevatori che magari hanno anche la tessera di qualche sindacato agricolo, oppure aderiscono al MPS?

Ritengo che a tutt’oggi non vi sia nessuna strategia politica, né istituzionale né di categoria…. Ecco perché con ogni probabilità, pensando alla nuova PAC, per l’Isola sarà una catastrofe…

Attendiamo domani per la prossima puntata sul Bando AGEA, nel frattempo, se volesse, l’Assessore dell’Agricoltura della Regione Sardegna potrebbe convocare le parti ( è un dovere politico? Credo di sì) e magari concordare le strategie comuni per il bene di tutti, in primis degli allevatori e portare un’istanza comune al Ministro, che nel frattempo ha nominato l’ex Assessore dell’Agricoltura della regione Emilia Romagna, direttore Unico di AGEA.

26 Commenti

  • ART 7 DELLA LEGGE 15

    CHI VUOLE CERTIFICARE IL LATTE ECCO COSA DEVE FARE.

    http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_38_20120723115913.pdf

    Per Giovanni

    Non curarti di certi cialtroni che non avendo argomenti offendono.
    Io leggo con interesse quello che scrivi

  • Eccolo!! ci mancava pure in questa discussione lo scemo del villaggio Ci mancava solamante l’intervento illuminante del nostro caro Bobore Puligheddu.

    sono le Persone come te che rovinano la bellezza dei blog di informazione come questo.

    Si nascondono dietro uno pseudonimo e buttano fango sugli altri..

    Non meriti il mio tempo..
    e manco quello degli altri che ti leggono

    STUPIDO

  • Rosanna Puggioni

    mercato latte dal 1999 al 2012 prezzi di esportazione compresi,,qualche conto non torna sopratutto negli ultimi anni,,chiediamoci chi stabilisce il prezzo se il MERCATO oppure il CARTELLO INDUSTRIALE’?anche i dati sul FIORE SARDO sono strani visto i pochi pastori iscritti al consorzio del FIORE SARDO,,http://www.clal.it/index.php?section=export_pecorino

  • Rosanna Puggioni

    mercato latte dal 1999 al 2012 prezzi di esportazione compresi,,qualche conto non torna sopratutto negli ultimi anni,,chiediamoci chi stabilisce il prezzo se il MERCATO oppure il CARTELLO INDUSTRIALE’?anche i dati sul FIORE SARDO sono strani visto i pochi pastori iscritti al consorzio del FIORE SARDO,,

  • Bobore Puligheddu

    Per Giovanni, mi sa che la tua passione è come quella di tutti mangiare il pane a tradimento, come fate sempre a spese degli altri.

  • Bobore Solinas

    Visto che anche il Ministeriale conferma quanto detto dal sig. Giovanni, mi chiedo, ma al ministero sono consapevoli quanto latte finisca nel romano? Da quello che sappiamo noi poveri allevatori il nostro latte non si sa che fine faccia però siamo ugualmente rappresentati nel consorzio di tutela ed a quanto pare ci hanno anche iscritto senza che nessuno ne sappia niente! Dalle ultime notizie, so che per poter aderire ad un consorzio bisogna anche pagare! Ma io non ho mai pagato! Sig. ministeriale, quanto deve pagare un allevatore per restare nel consorzio del Romano e soprattutto quanto siamo iscritti?
    Evidentemente tra Ministero e Consorzio avete studiato bene… come fregare gli allevatori!

  • Ma chi conferisce all’industriale non ha bisogno di essere rappresentato nel consorzio ,il suo interesse finisce una volta che il latte esce dall’ azienda,è una questione di scelte,chi è in coop si deve per dovere interessare del buon funzionamento della coop partendo dal conferire latte buono fino alla commercializzazione del formaggio passando per la scelta di buoni consiglieri che lo rappresenteranno nelle sedi opportune.

