Casini digitali e informatici

4 agosto 2012 08:1017 commentiViews: 20

top-secretNel sito della Regione Sardegna c’è un po’ di casino (non è la prima volta). Intanto, la delibera 32/ 28 della seduta del 24 luglio u.s. non è ancora cliccabile. La rubrica recita: “Agenda digitale italiana. Avviamento attività preliminari per l’esecuzione dell’intervento Data center nella Regione Sardegna”. Intanto, ancora, è comparso in rete solo il titolo della delibera 33/1 che dovrebbe essere riferita alla seduta del 31 luglio u.s. la cui rubrica recita: “Modifica della Delib.G.R. n. 18/12 dell’11.5.2010 relativa all’approvazione delle linee-guida del progetto Scuola digitale”.  La bozza andata in Giunta di questa delibera è comparsa anonimamente sul tavolo del mio studio in Consiglio regionale (dovete sapere che la porta del mio studio non può essere chiusa a chiave, quindi chiunque entra e mi lascia la posta sul tavolo). Ecco la bozza. Si commenta da sola: colonialismo culturale allo stato puro. Si riporta Scuola Digitale Sardegna sotto Scuola Digitale 2.0 (sarebbe a dire mettere un Bmv dentro una Punto); ma poi si esplicita chiaramente che il vero obiettivo sono i contenuti, rispetto ai quali la delibera, scritta da sardi, recita testualmente in perfetta mentalità colonizzata: “Peraltro, la linea B del Bando di Gara, potrà essere confermata laddove si tratti, da un lato della produzione di contenuti riguardanti le specificità della nostra regione e i conseguenti ambiti di approfondimento della storia, della cultura e più in generale delle diverse tematiche di interesse regionale e, dall’altro lato, per la parte di produzione riguardante i contenuti della conoscenza di base utile, quale presupposto, per la connessa azione di predisposizione dei contenuti da parte dei docenti”. Che significa? Che significa la distinzione tra i contenuti relativi alla specificità regionali e quelli relativi alle conoscenze di base? Si vuole significare che la competenza dei secondi è di tipo ministeriale e quella dei primi è dei sardi? E perché si ritiene che questa distinzione, opportunamente calibrata, non fosse presente nel bando che si vuole annullare? Ma la cosa peggiore è che la delibera parla ripetutamente di mutate e più favorevoli condizioni di mercato rispetto all’acquisizione dei contenuti. Quali sono queste condi zioni di mercato? Chi le ha accertate e in che modo? E soprattutto, chi le ha accertate a bando aperto rispetto alle esigenze del bando? E chi le ha segnalate, mi auguro per iscritto, alle autorità regionali, in modo da indurle a revocare il Bando? Dove sono le carte che dimostrino questo processo? Chi ha ricevuto dal mercato condizioni più vantaggiose rispetto a quelle previste? Quando si annulla una gara di decine di milioni di euro praticamente scaduta , non si può fare riferimento a generiche mutate condizioni di mercato, bisogna esplicitarle e dimostrare che sono realmente più vantaggiose rispetto agli obiettivi dichiarati dal bando. Invece si rimane sul generico. Perché? Chi ha verficato che il coud e la piattaforma ministeriali sono della stessa qualità ed efficacia di quello previsto da Scuola Digitale Sardegna? È il solito Biondi che autocertifica Scuola Digitale 2.0? Chi ha dimostrato che la Sardegna per diventare centro di riferimento nazionale doveva abbassare la qualità del suo progetto? Chi ha dimostrato che la soglia di fatturato del lotto 11 della Linea B alterava la concorrenza? Quali atti esistono a supporto di questa rilevante affermazione?  Poi ci sono fatti che non capisco. Il ministro Profumo è venuto in Sardegna con Biondi. La Regione non ha invitato al tavolo di confronto il responsabile scientifico del progetto, il professor Tagliagambe. Quindi Biondi e Profumo hanno discusso di Scuola Digitale con la Regione priva del suo esperto. Ne sono certo perché l’ho chiesto a Tagliagambe. Tagliagambe è sospettato dalla Regione di qualcosa? Lo si dica. Qualcuno ha mosso rilievi a Tagliagambe per iscritto e gli ha contestato qualcosa? A me non risulta, ma se così fosse è bene saperlo. E allora perché la Regione si è confrontata con Biondi senza Tagliagambe? E perché un ministro della Repubblica che poco tempo prima aveva elogiato il progetto Scuola Digitale Sardegna viene in Sardegna e accetta un confronto senza il responsabile scientifico, confronto che modifica e annulla il Bando?
Non solo: la delibera parla di un Protocollo d’intesa col Miur firmato il 27.07.2012. Il Protocollo è sconosciuto. Stiamo tornando ai tempi della Baire (e anche allora l’interlocutore era il dott. Giovanni Biondi, perdente posto per la spending review dal suo Dipartimento), quando venne elaborato un altro protocollo umiliante poi rimasto lettera morta, grazie a Dio? Perché per l’ennesima volta si è andati a firmare un accordo col Ministero senza coinvolgere, almeno in termini informativi, il Consiglio regionale e le istituzioni scolastiche? Tanti perché, in numero pari alla dimesione del pasticcio.

17 Commenti

  • Per Anonimo: cercherò di rispondere punto per punto.

    Riconoscere un luogo fisico o virtuale come “casa” non basta, bisogna interagire con questo, attivare segmenti di conoscenza e di azione, per migliorarlo e farlo vivere. Non è un elemento statico, va declinato in tutta la sua dinamicità. Ma qui ci addentriamo in luoghi che tu hai palesemente detto di non voler trattare qui. Ok, ok.

    Prendo atto,(solo perché lo dici), della cognizione che hai del termine glocale. Ti dico però che talvolta le affermazioni non sono indice di vera consapevolezza, infatti dai tuoi discorsi non si evince la proprietà del significato; e purtroppo neanche l’avere conseguito una laurea indica la conoscenza di certi concetti.

