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Sermonellosi in aumento, Arru non trova i vaccini
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Sermonellosi in aumento, Arru non trova i vaccini

di Paolo Maninchedda
Inutile, totalmente inutile cercare la verità sui giornali. Questa malattia della sermonellosi ormai ha colpito tutti ed è associata alla scrupolopenia.
In sostanza, l’urgenza di dire qualcosa porta a sermonellare sulle balle (vedi le bombe a Olbia oggi sulla Nuova); il fastidio dei fatti (noto in medicina con il nome ‘E mi viene un malumore‘ ogni volta che la Regione raggiunge un risultato) porta la notizia di Capoterra a pagina 26 dell’Unione Sarda (….)

E ci risiamo con le balle d’acqua
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E ci risiamo con le balle d’acqua

di Paolo Maninchedda
Oggi leggo l’ennesimo articolo dell’Unione Sarda sulle riserve idriche della Sardegna, fondato unilateralmente sul punto di vista di alcuni rappresentanti della Coldiretti e sulle dichiarazioni di alcuni presidenti di Consorzi di Bonifica.
Sentire il Distretto idrografico? Ma quando mai!
Sentire l’Enas? Ma no, assolutamente no, e se per caso li si sente, sempre il giorno dopo, in replica confermante confermata, manipolante manipolata. (…)Poi ci sono gli irresponsabili; gli irresponsabili sono quelli che vorrebbero che i dirigenti regionali dell’Enas invasassero acqua nella diga di Maccheronis oltre il limite stabilito dall’Ufficio dighe. Su Maccheronis questa gente sta giocando col fuoco e con la pazienza delle persone.
Poi ci sono le pessime abitudini di utilizzo dell’acqua nei campi come la si utilizzava secoli fa. Poi ci sono i prezzi da pagare per la follia delle energie rinnovabili fatte con le biomasse coltivate in irriguo, con consumi idrici paurosi.

Oristano: nuovi progetti contro vecchi nomi e vecchie abitudini
Elezioni Indipendenza Informazione Oristano Politica

Oristano: nuovi progetti contro vecchi nomi e vecchie abitudini

di Augusto Cherchi
I giornali a Oristano non distribuiscono informazione, ma sussurri di corridoio e facili giudizi da bar; non di quelli innocui, però, piuttosto di quelli inoculati direttamente nelle vene degli elettori, quelli costruiti da una parte politica contro l’altra e veicolati come giudizi terzi e imparziali. Si parla di noi ma non c’è un giornalista che chiami noi direttamente per sapere che cosa pensiamo. Io capisco che ci si tema perché stiamo facendo una lista tutta di persone per bene, nuove, attive, pacifiche. Capisco che si voglia un po’ sporcare la nostra immagine, ma noi ci togliamo di dosso la fuliggine che gli altri ci sparano contro e andiamo avanti. Mai siamo stati e saremo fermati dalle maldicenze o dall’ignoranza politica.
(…) Se si vuole che Oristano vada a elezioni con lo schema italiano classico, Centrodestra, contro Centrosinistra, contro Cinquestelle e contro Martinez, ci si chieda quale Oristano si immagina di costruire dopo, su quali presupposti, per quali orizzonti di sviluppo, di lavoro e di educazione. Io non so se ci si renda conto di quanto la gente sia satura di cose già viste, di piccole battaglie inutili, di beghe personali, di odi inestinguibili, di veti incomprensibili, tutti giocati sulla pelle di una città che ha bisogno di girare pagina, di sciogliere i vecchi eserciti e di fondare un’età operosa e non fondata sugli scontri di un passato ormai sterile.