  • Bobore leggi questo
    http://www.onaftorino.com/leggi/2008/2008%20-%20DM%2008.04.08%20-%20PECORINO%20ROMANO%20DOP%20-%20funzioni%20consorzio.pdf

    Rosanna,hai fatto delle domande interessanti ma risponderti in modo compiuto porta via molto tempo. Provo a sintettizzare.
    Lo statuto del consorzio prevvede le quote di rappresantanza
    una quota per Industriali e una per le coop
    una quota pure i per i produttori e cosi via
    basta fare domanda di inserimento nel sistema dei controlli e pure tu sarai rappresentanta all’interno della quota di appartenenza. ( è un pò più complicata ma l’informazie è giusta)
    Per il fiore sardo potremmo parlarne.
    Io non faccio parte per nessuno, sono solamente un tecnico del settore con la passione per l’agricoltura e la Pastorizia.
    Io sono per un ente unico di controllo in sardegna, con sede e testa in Sardegna ( penso alla Vecchia OCPA ) un ente che sia organismo di controllo di tutte le DOP sarde e IGP. Il tutto nella massima trasparenza e con il coinvolgimento di tutti.
    Ci si riuscira?
    Chissa!!

  • Rosanna Puggioni

    Giovanni con tutto rispetto io non ho fatto nessuna proposta,ha detto bene studiare,ma noto che lei nomina spesso le cooperative che rappresentano i pastori,mi sa dire chi rappresenta me che verso all industriale,non mi pare di esser socia di nessun industriale o sbaglio’ ? allora lei che ha studiato così tanto ,l industriale cosa può rappresentare oltre se stesso Me che non gli ho firmato nessuno statuto?? se ha pazienza e tempo ci illumi perchè a casa mia ogni consorzio che si rispetti all interno ha il produttore iscritto oltre trasformatore,allora i soci del FIORE SARDO perchè sprecano soldi,? tanto ci sono le coop a rappresentarli industriali compreso sbaglio?DIMENTICAVO sul fiore sardo lo statuto prevede l AFFUMICATURA Giovanni ,mi sai dire perchè gli industriali usano la cosidetta polvere di fumo? questa polvere di fumo è prodotta con materia prima SARDA ,è tracciabile come materia prima,è certificata ed idonea all utilizzo sul fiore sardo?parliamo di DOP ok

  • Quinto moro

    …” Non è l’incompetente a distruggere un’organizzazione…Sono coloro che avendo conseguito un risultato, vogliono riposare sugli allori.” (anonimo).Fortza paris.

  • Mi scuso se intervengo fuori dal tema che mi ero proposto, ovvero l’evoluzione del Bando AGEA, ma ho letto, per l’ennesima volta di alcuni, non me ne vogliano, “forzati dell’intervento”.
    La Signora Rosanna Puggioni, interviene su tutto, mi scusi Signora: ma dimostra che s’informa parzialmente e spesso rilascia giudizi “superficiali” che, mi consenta, a volte rasentano l’ingiuria.
    Siamo liberi di esprimerci come la vita ci ha consentito di acquisire, ma francamente l’apporto al dibattito è assai scarno..
    Un consiglio, s’informi alle fonti, ne troverà giovamento.

    Sul sig. Bobore Sanna, ha ragione chi è intervenuto chiedendole di studiare… e di informarsi, vedo che il Giovanni che le ha risposto è ben informato, parola di Ministeriale.

    Stasera informerò per chi ha interesse al dibattito ( non alle sterili polemiche) sull’evoluzione della vertenza Lazio Sardegna… Per ora, nonostante le istanze della coldiretti Laziale, il Bando è integro come è integra la denominazione.

    Forza Paris

  • Bobore Solinas

    Sig. Giovanni,
    se è vero quello che dice, gli allevatori che conferiscono agli industriali allora nel consorzio di tutela sono rappresentati dagli industriali?
    Grazie.

  • Bobore Sanna scrive:

    La Vigilanza del Consorzio di Tutela del Pecorino Romano è affidata alla Regione Sardegna-Assessorato Agricoltura

    Per cortesia mi esibisci la norma?

    Non ho alcuna intenzione di cadere nel ridicolo ma confermo quello scritto in precedenza. STUDIARE!!

    La vigilanza sino a Prova contraria cè L’ha il Mipaf
    L’organismo che svolge la vigilanza è ICQ ex reppressione frodi qualora fossi rimasto indietro.

