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Per una politica nazionale del latte. Attenzione ai neozelandesi
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Per una politica nazionale del latte. Attenzione ai neozelandesi

di Paolo Maninchedda
È possibile una politica nazionale sarda del latte?
Noi abbiamo sempre pensato di sì. Abbiamo detto che in tutto il mondo c’è bisogno di latte e che le nostre eccedenze vanno gestite in un’ottica globale e non solo italiana o europea. Abbiamo anche detto che la cosa più urgente è un menu di iniziative pubblico-private che devono mirare a aumentare il valore del nostro prodotto.
“La Nuova Zelanda vuole aumentare la produzione di latte di pecora per esportarlo nei paesi asiatici come latte intero in polvere ed ingredienti per la gelateria. Di conseguenza il governo neozelandese cofinanzierà un progetto da 31 milioni di Euro per l’apertura di una cinquantina di allevamenti di pecore da latte, in modo da portare il fatturato annuale del settore dagli attuali 5 milioni a 130 milioni di Euro nel 2020 e 460 milioni nel 2030”.

Conviene produrre latte?
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Conviene produrre latte?

di Paolo Maninchedda
Conviene produrre latte? La risposta è “Sì, ma ad alcune condizioni”.
La prima non è economica, è culturale.
Siamo capaci, da sardi, di stringere un patto tra di noi e di mantenerlo?
Se non finisce la sottocultura della furbizia, che sospetta sempre dell’altro e quindi legittima se stessi a fare qualunque cosa per difendersi, allora è molto difficile modificare le strategie economiche del comparto economico più intrecciato con l’utilizzo del territorio, con la produzione della ricchezza, con il turismo, con la salute e il benessere.
Mi spiego più nel dettaglio, facendo delle domande e dando delle risposte. Allora proviamo a dire la cosa che serve alla Sardegna: serve un grande accordo su quanto latte si produce ogni anno, quanto ne si lavora per determinati prodotti, quanto ne si tira fuori dal mercato, se necessario (come si è fatto per esempio nel settore bovino), pur di tenere il prezzo. Ogni allevatore deve sapere, prima dell’inizio della campagna, quanto latte è opportuno che lui produca in modo da non inondare il mercato di un’offerta così alta da distruggere ogni prezzo e ogni valore.

Sul latte servono scelte nuove, non vecchie liturgie
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Sul latte servono scelte nuove, non vecchie liturgie

di Paolo Maninchedda
Se i produttori (la Coldiretti?) e tutte le cooperative si sedessero intorno a un tavolo e si accordassero su un prezzo di vendita delle eccedenze e sulle quote di produzione del Pecorino Romano, controllate dal Consorzio di tutela, per gli anni a venire, il valore del latte si apprezzerebbe immediatamente.
Se il fondo rotativo partisse subito, le cose migliorerebbero immediatamente.
Se la Sfirs fosse più efficiente e meno verbosa, le cose migliorerebbero subito.
La politica regionale dovrebbe fare un’altra e più grande politica della filiera del latte, non solo del latte ovino. Ma nel dibattito politico sardo non sono ancora penetrate le categorie moderne per affrontare l’utilizzo di questa grande risorsa alimentare.
Per fare qualunque cosa in questo settore così intrecciato con la storia e la struttura dell’insediamento umano in Sardegna serve una capacità dei sardi di non consumare con parole troppo forti tutti gli spazi di mediazione; una capacità dei protagonisti di stipulare accordi veri e di mantenerli; una nostra capacità di sentirci popolo. La cosa peggiore è invece usare le emergenze per provvedimenti emergenziali, scegliendo sempre l’uovo oggi e mai la gallina domani.

No, non riesco a gioire della vendita alle Bonifiche Ferraresi di un pezzo di Sardegna
Agricoltura Lavoro e impresa Politica Stato sardo

No, non riesco a gioire della vendita alle Bonifiche Ferraresi di un pezzo di Sardegna

di Paolo Maninchedda
Vedere il giubilo e non capirlo. Francamente che cosa c’è da gioire per il fatto che le Bonifiche Ferraresi hanno acquistato la Società Bonifiche Sarde? È forse un investimento attratto dalle nostre politiche? No. È un’acquisto fatto da una società in un’asta pubblica.
I sardi non hanno bisogno di terra buona?
Credo proprio di sì.
Hanno i soldi per comprarsela? Non tutti.
Ma la terra oggi ha un valore nazionale per la Sardegna. Noi siamo un luogo vocato ad essere green, a legare salute, qualità, buona alimentazione, emozioni e turismo. Se c’è una cosa che non dovremmo vendere è la terra. È una delle poche cose nostre. Terra e identità sono legate.
La Regione non poteva che vendere. Ma perché il sistema sardo non ha comprato? Che cosa non si è capito? Dove si è sbagliato?
Qualcuno pensa che il problema dei 26 dipendenti sia stato risolto. Lo vedremo nel lungo termine. Non vorrei che a breve a questi lavoratori venisse proposto il trasferimento nella penisola pena il licenziamento o le dimissioni.