Continua la guerra dei mutui contro le banche rapaci
Credito e banche Indipendenza Informazione Lavoro e impresa Politica

Continua la guerra dei mutui contro le banche rapaci

Pubblico di seguito un commento lasciato dalla signora Valentina su questo sito.
So perfettamente che cosa sta accadendo: le segnalazioni sulle forti resistenze del Banco di Sardegna alle rinegoziazioni si moltiplicano. In questo caso abbiamo invece la Unipol. Il problema è come combattere contro queste banche; ma che ci sia un problema serissimo con le banche in Sardegna è fuor di dubbio. Non sono un fattore dello sviluppo; hanno prevalentemente un atteggiamento rapace. Non rinegoziare i mutui se non quando è terminato il periodo di contribuzione regionale è un esempio di profonda slealtà verso le finanze pubbliche e verso i clienti, ma non è l’unico. Adesso che il sistema del pegno rotativo per il Pecorino Romano è varato (la firma in assessorato è un pro forma), il Banco di Sardegna lo vuole applicare gradualmente e a partire dai casi più semplici. Perché? Perché il Pegno costringe a presidiare i magazzini, di fatto consente una valutazione delle politiche aziendali perché il magazzino è dato a garanzia del credito e c’è chi, abituato ad avere con le banche un rapporto non regolato dall’efficienza ma dalla vicinanza, non gradisce che si applichino nuove regole.

di Valentina

Anche io, ai primi di settembre, ho fatto domanda di rinegoziazione alla Unipol, e non ho ancora ricevuto nessuna risposta; anzi… peggio, gli impiegati della banca, mi hanno detto che non potevano procedere a causa di una vertenza con la Regione.

Per la Coldiretti: rigirate la frittata, se volete, ma non dividete i sardi
Agricoltura Indipendenza Informazione Lavoro e impresa Politica Stato sardo

Per la Coldiretti: rigirate la frittata, se volete, ma non dividete i sardi

di Paolo Maninchedda
Con la Coldiretti ho un rapporto dialettico che dura da anni. Ci stimiamo, ma non ci nascondiamo i differenti punti di vista.
Oggi il dissenso è forte perché il comportamento della Coldiretti intacca la formazione di una coscienza nazionale dei sardi.
La Coldiretti, dinanzi al tradimento del taumaturgo del formaggio (altrui), il ministro Martina, fa dichiarazioni contro il governo e il consiglio regionali – che, lo ricordo, hanno istituito il Pegno rotativo e stanziato 14 milioni di euro per il sostegno al reddito delle imprese agricole – sostenendo, in buona sostanza, che Martina ha disatteso gli impegni assunti, con la Coldiretti e con quei creduloni che l’hanno abbracciato quando venne in Sardegna per il referendum, perché la classe politica sarda non è unita e coesa nella rivendicazione.
Ma stiamo scherzando?
Stiamo ripercorrendo la strada che ha devastato l’anima dei sardi per secoli? La strada secondo cui dinanzi a un problema di cui sono esplicita causa gli italiani, i sardi vengono colpevolizzati e ammeschinati dicendo che è colpa loro perché non si fanno valere?
Affermare queste cose è come dire che dinanzi a un carnefice e la sua vittima, la colpa è della vittima perché non sa difendersi.

Cara Unione Sarda, io non so neanche dove stia di casa lo scaricabarile
Informazione Infrastrutture Politica

Cara Unione Sarda, io non so neanche dove stia di casa lo scaricabarile

di Paolo Maninchedda
Giudicate voi questa vicenda.
Il 22 ottobre 2008 Capoterra subisce una drammatica alluvione che costa la vita a sei persone.
Io divento Assessore ai Lavori Pubblici (e lo divento mio malgrado, giacché nessuno voleva i Lavori Pubblici perché avevano in ‘pancia’ Abbanoa, allora sotto giudizio del tribunale fallimentare. Preciso per la storia che le rivendicazioni del Partito dei Sardi erano gli assessorati della Cultura o delle Riforme) nel marzo del 2014.
Nel 2014, sei anni dopo gli eventi, non era stata mossa neanche una pietra, non solo a Capoterra, ma neanche a Villagrande e a Olbia.
Oggi, a tre anni dalla data del mio incarico, i lavori sulla foce del rio San Girolamo sono conclusi. (….)
L’Unione Sarda, con un titolo vergognoso e vergognosamente fazioso, chiama ‘scaricabarile’ questa volontà della Regione di non prevaricare le competenze proprie del Comune e di richiamare il Comune all’esercizio congiunto delle reciproche responsabilità? Chi sta scappando dal proprio ruolo il Comune, che evita oculatamente il confronto con i suoi cittadini, o la Regione?
L’Unione Sarda oggi fa una cosa indegna, vergognosa, irresponsabile.

