Chi controlla i mangimi e i formaggi sulle aflatossine? Nuova puntata sui controlli colabrodo delle Asl sarde

19 giugno 2013 07:217 commentiViews: 289

Era il 25 aprile 2013. Si riuniva il Comitato di Gestione dei cereali, un organo consultivo della Commissione europea che autonomamente e su input della Commissione fornisce pareri e analisi sulla situazione del mercato. Vi siedono i rappresentanti degli stati membri.
Il 25 aprile il Comitato si riunisce perché la Polonia ha posto un quesito: a che titolo la Germania ha chiesto la certificazione sanitaria del mais di provenienza polacca? La Direttiva citata è la 32/2002 e riguarda le aflatossine.
La Sardegna non ha sentito parlare se non di recente di aflatossine. Era gennaio, prima dunque dell’alert europeo. In Ogliastra si era registrata la presenza di aflatossine nel latte di un’azienda di trasformazione. In quella occasione l’Istituto Zooprofilattico tranquillizzò tutti e parlò di controlli a tappeto, ma il giorno successivo i giornali avvertirono della difficoltà incontrata nell’individuare l’allevamento che eventualmente avesse fatto uso di granaglie contaminate. Infatti la aflatossina è una tossina naturale, molto dannosa per l’uomo, che si sviluppa in alcune condizioni climatiche soprattutto nel mais.
Torniamo a oggi. Ovviamente non esiste un solo documento di enti regionali sardi che parli delle decisioni del Comitato dei cereali.
Il Comitato per i cereali ha avvertito che il problema polacco è stato generato non da una partita di cereali prodotta e commercializzata interamente dalla Polonia, ma da una partita mista proveniente dalla Serbia e dalla Romania, arrivata in Polonia e mischiata con prodotti locali.
Il Comitato avverte che è ormai accertato che il mais rumeno è contaminato. Sono in corso accertamenti per quello polacco.
In Sardegna chi controlla i mangimi? Ho fatto questa domanda semplice semplice a sei funzionari Asl. Risposta: i mangimifici sardi sono in regime di autocontrollo e subiscono controlli Asl saltuariamente e solo là ove si verifichino degli alert; i mangimi lavorati da mangimifici italiani o europei arrivano con una certificato delle aziende produttrici che a loro volta agiscono in regime di autocontrollo…… Il problema è dunque che il controllo ormai non può essere solo biochimico dei mangimi ma anche di filiera e tracciabilità delle granaglie e non possono farlo i veterinari, servono esperti nel settori dei controlli. Dove sono nelle Asl sarde le persone che hanno questa competenza? Non ce n’è. E vi lascio immaginare che cosa entra e che cosa si mangia in Sardegna nel campo dell’ortofrutta.
Ma torniamo alle aflatossine. Tutto il latte della Sardegna è controllato? Mi risulta di no; tutti gli allevamenti ovini subiscono un controllo più o meno mensile del latte prodotto. Mensile, dunque, non quotidiano. Questo comporta che ci sia una falla: può esserci un mese almeno di lavorazione di un allevamento infetto. Ma è anche vero che gli ovini mangiano pochi mangimi quando la stagione è buona. Diverso è il discorso dei bovini, che stanno molto in stalla.
Il Latte di importazione è controllato a campione.  La gran parte del latte caprino in Sardegna è d’importazione.
Quindi, pochi controlli sui mangimi e controlli a campione, più o meno estesi e attendibili, sul latte. Possiamo dormire tranquilli! Anche perché il problema ora sono i formaggi. Chi controlla i formaggi, le grandissime quantità di formaggio prodotte in Sardegna?
Perché mi occupo di queste cose? Perché una nuova cultura di governo della Sardegna non deve accettare il perimetro burocratico che eredita per mantenerlo come se fosse immutabile, come se fosse indispensabile. Nel sistema di controllo degli alimenti la Sardegna è un colabrodo (come lo è sulle malattie degli animali, vedi PSA) e questo influisce sulla possibilità per la Sardegna di divenire un’Isola della Qualità alimentare. Per questo me ne occupo.

7 Commenti

  • Claudio posso parlarti da allevatore di Arborea, i controlli sulle granaglie che arrivano sul porto vengono fatte, ma la causa principale delle aflatossine è il cattivo stoccaggio, soprattutto sulle farine di mais. Per questo motivo viene acquistata a piccoli carichi, campionata per ogni singola azienda e tracciata dall’allevatore sul registro della filiera controllata (parlo di 3A Arborea). Ogni autocisterna latte viene analizzata e controllata, se c’è qualcosa che non va si va a spulciare sulle 4-5 aziende da dove proviene il latte di quell autocisterna, trovata la causa il latte viene “distrutto” nell apposito depuratore e poi smaltito e chi ha inquinato l autocisterna paga il mancato guadagno e la distruzione.
    Il porto di Oristano è dove sbarcano più cereali, soia e mais, poichè è il mercato del sistema Arborea che lo richiede.
    A mia ragione c’è stato un controllo azienda per azienda con campionamenti di farine di mais poichè era stato trovato qualcosa da un allevatore, ma poi il motivo è stato che questo allevatore pensando di risparmiare aveva trebbiato e poi macinato del mais stoccandolo in luoghi non adatti e quindi inquinandolo.
    L importante comunque è stato risalire subito alla causa, senza danni al consumatore e senza danni all azienda, che seriamente lavora, analizza, investe in sicurezza per i suoi consumatori e per i suoi soci.