    Rosanna..
    La proposta che fai tu di inserire i produttori è stata fatta da Coldiretti Nuoro, hanno pure fatto una meschina figura in quanto poco infornmati. Volevano rappresentare i produttori a loro associati senza sapere che i produttori loro associati sono in gran parte rappresentanti dalle coop a cui fanno parte.
    Il discorso sarebbe molto lungo da affrontare qui ma ti garantisco che al MIPAF, oltre a rispondere nel merito alla Coldiretti e alla Regione Sardegna, pubblichino la risposta se dico fesserie..
    “” Si sono Messi a Ridere”” perche non studiamo…
    Saluti

  • Intervengo sulla scia del Sig. Nino, perché anch’io non conosco la realtà economica e, in questi giorni leggendo tutti gli interventi sul blog che frequento, ho avuto l’opportunità di farmi un’idea, abbastanza chiara, sulle specifiche dinamiche interne del segmento economico. Realizzo che è sconcertante che ancora una volta calza il detto che chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti non ha il pane. Infatti si evince una difficoltà di adattamento del comparto produttivo alle esigenze della contemporaneità. Dal pastoralismo si eredita una “organizzazione politica e sociale che non conosceva istituzioni di dominio” (B. Bandinu “Il Pastoralismo in Sardegna” Cultura e identità di un popolo) e ancora: “c’è una certa resistenza all’unirsi in cooperativa, per la struttura stessa dell’ovile: ciascun pastore fa il medesimo prodotto con gli stessi strumenti di lavorazione (……). L’agire economico opera dentro un particolare modello antropologico che separa nettamente “l’essere pastore” dal fare il commerciante (…) e io aggiungo l’imprenditore. “Inventare un prodotto per gli altri, mobile, diversificato e orientato verso il mercato, equivale a cambiare una mentalità.” (ibidem). A mio parere questo può avvenire con il rinnovo generazionale, che seppur lento e sporadico e spesso schivato, sta avvenendo già dagli anni ‘70/’80; un ricambio evidentemente, sofferto e doloroso, che stenta a realizzarsi, e che si potrà concretizzare con la rinnovata figura del Pastore Sardo. Consapevole di ciò che è stato e che ha rappresentato il Pastore nella storia della nostra terra, attraverso una preparazione in prima persona e uno studio delle risorse, tecnico-scientifiche del territorio, dell’ambiente, della produzione, della trasformazione e della vendita del prodotto. “In definitiva le prospettive di sviluppo del mondo agro-pastorale montàno vanno orientate verso una più attenta valorizzazione del ricco patrimonio ambientale e culturale che il territorio possiede e offre. Ma il patrimonio è un tesoro morto se non c’è investimento. Nulla è dato “per natura”, tutto si presenta come “cultura”. Ogni prodotto è “cultura” e presuppone ideazione, progettualità, investimenti, “confezione” e marketing. Il percorso decisivo è il passaggio da “bene” a “risorsa”: un passaggio che richiede intelligenza, creatività e comunicazione.(ibidem)

  • Rosanna Puggioni

    mi rivolgo al signore che scrive da ROMA dal ministero dell agricoltura,, mi riferivano che il formaggio del gruppo TUO del bando indigenti porta la certificazione del consorzio del pecorino romano,mi chiedevo se il consorzio si fosse accredidato onde poter effettuare le certificazioni.? se il consorzio non si è accreditato a certificare il formaggio dovrebbe essere INEQ a farlo etichetta compresa ?sarà mia premura cercare tale etichetta così da accertarmi di persona dell informazione,, nel frattempo aspetto risposta ,,