    In merito al colpevole,( scevra da qualsiasi idea di linciaggio), credo che oggi più che mai, vista la congiuntura politico sociale che viviamo, dove l’impunità la fa da padrona, (e non aggiungo altro altrimenti ci sarebbe da scrivere una saga), ci sia l’urgenza di dare un esempio ai nostri figli, molto più coerente di quello che attualmente la società e certa classe politica manifesta. Il dire non basta, l’educazione è esempio, azione del sentire, assunzione di responsabilità e sacrificio.

    Alle domande che poni sul Prof. Tagliagambe, io non posso e non voglio rispondere, credo sia intellettualmente più onesto che lo faccia lui. Però ti posso dire che,se metto sulla bilancia i protagonisti di questa vicenda, la stima più grande è rivolta unicamente al Prof. Tagliagambe, che non conosco personalmente ma ne seguo l’attività intellettuale e professionale di esemplare abnegazione e trasparenza, visibile a tutti. E l’intervento di Giovanna lo stigmatizza ulteriormente.
    Di certi politici, e funzionari rampanti, generalmente diffido, ma seguo il loro operare spesso carente e talvolta fatto di contraddizioni, molti compromessi e voltagabbana, tipici del ruolo.

    La denuncia e la vigilanza sono facoltà che ogni cittadino con senso civico ha il diritto/dovere di esercitare volti alla ricerca della legalità, che poi il blog che ci ospita ricalca pienamente lo spirito e la funzione di tali possibilità.
    Quanto alle ideologie, credo siano il sale delle attitudini umane e sono uno degli elementi che muovono l’agire di un corpo sociale, per NON essere “discepoli ciechi” e omologati, piuttosto, diversi come individui, uniti nella collettività e liberi.

    Non ho una preparazione classica ma, come si dice, errare humanum est e ancora, chi è senza peccato scagli la prima pietra. La natura umana è imperfetta, anche se è umano tendere al perfettibile.

    E a questo punto, caro Anonimo, o ti contraddici o sei tornato un attimino sui tuoi passi, ti lascio libera scelta. Il Capellacci ora lo dipingi con parole un attimino meno compiacenti. Bene, anche se purtroppo non cambia la sostanza (di Capellacci intendo, che tutto mi può sembrare, meno che povero) anche tu, gli punti il dito contro e vedo che sei passato dalla parte di coloro che vigilano e denunciano per il bene comune mi auguro….

    Il tutto, come dici tu, non è stato affatto gestito bene, altrimenti il nostro raccontatore di brutte fiabe, non avrebbe perso mica del tempo ad impicciarsi del progetto scuola digitale(il tempo non esiste di fatto, ma è una risorsa tropo preziosa per bruciarla in fesserie) e a farci partecipi di tale scempio, postando la clamorosa e sconcertante notizia.
    Devo pensare che frequenti da poco questo spazio, e non lo conosci bene, fatti un giro e vedrai che l’attività è fatta con abnegazione, per amore della propria terra e di chi la vive, sia da parte dell’On. Maninchedda che dalla maggior parte di coloro che contribuiscono con i loro interventi, alla causa. Per dirla in soldoni, non è uno spazio virtuale votato al cazzeggio.

    Non so poi a chi ti riferisci quando parli di coloro (Sardi) che rifiutano il confronto……. A ben vedere quello che si sotrae al confronto sei stato tu, quando hai detto che non rispondi al Casu, accusandolo di non aver capito le tue parole… invece io penso semplicemente che non ti sia piaciuto il suo contradditorio. E se poi fossi stato tu ad essere stato poco chiaro? qui devo dirti che pecchi un tantino di presunzione, e chi è incline al dialogo e al confronto deve avere semmai la dote dell’umiltà.

    Leggo poi una nota di rassegnazione quando dici che stiamo nell’italietta locale e nazionale: intanto starci non significa rimanerci a tempo indeterminato, e se non ci vuoi restare nemmeno tu è meglio che tutti ci si rimbocchi le maniche.

    Vedere il futuro sta nella lungimiranza e nell’immaginazione di ognuno di noi, e te lo dice una che non ha una laurea e attualmente si trova in cassa integrazione, in un giorno caldo d’agosto in preda finalmente ad una botta di ottimismo…. sperando che duri.

  • Giovanna Melis

    Rispondo ad Anonimo perchè noto una punta di astio nei confronti del Professore e mi sento di spendere qualche parola.
    Il perchè l’Assessore Milia non sia più amico del Professor Tagliagambe è di facile comprensione. Dovremo sapere bene che la maggior parte dei politici passano sopra tutto e tutti quando si tratta di preservare determinati interessi, soprattutto economici. Ho lavorato col Professore: certamente, come tutti, ha pregi e difetti ma tra questi di sicuro non c’è l’opportunismo o la poca trasparenza, anzi. E’ famoso per non scendere a compromessi quando si tratta di cultura, a cui ha dedicato una vita e questo credo sia sotto gli occhi di tutti.
    Detto questo, mi sembra si stia perdendo di vista il senso del post e di questa discussione. Dice bene Rossella quando consiglia di leggere lo scritto del Professore https://www.sardegnaeliberta.it/?p=4566&cpage=1#comment-35345 in cui si prescinde da determinate considerazioni e viene spiegato nel dettaglio cosa comporta modificare il bando e l’impatto che avrranno le modifiche sul progetto. Nessuno degli altri attori mi sembra si sia esposto o scomodato a spiegare i dettagli a noi comuni mortali.

  • La mancanza della seconda B è un errore di battitura. Chiedo venia.

    Non rispondo a Salis perché non ha capito nulla del mio discorso.
    Gli interventi come i tuoi non solo sono poco costruttivi ma del tutto inutili.

    Ringrazio Rosella per il contributo, al quale ho il piacere di rispondere.
    Nasco a Cagliari nel 72, mia madre è di Carbonia e mio padre di Sassari.
    L’unica terra al mondo che riconosco come “casa” è la Sardegna.
    Devo dire che amo infinitamente un luogo che mi ha visto crescere e dove adoro tornare: Villasimius.
    Non entro nel merito delle mie emozioni perché le ritengo private e non condivisibili.

