Chi prende per il culo chi?

30 ottobre 2013 10:0337 commentiViews: 343

logoPSIeri, dopo il mio intervento in Aula sulla Zona Franca, è ripartito il solito tentativo di intimidazione e di aggressione che fa veramente schifo. Anche alcuni miei paesani, ovviamente per sentito dire, mi hanno accusato di collusione col Pd per affossare la legge. Non avevano neanche ascoltato il mio intervento né quello di Soru; due interventi diversissimi. Io ho detto che la legge è scritta male e che occorre correggerla perché io voglio far sì che la Sardegna conquisti la potestà tributaria. Soru ha difeso il fisco italiano e ha detto che noi sardi non sappiamo prenderci le nostre compartecipazioni e non le sappiamo spendere. C’è una bella differenza.
Non parliamo poi dei servizi televisivi: propaganda allo stato puro, semplificazioni da dilettanti e disinformazione. Franco Meloni dei Riformatori ieri mi ha detto: “Rassegnati alla mediocrità, alla falsità e alla manipolazione. non puoi farci nulla”.
Poi un altro collega consigliere regionale mi ha detto: “Bada che non stai capendo che il problema non è disciplinare bene la Zona Franca, ma intercettare quei punti percentuali di opinione pubblica orientati sulla Zona Franca per le prossime elezioni regionali. Ti è chiaro? Qui non si sta governando; qui si sta facendo campagna elettorale!”.
Primo punto: chi vuole la zona franca in Sardegna cominci a capire che c’è una differenza tra chi vuole fare la zona franca e chi ne vuole parlare per raccogliere voti. Io non mi devo candidare. Altri sì. Io parlo di Zona Franca da prima che ne parlassero le piazze.
Secondo punto: questo è il testo della Proposta di Legge ieri in discussione in Consiglio. Si deve leggere la sola colonna di destra, il Testo approvato dalla Commissione. Leggete il comma 2 dell’art.1 che modifica l’art.12 dello Statuto della Sardegna. Lo riporto anche qui per farlo capire bene a tutti e perché rimanga traccia delle gravi fesserie che taluni vogliono far fare ai sardi:
“2. La zona franca della Sardegna è disciplinata dalle leggi fiscali dello Stato italiano e dell’Unione europea che si applicano ai territori extra-doganali di Livigno, Campione d’Italia e delle acque nazionali del Lago di Lugano racchiuse fra la sponda e il confine politico della zona si-tuata fra Ponte Tresa e Porto Ceresio, nonché a quelli di Gorizia, Savogna d’Isonzo e della Re-gione a Statuto speciale Valle d’Aosta.”
Chi ha deciso le tasse per i sardi fino ad oggi? Lo Stato italiano. Chi ha reso insostenibile la pressione fiscale per i sardi? Lo Stato italiano. Ebbene, è bene che tutti sappiano che ieri alcuni sardi e alcuni consiglieri regionali sprovveduti e maliziosamente in campagna elettorale hanno proposto in Aula di fare disciplinare la zona franca della Sardegna unilateralmente dallo Stato italiano. È chiaro che cosa si è fatto? Si è proposto di istituire la Zona franca integrale della sardegna e di farla regolare dallo Stato italiano, cioè dal becchino dell’economia della Sardegna. Chi si assume la responsabilità di questa follia? Di chi è la colpa? Io non voterò mai leggi che subordinano i sardi in questo modo, che distruggono secoli di cultura dell’autogoverno, leggi servili persate servilmente da chi non riesce ad avere che ensieri servili. Come si fa a contestare il fisco italiano e poi a proporre una legge che mette in mano la Zona Franca allo Stato italiano?

Terzo  punto: si gioca sull’equivoco. L’unico atto dell’Unione europea sulla zona franca, la famosa lettera di Zencher, chiarisce ciò che è evidente nelle leggi: le ‘zone franche’ sono all’interno della linea doganale europea. Che cosa fa un signore in rete per confutare il dato di fatto, che io ho richiamato in Aula, dell’errore tecnico della legge messa in discussione, la quale da un lato colloca la Sardegna fuori dalla linea doganale dall’altro la si definisce ‘zona franca’? Questo signore cita l’art. 14 dello Statuto della Val d’Aosta, che recita: “Il territorio della Valle d’Aosta è posto fuori della linea doganale e costituisce zona franca. Le modalità d’attuazione della zona franca saranno concordate con la Regione e stabilite con legge dello Stato”. Peccato che questo articolo dello Statuto della Val d’aosta non sia mai stato attuato. Leggete che cosa ne dice un leader dell’Union Valdotaine. Ma il fatto che si conosca l’art.14 della Val d’Aosta rende ancora più grave la responsabilità di quanti ieri hanno proposto questa abominevole e servile proposta di legge, perché ne dimostra l’ignoranza e l’incompetenza politica (forse prodotta dalla foia elettorale di essere eletti in Consiglio regionale in gran carriera dicendo balle), giacché ne hanno copiato la parte inattutata (la collocazione fuori dalla linea doganale e la dichiarazioen di zona franca) e ne hanno ignorato, invece, la parte che ha avuto un grande sviluppo: l’obbligo di negoziare il regime fiscale della Val d’Aosta tra la Regione e lo Stato.

Quarto punto: ieri mi ha fermato un membro del Comitato Zona Franca che conosco da tempo. Abbiamo chiacchierato serenamente. Mi parlava delle aziende in crisi. Mi sono adirato. Come si può pensare che il provvedimento di legge in discussione risolva, domani, non fra due anni, ma domani, il problema delle aziende in crisi? Il problema delle imprese di oggi è quello delle aziende non bancabili; il problema di oggi è impedire che i debiti travolgano le imprese; il problema di oggi è fare una politica dei redditti per sostenere i consumi;  il problema di oggi è trasformare il welfare (sostegno economico senza far niente per la società) in workfare (sostegno economico in cambio di lavoro pubblico) in modo da mettere denaro in circolazione; il problema di oggi è pensare a contratti collettivi di lavoro per la Sardegna diversi da quelli dell’Italia; il problema di oggi è assistere le imprese con le banche ormai impersonali e telematiche; il problema di oggi è aprire i mercati, fare buoni prodotti, difendersi dalla grande distribuzione che non collabora con i produttori locali; il problema di oggi è liberarsi dalla tirannide burocratica ecc. ecc.

 

37 Commenti

  • Caro Sig. Paolo, ci tengo a chiarire con Lei, per evitare ogni fraintedimento e strumentalizzazione. La mia frase che riporto ” Siamo andati oltre ogni interesse personale, ogni individualismo, ogni mania di protagonismo, stiamo lottando per la nostra terra di Sardegna e le chiediamo quindi Paolo, e non On. Maninchedda , di unirsi alla lotta e di essere prima che un politico un sardo, un uomo, uno vero. Fortza Paris” Il senso della frase è un invito ad unirsi al popolo che lotta come uno dei tanti cittadini sardi, non in veste politica quindi ma prima ancora in veste di un uomo sardo vero. Testuali parole che la Sig.ra Doroty ha probabilmente frainteso significano appunto un invito ad unirsi a Lei Paolo, come sardo, uomo vero e sincero quale è. La professione di politico, come qualsiasi altra professione seppur nobile non sempre fà emergere la parte migliore dell’essere umano e la testimonianza è questo distacco tra politica e società cosi forte in questi ultimi 20 anni. Oggi, Lei Paolo, scrive un post dal titolo “chi prende per culo chi” con un linguaggio comprensibile alla gente, ed ecco la ragione del mio invito a procedere uniti al popolo che non vuole essere preso per i fondelli, ma vuole dopo aver atteso più di mezzo secolo la zona franca per la nostra terra, ed ha bisogno di uomini meno politici e più veri, perché soltanto cosi le persone potranno sentirsi davvero rappresentate e ben governate. Avanti e Fortza Paris con la Zona Franca per la Sardegna!