  • Rosanna Puggioni

    Bobore Sanna grazie per la dritta,non avevo considerato il discorso INEQ,comunque farò in modo di trovare chi paga gli 80 euro di quotà e vedrò di ringraziarlo publicamente nei vari blog che banzico a detta di alcuni perdendo tempo e cercando informazioni cosidette di comodo o scomodo a seconda di chi le legge,,comunque i complimenti li faccio a SARDEGNA E LIBERTa’ e voi che commentate,sul settore latte è bene che si approfondisca la reale situazione non quella che alcuni personaggi vogliono far apparire per continuare a prendere per i fondeli un settore che va rispettato e non umiliato quotidianamente come si fa oggi,se oggi noi come aziende paghiamo il conto di una cattiva politica che si è susseguita per anni e anni è ora che qualcuno presenti il conto agli industriali sul contratto di programma e sinceramente inchiesta o non inchiesta della guardia di finanza mi auguro che MPS nelle sue proteste porti all attenzione tutte queste cose come sorta di denuncia per dei finanziamenti publici che il cittadino paga con sacrifici che poi la regione BENEVOLMENTE e SCONSIDERATAMENTE regala agli industriali,perchè questi sono REGALIE non investimenti ,perchè dal 2002 ad oggi non è POSSIBILE che in regione si siano fermati alle solite interrogazioni di SCOLARETTI DI PRIMA ELEMENTARE,,,aggiungo curiosamente che non mi spiego come un azienda dico azienda sia all interno del contratto di programma con un cospiquo finanziamento,ma non sono fatti miei ma ho smesso da un po di seguire il cosidetto gregge che fa solo beee beee,,, amministratore chiedo scusa so che non siete abbituati a commenti poco politici come i miei,,,

  • Non posseggo la materia e non mi avventuro. Evito così il perentorio richiamo di Giovanni: studia! Lui evidentemente lo ha fatto, occhio però all’analfabetismo di ritorno.
    Da profano mi colpisce il filo conduttore di tutti gli interventi. Che è lo stesso dalla nascita della Regione Autonoma della Sardegna ad oggi e cioè la cultura dell’assistenza, dell’aiuto a fondo perduto.
    Ma vogliamo interrogarci sul perchè dopo 64 anni, nonostante siano state spese risorse finanziarie ingenti e sottolineo ingenti, il comparto agro-zootecnico non ha fatto un passo avanti ma due in dietro? Do una risposta forte: ci è piaciuto essere colonia! Oggi le risorse di allora non ci sono più, ci viene tolto il trattamento coloniale lasciandoci il drogaggio da consumismo. Tutto è maledettamente complicato perchè è venuto a mancare il salvagente senza aver imparato a nuotare senza. Ma forse non tutti i mali vengono per nuocere. Da qui bisogna partire e servono a poco gli accordi “minimi” fra oligarchi di ispirazione più o meno sovranista e per di più con licenza di muoversi liberamente in proprio. Caos!

  • Bobore sanna

    Giovanni, se cè uno che deve documentarsi sei proprio tu, La Vigilanza del Consorzio di Tutela del Pecorino Romano è affidata alla Regione Sardegna-Assessorato Agricoltura, giusta legge nazionale e decreto ministeriale del Mipaaf. Quindi studia ed apllicati di più.
    Mi inserisco sulla risposta data a Rosanna Puggioni e ti prego di spiegarmi da chi sono rappresentati in assemblea i produttori di latte ovino singoli e non associati ad alcuna cooperativa. Inoltre spiegami chi dovrà versare le quote di ogni singolo produttore di latte (€. 80,00) alla società di controllo INEQ.-
    Vedi anche per questi piccoli esempi il Consorzio di Tutela può essere commissariato dall’Assessore Cherchi. Per il bene dei pastori sardi spero che lo faccia quanto prima .