    Non ho bisogno di approfondire il significato del termine glocale.
    Dopo una laurea davvero complicata direi che fino a qui ci arrivo.
    Posso anche non condividerne appieno il concetto ma adesso non mi sento di entrare in un altro confronto ideologico.

    Andiamo al nodo centrale… Tu dici che dobbiamo per forza trovare il colpevole anche se io non sono tanto d’accordo che occorra. Ma siccome la linea di demarcazione è stata tracciata bisogna, a questo punto, capire chi è buono e chi è cattivo.

    Il Prof. Tagliagambe…. è lui l’unica persona priva di macchia?
    E’ lui che è stato sacrificato sull’altare divino?
    E’ lui che nel progetto ha gestito trasparentemente il tutto? DAVVERO???????????????
    E Milia? Come mai fino a qualche giorno fa era fraterno amico del caro Prof e adesso lo rinnega?

    Siamo sempre così sicuri che da una minaccia di denuncia ci si possa scagionare così facilmente?
    Oppure possiamo ancora provare a cercare la verità? (che forse sta nel mezzo?)
    Oppure possiamo decidere di essere discepoli ciechi… e affidarci solamente a delle ideologie comuni a prescindere da tutto e tutti.. (sei troppo acuta per credere che tu possa essere questo…)

    Io credo che siano stati fatti degli sbagli madornali da entrambe le parti.
    La Giunta Cappellacci (povero Cappellacci che ancora non ha capito di essere diventato Presidente della Regione Sardegna e che in merito a questo destreggia male il suo potere, il suo governo e la sua giunta!) non si è occupato fino alla fase finale del Progetto… o meglio… diciamo che è possibile che non sia entrato nei dettagli lasciando ad altri la gestione autonomamente del progetto scuola digitale (che ricordo NON E’ UN PROGETTO NATO IN SARDEGNA NE RELEGATO ESCLUSIVAMENTE ALLA NOSTRA REGIONE).

    Ma siamo davvero sicuri che il tutto sia stato gestito per bene, con amore verso la propria terra, per i nostri figli, senza interessi personali e/o aziendali e nell’ottica cmq di andare a strutturare un progetto condiviso da più teste e più expertise?

    Sarebbe il caso di verificare se Dio o forse i suoi “discepoli” avessero anche loro aderito al Progetto…
    Rossella, sei una persona intelligente.
    Al caro Prof. Tagliagambe prova a porre questo tema e magari potrai rimanere stupita…

    E comunque, al di là di questo mi chiedo:
    “Basta essere sardi per sentirsi giustificati e autorizzati a non confrontarsi, non aggiornarsi, non analizzare ciò che altri prima di te hanno costruito e da lì, solo da lì, prendere spunto per migliorare ulteriormente???

    Io non credo basti.

    Purtroppo siamo nell’italietta locale e nazionale, questo è il vero dramma.

    E dramma ancora più tangibile è che, a stretto giro, non vediamo un futuro… ma se noi stessi contribuiamo ad affossare anche le nuove generazioni allora è come sganciare una bomba al nichel e farla finita… non credi?

  • Mario Salis

    Per anonimo:

    N.B. da bravo sardo nato e vissuto in Sardegna dovresti sapere che “ACCABBADDA” si scrive con due “B”…

  • Allora Sig. Anonimo, al di la del temperamento che ognuno di noi ha, e che a mio avviso le reazioni non smascherano un bel niente…. Il confronto si basa semmai prevalentemente sulle idee e sui concetti espressi; prova ne sia che io sono molto più arrabbiata del sig. P. Casu, ma a sua differenza ho un temperamento pacato col quale sono convinta e certa di esprimere con forza e determinazione le mie idee.
    Sento ora in coscienza, il dovere di risponderle, in quanto Sarda per scelta e non solo perché ci sono nata e ci vivo.
    Dalle Sue parole traspare a mio vedere, tutta la Sua NON SARDITA’. Infatti tutta la sua sardità si sostanzia a Suo dire per “essere nato e vissuto” in Sardegna. Dalle Sue parole non trasudano, a mio vedere, sentimenti autentici e identitari, per il proprio popolo e per la propria terra. Amore per un popolo aperto, che si autodetermina e non scevro delle decisioni prese e confezionate oltre mare. Capisce di cosa parlo? Di Indipendenza intellettuale, culturale ed economica, di Sovranità, in un’otica europeista, di ricchezza e sentimento di popolo che crede nelle proprie potenzialità e in un progetto unitario per la realizzazione del quale occorre prima di tutto la CONOSCENZA della propria realtà, della propria lingua, delle proprie tradizioni, del proprio territorio della propria storia; tutte peculiarità radicate, che si sostanziano nell’Identità di un Popolo; per il raggiungimento del benessere comune e della conservazione e sviluppo della nostra Sardità. Una cognizione della propria micro realtà, aperta al confronto allo scambio alla conoscenza delle culture “altre”. Ai nostri figli non gli si deve precludere alcuna conoscenza, e tantomeno quella della propria storia, per capire chi siamo; abbiamo il diritto/dovere di essere artefici e divulgatori delle diversità culturali intelletuali e scientifiche, perché queste creano confronto e ricchezza, quindi le generazioni future dovranno vivere non in un mondo globale ma GLOCALE e siccome non sono una insegnante, le risparmio l’esposizione dei due concetti, che se Lei crede opportuno, approfondirà in autonomia. Sbaglia a dire di non essere interessato a chi realizzerà il progetto di scuola digitale, lo avevamo fatto e pure bene, forse troppo bene, per questo è stato buttato alle ortiche. Gli attuali attori del nuovo progetto cosa crede che le diranno che hanno agito in malafede? Certo che no, le diranno che hanno fatto bene, invece così non è, altrimenti non si spiega perché il primo progetto tutto Nostro, a quest’ora non stia camminando con le proprie gambe. Non mi dilungo oltre e mi permetto di consigliarle un approfondimento in merito, con la lettura dell’ultimo scritto postato, del Prof. Tagliagambe, che spero la farà tornare sui suoi passi e rivedere le sue posizioni e idee in merito alla questione del progetto, non per il bene di chissà chi, ma esclusivamente per quello dei suoi figli, e delle generazioni che verranno.

