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La giornata di ieri. Vogliamo un piano straordinario del lavoro. Serve uno psicanalista a Sassari
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La giornata di ieri. Vogliamo un piano straordinario del lavoro. Serve uno psicanalista a Sassari

Provo ad essere sintetico sulla giornata di ieri.
Sassari. Lo psicodramma della crisi al comune di Sassari deve chiudersi perché sta screditando le istituzioni. Noi del Partito dei Sardi non abbiamo alcuna responsabilità nella crisi aperta e abbiamo sempre detto che va chiusa in modo razionale.
Sul futuro della città ieri si leggeva di un’ipotesi secondo la quale noi a breve andremo ad aggiungerci non ho capito bene a quale schieramento.
Potremmo apparire presuntuosi, ma noi siamo uno schieramento, non un dato aggiuntivo. (…)

Il dibattito non pubblico sulla siccità
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Il dibattito non pubblico sulla siccità

di Paolo Maninchedda
Forse non tutti sanno che negli anni scorsi nelle stanze degli assessorati regionali si è svolto un complesso dibattito sulla siccità.
Esso ha riguardato in primo luogo la valutazione dell’opportunità di costruire nuove dighe.
Io rimango dell’idea, per esempio, che serva e anche con urgenza pensare a una nuova diga a monte di Maccheronis. L’ho detto e lo ripeto, nonostante il varo oggi del parco di Tepilora renda questa posizione impopolare. Ma molti dei tecnici dell’assessorato dei lavori pubblici, come pure del Distretto Idrografico, condividevano l’opportunità di questa scelta, che renderebbe meno pericolosa Maccheronis e consentirebbe di conservare più acqua per l’uso irriguo e potabile.
Vi era poi il discorso dei dissalatori, di cui io sono convinto ma solitario sostenitore.
Rimango convinto che i dissalatori mobili, quelli per centri urbani equivalenti di 10/20 mila persone, possano e debbano essere utilizzqati in condizioni pluviometriche gravi, quale quella in corso. (CONTINUA)

Non di solo Cagliari
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Non di solo Cagliari

di Paolo Maninchedda
Domani a Monastir, Centro di aggregazione sociale, ore 18.30, parteciperò a un incontro con gli amministratori locali sul tema: Governance territoriale o Caos?
Al centro un argomento ormai ineludibile: la nascita della città metropolitana, insieme alle restrizioni delle politiche di finanza pubblica, hanno acuito enormemente non solo le difficoltà finanziarie delle aree non urbane della Sardegna, ma hanno anche alterato l’orizzonte di senso di una vasta area che avverte di non essere attrattiva per la residenza proprio per la condizione ancillare sui servizi, e direi su tutto, rispetto a Cagliari.
Ci sono aspetti informali del privilegio urbano che contano più delle leggi.
C’è un’estetica della città sarda, ormai orientata verso le diverse movidas notturne, che promuovono la friggitrice come nuova infrastruttura, che sta desertificando sia le città che i paesi. (CONTINUA)

Trieste è porto franco d’Europa. L’Italia esulta, la Sardegna non reagisce
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Trieste è porto franco d’Europa. L’Italia esulta, la Sardegna non reagisce

di Paolo Maninchedda
Ieri è stato dato solennemente l’annuncio che il porto di Trieste è porto franco, l’unico porto franco d’Europa.
Effetto della seconda guerra mondiale, si dice.
Fatto è che Trieste sarà, come ha dichiarato il presidente dell’autorità portuale «l’unico punto in Europa in cui si può fare attività industriale e punto franco. Non solo attività terminalistiche, quindi, ma anche logistiche e addirittura industriali di trasformazioni delle merci. Durante la recente missione in Cina abbiamo visto brillare gli occhi degli interlocutori quando si sentivano dire che siamo l’unico vero Punto franco esistente in Europa, in cui si può fare anche manifattura industriale».
Se c’è una cosa sommamente ingiusta è fare un vero punto franco a Trieste e non fare di tutta la Sardegna almeno altrettanto.
C’è da arrabbiarsi profondamente per una storica slealtà di Stato, per l’insipienza della politica autonomistica e per la debolezza del pensiero politico diffusa in molte forze politiche. (CONTINUA)