  • RR
    Si, si, si.

  • Gent.ma Arch. Rosa Maria Millelire,
    vorrei sapere se ha organizzato qualche manifestazione per la causa, se era presente all’ultimo incontro a Macomer e se sta facendo qualcosa per l’evento in programma a Novembre.
    Grazie.

  • Gian Piero Zolo

    …E quando giungon dinnanzi alla ruìna, quivi le grida, il compianto, il lamento. Bestemmian quivi la virtù divina…
    Rosa Maria…non ti crucciar…Guarda e passa.

  • Salvati
    Io sono Rosa Maria Millelire, e ho scritto diverse volte su questo blog. Come vede non sono ricorsa a un nick per “nascondermi nella rete e elargire gratuitamente consigli e sentenze”, come dice lei. Io ho il coraggio delle mie idee, e le porto avanti con determinazione e senza paura di dichiararle, anche contro chi, come lei, distorce e strumentalizza tale mia chiarezza e coraggio della condivisione delle idee e delle posizioni di Maninchedda traducendole in adorazione. Il vigliacco è lei, non io! Io sostengo l’on. Maninchedda perché la sua idea della costruzione dello Stato Sardo in Europa è la mia idea, idea che ho fatto mia prima che lo conoscessi. Ho sostenuto la sua costruzione del Partito dei Sardi perché sono stata felice di vedere che con lui il sogno può diventare realtà, perché ho riconosciuto in Maninchedda uno statista, l’unico presente oggi in Sardegna, e per lungo tempo non ne nasceranno altri di tale levatura, perché sono assolutamente convinta che sia nostro sacrosanto dovere cogliere oggi l’opportunità che abbiamo, e il primo modo è sostenerlo con tutti i mezzi pacifici a nostra disposizione, perché Maninchedda è l’unico realmente in grado di portare ad effetto anche dal punto pratico strategico, tra le complicazioni di questo contorto e contraddittorio scenario politico, un percorso così complesso, così difficile quale quello della costruzione di uno Stato. Credo che lei sia molto lontano dal cogliere la grandezza di ciò di cui si sta parlando.. Perché a differenza di ciò che caratterizza lei e chi si muove come lei, io sono una persona concreta, e guardo ai risultati possibili e agli effetti nel tempo, non cerco di convincermi di posizioni precostituite.
    Riguardo a quanto ho scritto sulle persone che agiscono come lei, e sui riferimenti fatti a lei: non ha parlato lei di “maschere per attirare consensi”, di volere “a tutti i costi cercare il pelo nell’uovo anche dove non c’è, per dimostrare di avere una conoscenza superiore”, non ha detto lei “voi politici regionali avete le idee così chiare fin dal 1858 che ad oggi siamo messi ancora così”, e ancora “se voi avete le idee chiare, noi dei comitati e movimenti ZF siamo la via e la verità assoluta, visto quanto avete concluso fino ad oggi”. Allora Salvati, non se la prenda se la mia lettura del suo atteggiamento non è semplicistica e elementare quanto la sua maturità politica, ma lei, come anche con l’ultimo intervento dimostra, è esattamente quanto ho scritto. A quanto pare quello che deve imparare a rileggersi è lei, Salvati. Si rilegga, si rilegga.

  • Maurizio Salvati

    Gentile consigliere Maninchedda, mi ero congedato da lei ma vedo che ho suscitato l’ira di persone che la adorano ma che pare abbiano inviso me, perchè ho avuto l’ardire di dissentire dal suo pensiero e operato. Mi è d’obbligo rispondere se mi verrà concesso lo spazio:
    Per doroty, che potrebbe essere chiunque dato che non si è qualificata ma come tanti, utilizza un nick per nascondersi nella rete e elargire gratuitamente consigli e sentenze – grazie per avermi aperto gli occhi circa i miei notevoli limiti ma ritengo che di fronte al buon Dio tutti gli uomini siano uguali, se dialogano civilmente, se non hanno nulla di cui rimproverarsi. Ho intrapreso uno scambio di idee con una persona che riveste un ruolo politico e che mi ha accettato nel suo spazio virtuale, al quale mi sembra di non aver mancato di rispetto. La rete come penso lei sappia è fortemente limitante nel trasmettere oltre le fredde parole, anche le sensazioni, le dirò che ho trovato piacevole lo scambio di battute con il consigliere Maninchedda ma non posso accettare e rispedisco al mittente quanto lei ha scritto, in merito al “sentirsi onorato e porsi in attegiamento di spugna”. Non ero dietro un banco volontariamente per apprendere una lezione, il blog moderato dall’autore ha la funzione di scambiarsi opinioni nel rispetto delle persone. Se permette prima di sputare sentenze lesive nei confronti altrui, sarebbe bene rileggere il tono dei miei messaggi e le rammento citando il terzo principio della dinamica di Newton che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria; questo vale anche negli scambi di opinione, pur rimanendo nel limite del rispetto reciproco.

    Per rosa maria che potrebbe essere chiunque dato che non si è qualificata e come ho scritto per doroty, utilizza un nick per nascondersi nella rete e elargire gratuitamente consigli e sentenze – la sua disamina sul mio comportamento è, mi permetta, una sua elucubrazione mentale. Devo deluderla (con mia gioia) ma la personalità del sottoscritto non corrisponde al fenotipo da lei descritto. Ritenti con più attenzione potrebbe essere più fortunata.
    Una precisazione e un consiglio: prima di scrivere vi invito a rileggere sempre con attenzione quanto scritto in precedenza e da chi, per evitare di mettere in bocca all persona errata, frasi mai pronunciate.
    Grazie ancora per lo spazio fin qui concessomi

