Geologi, Pisapia e Alfano

di Paolo Maninchedda
Oggi L’Unione ne fa una delle sue e dice che la Regione Sardegna ha copiato le mappe. Questo il titolo: “Rischio alluvioni: la Regione copia le mappe“. Una solenne panzana, una bugia clamorosa. Poi nell’articolo si spiega (ma chi lo leggerà l’articolo nell’Italia del 70% degli analfabeti strutturali) che, secondo il presidente dell’ordine dei geologi (che non è l’oracolo di Delfi) la direttiva sulla manutenzione dei versanti sarebbe stata elaborata e copiata da quella dell’Emilia Romagna. Un conto è la direttiva (sulla quale non mancherò di verificare se è stata copiata), un conto sono le mappe (che sono certo non essere state copiate). Poi si continua a leggere e si capisce che il Presidente dell’ordine dei geologi lamenta la mancanza di dettaglio nelle mappe. Tempo fa io incontrai i geologi che mi rappresentarono l’urgenza dell’aggiornamento della scala delle mappe e lo rappresentai senza grande successo (servono soldi). Tuttavia, nel frattempo, si è provveduto a distribuire un po’ di risorse (in verità poche) ai comuni perché paghino i geologi incaricati degli studi per l’adeguamento dei Puc al PAI. In buona sostanza l’ordine dei geologi da tempo chiede che si riattivano le commesse pubbliche per lo studio in scala ridotta delle mappe ed è una richiesta assolutamente legittima e condivisibile. Ma da qui a dire che le mappe sono copiate ce ne passa.

di Paolo Maninchedda
Ieri abbiamo cominciato a usare il Patto per la Sardegna, firmato da Pigliaru e Renzi, per spostare sulle risorse del Fondo di Sviluppo e Coesione le opere che richiedono tempi lunghi, e finanziare, invece, col mutuo, tutte le situazioni emergenziali o di completamento che sono state istruite positivamente dagli uffici regionali. È interessante studiare, rispetto a questi interventi, il differente interesse (e servizio) fornito dagli organi di informazione tradizionali. La Nuova Sardegna fa un ampio servizio in cui spiega la filosofia e i volumi finanziari dell’operazione, ma ha sotto mezza pagina dedicata alla pubblicità della nuova Audi e quindi non ha potuto riportare le tabelle col nome dei comuni e l’indicazione delle opere. L’Unione dedica alla notizia un colonnino in pagina dell’Economia. Qui interviene la bellezza della rete: si prende un file, lo si carica e si risolve il problema.
Ecco l’elenco (cliccare sul titolo e poi sull’ultima riga).

di Paolo Maninchedda
Oggi il direttore dell’Unione Sarda dedica un fondo alla vicenda della Strada Statale 195, chiusa per lavori dall’Anas. Il titolo parla di una città, Cagliari, in ostaggio dell’Anas.
La Regione ha finanziato lautamente la nuova SS 195, con un tracciato nuovo che la sposta in larga misura verso l’interno. Oggi è una litoranea esposta alle mareggiate, insufficiente nelle dimensioni ai volumi di traffico, non a norma rispetto al rischio idrogeologico.
L’appalto è stato vinto dalla Grandi Lavori Fincosit. E qui apro una parentesi. Devo chiedere scusa a Vito Gamberale, che da tempo addito come responsabile dei comportamenti della GLF. Vito Gamberale non è più presidente della GLF. È stato presidente per meno di un anno; quindi a lui non possono essere addebitate le gravi responsabilità che la Regione ha contestato alla società.
La GLF è accampata lungo la SS 195. Dovrebbe produrre 4 milioni di euro mese e ne produce 1,5 / 2 quandio va bene. La Regione ha chiesto all’Anas la rescissione del contratto in danno per ben due volte. Anas ha avviato le procedure. Non solo: GLF paga i fornitori a 220 giorni (resta da chiedersi perché esistono ancora delle imprese in Sardegna che accettano di fare forniture con pagamento a 220 giorni). GLF è una delle tante imprese che fanno le gare a strascico in Sardegna e poi svernano, passano le vacanze, allevano i figli mentre fanno i lavori che mediamente abbracciano l’alternanza tra due generazioni. La GLF ha anche vinto il 4 lotto della Sassari – Olbia, immaginate con quale preoccupazione la Regione segua lo svolgersi dell’apertura di quel cantiere.