Silenzio, si urla
Informazione Infrastrutture Politica Stato sardo

Silenzio, si urla

di Paolo Maninchedda
Le notizie ieri non mancavano. Provo a elencarle.
Al Senato veniva sconfitto il tentativo degli apparati ministeriali di sottrarre alla Sardegna i 600 milioni di euro della contabilità speciale della Sassari – Olbia. La Regione ha lavorato con i senatori Luciano Uras e Silvio Lai perché fosse presentato un emendamento che li salvasse, diversamente la Regione avrebbe dovuto riversarli all’Anas. I senatori sardi sono stati bravissimi e hanno anche ottenuto che sulla loro posizione si schierasse il governo Gentiloni. La Sardegna può continuare a presidiare i lavori della Sassari-Olbia e a difenderli da burocrazie e corruzione.
Sempre sulla Sassari-Olbia è stato riaperto il Lotto 9, il vero cantiere della vergogna alle porte di Olbia, fermo da anni.
Può darsi che io non sappia comunicare. Può darsi che abbia la psoriasi a fare un comunicato per ogni cosa che si fa, però è anche vero che ormai il sistema comunicativo che viene veicolato da Videolina e dall’Unione ha una direzione inversa: qualcuno chiama il giornalista e il giornalista gli fa un servizio sulla notizia comunicata. Quanto sia rilevante e fondata o semplicemente quanto sia nei termini posti da chi segnale e denuncia, poco importa.

Il lavoro e la fatica creano futuro senza fare rumore. Con un grazie a Gigi Riva
Editoriale Indipendenza Informazione Infrastrutture Politica

Il lavoro e la fatica creano futuro senza fare rumore. Con un grazie a Gigi Riva

di Paolo Maninchedda
Un giorno un editore importante mi ha detto:
«Non capisco i giornali che si trasformano in bollettini di disgrazie costanti e perduranti. Perché la gente dovrebbe comprarli?».
La mia risposta fu banale: «Perché nella Repubblica italiana più che altrove si ritiene erroneamente che faccia più rumore un albero che cade che una foresta che cresce!».
Faccio un esempio. In Sardegna qualche settimana fa è caduto un metro e mezzo di neve. Ne sono seguite polemiche accese e, bisogna dirlo, non tutte infondate. Tuttavia bisognerebbe andare a cercare un termine di paragone per verificare se noi sardi abbiamo reagito bene o male a quell’emergenza. Nei giorni scorsi New York si è bloccata per 30 centimetri di neve e ha cancellato 3000 voli di linea. I bilanci dell’efficienza sono, mutatis mutandis, a favore dell’efficienza dei sardi, ma nessuno lo ha detto o notato.
Gli organi di informazione sono precipitati nel pozzo nero del lamentismo militante pessimistico e possibilmente iperlocalistico. Bisogna andare oltre. Bisogna costruire un’etica della comunicazione che non urla, non prevarica, che fa parlare, respirare, creare. Oggi è anche impossibile fare un’intervista, perché ciò che costantemente emerge non è il punto di vista dell’intervistato ma del giornalista. Un’intervista vecchio stampo è invece questa, dedicata a Gigi Riva, grande compagno dei miei sogni di bambino. L’ultima risposta è un vademecum per le persone normali, per tutti quelli che non sono eroi ma che cercano faticosamente di comportarsi ‘benino’.