La notizia non capìta: cambia il mercato del latte e senza un euro di finanza pubblica
Agricoltura Lavoro e impresa Persone Politica

La notizia non capìta: cambia il mercato del latte e senza un euro di finanza pubblica

di Paolo Maninchedda
Due giorni fa è stata data la notizia dell’accordo tra il gruppo sardo Minoter e la cinese Blue River Dairy.
Diamo i nomi veri alle cose e alle persone. La Minoter Spa è del gruppo Cualbu ed è la controllante della società Alimenta, con sede a Tossilo, Macomer.
La Blue River Dairy è una società cinese con stabilimenti in Nuova Zelanda, leader nel mercato del cibo per bambini, un mercato delicatissimo dove chi sbaglia paga in modo salato, ma dove anche il valore aggiunto remunera bene chi sa lavorare bene.
Già oggi la Alimenta vende molto del suo prodotto in Cina ed è uno dei maggiori esportatori del settore lattiero-caseario sardo verso i mercati orientali. L’altro gruppo che si è conquistato uno spazio è la 3A di Arborea.
Cosa lavora la Alimenta? Prevalentemente la scotta, il siero derivato dalla lavorazione del formaggio che nons i dovrebbe mandare nelle fogne, ma che Abbanoa trova costantemente nelle fogne.
Il mercato del latte si trasforma e si diversifica. Non più solo pecorino romano.

Le cose che i giornali non dicono: test di medicina, formaggi, pannelli solari e aeroporti
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Le cose che i giornali non dicono: test di medicina, formaggi, pannelli solari e aeroporti

di Paolo Maninchedda
Si chiama inerzia, si legge abitudine. Anche giornalisti e cronisti dinanzi alla realtà che cambia non riescono a trovare nuove parole, nuovi concetti, nuove impostazioni narrative per raccontare ciò che sta accadendo.
Provo a dare un contributo sulle notizie di ieri e avantieri.
Test di medicina Come ogni anno i risultati dei test di ammissione alle Università sarde e italiane svelano una difficoltà degli studenti sardi ad accedere alle facoltà a numero chiuso, in testa Medicina. La prima domanda è: le scuole sarde preparano adeguatamente gli studenti? Siamo più ignoranti degli altri o meno allenati alla forma del test?
Pannelli solari Ieri il Consiglio regionale della Sardegna si è schierato contro le speculazioni sul solare termodinamico che si vorrebbero far passare non per quello che sono, affari, ma addirittura come investimenti strategici per la Nazione Italiana, fino al punto da consentire l’esproprio di un’azienda privata. La sostanza di questo voto, la sostanza politica, sfuggita a molti degli intervenuti ma molto chiara ai più informati, è che questo no è detto dritto in faccia a chi c’è dietro questa iniziativa, che è un conglomerato politico-amminsitrativo incardinato nell’entourage del Governo Renzi.
Formaggi

Crisi idrica: l’analisi e le prime soluzioni
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Crisi idrica: l’analisi e le prime soluzioni

di Paolo Maninchedda
Quello che segue è sostanzialmente il verbale integrale della riunione del Comitato Istituzionale d’Ambito (che i giornali non possono pubblicare perché della riunione di lunedì). Lo pubblico integralmente perché tutti abbiano coscienza della gravità della situazione. Il testo dà conto delle proposte fino ad oggi presentate, ma non riferisce delle discussioni che si susseguono da due giorni. Per esempio, sugli albergi e altro (mi parlano anche di un campo di golf) che hanno consumato in 20 giorni lo stock d’acqua residuo utilizzabile in agricoltura dell’invaso di Maccheronis, è evidente che occorrerà a breve decidere se non sia il caso di interventi diversi da quelli del solo razionamento, fino a pensare a un piccolo dissalatore (ma sono solo ipotesi).
Il grande problema in presenza di carenza di precipitazioni è dato dalle perdite delle reti colabrodo ereditate dall’autonomia. La Sardegna ha bisogno di investimenti cospicui e li deve trovare coinvolgendo i fondi di investimento pubblici, quali quelli della Cassa Depositi e Prestiti. Ne riparleremo.

Posti di lavoro e minacce alla ricchezza della Sardegna
Agricoltura Economia Lavoro e impresa Politica Stato sardo

Posti di lavoro e minacce alla ricchezza della Sardegna

di Paolo Maninchedda
Per anni è accaduto che il numero dei disoccupati sia sceso semplicemente perché aumentava il numero dei disperati che non cercavano più lavoro e dunque non venivano più censiti come disoccupati. Il trend registrato nel 2015 invece attesta un vero incremento degli occupati e registra questa performance sarda come la migliore tra le regioni del Mezzogiorno della Repubblica italiana.
Ovviamente, la nostra – della Giunta – comunicazione masochista e trappista è riuscita a godere di questo risultato per meno di cinque minuti, tanto meno è riuscita a spiegarla.