  • Nel comportamento di Salvati si leggono le linee essenziali caratterizzanti un particolare spazio politico che va delineandosi in questo momento storico, che a mio avviso potrebbe diventare molto pericoloso per l’evolversi in positivo della drammattica situazione economica e sociale in cui si trova in genere l’Italia, ma, ancora più significativamente, la Sardegna; uno spazio politico che potrebbe essere definito contro-democrazia. Non antidemocrazia, sia beninteso, o antipolitica, ma contro-democrazia. E’una sorta di democrazia della massa, il cui solo scopo è la deleggittimazione dei rappresentanti democraticamente leggittimati alla rappresentazione. La causa generatrice di questo obbiettivo è indubbiamente il diffuso sentimento di diffidenza, che è insieme volontà di distinzione netta delle due parti, (il popolo la parte buona, e la classe politica la cattiva) di distanziamento, e manifestazione di sorda ostilità. C’è un irriducibile timore dell’inganno, una (indiscutibilmente fondata) sfiducia, una défiance, (per dirla in francese, che suona più dura), che trova espressione nella volontà di controllare la classe politica. L’incapacità di esercitare questo controllo diretto, per mancanza di strumenti diretti, e spesso di competenze e mezzi culturali, si declina, infine, in una forma di democrazia dell’imputazione, cui vengono sottoposti tutti gli esponenti della classe politica in maniera insindacabile, inappellabile. Cosa è, se non questo, l’atteggiamento di Salvati quando, alle risposte sul merito di Maninchedda, attendendosi il riconoscimento incondizionato delle proprie ragioni, sentito come dovuto, come un diritto, perchè enunciato da chi sta con la massa, con il pensiero comune, da chi, appunto, si pone nella parte del giudice, per cui da imbonire, da assecondare per non suscitarne l’ira e il disappunto (c’è molta ipocrisia e arroganza in questo) reagisce con la condanna, e l’inquadramento del politico nel girone dei falsi e ipocriti e anche inconcludenti. L’evoluzione peggiore di questa manifestazione si attua quando il popolo, individuando un tema da cavalcare come pretesto, (ZF) lo utilizza contro la classe politica che non se ne è mai occupata seriamente(“dal 1858” dice Salvati; povero Maninchedda, ora deve pagare per tutta l’inoperosità dei politici di tutta la storia dell’Italia, proprio lui che ne condanna, con fondamenti storici ed economici, la nostra appartenenza) costituendosi in movimento o comitato, eleggendo un guru, un rappresentante che dovrà, senza possibilità di trattazione, condurre la spedizione punitiva e demolitoria della parte incriminata. Non importa la verità, non è all’ordine del giorno, non è questo l’obbiettivo, ciò che conta è la battaglia, e finchè c’è battaglia c’è speranza. Piaccia o no, questi sono i populismi, quella che Rosanvallon chiama la “tentazione populista”, intesa come l’eterogeneo, spesso confuso, ma ben riconoscibile tentativo di ridurre la complessità della vita democratica contemporanea e delle questioni, alla semplice, nuda contrapposizione di un popolo-vittima, sano e virtuoso, a un quadro politico istituzionale corrotto e ostile, di un noi (come dice infatti Salvati) contrapposto a un voi esterno e ostile. Ecco perchè il populismo è così negativo, perchè sono masse ripiegate su se stesse senza nessun vero slancio, senza energia rivoluzionaria proiettata verso il futuro e la storia. Non c’è moralità, non c’è sacrificio, non c’è proiezione etica del progetto, ma solo collera che nella cabina elettorale assumerà una connotazione dannosa. Questo è il pericolo. Perchè oltre ai conflitti sociali che si stanno scatenando, quando sarebbe invece necessaria una maggiore serenità e senso condiviso del bene comune, questi ambienti complicano il già difficile lavoro della costruzione di una condizione migliore per tutti i sardi, che per noi coincide con la costruzione dello Stato sardo, che trova la prima espressione nel voto sereno e lucido. Chi, come Maninchedda, invece è animato da onestà intellettuale e chiarezza delle idee, del metodo e degli obbiettivi ovvio che non può convenire o assecondare questo sistema, il quale può inquadrarsi come una delle manifestazioni della diaspora dalla buona pratica della politica, e quindi da correggere.

  • Salvati
    Vista la sua incredibile presunzione nei confronti di prof. Maninchedda, con il quale dovrebbe, se capisse i suoi notevoli limiti, sentirsi onorato di poter dialogare, e assumere l’atteggiamento della spugna, per imparare, le dico una cosa: almenocche’ non si può leggere!

  • Ecco, appena vi si mette di fronte, caro Salvati,a fatti, circostanze, impegni, ragionamenti, esce il pegiudizio di fondo contro i politici tutti uguali ecc. ecc.. Se ne trovate uno competente, vi dà fastidio. Se ne trovate uno onesto, lo impiccate perché smentisce il vostro teorema dei politici tutti disonesti. Continui così, Salvati, continui così, adesso è chiaro il suo scopo politico, ed è legittimo, badi, ma finalmente non è nascosto. Voi usate la ZF come pretesto per una rivoluzione senza bussola, cioè per una ribellione. Fate pure, guidate il popolo ad una ribellione, però ditegli la verità: voi la ZF non la volete fare, perché volendola fare avreste studiato di più, volete fare una ribellione: sarebbe più onesto che diceste questo.

  • Maurizio Salvati

    E vabbé . Mi ero illuso che potesse essere un confronto costruttivo ma sembra che qui parla un grande ignorante e sempliciotto (io) e un grande erudito, della serie io so tutto e voi artri siete niente. Così non andiamo da nessuna parte. Qualche volta un bagno di umiltà e non di saccenza sarebbe propedeutico; leggo solo che lei ha fatto, che lei ha detto; che lei,lei,lei…
    Poi parla di severità verso le banche ma scusi chi deve fare la parte del legislatore verso le banche in caso il territorio abbia riconosciuta la ZF, io? o come penso sia corretto, il parlamentino della regione Sardegna?
    In merito alla sua ultima parte del discorso, voi politici regionali avete le idee così chiare fin dal 1858 che ad oggi siamo messi ancora così ma dimenticavo le vostrem idee sono chiare ma la sovranità dello stato italiano vi ha sempre mozzato le gambe. Allora se voi avete le idee chiare, noi dei comitati e movimenti ZF siamo la via e la verità assoluta, visto quanto avete concluso fino ad oggi. Non se la prenda ma sto rispondendo solo alle sue osservazioni
    Mi scusi se posso apparire offeso ma lei non concede altre vie di scampo per dialogare in maniera costruttiva.
    E poi se la vuole sapere fino in fondo, riparliamo di questi argomenti in regime di FZ, il governo della regione si trovereebbe ingolfato di richieste di inizio attività di banche, grande imprenditoria etc. E poi mi dice che io sono semplicistico e demagogico? A me sembra che lei volendo a tutti i costi cercare il pelo nell’uovo anche dove non c’è, per dimostrare di avere una conoscenza superiore, si complica la vita più del necessario, almenocchè questo attegiamento non è una maschera che mette per attirare consensi, ed io ingenuo che mi sono prestato al suo giochetto. Grazie comunque per l’ospitalità
    un saluto
    Maurizio Salvati

  • io sono un presuntoso. so benissimo cosa bisogna fare per risollevare le sorti della sardegna, dando per scontato che ciò non avverrà dall’oggi al domani. e posso anche dirle, le cose principali…
    la prima cosa è studiare;
    la seconda cosa è studiare;
    la terza cosa è studiare;
    la quarta è assumermi le mie responsabilità prima di individuare quelle di altri soggetti (politici, burocrati, sfiga, mago zurlì…);
    la quinta cosa è darmi da fare per quello che posso fare coi miei limiti e le mie capacità, cercando di dare ogni giorno un pò di più;
    poi, a seguire, occorre: ascoltare (con giusto spirito critico) chi ne sa più di me, essere capace di immaginare quel che ancora non c’è, condividere le mie conoscenze, riconoscere i miei errori e poi accusare quelli altrui.
    se avanza energia e tempo rimando ai primi tre punti.

    io sono un pò avanti negli anni, quindi di studiare non ho più voglia. lascio l’incombenza a chi ha le energie.

    per compensare, cerco di dare quel che posso nel mio lavoro, opero gratuitamente in una struttura educativa per giovanissimi, partecipo a diverse realtà associative no profit nel mio paese, cerco di fare la spesa nei vari piccoli market del mio paese invece che nella grande distribuzione, cerco di acquistare soprattutto prodotti sardi.

    lo so che non basta, non sono perfetto. ma sono presuntuoso e so che le prime dritte che ho dato sono quelle giuste, soprattutto le prime tre.
    siccome conosco il blogger so che le pratica come nessun altro. basta percorrere questo blog nel suo passato, presente e futuro (anche per quanto riguarda la zona franca) per accorgersene.