G7: un vertice ignorato che poteva essere svolto anche su una portaerei e non sarebbe cambiato nulla. La liturgia del possesso che dovrebbe far riflettere i sardi
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G7: un vertice ignorato che poteva essere svolto anche su una portaerei e non sarebbe cambiato nulla.
La liturgia del possesso che dovrebbe far riflettere i sardi

di Paolo Maninchedda

Ieri, per tutto il giorno, i siti dei principali organi di informazione hanno bellamente ignorato il G7 trasporti in corso a Cagliari.
L’Unione e La Nuova hanno sempre messo in Home page fatti di cronaca: un accoltellamento a Lula e un professore di Sassari che affittava appartamenti alle prostitute rumene. Anche la conferenza stampa dei tre presidenti delle isole occidentali del Mediterraneo (Pigliaru, Simeoni e Armengol) non è riuscita a ottenere rilievo nei siti di informazione e bisogna sempre ricordarsi che ormai il 53% dei Sardi si informa in rete, non parliamo del resto della popolazione mondiale.
Un vertice largamente ignorato, forse perché non percepito come realmente incidente sui diritti e sulle attese dei cittadini, una sorta di liturgia di riconoscimento reciproco tra potenti in ultima analisi non efficace sulla realtà, tanto meno sulla realtà sarda.
I fatti sono sicuramente diversi da come appaiono: (…)
Ieri, a ricevere le delegazioni nella sede della prefettura c’era il ministro italiano Delrio. Mi ha fatto impressione. Il protocollo dello Stato italiano non contempla che in terra sarda il presidente dei sardi abbia rango di rappresentanza internazionale. Il padrone di casa era il ministro; il cerimoniale diceva che la Sardegna è casa e in qualche modo anche ‘cosa’ sua. Io penso che questo sia innaturale; i sardi ieri non erano presenti in casa loro, con buona pace di quella gran brava e competente persona che è il ministro Delrio. Piaccia o non piaccia, i simboli parlano e parlano di un potere a noi estraneo.

La Sardegna immobilizzata dalla retorica inconcludente e dalla superficialità dilagante
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La Sardegna immobilizzata dalla retorica inconcludente e dalla superficialità dilagante

di Paolo Maninchedda
Iniziamo dalle strade. L’Anas ieri ha annunciato la fase 2 dell’operazione rebranding della ex Salerno-Reggio Calabria (…) investimenti tecnologici per fare dell’autostrada la smart road italiana: sarà interamente cablata, dotata di hot spot wi-fi ogni 300 metri per dare e ricevere informazioni e creare una connessione unica.
In Sardegna, invece, si combatte per cose meno tecnologiche: asfalti, buche, crolli e ritardi. (…) Cosa serve? Servono poteri prima che risorse; poteri per poter fare noi e non dover chiedere ad altri, per di più spesso distratti quando non imbroglioni.
Se sembra troppo ardita la parola ‘imbroglione’, rivelo una piccola anticipazione di un dossier che sto raccogliendo sulle imprese non sarde che vincono gli appalti in Sardegna. Lo sto raccogliendo per poi pubblicarlo (…)
Nel frattempo due ministri della Repubblica, Carlo Calenda e il vacanziere Gianluca Galletti, hanno sottoposto al dibattito pubblico il documento sul Sistema Energetico Nazionale (SEN). La Sardegna vi ha un posto di assoluto rilievo, si decide sulle sue centrali elettriche, vi si scrive che si vuol fare un nuovo elottrodotto da 1000 MW, ma soprattuto si capisce (pag. 16) che non si crede nella dorsale e che invece si ritiene più percorribile “la metanizzazione della Sardegna tramite Small Scale GNL potrebbe consentire di avviare la fornitura di gas in modo modulare, utilizzando e completando le reti esistenti, avviando al contempo il primo pilota di Sulphur Emission Controlled Area (SECA)per il traffico marittimo nel Mediterraneo”. Nell’allegato 2, poi, la metanizzazione della Sardegna occupa uno spazio rilevante, da p.224 a p. 231. Leggete queste pagine dove viene delineata chiaramente la strategia dei depositi costieri e anche la loro ubicazione (Cagliari, Oristano e Sassari) e poi fatevi la domanda chiave: giuste o sbagliate che siano queste scelte, quanto e dove hanno coinvolto i Sardi?