  • Rosanna Puggioni

    Giovanni scusa ma non sono daccordo con te,ogni consorzio che si rispetti dovrebbe avere dei pastori iscritti oppure per il P,ROMANO si fanno eccezioni? il disciplinare dice ogni fase del processo produttivo va monitorata,in questo modo e attraverso l iscrizione in appositi elenchi,(in quale elenco io pastore sono iscritto e chi mi ha iscritto?)gestiti dalla struttura di controllo,degli allevatori,dei caseificatori,degli stagionatori e confezionatori ecc ,, , commenti al merito ,ma merito di cosa ?il BANDO INDIGENTI altro non è che un modo per mascherare una quota di prodotto deciso dalla comunità europea sotto il nome bando indigenti,questo formaggio ha un mercato di facciatà che viene ritirato e pagato ma guardacaso ai pastori in tasca non entra mai nulla,perchè ai pastori non entra mai un centesimo di conquaglio sul formaggio del bando AGEA? la soluzione sarebbe abbattere il CARTELLO che i vari PINNA_PODDA ECC fanno in sardegna sotto la benedizione di tutti, non deve esistere una posizione dominante di mercato questo dice la cee con le sue leggi di mercatohttp://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.comune.jesi.an.it%2FMV%2Fleggi%2Fl287-90.htm&h=XAQHH-jWA Giovanni rileggi bene io ho parlato di PECORINO ROMANO CAPPATTO,, giro in internet ma non a vuoto quella caratteristica appartiene ai consorzi e alla regione http://www.sardegna24.net/economia/quote-latte-cartello-illegittimo-1.1136 ci sono persone che cercano di andare oltre la solita musica che da anni e anni va rinfilata ai pastori , quella musica cosidetta MERCATO dove tutti si nascondono per chiedere finanziamenti su finanziamenti come il fantomatico contratto di programma ,ma se parlevamo di legge 44/88 la regione sarebbe intervenuta seduta stante a reclamare i cosidetti aiuti di stato illegali,ma sugli aiuti di STATO che gli INDUSTRIALI HANNO INCASSATO LA REGIONE HA MESSO LA BENDA NEGLI OCCHI,,,,non è vero che nessuno PARLA della PAC ,solo gli unici ad aver fatto una proposta piu vicina la PASTORE sono stati i PRATICI ,le associazioni devono tenere la linea azionale e tra regioni non credo si scrontino in rappresentanza,,sulla politica preferisco non commentare visto che è un blog politico,,

  • Claudio Bardi

    Provo a Postare qualche contributo preso su web.
    Parliamo di Pac

    Con la Presidenza cipriota che ha preso le redini del Consiglio dell’Ue a inizio luglio, si apre un semestre dedicato al negoziato sul futuro bilancio comunitario, essenziale anche alla definizione della riforma della Politica agricola comune (Pac).

    Il punto della situazione in u itervista con Giovanni La Via, relatore del budget 2013 e di uno dei 4 dossier modificativi Pac.

    Prima di negoziare il bilancio pluriannuale (2014-2020), si sta cercando l’intesa su quello per l’anno prossimo, di cui lei è responsabile. Gli Stati membri vogliono tagliare circa 5 miliardi di euro, ma il settore agricolo sembra al riparo dai tagli, è così?

    “C’è una grande confusione nel Consiglio dell’Ue (l’istituzione che rappresenta i governi nazionali, ndr). Le capitali si comportano come se la mano sinistra non sapesse quello che fa la destra: al Vertice di fine giugno i leader europei hanno fatto proclami sull’importanza della crescita, siglando un patto per lo sviluppo, ora arriva questa mossa perfettamente in contrasto. Il taglio proposto dal Consiglio per il budget 2013 colpisce proprio la crescita, perché riguarda le voci di ricerca, occupazione, politica di coesione. Per quanto riguarda l’agricoltura, è vero che la riduzione è minima, ma indirettamente anche l’agricoltura potrà risentire dei tagli alla ricerca, che sono trasversali”.

    Con questo dato di base, come giudica le ambizioni della presidenza cipriota di trovare un accordo sul bilancio 2014-2020, essenziale per la riforma Pac, entro fine anno?

    “Mi sembra una previsione molto ottimista, ed è per questo che il Parlamento europeo si sta attrezzando anche per lo scenario peggiore, quello di un ritardo che non permetterebbe di iniziare a dovere, nel gennaio 2014.
    Dico che è il calendario cipriota è ottimista, perché non si può siglare un’intesa sul bilancio pluriennale prima di aver definito la dotazione finanziaria dell’anno prossimo. E dopo la mossa del Consiglio, si prevede un percorso più lungo, con la conciliazione tra le due istituzioni a novembre.
    Se anche, nella migliore delle ipotesi, si arrivasse davvero al Summit di dicembre con il budget sul tavolo dei leader, per esperienza dico che le discussioni per mettere in atto l’intesa politica saranno lunghe e complesse, non ci vorranno meno di 4 o 5 mesi.
    Ecco perché abbiamo chiesto all’ufficio studi del Parlamento europeo di delineare un’ipotesi per poter procedere se non si raggiungesse in tempo l’accordo sul bilancio.
    Per i pagamenti diretti agli agricoltori, il disagio sarebbe minore, si potrebbe adottare una soluzione transitoria, ma sarebbe molto più complicato gestire i programmi di sviluppo rurale, che sono definiti lungo l’arco di sette anni”.