  • No Salvati, non ci siamo, non si parla di questi temi con impostazioni semplificate e ovvie. Io sono da sempre per un fisco giusto in Sardegna. Di più: io sono per un fisco per la Sardegna pensato dai sardi e, soprattutto, riscosso dai sardi. Io ho portato il tema dell’anatocismo di Equitalia nel Consiglio regionale della Sardegna. Io ho fatto pubblicare i dati delle sofferenze delle imprese. Ho contestato con un libro Cappellacci per non avere ottenuto col sistema pattizio previsto dalal legge 42 le agevolazioni fiscali ottenute da altre regioni d’Italia. Io sono per la zona franca, ma per farla davvero, non per usarla come un ideologema rivoluzionario e quindi non farla e magari aggiungere, per pressapochismo e ignoranza, un altro colpo al già fiacco sentimento nazionale dei sardi. Lui immagino abbia sentito parlare della crociata dei bambini, ossia di quella crociata partita per i luoghi santi quasi simultaneamente a quella dei cavalieri e che si era mossa sull’onda dell’entusiasmo religioso popolare. Come finì? Una strage, una strage dimenticata.
    Sulle banche bisogna essere più severi e meno approssimativi; oggi le banche non fanno più il loro mestiere, che è anche quello di valutare il rischio d’impresa. Oggi le banche applicano meccanicamente criteri di conformità alle procedure stabilite in sede europea, procedure esigentissime rispetto al calcolo del rischio d’impresa, molto più lasche rispetto agli investimenti finanziari. Con o senza zona franca, la battaglia con le banche va fatta subito e bene, molto bene.
    Sul resto: Lei ha fatto esempi di attrazione d’impresa grazie a un regime fiscale agevolato. Su questo, senza offesa, in Sardegna si hanno le idee chiare almeno dal 1858, da quando venne posta per la prima volta la questione zona franca. Il problema è sempre stata l’Italia. Il problema è in primo luogo di sovranità: chi regola la zona franca? Noi diciamo la Sardegna, la proposta arrivata in Consiglio, invece, dice l’Italia. Secondo punto: come si regola la zona franca? Qui il discorso si fa tecnico: ad ogni esenzione fiscale deve corrispondere o una riduzione di spesa pubblica o una diversa entrata. Su questi temi oggi in Sardegna non si vuole far di conto. Io ho fatto un calcolo secondo cui la Sardegna potrebbe sostenere un ottimo standard di servizi, tenendo la pressione fiscale totale intorno al 34%. Altri non hanno calcolato nulla. Quando si fanno le leggi, bisogna fare proiezioni serie per capire come raggiungere bene un obiettivo.
    Gli altri esempi positivi di cui Lei parla, mi scusi, ma danno ragione a me: la zona franca è una riforma strutturale che se anche fosse fatta benissimo non risolverebbe subito la crisi. Deve assolutamente essere accompagnata da interventi straordinari di sostegno all’economia e ai redditi che, invece, impediscano da subito l’ulteriore declino economico e sociale. Per far questo servono risorse pubbliche e poteri. Tra i poteri, il principale e quello di riscuotere noi le imposte. È questa la prinma e urgente riforma da realizzare: per capire come usare la cassa dei tributi, occorre pirma di tutto toglierla al controllo dell’Italia, altrimenti si parla al vento.
    Conosco i testi della Tieferbrun: molto americani, molto in superficie. Oggi a me interessa capire come funzionerebbero domani l’import export dell’agroalimentare in sardegna se fossimo come Livigno. Lo voglio capire al centesimo. Ci risentiamo quando avrò finito.

  • Maurizio Salvati

    Seconda parte della mia risposta:
    ” Lei crede che le imprese che non riescono a fronteggiare la grande distribuzione, d’incanto, riuscirebbero a farlo?”. Le rispondo semplicemente che i colossi della grande distribuzione che vorranno venire in Sardegna Tax Free Zone, a fare business, dovranno adattarsi a collaborare con le imprese locali, facendo delle JV, in cui tutte le parti, possano avere soddisfazione. Questo sarà un compito basilare di chi regolamenterà l’accesso delle grandi imprese e del business in Sardegna Tax Free Zone, fare in modo che ciò avvenga in maniera etica e non a discapito delle imprese e del popolo sardo.
    “Lei crede che d’incanto le migliaia di cassintegrati che noi sosteniamo con 200 milioni di euro l’anno troverebbero lavoro?” Rispondo a questo quesito con un esempio: La Google Inc. ha stabilito la sua casa madre in Islanda e paga a livello mondiale molte meno tasse, questo però significa che la Google Inc. anche in regime agevolato, lascia ogni anno all’Islanda, svariate decine di milioni di USD, rispetto alle centinaia di milioni di USD, che dovrebbe pagare come tasse, agli altri stati in cui opera.
    “Lei pensa che le migliaia di persone assistite a casa con circa 800 milioni di euro l’anno dalla Regione, troverebbero modi diversi da quelli dell’assistenza per sostentarsi e sostenersi nella disabilità?” per questo quesito, userei entrambe le risposte che le ho fornito precedentemente, alle due precedenti.
    Termino dicendole che prima di dare il mio sostegno a questa BUONA BATTAGLIA, attraverso la condivisione del pensiero con gli attivisti dei movimenti e comitati per la ZFI, perché ormai le sarà chiaro che la considero tale, ho cercato di informarmi circa la possibilità di trasformare questo sogno in realtà. Per forma mentis, sono piuttosto curioso e aperto a comprendere cosa fanno altri, se prima di me, hanno percorso una certa strada, se c’è del buono penso che non sia un reato, mutuarlo per la causa che sostengo. Ho trovato interessante fra le tantissime esperienze positive che vi sono riportate in rete un testo recente di una docente, Susan Tiefenbrun, di una università americana, la “Thomas Jefferson School of Law” che parla in specifico delle zone franche nel mondo e negli USA. Di seguito le incollo l?indirizzo per arrivare all’abstract e di conseguenza al testo, che è in inglese ma con un po’ di pazienza si riesce a comprendere bene http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=2209438##
    Sa cosa mi ha impressionato di tutta questa lettura che nel mondo non vi èa d oggi una esperienza di area di Zona franca che sia divenuta una esperienza negativa.
    E con questo ora mi congedo da lei e da chi mi ha letto fin qui. Grazie per il suo costruttivo dialogo