No Graziano, su Anas non ci siamo. La sentenza del Tar di Milano sugli accordi quadro
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No Graziano, su Anas non ci siamo. La sentenza del Tar di Milano sugli accordi quadro

di Paolo Maninchedda
Una premessa: Graziano Delrio è uno dei pochi ministri italiani (se non l’unico) che stimo molto perché è un uomo profondo e non dice balle.
Leggo oggi sul giornale (e dunque ho anche qualche dubbio che le cose siano andate esattamente come dicono gli organi di informazione) che avrebbe detto di aver lavorato con Anas per “risolvere le criticità e stabilire le priorità sulle strade dell’Isola. Sulla Sassari-Olbia e sulla SS 131 abbiamo risolto tutti i problemi, restano quelli sulla SS 195 e sulla SS 554 ma ci stiamo lavorando assieme alla Regione”.
Prima di tutto confermo una cosa: è vero che Delrio è un ministro che lavora con noi. Non ha mai mancato un impegno.
In secondo luogo, dissento profondamente dall’affermazione, se è stata fatta in questi termini, che sulla SS 131 e sulla Sassari-Olbia siano stati risolti tutti i problemi. In primo luogo segnalo che il manto stradale della SS 131 nord è in larghi tratti inesistente e che, invece, l’Anas rifà gli asfalti dappertutto fuorché lì. L’appalto è già aggiudicato da mesi; da mesi si diceva che le temperature dovevano salire ma, a meno che non si voglia attendere i 40 gradi di luglio, non si vede un metro di nuovi asfalti da Campeda a Muros. Da notare: anche il contratto di manutenzione sulla SS 131 Nord è assegnato con l’accordo quadro.
Veniamo adesso alla genialissima soluzione messa in campo per bandire le gare sui nodi critici, cioè sugli svincoli, della SS 131 nord (e cioè: Paulialtino, Mulargia, Bonorva, Cossoine). (…)
Infine una domanda: ma dove sono finiti i sindacati e la confindustria sardi?
Dove sono le organizzazioni pronte periodicamente a snocciolare statistiche sugli appalti elaborate dai dati Istat già noti ma evidentemente considerati più saporiti se ricicciati da qualche consulente capitolino?
Dov’è l’esercito dei lamentanti che si lamentano più forte con la Regione di quanto non facciano con i carnefici di Stato del mercato isolano?
O si pensa che tutto debba fare il solito disperato che si mette da solo di fronte a un carro armato?
Si ha una vaga idea di quanto le cellule di un uomo si possano consumare se esposte troppo a lungo a insostenibili tensioni?

La Maddalena e i piedi sporchi del governo italiano
Informazione Infrastrutture Politica Stato sardo

La Maddalena e i piedi sporchi del governo italiano

di Paolo Maninchedda
Sono giorni molto difficili, perché è sempre più chiaro che nell’area progressista della Sardegna e in ampi settori del mondo liberal-democratico immune da subordinazioni leaderistiche si deve arrivare a definire la strategia migliore per difendere gli interessi nazionali dei sardi. Ma sono anche giorni nei quali occorre difendere questi stessi interessi nella contingenza data di una Repubblica italiana ormai in fuga da gran parte del suo territorio e limitata nelle funzioni a interventi tampone.
Parliamo della Maddalena.
Metà febbraio: il Presidente della Regione mi dà l’incarico di rimettere in moto la macchina per arrivare a gestire efficacemente il plafond finanziario oggi disponibile per la riqualificazione e la bonifica dell’isola. (…) In poche parole, il 24 marzo la parte di procedura affidata alla Regione e alla Protezione civile era conclusa.
Ovviamente il prosieguo prevedeva che il Governo reperisse la somma necessaria alla transazione e procedesse a stabilizzare l’accordo. Evidentemente mancano i soldi (perché della volontà della Boschi e di Gentiloni non dubito). Fatto è che nei giorni scorsi la società Mita ha comunicato all’avvocatura che l’accordo raggiunto ha la scadenza fissata a trenta giorni a far data da questa ultima comunicazione. (CONTINUA)