  • Mario Salis

    Per Anonimo:

    Qui l’unico che si nasconde dietro l’anonimato sei tu, gli altri hanno tutti il coraggio di firmarsi. E purtroppo è chiaro come il sole che se parli di tecnologie obsolete, che come ben dice Pietro Casu erano state delegate alle scuole, e di un progetto internazionale, non hai mai letto il bando o che, se hai fatto lo sforzo di leggerlo, non l’hai capito, e non so cosa sia peggio. Se Scuola Digitale è un progetto Internazionale come dici tu, perchè il Ministero e la Regione a suo tempo non si sono limitati a “copiarlo”?Perchè è stato definito un eccellenza dallo stesso Ministro Profumo che infatti lo vuole trasformare in un progetto “Paese”?E perchè la stessa Giunta che tu tanto difendi aveva approvato a pieni voti il bando facendosene anche un vanto?E perchè ora il buon Cappellacci e il buon Milia dicono falsità sulle risorse e sul contratto del direttore scientifico?Non dovranno forse favorire qualcuno?Non si saranno come al solito piegati a volontà più alte?
    Che tu sia sardo o no, ministeriale o no, non fa proprio differenza, ma abbi almeno la bontà di informarti prima di parlare o accusare. La mia vergogna, e non solo la mia, è rivolta a te e ai signorotti che difendi con tanto zelo (mi chiedo perchè).

  • RISPONDO A: PIETRO CASU “insegnante”.

    Non provo orgoglio ne fierezza sarda nel sapere che Lei è sardo quanto lo sono io.

    Non provo orgoglio ne fierezza sarda nell’immaginare che Lei poteva essere insegnante di mia figlia, ma che il fato, mi ha sollevato da cotanta sciagura.

    Non provo orgoglio ne fierezza sarda bensì pena per la sua persona, così arrabbiata e cieca con l’intero mondo animata da che….? correnti politiche, chiusura territoriale, cultura (?) o mancata visione….?

    Non provo orgoglio ne fierezza sarda nel pensare che Lei abbia cercato di insultarmi (ma come si permette! La mamma non Le ha insegnato che tra persone civili ci si confronta e non ci si insulta?)
    Ma Lei persona civile, evidentemente e sotto gli occhi di chi ci legge, non lo è!.

    Non devo dimostrare il mio essere nato e vissuto in Sardegna poichè sono molto più sardo di Lei, e porto con migliore rappresentanza la nostra bandiera di quanto faccia Lei, insegnante di chi sa che cosa e chissà come e perchè…!!

    Cari tutti, non vi sembra che il modo con il quale questo “signore” abbia risposto denoti un’approfondita conoscenza
    (a parer mio errata) del malaffare dei soliti noti che, arrabbiati per aver perso il giocattolo, siano rimasti a bocca asciutta e da qui, provino rabbia come lui stesso dimostra di avere nella sua lettera?
    D’altronde la reazione smashera questo soggetto. Perchè è così arrabbiato? Perchè conosce tutti questi dettagli (errati)?

    Come ho già detto: IL PROGETTO SCUOLA DIGITALE NON POTRA’ IN ALCUN MODO ARRESTARSI PERCHE’ NON E’ UN PROGETTO SARDO, BENSI INTERNAZIONALE E STATI COME L’AMERICA, INGHILTERRA, LA FRANCIA E LA CINA OLTRE A REGIONI ITALIANE COME LA PUGLIA, LA CAMPANIA, LA CALABRIA E LA SICILIA SONO MOLTO PIU AVANTI DELLA SARDEGNA. LA NOSTRA TERRA, COME LA LOMBARDIA, IL PIEMONTE E ALTRE REGIONI SONO STATE INCLUSE AL FINE DI ESTENDERE TALE PROCESSO DI RINNOVAMENTO.

    E vorrei concludere dicendo che a me non importa particolarmente se Francesco, Giovanni, Pierluigi o Ignazio siano i promotori del progetto. Se appartengano a correnti politiche come il PD, CL, PDL, etc…non mi importa a patto che ci siano delle persone di coscienza e cultura, intelligenza e onestà, di visione e di cura verso le cose fatte per bene.

    Come padre, a me interessa solo che i nostri figli sardi (e quelli italiani) non siano penalizzati nell’adozione di tecnologia obsoleta e privati di modelli didattici di insegnamento e di apprendimento individuali – quindi di nascita solo sarda anziché di stampo globale dove anche la cultura sarda può integrarsi territorialmente, come succede anche nelle altre regioni.

    Viviamo in un era dove la globalità è d’obbligo.
    Come si può pensare che i nostri figli non parlino una lingua globale e studino come gli altri bambini dei paesi più evoluti?

    Come si può pensare di essere artefici di differenze culturali in Sardegna rispetto ai bambini inglesi, francesi, americani, lombardi, siciliani o pugliesi?

    Capisco che per insegnanti retrogradi e obsoleti sia un concetto alto ma proverei a chiedere di fare uno sforzo.

    Nel bene delle nostre nuove generazioni.

    A.

    p.s.
    e lasciamoci alle spalle la grettezza pensando in grande!
    ACCABADDA PRUFISSORI!