  • Maurizio Salvati

    Buona festa di OGNISSANTI consigliere Maninchedda, intanto sono io che ospitato nel suo blog, devo ringraziarla per la sua risposta. Per quanto concerne i suicidi non era mia intenzione utilizzare questo atto estremo, come battaglia politica ma come una questione che riguarda l’intera società e non solo alcuni. Quindi se tutti costituiamo la società, nessuno è esente dall’avere anche solo in infinitesima parte, una porzione di corresponsabilità se avvengono questi atti estremi. Il resto su questo specifico passaggio, l’ho scritto in privato dato che ho una esperienza professionale lunga quasi 30 anni.
    La sua risposta ha incluso altri quesiti, al quale se mi è concesso, provo di dare qualche suggerimento per le possibili risposte:
    Certo, la crisi delle imprese non finirebbe d’incanto con la Zona Franca Integrale ma si invertirebbe un processo negativo per le imprese che ormai va avanti da molti, molti anni. Se questo non sarebbe positivo per le imprese …..
    “Lei crede che le banche con la Zona Franca darebbero soldi anche alle imprese non bancabili”. In merito a questo quesito c’è da dire che nessuna banca europea oggi da soldi ad imprese non bancabili, almenocchè non si vuole imbonire una fazione politica (vedi scandali di alcuni istituti di credito). Lei investirebbe tempo e rivitalizzanti per una pianta secca? Certo che no; talvolta in una pianta secca, scavando, si trovano apparati radicolari ancora sani, per cui quelle radici possono dare vita ad una nuova pianta rigogliosa della stessa specie di quella secca. Scusi se ho usato questo paragone ma dato che ci leggono altri, entrare nello specifico della bancabilità per imprese non bancabili, mi sembrava un concetto ostico da spiegare.
    “Lei crede che le imprese che non hanno versato i contributi dei dipendenti all’Inps, d’incanto avrebbero i soldi per poterlo fare?” Sicuramente non d’incanto ma trovando una soluzione diluita nel tempo, se si rida ossigeno e fiducia a queste imprese , penso che la questione possa trovare positiva soluzione. E’ scontato che in un primo arco temporale la macchina ZFI non potrà correre ma le esperienze a livello mondiale di Zone Franche,ci insegnano che un tempo buono per avviare i territori oggetto di ZF, sono di 3-10 anni, questo tempo è condizionato da tante variabili.

  • Guardi sig. Coni, venga pure. Io farò il mio dovere alla luce del sole, senza paura e con dignità, come sempre, proprio perché rappresento il popolo. Però, le ricordo, per rappresentarlo, occorre averne il consenso espresso alle elezioni. Governare una piazza e dire che si rappresenta il popolo è esattamente il percorso di tutte le rivoluzioni violente che si sono conosciute. Volete fare una rivoluzione violenta? Proponetela ai sardi, proponetela con chiarezza e tutto sarà più evidente. Quanto alle sue proiezioni economiche, vedo che sono approfondite, ponderate, supportate da numeri e da analisi, animate dalla responsabilità di chi è informato sul bilanco della Regione e di chi si fa carico di tutti, anche dei più deboli, di quelli che non producono un euro ma hanno diritto di esistere come gli altri. Complimenti e auguri.

  • Egregio sig. Salvati, guardi, non usi con me la questione dei suicidi per le battaglie politiche. Io porto i segni profondi di aver raccolto un suicida a 16 anni e non reggo che si usino i morti in questo modo, non mi reggono né il cuore né la mente. Lei non sa cosa significa un suicida: io sì, perché mi è rimasto così impresso nella memoria che non riesco neanche a cancellarlo pur volendolo fare. Che questo sia un argomento strumentale lo dimostra il fatto che io saprei dimostrarle che la crisi delle imprese sarde non finirebbe d’incanto con la Zona Franca. Lei crede che le banche con la Zona Franca darebbero soldi anche alle imprese non bancabili? Lei crede che le imprese che non hanno versato i contributi dei dipendenti all’Inps, d’incanto avrebbero i soldi per poterlo fare? Lei crede che le imprese che non riescono a fronteggiare la grande distribuzione, d’incanto, riuscirebbero a farlo? Lei crede che d’incanto le migliaia di cassintegrati che noi sosteniamo con 200 milioni di euro l’anno troverebbero lavoro? Lei pensa che le migliai di persone assistite a casa con circa 800 milioni di euro l’anno dalla Regione, troverebbero modi diversi da quelli dell’assitenza per sostentarsi e sostenersi nella disabilità? Certo, concor4do con lei sui trasporti e sulla qualità dei servizi (che dire della scuola?), ma sule soluzioni e sull’impegno non siamo tutti uguali. Voi avete al vostro interno in forma montante uno spirito rivoluzionario non pacifico che a me non convince, perché temo che alla fine rafforzi i sistemi repressivi dello Stato italiano e perché temo che intimorisca i ceti medi sardi e li induca a non sostenere la causa di una Sardegna più giusta. È lo spirito rivoluzionario che porta a costruire un artificioso ‘voi’ fatto tutto di cattivi, a un altrettanto artificioso ‘noi’ fatto di buoni. La realtà è più complessa. Per ilr esto, io sono impegnato da sempre e continuerò ad impegnarmi. Se aggredito, mi difendo, tutto qui. Quanto alal qualità del ceto politico sardo, concordo con lei, ma ho visto tanta superficialità, tanto arrivismo, tanto calcolo e tanta leggerezza nell’affrontare i problemi anche in diverse persone che in questi mesi hanno agitato forconi e bastoni. La qualità scadente, mi creda, è ben distribuita. Grazie per aver voluto dialogare con me.

  • Sig Tinteri, rispondo per punti. 1) Personalmente mi occupo da tempo di Zona Franca. Il mio impegno è evidente nella risoluzione della Prima Commissione del Consiglio regionale del 31.10.2012 che tracciava il percorso normativo da utilizzare per riuscire ad avere un fisco sardo giusto ed equilibrato, rispetto a quello ingiusto e oppressivo dello Stato italiano; 2) Capisco che chi si sta impegnando per la Zona Franca possa pensare che prima del suo impegno nessuno si occupasse di Zona Franca, ma i fatti dicono che ci sono stati anche uomini politici seri che si sono occupati di queste cose; 3) il nuovo testo dell’art.12 è stato conosciuto dai consiglieri regionali dopo essere stato scodelalto in Prima Commissione, quasi non discusso e approvato senza approfondimenti, per ragioni chiaramente elettorali; 4) io voglio costruire lo Stato Sardo, voglio la potestà tributaria per la sardegna, quindi ben di più di una Zona Franca. ragiono sulla Zona Franca, ma ho in testa lo Stato Sardo; 5) non vemga a dire a me quali sono i rapporti finanziari con lo Stato italiano: ci ho scritto un libro che ho anche messo gratuitamente in rete; 6) non c’è informazione corretta che tenga se lo spirito è quello della presunzione morale e della sopraffazione. Ovviamente, come sempre, io sto già lavorando a trovare una formulazione dell’art.12 utile per la Sardegna; 7) sulla trasformazione dell’intera Sardegna in una grande zona franca al consumo non ci sono studi di impatto; sto studiando e cercando di capire che cosa succederebbe, per esempio, ai produttori di latte, formaggio, pasta, sabbie, cioè agli esportatori della Sardegna: bisogna capire; 8) guardi, a me di gelosia e ripicca non importa un fico secco. Grazie per aver scritto sul blog.

  • Edmondo Costa

    Una cosa è certa. Sulla Zona Franca, lo scrivo in maiuscolo per far capire che è un tema di grandissima importanza, c’è un’immensa confusione.
    La maggior parte dei cittadini è stata convinta che l’istituzione della zona franca sia un’opportunità meravigliosa, senza alcuna controindicazione.
    E’ come per gli OGM. Tutti ne parlano, tutti danno pareri insindacabili, quasi tutti sono stati convinti che siano un disastro per l’umanità, ma pochissimi sanno cosa siano.
    Perché, sui due temi, non si organizzano due grandi convegni con la presenza di esperti di posizioni opposte?
    Sino ad ora, tutti i convegni ai quali ho avuto occasione di partecipare facevano suonare una sola campana!

