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La Sardegna: femmina e madre
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La Sardegna: femmina e madre

La politica è roba da uomini…. lo si intuisce dai posti nelle liste destinati alle donne.
Ma la Sardegna è femmina e soprattutto madre e io credo che in politica ci sia bisogno di femminile, di morbidezza e di cura. Accanto al maschile. Per completarlo.
E come tutte le madri penso che anche la nostra Sardegna sappia che il più grande dono che possiede non sia il mare o la montagna, ma siano i suoi bambini, a cui tutti abbiamo il dovere di ridare speranza e futuro.
Come Psicologa mi prendo cura dei bambini per mestiere e per scelta.
Come per scelta si decide di impegnarsi in politica in un momento in cui non ci crede quasi più nessuno, togliendo tempo e spazio ai figli tuoi, per provare a ridare dignità al tempo e allo spazio dei figli di TUTTI!
La vera sfida sarà questa allora: ripartire dalla qualità della loro istruzione, della loro formazione, della loro cultura.
E proviamoci davvero a ripartire. Con umiltà e senso di responsabilità. Come fanno le madri, rimanendo spesso in silenzio.

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Si inizia dalle entrate. Non è una battuta. È la cosa più seria che si può dire e fare per il presente della Sardegna.

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Il Presidente Cappellacci non ha mai contato nulla nei palazzi romani. Questo è il suo insuccesso più grande. La Sardegna non è esistita per cinque anni a nessun tavolo. L’ultima conferma è arrivata in questi giorni.
Noi Sardi abbiamo perso l’Alcoa per il caro-energia.
Noi Sardi abbiamo difeso Ottana contro E.ON, favorita dal Governo italiano e da Cappellacci e Liori.
Chi guidava il Dipartimento Energia del Ministero dello Sviluppo Economico? Uno che noi conosciamo bene, un nemico storico della Sardegna, uno con cui io ho combattuto a mani nude, da solo: Leonardo Senni.