Chiesta alla Presidenza della Giunta la documentazione sui lavori della Commissione paritetica per l’articolo 8 (Entrate)

2 aprile 2012 21:353 commentiViews: 13

finalmenteIn ragione del rincorrersi di indiscrezioni sulla possibilità che le Norme di attuazione sull’articolo 8 dello Statuto, approvate dal Consiglio regionale, possano essere modificate in sede di Commissione paritetica e quindi dover ritornare in Consiglio e ricominciare l’iter approvativo, la Prima Commissione ha chiesto al Presidente della Giunta di fornire ogni elemento utile sullo stato dei lavori. Acquisita la documentazione, si procederà ad un’audizione della delegazione sarda.
I rischi sono : 1) che sul debito pregresso maturato dallo Stato italiano verso la Sardegna il Governo proponga o una rateizzazione millenaria o un saldo stralcio svantaggioso; 2) che il Governo pretenda o l’esclusione o il forte ridimensionamento del gettito proveniente dai Giochi.
Tutto questo, detto in punta di forchetta e senza entrare nel merito del tema delle compartecipazioni fiscali sulle quali, come sapete, ho opinioni diverse da quelle di quasi tutti i consiglieri regionali.

3 Commenti

  • Piergiorgio Pira

    Tra l’annoso problema conosciuto come “vertenza entrate” che la Regione Sarda non riesce ha risolvere con lo Stato Italiano e la vicenda raccontata da Mauel Scorza nel famoso romanzo”Rulli di Tamburo per Rancas”mi sembra di trovare qualche analogia.Riporto un riassunto della vicenda dei comuneros peruviani, sfortunati protagonisti del romanzo tratto da un fatto realmente accaduto. Dopo secoli di soprusi subiti da parte del dottor Montenegro, un latifondista locale, i comuneros di Rancas (una comunità contadina vicina a Cerro de Pasco) scoprono che un enorme recinto sta pian piano rinchiudendo tutti i loro territori, lasciandoli senza più terre da coltivare. Il recinto è costruito dalla multinazionale americana Cerro de Pasco Corporation, che agisce con il benestare del dottor Montenegro e delle istituzioni, senza aver avvisato né chiesto autorizzazione ai comuneros, legittimi proprietari delle terre.
    Tra lo sconcerto iniziale della comunità, la situazione raggiunge livelli insostenibili: ora diventa persino difficile raggiungere Rancas, dato che il Recinto ha inglobato anche fiumi e strade. I contadini si rivolgono al loro rappresentante locale, il Personero don Alfonso Rivera, ma i suoi reclami restano inascoltati.
    Intanto Héctor Chacón della comunità di Yanahuanca, detto il Nittalope, inizia a raggruppare una banda allo scopo di eliminare il prepotente Montenegro. Chacón, l’Abigeo, il Ladro di Cavalli organizzano l’omicidio, ma, scoperti, sono costretti a rifugiarsi sui monti ed a vivere da banditi.
    Stufi di presentare reclami, istigati da Fortunato, che ha visto uccise tutte le sue pecore dai bravacci della Cerro de Pasco, i comuneros di Rancas trasportano tutte le pecore morte davanti alla Prefettura di Cerro, ottenendo solo l’arresto di Fortunato. Il Personero, convinto oramai della faziosità delle autorità, fa riunire in una piazza tutti i maiali che la comunità riesce a recuperare, li tiene a digiuno per una settimana, per poi liberarli nei pascoli recintati, rendendoli inutilizzabili.
    Héctor Chacón nel frattempo sta per mettere in atto il suo piano, anche a costo di travestirsi da donna ed infiltrarsi nel palazzo di Montenegro. Per ottenere i vestiti adatti, torna a casa sua di nascosto. Ma tradito da un suo parente, viene arrestato dalla Guardia Civile ed imprigionato.
    Ridotti a far pascolare le pecore nei cimiteri, dopo che le guardie della Cerro de Pasco hanno impedito anche ai pochi animali rimasti di lasciare il paese, i comuneros si decidono alla lotta armata: attaccano la guardia repubblicana con fionde e sassi. Anche qui interviene la Guardia Civile, che sgombera il villaggio, massacrando la popolazione e bruciando le abitazioni. I comuneros si ritrovano sotto terra, morti, a raccontarsi le ultime violenze subite.
    Per non fare la stessa fine dei comuneros, senza ricorrere alla lotta armata, alle fionde e ai sassi o ad altre forme di lotta violenta, senza rischiare la propria e le altrui vite e senza spargimento di sangue,il Partito Sardo d’Azione ,per risolvere l’annoso problema della restituzione dei cinque miliardi di euro oltre interessi e maggior danno che ci deve lo Stato Italiano, dovrebbe fare una cosa molto semplice;chiedere ai Sindaci dell’area sardista e indipendentista( si potrebbe iniziare con i sindaci di Macomer,Dorgali,Irgoli e Posada e con quant’altri condividono la proposta), di aprire un conto corrente postale o bancario intestato al proprio Comune sul quale far confluire tutte le somme che i contribuenti e i sostituti di imposta devono versare all’Erario dello Stato Italiano per saldi e acconti di imposte dirette e indirette e tributi di vario genere, comprese le accise sui carburanti.Tali versamenti andranno eseguiti fino a quando ogni Comune non ha recuperato la quota parte di credito che le competerebbe in una ipotetica ripartizione sulla base della popolazione residente . Per esempio: ammettiamo che il credito oggetto della “vertenza entrate “ sia pari a cinque miliardi di euro, lo dividiamo per 1.600.000 residenti in Sardegna, otteniamo l’importo di euro 3.125 che sarebbe la quota spettante ad ogni cittadino sardo. Sulla base di questi dati il Comune di Macomer, facendo una semplice moltiplicazione (numero abitanti 11.000 x credito pro capite €3.125,00)= € 34.375.000,00 dovrebbe recuperare la modica cifra di trentaquattromilionitrcentosettantacinquemilaeuro. Il Comune di Dorgali : 8.190 abitanti x 3,125,00 = € 25.593.750,00 e così si recuperano anche i soldi per realizzare finalmente il nuovo porto turistico di Calagonone. Il Comune di Irgoli 2.300 x 3.125,00=7.187.500,00 e cosi via calcolano il credito spettante tutti i Comuni che vogliono aderire alla pacifica iniziativa .
    Così facendo, Ugo Cappellacci, la Giunta e il Consiglio Regionale possono dedicarsi ad altre incombenze. A disposizione per eventuali chiarimenti e approfondimenti, attendo con fiducia che il sogno si avveri.
    Piergiorgio Pira
    Nuoro 4 aprile 2012

  • Grande Angelo! Qualsiasi indiano in India governerebbe meglio di un inglese perchè penserebbe da indiano (Ghandi)

  • Mi piace che sul sito compaia l’immagine di questa grande donna. A dispetto della sua fragilità e minutezza sta dimostrando che la grandezza di un’idea e la determinazione nel raggiungere un proposito alla fine prevalgono sul potere bieco, violento e prevaricatore.
    Lei ci ha messo vent’anni, e non ha ancora finito di combattere, però la sua vittoria è vicina.
    Quanto ci metterà la gente sarda a comprendere e intraprendere il percorso verso l’autodeterminazione?

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