  • Francesco
    Ce ne vuole di pazienza! E l’on. Maninchedda ne ha veramente da vendere. Ma, a quanto pare, non ha solo pazienza da vendere, ma anche ciò che gli chiedi di essere prima di essere un politico: “un sardo, un uomo, uno vero”. Perchè a tuo avviso sono qualità che gli mancano? Solo a darti voce mentre lo offendi sostanzialmente nell’anonimato, dimostra che possiede una temperanza (i greci intendevano la temperanza come coraggio, liberalità, magnanimità e giustizia), e una fortezza (perseguire il bene anche in situazioni difficili, come questa, virtù accessibile solo a chi va alla ricerca della verità), tra le virtù più elevate dell’uomo, che tu ti sogni, e di essere “vero”, come dici tu, quindi, immagino tu voglia dire autentico, sincero, non falso. La sincerità delle proprie convinzioni emerge quando queste vengono difese in solitudine, sotto gli attacchi di tutti. Quindi, Francesco, tu come gli altri, portate avanti il dibattito sui temi in questione, non sull’uomo e sulle cose personali, perchè chi ricorre a questo dimostra che manca di contenuti, mentre abbonda in vigliaccaggine.

  • Fabio Tinteri

    Mi permetto di intervenire da profano. I problemi economici della Sardegna non sono risolvibili dall’oggi al domani qualsiasi azione si faccia è lapalissiano. Quindi a questo punto mi chiedo la Zona Franca integrale (doganale e al consumo) darebbe delle prospettive di sviluppo serie per il territorio? La risposta è ovvia quanto banale, si. Quindi si lavori per la sua attuazione. E non mi si parli di soldi che verrebbero a mancare perché lo stato italiano non li darebbe più alla regione, quei soldi è da tanto tempo che non esistono più. Ci sono stati negati a più riprese e i nostri governatori non sono mai stati capaci di riportarli.
    Se il suddetto art. 12 è da modificare perché se ne parla adesso al momento del voto? Il problema più grande che ha sempre avuto la Sardegna è una classe politica inetta ed inefficiente. Hanno distrutto questa terra con i loro piccoli interessi, rubato a mani basse e spogliato il territorio, permesso colonizzazioni da vecchio impero. Quindi cari onorevoli, e comprendo anche lei, il tempo è scaduto. Non abbiamo più tempo per i vostri giochetti di palazzo, Soru, Cappellacci e quant’altri. E’ da tempo che dico che di Cappellacci non ci si può fidare, così come di Soru, Lai e tutto il PD. Se lei ritiene di essere una persona seria, e non ho motivi per dubitarlo, sappia che ci sono i modi di divulgare le notizie in maniera adeguata basta volerlo. Non perdiamo anche questa occasione per il maledetto vizio sardo della gelosia e della ripicca. Sinceramante Fabio

  • Maurizio Salvati

    Salve consigliere Maninchedda, non leggo spesso il suo blog ma questo argomento di comune interesse, mi ha portato a leggere il suo pensiero odierno e quanto ha scritto in precedenza. La mia non vuole essere una disamina del suo scritto ma è giusto partire da questo suo titolo d’effetto. Traspare fin dall’inizio, forse rancore o ira, come se lei fino ad oggi non fosse stato compreso per quanto scrive di aver fatto. Mi permetta, ma quali sarebbero le sue aspettative, in merito a questo argomento e al fatto che solo questo anno ci sono stati 43 suicidi di persone che avevano perso la loro dignità a causa della perdita del lavoro, dalla gente comune? Che noi si potesse comprendere gli sporchi giochi della politica in genere? Di pessimi esempi ne danno tutti i giorni i parlamentari, come tutti i politici dei vari consigli regionali. Pensare di avere ancora della comprensione e del consenso mi sembra piuttosto utopistico. Lei potrà rispondere che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio e su questo le do’ ragione ma altrettanto le rispondo che tanto tempo fa’ qualcuno disse “…scagli la prima pietra chi è senza peccato”.
    Lei scrive che l’intimidazione e l’aggressione nei suoi confronti fa’ davvero schifo, questi sono gesti da considerarsi sempre riprovevoli e da condannare e che non portano a situazioni costruttive, però la domanda che vorrei porle è : si è chiesto perchè le persone comuni sono così adirate nei vostri confronti? I presupposti per proteggere questo popolo e questa terra erano stati inseriti in varie leggi fin dal lontano 1948 ma tutti i politici regionali, eletti dal popolo sardo hanno, per motivi vari, non ritenuto utile fare questa, mi passi l’espressione “Buona Battaglia” per tutelare la Sardegna. Di quello che è stato fatto in questi decenni a questa terra e al suo fiero popolo, sa’ cosa vede oggi la gente comune? Perchè penso sia questo il quesito che tutti voi consiglieri e governanti della regione dovreste porvi: un territorio svenduto allo stato per ragioni di occupazione/necessità militare; un territorio inquinato dagli inquinanti di estrazione dopo un selvaggio sfruttamento delle sue risorse naturali, in cambio di posti di lavoro per un limitato numero di anni, che non hanno portato benessere alla gente ma solo alle lobby d’investimento internazionali arrivate da fuori regione; un aumento sproporzionato delle morti per malattie da radio esposizione in alcuni determinati territori; uno spopolamento dalle terre d’origine di molte generazioni di giovani, verso l’Italia continentale o peggio ancora verso l’estero. Qualcuno recentemente ha usato il termine DIASPORA per definire in maniera forte questa emigrazione forzata, mi creda non è poi così forte ed errata; chi cerca di fare impresa vede che i propri prodotti non possono essere competitivi sul mercato a causa degli alti costi di trasporto; una riduzione della qualità dei servizi sanitari e dei servizi ai cittadini della Sardegna, rispetto alle eccellenze di molte altre regioni italiane. E su questa linea potrei continuare a scrivere molto altro ancora.
    Lei avrà anche le sue ragioni, nel dire che questa modalità per richiedere la Zona Franca non sia la migliore ma allora, e qui mi fermo, perchè forse mi è stato concesso anche molto tempo, si impegni e si adoperi al massimo delle sue possibilità, con tutte le forze popolari che si stanno spendendo per questa buona battaglia, al fine di ridare non una speranza ma una possibilità di risorgere a questo popolo e a questa meravigliosa terra

  • Andreas Coni

    – Il tentativo di modificare l’art 8 e l’eventuale deliberazione in favore di un sistema tributario regionale, staccato da quello nazionale, avrebbe determinato la bocciatura di tutta la legge e, di conseguenza, anche la modifica dell’art 12.
    – Certo che il giorno dopo l’attuazione della ZFI le nostre imprese non staranno meglio. Ma il mese dopo potrebbero già vedere i primi riscontri grazie all’aumento della domanda interna di beni e servizi da parte degli stessi residenti. Immediatamente dopo, gli investimenti a seguito di una prospettiva economica radicalmente modificata, inizierebbero a creare occupazione e reddito. La nostra capacità di gestire sarà poi determinante per lo sviluppo armonico e lineare dell’economia e degli insediamenti produttivi. Il tutto ovviamente non può prescindere da una più accorta e corretta gestione dei costi di trasporto.
    – Non possono esserci dubbi sul vantaggio economico, per noi e per l’Italia tutta. Discutete sulle cose tecniche e cercate di trovare l’accordo su un testo univoco e condiviso, ma che sia quello necessario a raggiungere la meta della ZFI.
    – Martedì prossimo a Cagliari verremo in tanti, visto che una approvazione scontata e diventata occasione di un tranello (volontario o meno non lo so) e quindi ci vedremo lì, sotto il palazzo dove un cittadino non può entrare ad assistere se non ha la giacca. Si proprio li Onorevole, il palazzo del Consiglio Regionale, come se voi non foste lì per volere dei cittadini ma per nomina divina. Saluti.

