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Sardegna e Libertà

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Categoria: Indipendenza

E adesso dietrologia e fango, secondo la migliore tradizione italiana

Posted on 31 Maggio 201731 Maggio 2017 By Paolo Maninchedda 3 commenti su E adesso dietrologia e fango, secondo la migliore tradizione italiana

di Paolo Maninchedda

Riepilogo della giornata di ieri: non ho risposto al telefono ai vari giornalisti che chiamavano, né ai colleghi della Giunta.
Sono andato a Terralba per una manifestazione del mio partito.
Tutto quello che avevo da dire l’ho detto nella mia lettera e quindi non ho altro da aggiungere.
Oggi La Nuova Sardegna ospita due inteventi paradigmatici di come si monta il tritacarne in Italia, uno di Luciano Marroccu e l’altro, immancabile, di Marcello Fois.

Editoriale, Indipendenza, Informazione, Politica, Stato sardo

Le mie dimissioni

Posted on 30 Maggio 201730 Maggio 2017 By Paolo Maninchedda 18 commenti su Le mie dimissioni

Carissimo presidente,

ti prego di voler prendere formalmente atto di questa mia lettera, con la quale mi dimetto dalla carica di Assessore dei Lavori Pubblici.
Ti ringrazio moltissimo per la fiducia che hai riposto in me e non ho niente da rimproverarti. (…)
Non riesco però a liberarmi anche da un senso di solitudine molto profonda, inestinguibile.
La questione sarda è la questione dello Stato Sardo. (…)
Una sola cosa rende credibili questi ideali: il sacrificio.
Ho patito profondamente, senza darlo a vedere, la faciloneria con cui in diversi ambienti politici, non solo dei partiti ma anche della Giunta, si è sostenuto che in fin dei conti ero pronto a accettare più o meno tutto da parte dei partiti e dello Stato italiano pur di mantenere il mio ruolo. Così, mentre lavoravo con dedizione per dimostrare che i Sardi possono governarsi meglio se si assumono integralmente la responsabilità del loro autogoverno, vi era chi mi rappresentava come un uomo di potere per il potere. Questa campagna per me calunniosa è stata ed è insopportabile.
Mi spoglio di tutti gli incarichi e le responsabilità istituzionali. Da domani riprendo servizio nell’Università, leggo, studio, scrivo e faccio conferenze.
Lo faccio a freddo, senza preparare alcunché.
(CONTINUA)

Amministrazione, Indipendenza, Politica, Stato sardo

Moirano e il sardomasochismo

Posted on 17 Maggio 201717 Maggio 2017 By Paolo Maninchedda 2 commenti su Moirano e il sardomasochismo

di Paolo Maninchedda
Ieri, mentre i normali mortali si occupavano di strade franate, di aziende dello Stato italiano che fanno quello che vogliono perché nessuno le controlla, di siccità, di pozzi e aziende che fingono di essere agricole e invece producono mais per produrre energia elettrica e bevono acqua come disperate, mentre i mortali combattevano con i problemi vecchi e nuovi e con l’invecchiamento biologico delle proprie cellule, l’imperatore Moirano, di porpora vestito, ha visitato i senatori laticlavi del Consiglio regionale.
Anche chi aveva una sola psoriasi al suo passaggio è guarito. Basta toccarlo e l’organismo si rinnova.
Oggi sui giornali c’è un po’ di polemica. Se la prendono col PD che lo porta in giro come la madonna di Bonaria. Ma che male c’è? Gli dedichino anche una festa patronale, non è rilevante.
Di rilevante c’è invece che Moirano non ha ancora dimostrato la sua utilità e non per colpa sua, per colpa del sardomasochismo esterofilo sardo, questa sì una malattia che colpisce soprattutto gli uomini di cultura che odiano la Sardegna, che pensano che la Sardegna sia solo un luogo di fallimenti storici e che quindi necessiti sempre di un legato propretore che venga dalla capitale dell’Impero e integri, con la sua scienza, la periferica e incivile Sardegna nel mirabile mondo civile della Repubblica italiana intesa come porta di ingresso nella civiltà e nella modernità (CONTINUA)