  • Buongiorno a tutti,

    di questa vicenda ancora non so abbastanza, sono venuto qui proprio per saperne di più. Devo comunque segnalare che il Majorana di Brindisi non ha MAI risposto alle queste domande sui suoi testi digitali:

    http://stop.zona-m.net/it/tag/book-in-progress/

    e non ha nemmeno mai risposto alle domande fattegli quando si è proposto nell’ideario dell’Agenda Digitale:

    http://adi.ideascale.com/a/dtd/Book-in-Progress/122732-18808

    e di questo si dovrebbe tenere conto prima di citarlo fra i progetti da imitare

  • DA ANONIMUS , Che tanto plaude a Cappellacci :
    “Potete mai immaginare che i nostri figli usino strumenti che hanno accumulato nei magazzini una certa quantità di polvere ed osbolescenza riversarsi, a fior di milioni di euro, sulle nostre future generazioni che, affossate così, mai e poi mai sarebbero state in grado un domani di competere al di fuori dei loro confini territoriali?”

    Ne approfitto per parlare dei bandi LIM che sono partiti con le prime linee guida quasi avveniristiche, sicuramente al passo con le tecnologie attuali ( lavagna interattive + videoproiettore interattivo di ultima generazione, fungente da back-up integrale in caso di guasto della LIM), il tutto compreso in un KIT integrato senza cavi a vista o ad intralcio della pedonabilità.

    Ebbene, il tutto sembra essere stato bocciato, prima dalle Direttive della Dott.ssa Sollai, e poi dalla propaganda di parte. Sarebbe interessante conoscere le motivazioni tecniche che hanno portato ad una scelta che si può definire al minimo, incoscente, che veramente riverserà nelle scuole sarde i fondi di magazzino dei vari distributori di LIM.

    La dimostrazione la si ha con le prime RDO uscite, ad iniziare da quella della cosidetta Scuola Coordinatrice, il Musinu di Thiesi,a proposito: quale è la virtù nascosta di tale Scuola ? Su che cosa si basa l’estrema fiducia accordata dall’assessore alla coordinatrice Prof.ssa Arru ? Sicuramente non le conoscenze tecniche sui prodotti attuali, non la volontà di avere il meglio sulla base dei fondi stanziati. Un esempio pessimo per tutti gli altri P.O. che erano e sono in trepida attesa di linee guida che diano un minimo di univocità alle installazioni, senza dare spazio ai profittatori che approfittando di Dirigenti perlopiù all’oscuro delle tecnologie, spacciano per attuali dei materiali obsoleti.
    La dimostrazione di tutto ciò ? Prego vedere i contenuti delle RDO uscito fino ad oggi e regolarmente ritirate. Non ce ne era una eguale all’altra e zeppe di contraddizioni tecnologiche. Sanluri, Villamassargia, Tonara, Guspini etc.
    Ma le vere chicche sono le due ultime uscite: Thiesi, per un verso e gli Ist. Tecnici di Sassari, per un altro; questi ultimi sono talmente disinformati da aver adottato, tra i materiali richiesti, anche una tecnologia potenzialmente dannosa alla salute dei ragazzi e sconsigliata da uno studio Scientifico Universitari, trascurando invece delle tecnologie che tali problemi invece non presentano!
    Io ho dei nipoti a Sassari, non credo che frequenteranno Scuole che fanno scelte non rispettose della più grande sicurezza possibile!