  • Onorevole Maninchedda se un popolo sardo che lei rappresenta le chiede aiuto e le domanda oggi di adoperarsi in Consilgio regionale per votare la modifica art.12 per attuare quelle leggi per la Zona Franca, che lei stesso in tanti anni e con tanto impegno avete promulgato, dovrebbe essere felice di questa nuova coscienza popolare. Noi non attribuiamo meriti a nessuno e guardiamo in faccia la realtà. Una realtà fatta di emigrazione spopolamento e povertà. Non ci sono ne vincitori ne vinti ma un popolo che lentamente muore. Quel popolo che oggi e davanti a lei ha voglia di lottare e di sperare e non è di certo interessato a propaganda elettorale come molti vogliono far credere. I movimenti Zona Franca al loro interno sono fatti di uomini che rispettano valori di principio e di etica e di libertà di pensiero che vanno ben oltre la questione elettorale. Siamo consapevoli che qualcuno con la Zona Franca vorrà “cavalcare” questa onda di protesta popolare, ma chi lo farà riceverà tempesta e sarà abbandonato. Siamo andati oltre ogni interesse personale, ogni individualismo, ogni mania di protagonismo, stiamo lottando per la nostra terra di Sardegna e le chiediamo quindi Paolo, e non On. Maninchedda , di unirsi alla lotta e di essere prima che un politico un sardo, un uomo, uno vero. Fortza Paris.

  • Fatto.

    Saluti e a presto.

    Luigi

  • Ok, ero sicuro di conoscerti. Chiedi pure a qualche conoscenza in comune oppure mandami la tua mail alla mail del sito. Saluti.

  • Allora troviamo il modo di correggere quello che c’è da correggere….
    Scusa la fretta data dal mio stato di “povero” libero professionista… povero perchè i clineti tardano a pagare o non pagano e non li condanno più di tanto, so che non ci sono soldi !!!

    So come trovarti ?!? Potrei chiedere il tuo numero a qualche conoscenza in comune ?!? Ma per queste cose sono timido…. :)

    Saluti e a presto….

  • Gianni Benevole

    Le aziende chiudono perché i vari governi continuano a partorire riforme che incentivano queste pratiche delinquenziali, esonerando gli amministratori da responsabilità e consentendo agli stessi di fare i furbi, per ripartire sotto nuove spoglie come scatole cinesi, strumentalizzando una crisi senza fine. Cosa dite di quell’imprenditore che ha licenziato tutti i 60 dipendenti per crisi aziendale e dopo un anno è stato arrestato per aver evaso al fisco 28 milioni di euro ? Aveva bisogno della zona franca per andare avanti ? La riforma sul diritto fallimentare, sul concordato e la riforma Fornero sui licenziamenti ci hanno affossati e devastati. Stanno chiudendo aziende storiche, Indesit (1300 licenziamenti), Plasmon (oltre 100 esuberi ), Sangemini (idem), De Tomaso (come sopra), che non hanno niente a che fare con la Sardegna. L’industria della Marcegaglia ha chiuso e ha mandato a casa oltre 100 dipendenti, sarei curioso di sapere con quali soldi ha avviato l’attività e quale procedura di liquidazione sta seguendo. La difficile ed estremamente complessa questione della Zona Franca – che per fortuna interlocutori come Paolo prendono a cuore seriamente – non può rappresentare la panacea dei nostri mali, sino a quando, con le leggi nazionali, si continuerà a concedere libertà di azione a personaggi spregiudicati che pensano solo alle loro tasche e non ad innescare un circuito virtuoso di crescita e di sviluppo.

  • Luigi, un fisco giusto e equo non si realizza con i provvedimenti in esame. Anzi, paradossalmente quei provvedimenti potrebbero allungare i tempi di una profonda e equa riforma fiscale. Sai dove e come trovarmi.

  • So bene che il merito della zona franca è anche tuo, solo che, lavorando come consulente per le aziende, so che la fiscalità di vantaggio si deve applicare subito e non ultimo, Prima delle Elezioni, NON per agevolare Cappellacci ma per il bene dell’economia Sarda.
    Io vivo a Macomer ma per fortuna lavoro in tutta la Sardegna e in continente…. se dovessi lavorare SOLO a Macomer avrei chiuso già da tempo, come sai il centro Sardegna, quindi il triangolo Oristano, Macomer e Nuoro è Morto !!! Io, purtroppo, la morte del centro Sardegna, l’avevo prevista 12 anni fa…. ricordo che dissi ad un grosso cliente di Nuoro “tra 10 anni il triangolo Oristano, Macomer e Nuoro sarà Morto e il lavoro sarà solo a Cagliari e a Olbia” allora sto cliente non mi aveva creduto, ora tutti abbiamo visto che avevo, mio malgrado, ragione… :(

    Dico solo di trovare un accordo tra le parti favorevoli alla zona franca, attuarla subito, l’urgenza l’ho spiegata (evitiamo che chiudano ancora delle aziende) e andare avanti uniti !!!

    Se vogliamo incontrarci per discutere meglio la cosa (anche con Randaccio e Scifo), hai il mio indirizzo mail e possiamo sentirci e scambiarci i numeri di cell….

  • E quindi, Luigi, siccome io leggo per bene le leggi che riguardano tutti i sardi e cerco di far del bene e non del male, perdo tempo? Fammi capire. E com’è che quando, in tempi non sospetti, feci approvare la risoluzione della Prima Commissione sulla Zona Franca, stavo perdendo tempo, oppure no? Dimmelo tu. E quando ho fatto inserire nella legge sui consorzi industriali il riferimento al Decreto Legislativo 75 in modo da comprendere nella perimetrazione anche le aree industriali, per esempio, di Tossilo e Bonutrau, stavo perdendo tempo o stavo facendo il mio lavoro? Dov’eravate voi che avete fretta oggi, quando in silenzio, senza pubblicità, senza cercare il facile consenso di nessuno, si lavorava duro per affermare questi principi? Dove’eravate? Tu oggi vieni a mettere fretta a me, nel momento in cui mi occupo con serietà delle cose? Ma ti pare giusto?

  • In tutto questo esiste un problema che si chiama “perdita di tempo” !!!
    La Sardegna ha un estremo bisogno della zona franca al consumo o fiscalità di vantaggio che dir si voglia.
    Le aziende, gli artigiani, i negozi, stanno chiudendo con una media impressionante e i suicidi o “omicidi di stato” hanno la media più elevata d’Italia (paragonando la densità di popolazione!!!

    Non possiamo permetterci di “perdere tempo” per “cavilli giuridici”, piuttosto troviamo un ACCORDO per far decollare SUBITO la fiscalità di vantaggio e far rinascere una Sardegna che ormai “è un malto in fase terminale”!!!