    Riforma Pac. Come finirà? E’ presto per dirlo, ma se dovesse indicare delle linee generali, quali richieste del Parlamento europeo hanno più chance di passare, e su quali invece il negoziato sarà più complicato?

    “E’ davvero presto per dirlo. Abbiamo da poco presentato le posizioni dei relatori, ora con oltre 5mila emendamenti ci aspetta un lavoro complesso. Solo all’interno del Parlamento bisognerà tener conto di posizioni opposte; ci sono anche colleghi che rigettano completamente la posizione della Commissione europea. Figuriamoci la complessità del negoziato tra le tre istituzioni.
    Però, in linea generale, penso che alla fine del processo le maggiori modifiche saranno sul greening (le pratiche ecologiche a cui la Commissione propone di condizionare circa un terzo degli aiuti, ndr).
    E’ più o meno certo che andrà in porto la richiesta di ridurre l’entità del greening, così come verrà diminuita la percentuale di terreno che la Commissione propone di dedicare a scopi ecologici (7%).
    Poi, salteranno le sanzioni aggiuntive legate alle pratiche eco-compatibili che, quindi, condizioneranno solo una parte degli aiuti diretti, ma senza multe ulteriori. Le risorse così risparmiate sul greening passeranno al secondo pilastro, obbligatoriamente nelle misure agroambientali.
    E se ci dovesse essere un taglio sul bilancio agricolo, sarà proprio il greening a risentirne: in quel caso bisognerebbe praticamente sopprimerlo”.

    Nel quadro della riforma Pac, lei si è occupato del dossier relativo alle semplificazioni, proponendo un “cartellino giallo” prima di sanzionare i produttori. Ma aumentare i controlli non rischia di aumentare i costi?

    “L’idea è che ci sia una fase di monitoraggio in cui si possa dire all’agricoltore che sta sbagliando, dargli una possibilità di recuperare senza imporgli subito una sanzione. Dopo 30 giorni ci sarebbe un altro controllo, e a quel punto la sanzione scatta se il produttore non si è adeguato. L’incidenza del costo è marginale: la visita in campo, rispetto alle rilevazioni aeree, pesa in maniera minima sui costi”.

    Tra il greening e la semplificazione, di cui si parla molto, non si è perso un po’ di vista un altro importante obiettivo della riforma Pac, quello dell’aumento della produzione? In un recente sondaggio Eurobarometro, circa l’80% dei cittadini si dice preoccupato per il livello di produzione mondiale di cibo e ritiene l’Europa abbia il dovere di svolgere un ruolo importante per la sicurezza alimentare.

    “In quest’ambito non si può che puntare sulla ricerca, che è uno strumento essenziale. In questa riforma, per la prima volta, si introducono risorse specifiche per la ricerca nel settore agricolo e agroalimentare. La superficie coltivata non è aumentata col tempo, anzi si è ridotta: quella che è cambiata è la produttività, frutto delle nuove tecnologie, che hanno dato tanto e credo abbiano ancora tanto da dare”.

    Mentre nelle istituzioni si discute, in strada gli agricoltori protestano, in questi giorni i produttori di latte: quale messaggio gli si può dare?

    “Da una parte, bisogna senza dubbio lavorare per favorire le organizzazioni dei produttori, di modo che gli agricoltori possano avere un peso maggiore nella catena della produzione. Dall’altra, e penso a chi non vuole la fine delle quote latte nel 2015, le risorse sono sempre più scarse e l’agricoltura ne deve tenere conto. I tempi sono cambiati: le regole devono cambiare”.

  • Scusate..
    Non solo critiche ma qualche informazione da condividere:
    Se l’attualità, con la crisi nel settore del latte, si è imposta all’attenzione dei ministri dell’Agricoltura riuniti a Bruxelles lunedì 16 e martedì 17 luglio, la discussione è proseguita anche sui due temi all’ordine del giorno: gli strumenti di gestione del rischio, compresa l’introduzione di un meccanismo di stabilizzazione del reddito, e le misure straordinarie per reagire alle crisi di mercato.

