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Google ne sa più del professore. Con un post scriptum su università e politica
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Google ne sa più del professore. Con un post scriptum su università e politica

di Paolo Maninchedda
Un libro sulla scuola curato da studiosi sardi comincia a far discutere. Che cosa vi si dimostra? Tra le altre cose che ormai tra i ragazzi è diffusa la convinzione che Google ne sappia più del professore, cioè, alla fine, che il professore è colui cui il sistema delega la notevole funzione di accendere la Lim.
Leggo oggi dell’avvenuta nomina del Cda del Crs4, l’importante centro di calcolo e di ricerca della Regione. (…)
A dirigerlo è stato chiamato il prorettore per la Ricerca dell’Ateneo cagliaritano, professoressa Elisabetta Bonfiglio, che non conosco di persona ma che possiede un indiscutibile curriculum.
A far parte del Cda anche Mario Mariani, che invece conosco come uno dei più capaci imprenditori e manager della Sardegna, un rappresentante vero dell’innovazione non solo in terra sarda.
Faccio solo una riflessione che svilupperò nei mesi prossimi: sono certo che i miei colleghi docenti universitari e attualmente incaricati di funzioni di governo condividano che serve un approfondimento, a ormai quasi dieci anni dalla legge 7 del 2007, sulle fonti di finanziamento della ricerca universitaria, rispetto alle forme con cui si esercita l’egemonia culturale sui processi che decidono l’allocazione delle risorse. Parliamone.

Corte di Cassazione: il bullismo è stalking, ma l’istigazione al bullismo se fatta in chat chiuse non è reato.  L’Italia spesso è fatta così: ferocia e ipocrisia
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Corte di Cassazione: il bullismo è stalking, ma l’istigazione al bullismo se fatta in chat chiuse non è reato.
L’Italia spesso è fatta così: ferocia e ipocrisia

di Paolo Maninchedda
La Corte di Cassazione, con la sentenza 28623, ha assimilato il bullismo al reato di stalking e ha condannato dei ragazzi, oggi maggiorenni, a 10 mesi di reclusione, con sospensione della pena, per avere, negli anni passati, insultato e picchiato ripetutamente un compagno di scuola.
Chiunque abbia figli, sia naturali che acquisiti o legalmente o affettivamente (intendo dire che, per esempio, io ho più figli affettivi dei miei figli naturali perché mi sono affezionato e ho seguito diversi ragazzi o ho fatto e faccio il fratello maggiore a diversi amici) sa che ci sono cinque anni in cui si soffre per l’incontro a scuola tra ragazzi con diverse abitudini educative.
Poi però accade che la stessa Corte di Cassazione, nella sentenza 24103, afferma che in chat privata o in gruppi chiusi di social network non esiste l’istigazione a delinquere. Dove girano il dileggio e gli insulti verso i ragazzi e tra i ragazzi? Esattamente in chat e gruppi chiusi; ecco, qui, secondo la barocca giustizia italiana, non si commette reato se si scambiano immagini, testi e quant’altro per esaltare l’isolamento e la persecuzione di una persona. Ma l’Italia è fatta così: ferocia e ipocrisia.