di Paolo Maninchedda
Se c’è una poesia che rende bene il crollo di ogni certezza che il Novecento derivò dall’aver assistito a guerre, stragi, tirannidi e odi inestinguibili, è “Non chiederci la parola” di Montale. Gli ultimi versi sono i più celebri: «Codesto solo oggi possiamo dirti / ciò che non siamo, ciò che non vogliamo». Sembrano parole arrendevoli, ma sono semplicemente realistiche. A volte è già molto sapere ciò che non si vuole e non si vuole essere.
Tra le cose che qualsiasi europeo con un po’ di memoria non può volere vi sono i nazionalismi con i loro parenti stretti: isolazionismo, razzismo, totalitarismo, dogmatismo e bellicismo.
Ieri il presidente americano ha portato al potere la vecchia destra euro-americana, forse un po’ più caciarona di quella inglese o francese, ma pur sempre quella maledetta destra che ha sempre portato l’Occidente alla guerra.
Noi sardi siamo dentro un secolare scenario bellico. Noi siamo una vecchia terra di mezzo mediterranea, un luogo di contatto e di transito che si trasforma in confine nei momenti di tensione tra l’Europa e l’Africa.
Noi dobbiamo stare molto attenti a ogni minima variazione degli scenari internazionali.

Conviene produrre latte?

di Paolo Maninchedda
Conviene produrre latte? La risposta è “Sì, ma ad alcune condizioni”.
La prima non è economica, è culturale.
Siamo capaci, da sardi, di stringere un patto tra di noi e di mantenerlo?
Se non finisce la sottocultura della furbizia, che sospetta sempre dell’altro e quindi legittima se stessi a fare qualunque cosa per difendersi, allora è molto difficile modificare le strategie economiche del comparto economico più intrecciato con l’utilizzo del territorio, con la produzione della ricchezza, con il turismo, con la salute e il benessere.
Mi spiego più nel dettaglio, facendo delle domande e dando delle risposte. Allora proviamo a dire la cosa che serve alla Sardegna: serve un grande accordo su quanto latte si produce ogni anno, quanto ne si lavora per determinati prodotti, quanto ne si tira fuori dal mercato, se necessario (come si è fatto per esempio nel settore bovino), pur di tenere il prezzo. Ogni allevatore deve sapere, prima dell’inizio della campagna, quanto latte è opportuno che lui produca in modo da non inondare il mercato di un’offerta così alta da distruggere ogni prezzo e ogni valore.

di Paolo Maninchedda
Ieri ho avuto l’onore di partecipare alla riunione del Consiglio regionale.
All’ordine del Giorno l’approvazione dell’autorizzazione all’esercizio provvisiorio e la mozione sul prezzo del latte.
La scena è stata occupata dal dibattito sulla sentenza della Corte Costituzionale italiana sul bilancio della Sardegna 2016.
L’assessore Paci è stato scorticato vivo dall’opposizione, con parole pesanti; accuse infamanti e generiche sparate alla viva il parroco sono state dedicate anche alla maggioranza e alla Giunta. Si è toccato anche il vertice della ‘faccia di bronzo’ come sostituto della ‘faccia di culo’ (non detto, ma parafrasato). Mentre assistevo a tutto questo, mi chiedevo: a chi stanno parlando?
Un’indagine Ocse dice che il 47% degli abitanti della Repubblica italiana è analfabeta strutturale. Che cosa vuol dire? Significa che non è in grado di capire un messaggio complesso: da un discorso di media lunghezza al bugiardino di un farmaco, da testi come questo che io sto scrivendo, alle istruzioni per l’home banking; dalla lettera dell’Inps ricevuta a casa al verbale di una contravvenzione. (…) Altro che agoni sulle estremizzazioni! Serve un discorso nuovo di sacrificio, lavoro, impegno, visione e coesione. Invece ils istema politico sardo sembra il cane che porta il guinzaglio al nuovo padrone: il populismo neofascista.