Indipendenza, Politica, Sanità, Stato sardo

Indipendenza, la parola mancante

Posted on 11 Maggio 201712 Maggio 2017 By Paolo Maninchedda
Indipendenza, la parola mancante

di Paolo Maninchedda
A Oristano sta succedendo che esiste un partito indipendentista, il Partito dei sardi, il nostro partito, e che questo partito ha costruito insieme ad altre forze politiche una proposta politica credibile per la città.
Abbiamo proposto alla carica di Sindaco l’urologo Vincenzo Pecoraro che da anni frequenta e anima le nostre iniziative. Un professionista apprezzato che interpreta la grande bandiera dell’indipendenza della Sardegna a partire dalla restituzione alle comunità cittadine del diritto di governarsi da sole, al posto della pena di subordinarsi a elites politiche oligarchiche e burocratiche.
Questa candidatura a Oristano è sotto il segno del simbolo della casata di Arborea, perché noi, non solo noi, grazie a Dio, ma certamente noi, conserviamo la memoria dell’essere stati un popolo che si è autogovernato.
Noi non abbiamo accettato la rimozione della memoria e la sua sostituzione con la frustrazione del passato e quindi con la debolezza del pensiero secondo cui la Sardegna può esistere solo se adottata dall’Italia.
Noi conosciamo uno per uno i sardi che, forti della loro libertà e delle loro competenze, cambiano la realtà, realizzano ricchezza e la distribuiscono sotto forma di reddito, di scambio, di servizi. Gente che sta insegnando ai giovani a non chiedere ad altri di compierli, ma a correre il rischio del libero compimento di sé.
A Oristano, lontano dalla politica, che distribuisce un miserrimo bilancio e parla spesso di cose ormai prive di senso o talmente ordinarie da non avere alcun merito, esistono imprenditori, professionisti, educatori, intellettuali, artigiani, sportivi, musicisti, insegnanti che sono l’ossatura di una nuova società fondata sulla responsabilità e sulla libertà. Noi frequentiamo queste persone. Vincenzo vuole rappresentare questo mondo. Un mondo educato, europeista, inclusivo, che non usa la violenza verbale, non giudica nessuno e educa alla convivenza, ma che sta in piedi, dritto, che non chiede ad altri di fare ciò che la storia ha affidato a noi stessi. (CONTINUA)

Amministrazione, Indipendenza, Oristano, Politica, Stato sardo

Quando tocca a noi Sardi?

Posted on 9 Maggio 20179 Maggio 2017 By Paolo Maninchedda 2 commenti su Quando tocca a noi Sardi?

di Paolo Maninchedda
Ieri, mentre in tv passavano le immagini dei francesi in festa, mia figlia mi ha chiesto: «Pà, quando tocca a noi sardi?».
Non si può essere frivoli in Sardegna.
Essere sardi non è un modo di sentirsi italiani.
Gli italiani cercano sempre un capo; noi cerchiamo uno Stato. Il Nostro.
Gli italiani usano la bellezza per il denaro; noi vorremmo difendere la bellezza anche per l’anima.
Gli italiani non hanno disciplina; noi non possiamo non essere disciplinati e molto ben organizzati.
Gli italiani sono chiassosi; noi silenziosi.
Gli italiani non sanno più che cosa insegnano nelle scuole: noi sappiamo bene di quale sapere abbiamo bisogno.
Gli italiani sono educati al monolinguismo e alla celebrazione della loro lingua; noi siamo sempre stati nella storia poliglotti.
Gli italiani mangiano la natura; noi ci confessiamo con gli alberi.

Elezioni, Indipendenza, Politica, Stato sardo

La Rai sta alla Sardegna come un insulto a una persona perbene

Posted on 7 Maggio 20177 Maggio 2017 By Paolo Maninchedda 52 commenti su La Rai sta alla Sardegna come un insulto a una persona perbene