    Strumenti di gestione del rischio e stabilizzazione del reddito

    Che i produttori siano maggiormente esposti alla volatilità dei mercati e a condizioni metereologiche avverse, rispetto al passato, è un dato condiviso dai Ventisette. Ma le divergenze emergono quando si tratta di decidere gli strumenti per mettere gli agricoltori al riparo da questi rischi.
    In particolare, si è discusso di uno ‘strumento per la stabilizzazione del reddito’, da far scattare per sostenere i produttori quando vanno incontro a perdite pari al 30% del proprio reddito annuale medio.
    Il meccanismo è osteggiato da diversi Paesi (Regno Unito, Svezia, Germania, Danimarca, Paesi Bassi e Belgio), che lo ritengono un costoso ed enorme peso amministrativo (secondo il ministro britannico, comporterebbe una spesa pari a 7 miliardi l’anno se venisse usato contemporaneamente in tutti gli Stati membri).
    Non solo: c’è chi (Svezia e Germania) ritiene che i fondi dedicati a questo strumento verrebbero di fatto sottratti a misure più importanti, quelle agro-ambientali all’interno del secondo pilastro della politica agricola comune (Pac).
    Molti sostengono però la proposta della Commissione, che ha ribadito la non obbligatorietà dello strumento: ogni Stato membro potrebbe decidere se utilizzarlo o meno, all’interno dei propri limiti di bilancio. L’esecutivo di Bruxelles ha anche sottolineato l’importanza di inserire il meccanismo all’interno del secondo pilastro che, essendo pluriannuale, si adatta meglio a uno strumento che va usato con una certa flessibilità.
    Tra i sostenitori, l’Italia che, come l’Ungheria, propone di aumentare la percentuale di finanziamento comunitario dal 65% all’80% del totale. Altri Paesi a favore: Spagna, Francia, Estonia, Romania, Slovenia, Finlandia, Lituania.

    Misure straordinarie per le crisi di mercato

    I 27 responsabili nazionali all’Agricoltura si sono accordati sulla necessità di dotare la Commissione europea di “strumenti per reagire in maniera veloce ed efficace a circostanze specifiche e impreviste che causano turbolenze sui mercati”.
    Si tratta di fondi, nel quadro dell’Organizzazione comune di mercato Oocm) per intervenire, ad esempio, in caso di emergenze sanitarie, come quella dell’Escherichia coli nel 2011.
    Un appoggio condiviso, nonostante ci siano Paesi che vorrebbero andare oltre ed estendere il raggio d’azione di queste misure a tutti i settori dell’agricoltura (Spagna, Estonia, Francia, Portogallo, Bulgaria, Lussemburgo, Cipro, Grecia, Lituania, Slovacchia, Slovenia), mentre altri Stati membri hanno voluto accertarsi che l’intervento scatti solo in occasione di circostanze davvero eccezionali e sia limitato nel tempo (Svezia, Repubblica ceca, Danimarca, Paesi Bassi, Germania, Regno Unito, Irlanda).

    Altre notizie

    Alcune importanti indicazioni sono arrivate anche dal Commissario Dacian Cioloş, a margine di una conferenza sulla Pac con la società civile organizzata a Bruxelles.
    Il responsabile europeo all’Agricoltura, prendendo atto del fallimento del gruppo d’alto livello per la definizione di nuove pratiche nella filiera agroalimentare tra produttori, industriali e distributori, ha annunciato l’intenzione di presentare delle proposte legislative all’inizio del prossimo anno.
    All’elaborazione delle misure per il riequilibrio della catena coopereranno tre Commissari: il responsabile all’Industria, Antonio Tajani e quello al Mercato interno, Michel Barnier, oltre allo stesso Cioloş.

    E in un altro ambito, la Commissione sarebbe pronta a legiferare anche prima, già in autunno: sulla privacy dei beneficiari di aiuti diretti della Pac.
    Una sentenza della Corte di giustizia europea, nel novembre 2010, aveva infatti imposto lo stop alla pubblicazione dei dati personali degli agricoltori, precedentemente pubblicati su internet nel nome della trasparenza, per rendere noto come vengono utilizzati i soldi Ue e a chi vengono destinati.
    L’Esecutivo di Bruxelles è ora alla ricerca di una soluzione “legalmente accettabile”, da presentare non molto dopo la pausa estiva.