  • Pietro Casu insegnante

    Per Anonimo.
    Sentimi bene, io credo di conoscerti per benino e tu non sei sardo. Sei un ministeriale romano e si vede da come scrivi e da come pensi. Ma soprattutto si vede dalle bugie clamorose che dici e dalle manipolazioni della verità che fai.
    A parte il predicozzo iniziale che, permettimi, è veramente poco innovativo, andiamo al dunque.
    La prima contestazione che muovi è sulle Lim. E la lingua batte dove il dentino romano ti duole. Avevate adocchiato le Lim, vero? Ne fai un pretesto per attaccare il Progetto Scuola Digitale Sardegna e qui caschi male, perché io me ne sono occupato per la mia scuola.
    1)Per tua informazione: il progetto trasformatosi nel bando non riguardava affatto le Lim, quindi non conteneva Lim né di vecchia né di nuova generazione. L’acquisto delel Lim era delegato alle reti di scuole attraverso una procedura parallela già avviata nella quale è contemplata anche la connessione WiFi in aula. Quanto ai tablet, il loro acquisto e la loro fornitura a tutti i docenti e gli studenti era regolarmente prevista dal progetto originario, quello che tu ti accanisci a definire obsoleto. Ti fa male scoprire il piccolo dettaglio che ti ho rivelato? Ma questo è nulla. Se ora, infatti, non si può procedere immediatamente e in modo capillare ed esteso a distribuire i tablet, la colpa di chi è? Della tua amata Giunta Cappellacci che ha dirottato ad altre misure gran parte delle risorse originariamente destinate per i tablet. Adesso che fa la tua amata Giunta romasubordinata? Toglie i soldi dai contenuti e dalal piattaforma per comprare tablet! Prima li toglie, poi li rimette indebolendo il progetto. Caro ministeriale romano, dove le avete concordate queste follie, in bagno?
    2) Sul blocco del bando: Se ne deve dedurre che tu che giudichi positivo il blocco del bando perché obsoleto (ma dove? Ma quando?) giudichi invece innovativo acquistare a caro prezzo licenze d’uso di prodotti che le case editrici hanno messo sul mercato al di fuori di ogni visione e logica progettuale e senza alcuna uniformità. Perché non lo scrivi chiaro che siete andati in soccorso delle case editrici che avevano bisogno di fare cassa?
    3)Quali sono le tecnologie ormai superate di cui parli? Il progetto è del 2009, ma il bando è del 2012! Sveglia, ministeriale! E quanto ai metodi, dov’è nella nuova impostazione che la delibera assunta vuole dare al progetto, tutta piegata alla logica del mercato editoriale, uno straccio di discorso sul metodo? Nel bando c’è una chiara e coerente impostazione metodologica. Se la si ritiene superata qual è l’alternativa che viene proposta? Forse quella dell’impostazione ministeriale delle classi e delle scuole 2.0 tutta centrata sul solo hardware e sulle tecnologie, senza uno straccio di attenzione per le metodologie e per la didattica? Qual è e dove è il mirabolante disegno strategico ministeriale di cui si favoleggia e al quale si rivolge un peana? Dove e come è stato realizzato concretamente?
    4) Allora, vogliamo discutere concretamente di queste nuove linee guida? Il Miur anziché continuare a proclamarle, secondo la consueta, e questa sì obsoleta politica degli annunci, anziché farle pervenire e presentarle nei gabinetti (politici) delle presidenze e degli assessorati, le metta a disposizione del mondo della scuola e permetta anche agli insegnanti e agli studenti, delle cui sorti tu, ministeriale, sembri tanto preoccuparti, in modo che su di esse si possa finalmente aprire un dibattito e un confronto aperto e a tutto campo, e non chiuso nelle solite stanze del potere. Che mi risulti un confronto su queste linee in Sardegna non c’e’ mai stato. Emblematico e penosamente indicativo è il fatto che in occasione dell’ultimo confronto, da cui è scaturito l’accordo sul protocollo d’intesa (segregato) che il Miur e la Regione hanno siglato, senza peraltro renderlo ancora disponibile a nessuno e sottraendolo, ancora una volta, a un libero confronto, dalla parte del Miur c’erano esperti (il capo dipartimento dott. Biondi – lo conosci, ministeriale? È, secondo Maninchedda, la mente di questo saccheggio romano – e il consulente del ministro per l’innovazione tecnologica dott. Campione) e dall’altra parte del tavolo, quello della Regione, c’erano solo funzionari che di scuola mai si sono occupati e politici (l’assessore Milia). Almeno così dicono. Perché? È questo il modo di intendere e di interpretare il confronto? Impedendo agli esperti di cui la Regione Sarda dispone e ai quali ha affidato la responsabilità di progettare un’innovazione del sistema scolastico fino a due mesi fa letteralmente osannata e presentata come il fiore all’occhiello della politiche regionali, anche sulla base di giudizi dello stesso ministro Profumo, di ascoltare ciò che veniva proposto dal Miur e di potersi pronunciare? Vi piace vincere facile a voi ministeriali? Certo, c’è da chiedersi, onorevole, possibile che la Regione si presenti a un confronto impegnativo di questo genere, dal quale dipendono, come dice questo “finto cittadino sardo e italiano ministeriale certificato” le sorti delle nostre generazioni senza uno straccio di esperto della materia di cui si discuteva e senza sentire il bisogno di interpellare e chiamare in causa le due autorità di gestione dei fondi europei, che sul progetto avevano fornito il loro parere di conformità e che sono responsabili del modo in cui le risorse che finanziano il progetto vengono impiegate?
    5)Tu parli di vergogna? Ma ti ricordi la prima pagina di ‘Cuore’ con quel titolo meraviglioso “Hanno la faccia grande come il culo”? Oppure quell’altro: “È scoccata l’ora legale: socialisti nel panico”? La vera vergogna è caso mai il fatto che tu ti copra, al solito, dietro l’anonimato e ti presenti come un cittadino disinteressato. Forse se mostrassi il tuo volto si capirebbe che tanto disinteressato non sei, da ciò che scrivi.
    6) a proposito dei soliti noti e di questa italietta (ma hai capito dove stai scrivendo? Scrivi su un sito indipendentista che gli italioti ministeriali come te li riconosce da lontano), vogliamo allora parlare dei veri interessi di cui la delibera di modifica del bando, come dice l’on. Maninchedda nel suo intervento, sembra preoccuparsi, quelli della case editrici che non hanno digerito l’autentico fatto innovativo del progetto scuola digitale nella sua versione originaria, quello della cessione alla Regione dei diritti d’autore dei materiali didattici messi a bando e da produrre e non l’hanno digerita al punto che alcune case editrici(non tutte) proprio per questo hanno deciso di non partecipare alla gara. È preoccuparsi dei nostri figli e delle famiglie o concorrere a rovinarli giorno e notte, tutelare gli interessi di chi ogni anno fa spendere somme considerevoli per l’acquisto di manuali e libri testo spesso riproposti con pochissime variazioni da un anno all’altro al solo scopo di costringere i nostri figli a evitare il ricorso all’usato. Chi è che specula in questo caso? Chi è che “riesce a passare sopra qualsiasi cosa non curandosi di nulla tranne che dei propri interessi”? Io lo so chi è: la gente come te che convince la Regione Sardegna a non essere la proprietaria di un sapere messo a disposizione per tutta l’Italia, ma anzi a comprare le licenze d’uso del sapere dell’italietta messe a disposizione dalle case editrici nazionali.
    7) Spero vivamente che tu abbia imparato che in Sardegna c’è gente che non si fa prendere per i fondelli e che sente da lontano il vostro odore di sicari ministeriali della libertà e dell’intraprendenza altrui. Sei nudo e senza maschera. Onorevole, controlli l’Ip del messaggio. Mi gioco una cena che viene da Roma.