di Paolo Maninchedda
La Sardegna ha fatto uno sforzo enorme per accogliere il Giro d’Italia e trasformarlo in un evento europeo di promozione del territorio. Il lavoro fatto prima da Francesco Morandi e ora da Barbara Argiolas (raro caso di assessori che si alternano e non si annullano reciprocamente, dando corpo alla tanto celebrata e poco praticata continuità amministrativa) ha fatto sì che durante lo svolgimento della gara la complessità estetica della Sardegna emergesse in tutta la sua bellezza.
Ebbene ieri il Tg1 delle 20 fa un’operazione non giornalistica ma letteraria che rasenta il razzismo.
Voi, quando il Tg1 parla di Firenze, non sentite il bisogno che vi ricordino i luoghi del Mostro di Firenze, o no? Non sentite il bisogno, quando parla il Papa che, subito dopo qualcuno faccia un servizio per ricordare i preti pedofili, o no? Se il Tg1 parla di Renzi, non sentite il bisogno che un altro servizio ricordi la Banca Etruria. Se un servizio parla di Milano, non sentite il bisogno che il servizio successivo vi ricordi le infiltrazioni mafiose all’Expo?
Quando c’è di mezzo la Sardegna c’è sempre l’italiano standard che fa la facile equazione Barbagian=nBanditismo, per cui mentre lo speaker del TGg1 annuncia che subito dopo la cronaca sportiva del Giro ci sarebbe stato un altro servizio sui luoghi del giro, il servizio ‘dei luogi’ li declina nell’immagine del cartello di Orune sforacchiato a pallettoni, nella memoria dell’ultimo delitto di Orune e in una visita a Orgosolo e ai suoi murales, con un’intervista al bibliotecario (bravo a rispondere alla domanda originalissima sul ‘sardo chiuso’ con una battuta intelligente: tutti appaiono chiusi finché non li conosci). Forse il giornalista voleva evocare Cagnetta, ma ha solo evocato una gran figura da cani.
Al giornalista italiota poco importa che io gli ricordi che aveva, a proposito di luoghi, a un tiro di schioppo Su Tempiesu, che a Orgosolo aveva il Supramonte sotto i piedi con alberi, rocce, pozzi, fenomeni endemici e carsici unici al mondo, che a Mamoiada aveva le maschere che evocano una delle pochissime sopravvivenze del mondo pagano antico, che a Nuoro aveva la casa di un premio Nobel per la letteratura, che a Dorgali aveva l’accesso a Tiscali e a Gorroppu, e sotto, lungo la costa, le bellissime spiagge e grotte barbaricine e ogliastrine. Questi e altri sono i luoghi del Giro (tra i quali metterei anche la fierezza dello sguardo di Caterina Murino) di cui il servizio pubblico (CONTINUA)

Cultura, Indipendenza, Informazione, Istruzione, Politica, Stato sardo

La Giunta e il Convento: come i vincoli ti rendono libero

Posted on 27 Aprile 201727 Aprile 2017 By Paolo Maninchedda 1 commento su La Giunta e il Convento: come i vincoli ti rendono libero

di Paolo Maninchedda
Lo scontro in atto con Anas mi ha consentito di ripercorrere interiormente le modalità del mio stare in Giunta.
Non è per niente semplice stare, da nominati e non da eletti, in un governo di coalizione.
Si deve sempre coordinare un delicato meccanismo composto dalle proprie convinzioni e dalle gerarchie di ruolo sancite dal popolo con le elezioni e dal patto elettorale sottoscritto.
Il problema si riduce a una difficoltà: come si può essere liberi essendo legalmente e legittimamente subordinati?
Non è solo un problema della Giunta; semmai è il problema di ogni organizzazione gerarchizzata.
I monaci e i frati ritengono di imparare nell’obbedienza la libertà. Non ho mai capito come, se non per un aspetto: è vero che stare dentro una struttura con differenti gradi di potere, come può essere quella che regola i rapporti dello Stato italiano con la Sardegna, e starci col potere minore, porta a rafforzare la propria disciplina, la propria capacità di far bene la propria parte (CONTINUA)

Editoriale, Indipendenza, Politica

Il Governo italiano scritturato per Alice in Wonderland

Posted on 28 Marzo 201728 Marzo 2017 By Paolo Maninchedda
Il Governo italiano scritturato per Alice in Wonderland

di Paolo Maninchedda
Alice nel paese delle meraviglie! Ho pensato a lei quando ho sentito Debora Serracchiani dichiarare ai microfoni dei Tg italiani che, udite udite, le regole del pareggio di bilancio varate dai parlamenti italiani negli ultimi cinque anni sono incompatibili con la politica degli investimenti.
E buongiorno!
Ma quando lo dicevamo noi che l’applicazione del Decreto Legislativo 118 del 2011 sarebbe stata un massacro per le politiche di investimento, tutti a dire che le regole per l’equilibrio di bilancio erano la panacea di tutti i mali. Come al solito l’Italia vive di moralismi: prima bisboccia e se ne fotte di tutto e di tutti, poi si pente e alza a tal punto l’asticella del dovere da indurre tutti a passarci sotto.
Ma la cosa più assurda è dichiarare queste cose e far finta di non sapere (non ce l’ho con la Serracchianni, ce l’ho col sistema politico italiano che è privo di senso morale, di serietà, di spirito di sacrificio) che il famoso 118 ha una chiara funzione: impedire l’uscita di denaro dalle casse dello Stato. Perché? Perché non c’è un soldo, questa è la verità.
Il decreto legislativo 118 è stato varato dal governo Berlusconi come foglia di fico sulla finanza dissestata della Repubblica italiana. Erano i mesi che precedevano il varo del Governo Monti; lo spread era l’incubo dei risparmiatori italiani. Ovviamente il campione dei gaudenti varò la norma, secondo i costumi italici, degna del migliore dei priori trappisti. Comuni e Regioni per realizzare un’opera pubblica o comunque un investimento in conto capitale da quel moneto in poi devono fare salti mortali. (…)
È in questo quadro che va letta anche la dichiarazione imbarazzata di Gentiloni sulle richieste di Paci dell’apertura di un tavolo Sardegna sugli accantonamenti. Il fatto che se ne parlerà già prima di Pasqua non depone a favore della resurrezione dell’onestà intellettuale dello Stato italiano.
La Sardegna ha ragione da vendere e lo sa benissimo.
Il furto di Stato sugli accantonamenti vale, dal 2012 al 2016 2 miliardi 644 milioni.