  • Mi dispiace che un intervento cosi bello sia ridicolizzato da interventi non sul merito e poco pertinenti.
    Per es. caro Bobore Sanna mi spiegheresti per cortesia che cosa c’entra Cherci col Consorzio del Pecorino Romano? Quali sarebbero gli strumenti cha ha l’assessore per commissarialo.
    Credimi parli di una cosa che non conosci e forse è meglio prima di “ scrivere” certe fesserie informarti e studiare.
    La stessa medesima cosa Vale per Rosanna.
    Chi è che ti ha detto che i pastori non sono rappresentati nel consorzio?
    Secondo te, cara Rosanna; i Presidenti delle Cooperative chi rappresentano? Forse se stessi???
    Per le norme del pecorino Romano che dici tu:
    MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI
    PROVVEDIMENTO 5 novembre 2009
    Modifica del disciplinare di produzione della denominazione «Pecorino Romano» registrata in qualita’ di denominazione di origine protetta in forza al regolamento CE n. 1107 della Commissione del 12 giugno 1996. (09A13755)
    Studia, Non girare per internet a vuoto e prendi quello che ti pare.
    Sarebbe bene pensare seriamente a cosa si vuole fare per il settore anziché pensare a far vedere ce siamo più bravi degli altri perche esordiamo “ mi vuole spiegare”
    La Pac è al giro di Boa e nessuno ne parla, qualcuno ha mai pensato; comprese le associazioni di categoria che dovrebbero farlo istituzionalmente, a promuovere qualche assemblea e parlarne tutti assieme? No…

  • Condivido le preoccupazioni del estensore della nota ma vorrei che argomentasse l’affermazione ” pensando alla nuova pac per l’isola sarà una catastrofe”. Come pensa che le strategie regionali possano influenzare la nuova PAC e in quale specifica misura?
    Grazie

  • Bobore Sanna

    Siamo proprio al ridicolo. Ma crede davvero Onorevole che a causa di un bando Agea sul ritiro del Pecorino Romano si possano risolvere i problemi che attanagliano il settore ovino in Sardegna? Quanti ammassi sono stati effettuati negli ultimi 5 anni ? E’ forse cambiato in positivo il prezzo del latte? Magari, è solamente peggiorato!
    Onorevole, perchè si smetta questo ridicolaggine proponga all’Assessore Cherchi il Commissariamento del carrozzone Consorzio Pecorino Romano. Ne guadagherebbero senz’altro i pastori sardi!

  • Rosanna Puggioni

    visto che siamo in tema di PECORINO ROMANO forse mi potete aiutare a capire come mai nel sito della ditta BRUNELLI appare il formaggio P.ROMANO con la cappattura nera? come molti sapranno la CAPPATTURA NERA è sinonimo di indicazione geografica che nel 2004 viene attribuita alla sardegna dopo un accesa contestazione con il LAZIO. tale accordo di produzione fu formalizzato il 25 marzo del 2004 al termine di un incontro con TOTO MELONI_GIOVANNI GALISTU-LOREDANA MELIS- ROSA LA PIANA ECC ECC–tale accordo fu definito una nuova opportunità da sfruttare per la sardegna, PRESUMO che la variazione del disciplinare abbia avuto effetto?, attesta la provenienza del prodotto oltre che la trasformazione sul luogo d origine,? BRUNELLI acquista latte sardo e lo trasforma in P.ROMANO. se il mio raggionamento è giusto BRUNELLI dando la cappatura al suo prodotto sta usando un immaggine inappropiata che è solo ed esclusivamente un diritto dei sardi,, successivamente al 2004 il disciplinare ha subito modifiche autorizzando il LAZIO ad apporre la cappatura nera?

  • Il redattore della lettera, ha scritto: “Ritengo che a tutt’oggi non vi sia nessuna strategia politica, né istituzionale né di categoria…. Ecco perché con ogni probabilità, pensando alla nuova PAC, per l’Isola sarà una catastrofe…”.
    Queste righe sono particolarmente preoccupanti.
    Siamo soli come sole sono le tante persone sarde, nostre connazionali che dall’Italia, per amore di patria, seguono il sito incazzate.

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