di Paolo Maninchedda
La vita è facile? No. La politica è facile? No.
Gli uomini facili non hanno dubbi mai, dice un poeta.
Invece in Sardegna abbiamo una fiorente politica del take away, tipo pizze da asporto, la politica facile delle soluzioni facili. Come pure abbiamo giornali da asporto, usa e getta.
Qualche esempio per sorridere.
La Magistratura di Nuoro ha rinviato a giudizio sugli eventi alluvionali del 2013 non una ma 38 persone, tra cui alti dirigenti dell’amministrazione regionale.
Questa è una notizia che spiega molto bene che la vita non è per niente facile non solo per chi non fa nulla, ma soprattutto per chi cerca di fare qualcosa, perché basta essere stati nei paraggi di un evento calamitoso drammatico per essere indagati e avere un’alta probabilità di essere rinviati a giudizio.
È una notizia degna di attenzione democratica che la magistratura italiana non contempla il caso dell’imperfezione del mondo, dell’esistenza di eventi calamitosi e ne addebita sempre la colpa a qualcusno? Sì, è una notizia, ma non è take away, non è facile, è drammatica, riguarda la dignità e il lavoro di tante persone, non sipuò facilmente raccontare e dunque non si racconta come si dovrebbe.
Viceversa, sul rischio idrogeologico si gioca e si scherza col fuoco.
Ogni giorno sorge un nuovo esperto di tutto, che conosce l’acqua e i territori meglio di chiunque altro, che ha pronta in tasca una soluzione pensata al bar, disegnata su un foglio di carta e subito adottata da qualche forza politica come giusta e geniale. Nel frattempo io mi trovo al bivio di decisioni drammatiche con Comuni che fanno parcheggi e ingressi di campeggi nell’alveo dei fiumi, con Comuni che fanno passare le strade comunali su ponti abusivi,

di Paolo Maninchedda
Il sindaco Nizzi si lascia andare a giudizi sprezzanti su di me e sulla mia esperienza politica. Ci saranno altre occasioni per rispondere, a lui e a altri, che in queste settimane, in modo compulsivo, mi mordono e punzecchiano in vario modo, forse perché impauriti dalla reale possibilità di un cambiamento radicale in Sardegna.
Ma su Olbia il tema non è la polemica politica, non sono le persone che rivestono ruoli pubblici.
Il tema è la protezione della popolazione con progetti credibili realizzati in tempi certi e il più possibile celeri, pur nella grande palude normativa dell’ordinamento della Repubblica italiana.
Io sto fermo all’assolvimento dei miei doveri di pubblico amministratore.
Poi, come sempre è giusto che accada, ci sarà chi accerterà chi ha fatto il proprio dovere e chi no.
Non tutto è polemica, non tutto, grazie a Dio, è campagna elettorale.

di Paolo Maninchedda
A me i giornali piacciono molto. Fare il giornalista o l’editore o semplicemente il consulente editoriale è sempre stato un sogno, ma ho fatto altro nella vita.
Sono affezionato all’Unione Sarda perché mi ha dato fiducia da ragazzo. Avevo solo 18 anni quando ho iniziato a scriverci. Frequentavo la mitica sede di viale Regina Elena. Ho potuto conoscere ancora le pagine fatte con i piombi. Ci ho scritto tanto e per tanto tempo. È un giornale sostanzialmente liberale che vive dentro una città bellissima e antichissima che sorride, scettica, di ogni temporanea gloria. L’unica cosa durevole a Cagliari sono il mare, il sole e le pietre. Il resto è rumore e lo sanno tutti, compreso il giornale.
La Nuova Sardegna è il giornale che mi ha accolto, che ha dato spazio a tante battaglie; è il giornale dialettico della Sardegna. È un giornale che respira le gerarchie sociali e culturali di Sassari e le universalizza, senza troppa coscienza né pudore. Questi due giornali raccontano la Sardegna ai sardi.
Oggi fanno, su temi che conosco bene (ma che dovrebbero conoscere bene anche loro) dei pezzi alla moda, cioè pezzi all’insegna del ‘tutto va male’, dell’indignazione a buon mercato, della lamentazione eterna e militante.
I temi sono le strade e l’emergenza idrogeologica di Olbia.