Economia, Indipendenza, Politica, Stato sardo

In Italia o è bianco o è nero, mai che ci sia un interesse al colore vero

Posted on 27 Marzo 201712 Maggio 2022 By Paolo Maninchedda
In Italia o è bianco o è nero, mai che ci sia un interesse al colore vero

di Paolo Maninchedda
‘La grande ignoranza‘, non ‘La grande bellezza‘, questo è il miglior titolo per l’Italia.
Abbiamo dovuto sorbirci un triduo europeo fatto con toni, contenuti e metodi tutt’altro che europei e occidentali. Abbiamo avuto cronache, analisi e sermoni senza contraddittorio ispirati alla concezione del potere e dell’individuo tipici dell’est del mondo, tipici di quell’oriente che non capisce il liberalismo e il libertarismo (lo chiamo così, ma il suo vero nome è ‘libertinismo’, purtoppo questo nome è stato massacrato da tutti i moralismi e degradato a dissolutezza sessuale, ma in origine non era così) europei.
Come al solito, in Italia o è bianco o è nero, mai che ci sia un interesse al colore vero. (…) Nessuno, dico nessuno, che abbia posto il problema principe in Europa, costitutivo della nostra cultura: come rafforzare le libertà individuali e rendere efficienti gli Stati? La strada è l’educazione, è la cultura, ossia la coerenza dei comportamenti e delle scelte non indotte da una burocrazia posta a presidiare un ordinamento giuridico pesantissimo e opprimente, ma determinate da comuni valori, da comuni convinzioni.
Tuttavia, in questi tre giorni, i sardi hanno potuto vedere plasticamente come l’Europa può essere anche la patria della loro sovranità: Malta presiede il Consiglio dell’UE fino al giugno 2017. Non è una questione di dimensioni, ma di diritti.

Europa, Indipendenza, Politica

Invece sì: le istituzioni e lo Stato sono criticabili. Ma il rischio della galera è sempre dietro l’angolo

Posted on 24 Marzo 201724 Marzo 2017 By Paolo Maninchedda 1 commento su Invece sì: le istituzioni e lo Stato sono criticabili. Ma il rischio della galera è sempre dietro l’angolo

di Paolo Maninchedda
In un liceo di Olbia si è svolto un incontro sulle servitù militari in Sardegna, presente il presidente della Commissione parlamentare sull’uranio impoverito Giampiero Scanu. Tre senatori di Forza Italia, e cioè: Maurizio Gasparri, Bruno Licata e, ahimé, il sardo Emilio Floris, hanno presentato un’interrogazione in Senato per chiedere al Governo «se non ritenga opportuna la sospensione degli altri appuntamenti previsti e quali provvedimenti di propria competenza intendano adottare nei confronti degli organizzatori o di coloro che, comunque, hanno permesso questo tipo di manifestazione all’interno dell’istituto».
Questo evento ha due risvolti: uno culturale e l’altro politico.
Culturalmente occorre chiedersi che idea si ha della scuola.
Se la scuola statale fosse obbligata a celebrare lo Stato e le sue articolazioni, verrebbe confermata la tesi di chi sostiene che l’ombra del misticismo istituzionale di Giovanni Gentile è ancora attivo. (…) Politicamente i tre senatori lanciano un sasso nello stagno che riguarda soprattutto noi indipendentisti.
L’accusa è lì, neanche velata, è diretta, con la mascella in fuori: separatisti.
L’accusa di separatismo è un punto di vista relativo spacciato per assoluto. È il punto di vista di Roma che sin dai tempi del Risorgimento ha strutturato l’ideologia dell’unità della Repubblica su quella del corpo mistico della Chiesa. (…) Bisogna rifiutare ideologicamente e smentire praticamente che gli indipendentisti siano estremisti. Bisogna spostare il variegato mondo progressista da posizioni unitariste e/o autonomiste a posizioni quanto meno federaliste per poi arrivare a posizioni indipendentiste condivise. (…) Noi abbiamo una prateria davanti: dobbiamo togliere la paura della piena e sovrana responsabilità all’area progressista sarda. Fatto questo, il futuro è nostro.

Cultura, Indipendenza, Politica, Stato sardo

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