    Saluti

    Luigi De Murtas, Macomer
    Associazione Zona Franca Sardegna.

  • Finalmente un pensiero tanto chiaro quanto onesto sul tema.
    Soprattutto onesto perchè non populista o in scia con chi vorrebbe raggranellare voti usando la bandiera di questo ennesimo pasticcio chiamato zona franca.

    A mio modesto parere non si sono ancora valutati i contrappesi che pone l’attuazione di una zona franca ( visto che si parla tanto di IVA penso solo al gettito minore – meno 2 Miliardi di EUR) ma soprattutto nessuno parla dei risultati modesti fino ad ora ottenuti nelle aree a fiscalità di vantaggio.
    Se si legge un rapporto economico dove si tratta il tema, nell’ultimo decennio i risultati della applicazione della fiscalità di vantaggio non sono cosi eclatanti, tutt’altro.

    Concordo pienamente con l’ultima parte del documento scritto da Maninchedda, la via maestra è un’altra, ed è basata su una presa di coscienza che proprio non ci piace.

    Guardiamoci in faccia con onestà, non ci serve la zona franca quando mancano infrastrutture adeguate su gomma ferro e mare, mancano infrastrutture telematiche, quando non abbiamo energia a costi sostenibili, quando il livello di istruzione è tra i più scadenti d’Europa, quando il sistema burocratico è ancora medioevale e manca il sostegno alle imprese che, (solo se lo meritano), potrebbero essere capitalizzate.
    e potrei continuare, senza dimenticare che importiamo tutto, ma proprio tutto…

    Un imprenditore (serio) non investe in un territorio se poi le condizioni al contorno sono quelle di un paese da quarto mondo quale siamo oggi.
    Il disastro dei finanziamenti con le Leggi 488 ne è stato una prova. Anche quella è stata fiscalità di vantaggio eppure non ha prodotto alcuna ricchezza.

    Purtroppo le analisi dei numeri a molti provocano l’orticaria, è meglio invece sognare il paese di Bengodi che non ci sarà mai.

    Purtroppo vedo solo speculazione elettorale, slogan e confusione con tanti, tanti creduloni.

    Apprezzo invece molto l’onesta di chi, come Maninchedda, ha il coraggio di parlare con i numeri alla mano e cognizione di causa.
    Grazie e saluti a tutti.

  • La verità fa male… quando qualcuno ha il coraggio di dire la verità e di sputtanare tutti quelli che stanno prendendo per i fondelli i sardi per pura campagna elettorale allora si scatena il putiferio:sarà forse paura? Il popolo sardo non è un popolo di ignoranti.. dimostriamolo almeno a Bruxelles prima che la nostra terra muoia davvero, aiutiamo paolo in questa battaglia che non è la sua ma di tutti!!! Grazie Paolo per l’informazione che dai: usiamola per conoscere meglio i fatti e se necessario approfondirli nelle opportune sedi.

  • No no, Roberto. Troppo facile il ‘voi’ dove comprendi me. Di che parli? Di quale politica parli? Di quali figli? Cosa sai tu dei miei figli? Io lavoro da anni per cambiare la Sardegna. Cosa sono questi toni sui figli? Servono a parlare degli affetti perché non si hanno argomenti sui problemi? Chi sta vendendo la Sardegna? La stanno vendendo quelli che la vogliono lasciare in balia dello Stato italiano, non certamente io. A chi vuoi insegnare che i giovani emigrano? A me? Sai quanti studenti che hanno studiato con me ci sono in giro per il mondo? Quale politica dovremmo o non dovremmo continuare a fare? Non tutte le politiche sono uguali. Voi ne avete una? Quale? Quella di dare in mano la zona franca sarda alla Repubblica italiana, cioè a quello Stato che ci ha ridotto in miseria? Tenetevela questa politica servile, tenetevela. Poi, guardi, non minacci: si comporti come meglio crede, ma non minacci, non convince nessuno con le minacce. Al massimo svela, con le minacce, che tipo di uomo è lei.

  • Caro onorevole Manichedda,io.. non ne faccio una questione politica, ne di partito,ma le chiedo dato che lei è cosi addentro alla cose mi dica qual’è la soluzione per salvare questo popolo e questa terra dal baratro,ho avete intenzione di venderla tutta un pezzo alla volta,i suoi figli caro onorevole,lavorano!Sappia…. se ancora non lo sa, che la maggior parte dei figli della Sardegna non ci sono più,è questa la politica che volete continuare a fare,ditelo, che ci comporteremo di conseguenza.E…non faccia rivoltare nella tomba chi la Sardegna l’amava.

  • E torra….. Ciò che si intende per zona franca non lo certifica l’avv. Scifo. Voi non avete studiato la Zona Franca, avete cercato uno o più vati che ve la spiegassero e adesso sostituite i vati alle leggi. Io faccio riferimento alle leggi e anche all’Unione europea dove si è andati vergognosamente a farsi dire – e mettere per iscritto, come si fa con gli scolaretti – ciò che era già chiaro. Solo dire che il confusissimo testo di riforma dell’art.12 presentato, unisce la disciplina delle zone franche doganali a quelle delle zone franche al consumo e per di più affidare in via esclusiva la disciplina di queste Zone Franche Confuse al solo Stato italiano, certifica quanto si è lontani da ogni ragionevolezza. Io non voterò mai una legge che affida la Zona Franca della Sardegna all’Italia, chiaro? Perché è l’Italia che ha ucciso l’economia della Sardegna.

  • Caro On Maninchedda concorda con l’Avv. Scifo che replica alle sue affermazioni di ieri in consiglio
    “Questo è lo Statuto della Valle d’Aosta:
    TITOLO IV
    ZONA FRANCA
    Art. 14 (6)
    Il territorio della Valle d’Aosta è posto fuori della linea doganale e costituisce zona franca.
    Le modalità d’attuazione della zona franca saranno concordate con la Regione e stabilite con legge dello Stato.
    Oggi al Consiglio regionale l’on Maninchedda ha detto che zona franca sarebbe incompatibile con l’indicazione della Sardegna fuori dalla linea doganale: spero che l’on.le Maninchedda lo abbia letto.
    Ricorderei all’onorevole succitato che per zona franca s’intende in generale uno spazio escluso dal territorio doganale di uno Stato, o anche – in via eccezionale – di due Stati confinanti, entro i cui limiti non vengono riscosse le imposte di dogana, i cosiddetti dazi d’importazione e di esportazione.
    Quando si parla di zona franca, si fa anche riferimento a un semplice territorio extradoganale, quali in Italia i comuni di Livigno e di Campione d’Italia, senza peraltro alcun collegamento al traffico di merci, sostanziandosi il beneficio in un’esenzione da alcune imposte sulle merci consumate in detti territori.
    Ciò premesso, non bisogna confondere le persone: zona franca secondo il diritto italiano vigente è sia quella doganale (europea) che quella al consumo ovvero extradoganale fiscale (livigno). Unendo le due ipotesi, entrambe corrette, si ha la zona franca cd. integrale come quella che volgiamo per la Sardegna e che è prevista nell’art. 12 che abbiamo suggerito. RIPETO LA FORMULA E’ UGUALE A QUELLA GIA’ INDICATA NELL’ART.14 DELLO STATUTO SPECIALE DELLA VALLE D’AOSTA.

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