di Paolo Maninchedda
Si è svolta in questi giorni una dura battaglia tra gli esperti della Rete del Movimento 5 Stelle, da un lato, e il presidente dell’Antitrust Pitruzzella, che aveva proposto il varo di regole europee contro le notizie false nel web, dall’altro. Bugie e verità convivono mischiandosi in modo inestricabile nelle prime fasi dell’annuncio di una notizia, per poi separarsi e manifestarsi diversamente nel corso del tempo.
Ovviamente i manipolatori, i calunniatori o semplicemente i ballisti giocano sulla rapidità.
E qui casca l’asino. Il vero oggetto del desiderio di servizi segreti, grandi società proprietarie di big data, grandi catene commerciali, grandi gruppi finanziari, è l’identità personale, è la conoscenza dei pregi e dei difetti, delle virtù e dei vizi delle persone. Il grande business del futuro è la fine della segretezza della vita, la fine dell’inviolabilità dell’identità, perché l’animo umano, multiforme e onnivoro, è un mercato immateriale immenso e manipolabile su cui è possibile far soldi stando seduti di fronte a una tastiera ben collegata col mondo. Prestiamo attenzione al Phishing, alla pesca dei deati personali. Il cuore del problema, oltre alla galoppante ignoranza, è lì.

di Paolo Maninchedda
Il problema è emanciparsi dalle consuetudini di pensiero italiane; bisogna smetterla di adagiarsi sui luoghi comuni di una politica e di una cultura ormai sterili, ammuffite, le cui parole d’ordine non hanno presa su nessuno. Oggi l’Italia che non produce, che ha metà del suo territorio senza acquedotti e fogne, che ha un sistema scolastico fatiscente, che combatte la corruzione con la schedatura dei suoi cittadini, che incentiva la maldicenza e l’insinuazione depenalizzando la diffamazione, che accetta che ci siano consiglieri comunali che firmano contratti in cui si impegnano ad obbedire non all’elettorato che li ha eletti ma al presidente di un’associazione, che obbliga i presidi delle scuole a pubblicare il proprio patrimonio on line ma lascia zone franche di segretezza nell’alta dirigenza di alcune istituzioni, questa Italia oggi parla del Mattarellum, del nuovo Ulivo, della psoriasi elettorale dei parlamentari esattamente come se ne parlava vent’anni fa, uno strazio.
Oggi il problema è capire il pluralismo, rendere efficiente la differenza, la pluralità dei poteri, le libertà.
Occorre insegnare che non esiste libertà senza coraggio.

di Paolo Maninchedda
Proviamo a mettere in fila le reazioni di ieri sull’incendio nella sede di Abbanoa.
Primo: i vigili del fuoco non hanno minimamente detto che si sia trattato di un fatto doloso o colposo. Hanno detto che la causa è stata un fatto elettrico (espressione molto ponderata).
La Nuova Sardegna sentenzia che non è stato un attentato; decimo ‘incidente’ in tre anni, ma evidentemente casuale. Poi sono usciti sotto la notizia nelle pagine Facebook dell’Unione Sarda e di Castedduonline questi commenti: “Tutto dovevano bruciare”;
“O che peccato non ha bruciato abbastanza”; “Fattu bene”; “Non è la sede che dovevano bruciare ma gli alti vertici”; “Ta lastima”; “Lastima… sono sciacalli”; “Stragodo, strozzini autorizzati”. Ecco, questo è il repertorio della bile, della violenza, del qualunquismo e del fascismo. Ma si tratta solo di corti circuiti casuali. Meglio non vedere, non sentire, non parlare.
“Non un incendi una surra e bombasa”.