  • Ne parlavamo ieri e oggi è successo

    Ecco cosa può succedere quando non si fanno i controlli bene e quando si lasciano gli stessi alla buona volonta degli autocontrolli.

    http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=Latte+contaminato+da+aflatossine%3A+arrestato+il+leader+di+Cospalat&idSezione=21502

    Questo latte è arrivato pure in Sardegna?
    Bho…

  • I controlli, ma sapete quanto costa fare i controlli?
    E chi li paga?
    Sapete quanto costa dotare un laboratorio di strumenti di precisione quali Gas-Massa, Plasma ottici, cromatografi ecc.? E il personale qualificato ed addestrato per usare gli strumenti?
    Visto che la classe dirigente se ne strafrega del fatto che vi sono gli enormi inquinamenti interni, perchè dovrebbe allarmarsi seriamente per un po di granaglie estremamente tossiche e cancerogeniche, radioattive o OGM?
    Il problema è determinato da una diffusa ignoranza della classe dirigente e politica sarda.
    Questi bei figuri pensano: tanto perchè dovrebbe toccare proprio me e la mia famiglia?
    Un plauso a Paolo che almeno ne parla.
    Anche se troppi fanno orecchie da mercante…

  • Per non parlare del biologico….che senso ha lavorare in biologico se poi i prodotti ottenuti non hanno differenziazione rispetto al resto dei prodotti agricoli? Finiscono tutti nello stesso mercato non sono identificabili….e i controlli chi li fa?

  • Faccio miei i ringraziamenti di Claudio, sperando che continui ad occupartene e ad informarci.

  • Siamo un regione strana.

    Il comitato cereali dell’unione Europea ci scrive che si hanno problemi sulle granaglie ( vedi mais )
    Quelle principalmente prodotte negli stati dell’est, e noi che facciamo?

    Abbiamo i servizi Veterinari delle asl che fanno le analisi sul latte interno ( analisi sulle aflatossine ) tra le tante di rutine.

    Chiunque sia avvezzo al sistema agricolo Sardo sa chiaramente che non è monitorizzando in questo modo il sistema interno degli allevamenti che si risolve il problema.

    Non è controllando il pastore che da un po’ di mangime alle sue pecore per farle entrare nelle catture che garantiamo la sicurezza alimentare.

    Immaginiamoci una serie di controlli interni per singole azienda, controlli svolti da Veterinari solerti e capaci.

    Quante risorse sprecate signori ( fior fiore di Veterinari Dirigenti Veterinari si chiamano ) e di assistenti tecnici impegnati a fare analisi del latte in tutte le nostre aziende.
    E dall’altra parte un Generale dei Carabinieri a combattere la Peste suina.

    A mio avviso si è sbagliato il modo d affrontare il sistema.

    Queste sostanze Che si è dimostrato essere Cancerogene, si trovano nelle granaglie, principalmente in quelle dei paese del nord est europeo ( in quanto li trovano l’ambiente ideale per moltiplicarsi).

    Se per ipotesi queste granaglie vengono vendute ad un azienda olandese o tedesca o spagnola ecc…

    Questi signori producono latte e poi lo vendono, le cisterne di latte, ipotizziamo partono da questi stati e arrivano in Sardegna.

    La prima domanda è a seguente:

    Considerato che sui tanti formaggi ( esempio in quelli non DOP) non è obbligatorio scrivere la provenienza del latte, io non so se quel latte Bovino o Caprino o in alcuni casi Ovino sia sardo o no.

    Tutte le importazioni di latte non sardo sono controllate con analisi di rutine cosi come sono al contrario controllati tutti gli allevamenti?

    Me lo chiedo come consumatore, me lo chiedo e sono preoccupato di quello che potrei mangiare.

    Altra domanda:

    Ipotizziamo di acquistare cereali ( granaglie in genere ) Queste possono andare direttamente all’alimentazione animale oppure possono andare ai mangimifici e essere trasformate in mangimi più o meno bilanciati.

    Mi risulta che il maggior porto Sardo ( la ove sbarcano l80% delle granaglie sia Oristano )

    Allora mi chiedo ( sempre da consumatore) Ma non fanno prima a fare le analisi sulle granaglie?

    Bloccano la nave li a bocca di porto, fanno un campionamento e se i risultati sono positivi si sblocca la partita. ( Basterebbe un solo Soggetto a fare questo) e magari utilizziamo la professionalità dei veterinari per la peste suina e altre cose importanti allo stesso livello.

    Fare dei controlli a sistematici sui mangimifici?

    Di certo non sono tanti quanto le aziende zootecniche.
    Grazie ONorevole per aver sollevato un problema che impatta sulla nostra salute.

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