  • Per Anonimo: ha ragione quando afferma che la Sardegna ha intuito l’importanza della rivoluzione, che la Sardegna ha perso tempo, e che un progetto web è a forte rischio di obsolescenza ma, ha omesso di specificare esplicitamente (non so se volutamente o ingenuamente?), il soggetto che ha perso tempo e che avrebbe dovuto ponderare la gran parte dei rischi sui quali ci si poteva imbattere nel realizzare un progetto di tale portata.
    Forse c’è stata carenza di risorsa umana all’altezza della situazione? O forse le risorse umane che hanno realizzato l’ordito dopo aver fatto la trama, conoscevano bene sia la stoffa che il ricamo, strafottendosene altamente di chi doveva indossare l’abito? Io propendo per la seconda, alla luce delle notizie che ci ha fornito chi sta a Palazzo, (fonte attendibile, ne conviene?) delle quali notizie tra l’altro, nessun organo di informazione ne ha dato nota, ma questa è altra questione spinosa.
    Lei nomina la giunta Capellacci,giustificandone la linea politica e programmatica, in merito alla questione, cantandone addirittura la lode in relazione ai fatti che hanno costituito il pianificato epilogo. Intende forse dire che il nostro Governatore è stato fagocitato dai mostri ministeriali?
    Il nocciolo della questione che si discute in questa sede è relativo all’economia dei rapporti fra stato italiano e regione Sardegna nell’ambito del progetto scuola digitale e mi creda, purtroppo anch’io avrei voluto che la favoletta che ci ha raccontato l’On. Maninchedda fosse stata almeno per una volta a lieto fine. Ma così, è chiaro a tutti, non è stato. Il progetto è nato in italia, è stato dato in adozione alla Sardegna e quì è stato fatto abortire. Direi che l’obsolescenza allo stato attuale delle cose, è non solo dei sistemi informatici ma anche di certa classe politica.
    Se il progetto riparte, come tutti ci auspichiamo che sia, spero solo che la piattaforma e gli ambiti di elaborazione siano concepiti e creati tutti in Sardegna, visto che abbiamo l’onore e l’onere di essere investiti del ruolo di “Polo di eccellenza” (o è solo una sviloinata di autocompiacenza e non una valenza di contenuti?) e non calati dal Ministero come sino a ora è avvenuto con i libri di testo. Mi creda, capisco tutto il suo essere (s)ardo e (I)taliano, anche se, come si evince dalle mie parole, non la condivido.

  • Mario Pudhu

    Nàdeli rivolutzione, bois, a una cosa chi est “obsoleta” de oe a cras!!!
    Importat pagu chi custu cristianu si presentet coment’e anonimo (ca bi cheret fintzas sa fatza, e sa responsabbilidade, de nàrrere númene e sambenadu): paret de cudhas sotziedades, anonimas o cun númene, chi sa rivolutzione la faghent bendhindhe cosas de comporare oe e fuliare cras. Sa rivolutzione de sos afàrios. S’iscuru a chie est in su bisonzu, chi no ndh’at a poder fàghere mai de rivolutzione peruna cun parassitas gai.

  • SCUOLA DIGITALE. LA VERA RIVOLUZIONE.
    Cari tutti, provo a contribuire offrendo una serie di informazioni che, mi rendo conto, sono ad oggi poco chiare e frammentate.
    Il Progetto Scuola Digitale è un progetto di importanza e valenza internazionale.

    Tutti gli Stati, ormai da circa 4/5 anni stanno finalmente affrontando il tema di rinnovamento dei metodi di insegnamento e di apprendimento attraverso l’inserimento, in ciascuna aula, di tecnologia intelligente che offra soluzioni dedicate, contenuti didattici multimediali anche audiovisivi, tablet nativi per la didattica per ogni studente, connessione wifi in ciascuna aula, repository centrale in cloud (magazzino come qualcuno l’ha chiamato) che contenga risorse e contenuti utili all’insegnamento e all’apprendimento.

    La Sardegna è stata tra le prime regioni a capire l’importanza del cambiamento ed ha avviato, dal 2009, un processo di acquisizione delle linee guida principali riportate nel progetto Classi Digitali.
    Essendo sardo, talvolta riconosco che questa terra, riesce ad anticipare gli eventi, ha l’intelligenza e la curiosità di capirne l’importanza ma che poi, purtroppo, viene avviluppata dalla burocrazia, dai tempi lunghi adottati da chi gestisce i processi perdendosi quel vantaggio competitivo, quell’intuizione che rende speciali e che crea “esempi reali” per il sistema.

    Non voglio calarmi in dialoghi di retorica ma purtroppo il nostro Paese è in metastasi sotto questo punto di vista…

    Torniamo al Progetto Scuola Digitale 2.0

    Ovviamente, trattandosi di grandi rivoluzioni, sono presenti dei blocchi, delle incomprensioni, una forte mancanza di comunicazione e in-formazione rivolta sia alla cittadinanza che a coloro che sono gli attori principali di questo cambiamento: i docenti.

    Importanti accuse sono state rivolte verso il vero cambiamento. Molte battaglie sono ancora in corso.
    E’ un evoluzione e come tutte le evoluzioni esiste sempre qualcuno che non è d’accordo. La domanda più frequente? ”
    “Perchè dopo 50 anni che si insegna con ardesia, gessetti, matite, penne e quaderni, dobbiamo reinventarci il modo di fare didattica attraverso strumenti e contenuti che non sappiamo usare?”
    (e che nessuno gli ha ancora insegnato ad usare???)

    Se questo mio contributo può in qualche modo essere utile le nuove tecnologie non si sostituiscono in alcun modo all’insegnante, non banalizzano i contenuti anzi offrono opportunità nuove per raggiungere quegli stessi obiettivi che la scuola ha da sempre: personalizzare il percorso di formazione consentendo a tutti di esprimere la propria intelligenza, appassionare gli studenti all’apprendimento, fare in modo che l’apprendimento sia un processo attivo e non solo o semplicemente mnemonico.

    La scuola non può più restare isolata o ignorare questa trasformazione perché riguarda il sapere, la conoscenza.

    Si prospetta concretamente, grazie alle potenzialità delle nuove tecnologie, la possibilità di passare da una «scuola dell’insegnamento» a una «scuola per l’apprendimento»: una rivoluzione copernicana che rende gli studenti e docenti protagonisti della costruzione del sapere.

    L’uso delle nuove tecnologie può certamente cambiare la scuola, ma richiede insegnanti più preparati e motivati. Diversamente rischia di trasformarsi in una «moda», in un semplice esercizio addestrativo che non ha niente a che vedere con gli obiettivi di formazione della coscienza critica individuale che invece deve rimanere un obiettivo ben chiaro per la nostra scuola.

    Torniamo in Sardegna. Come dicevamo la nostra terra ha intuito per prima l’importanza della rivoluzione.
    Solo che ha perso davvero troppo tempo e molte altre regioni oggi (tra cui quelle del sud che utilizzano fondi FESR e POR – ex obiettivo 1) sono molto più avanti.

    Esistono in Italia vere e proprie eccellenze didattiche (tra cui il Majorana di Brindisi) che ha completamente sostituito i libri cartacei con i tablet e gli ambienti di apprendimento sono davvero innovativi. In collaborazione con il corpo docente e attraverso risorse reperite dal web o realizzate appositamente, creano – all’interno dell’Istituto – i propri libri di testo digitali interattivi.

    Meraviglioso!

    Questo sapete che cos’ha provocato? Riduzione della dispersione scolastica, maggiore coinvolgimento e apprendimento da parte dei ragazzi che trovano nuovi stimoli per il proprio percorso formativo.

    A me sembra che questo risultato porti con se un valore che vada al di là di qualsiasi critica, opposizione alla rivoluzione in corso, procedure amministrative lente e lobby di potere tradizionali – talvolta scombinate tra loro.

    Il progetto scuola digitale relativo alla nostra terra, è stato scritto nel 2009. Reso noto con delibera nel 2010. E oggi, con la pubblicazione dei bandi a maggio 2012, avviato e poi bloccato.

    Ora ragioniamo insieme: Si scrive un progetto nel 2009 secondo le tecniche e metodologie presenti in quel lasso di tempo.

    Mi chiedo: “Può essere ancora valido un progetto scritto nel 2009? Coloro che ci hanno lavorato si sono preoccupati di verificare che lo stesso progetto venisse adeguato all’anno 2012 e quindi alle normali evoluzioni date dal tempo e dalle expertise accumulate anche in altre regioni d’ Italia e nel resto del mondo? Riesce a rimanere “attuale” un progetto tecnologico scritto nel 2009 in vista dell’evoluzione che questi processi registrano giorno per giorno?

    Provate a pensare al tempo di vita che ha un normale telefonino. Arriva a 3 anni? Ovviamente no. E’ obsoleto dopo 1 anno.
    Il progetto trasformatosi in bando, conteneva solamente LIM di vecchia generazione, prive di contenuti didattici multimediali, senza connessione wifi in aula, senza tablet.

    A parer mio, il fatto che la Giunta Cappellacci (e non sono schierato) sia riuscita a bloccare il bando che riportava logiche, tecnologia e strumenti che risalivano a un modello vecchio di 3 anni meriterebbe di essere considerato come un successo.

    Potete mai immaginare i nostri figli oggi nel 2012, sommersi nelle classi di tecnologia e metodi ormai superati?
    Potete mai immaginare che i nostri figli usino strumenti che hanno accumulato nei magazzini una certa quantità di polvere ed osbolescenza riversarsi, a fior di milioni di euro, sulle nostre future generazioni che, affossate così, mai e poi mai sarebbero state in grado un domani di competere al di fuori dei loro confini territoriali?

    Signori, a permettere tutto ciò, ci vuole coraggio e per miracolo il povero Cappellacci e la sua giunta, questa volta non l’hanno avuta. Un vero disastro scampato.

    Il Progetto Scuola Digitale è un processo inarrestabile che anche in Sardegna non potrà essere fermato. E’ come internet. Non si riesce a contrastare tali rivoluzioni.
    (Leggete questo e capite l’importanza che il tema sta solevando a livello internazionale: http://www.key4biz.it/News/2012/07/24/Tecnologie/Rupert_Murdoch_tablet_4g_Amplify_Wireless_Generation_istruzione_digitale_211918.html)

    Ci auguriamo che invece, visto l’arresto momentaneo che la Regione ha creato, adegui il progetto alle più evolute linee guida aggiornate ed erogate dal Ministero dell’Istruzione e dia il suo valore aggiunto. Ancora una volta di creatività e di visione per contribuire a migliorare ulteriormente l’esistente.

    E non ci deve importare di prestare attenzione verso coloro che sono rimasti delusi e arrabbiati perchè sono stati, all’ultimo, smascherati!
    Da anni tramavano contro le nostre nuove generazioni, senza mettersi una mano sulla coscienza e volendo raggiungere il loro obiettivo passando sopra la preparazione dei nostri ragazzi. Vergogna!

    Siamo stanchi tutti di quest’ Italietta che, gestita sempre dai soliti noti, metta a repentaglio e speculi anche su questi temi. Soprattutto quelli che riguardano i nostri figli.
    Ma che persone sono queste che riescono a passare sopra qualsiasi cosa non curandosi di nulla tranne che dei propri interessi?

    E’ una mia opinione. Sono sardo e sono italiano.

    Questa volta hanno vinto le nuove generazioni.

  • Mario Pudhu

    Ma ita dhi depeus circai a genti iscallada chi a tzerriai amministradoris de is Sardus est assumancus dexi bortas pecau mortali? E sa cosa peus est chi de Sardus iscallaus dhoi nd’at àterus a muntonis e fintzas is chi parint calincuna cosa sighint a donai sànguini a is mortus e fai isperai in su buginu a costu de importai e fai pagai cara s’àliga de sa bassa.
    E no est chi no dhoi at nudha de fai! Sa cosa de fai dh’iat a biri fintzes unu chi no portat ogus, intendi unu chi no portat origas e fai unu chi no portat mancu manus. Mi domandu ita istocada de genti boleus èssiri is Sardus si no brebeis e badhinosas puru. Parit fintzas chi siaus mannus, ma po prangi isceti de prus.

  • Purtroppo è chiaro che lo stato italiano usa la Sardegna come grimaldello per attuare un progetto di cui non si possiede la “chiave”, e dal quale progetto, carpire il maggior profitto per interessi speculativi oligarchici (tutti italiani?). Il quadro locale è non solo esaustivo ma tristemente nauseabondo. Tale convincimento si rafforza ahimè ulteriormente linkando su questa pagina del corriere della sera http://lettura.corriere.it/primo-giorno-di-e-scuola/ dove ci si fa un’idea sullo stato dell’editoria italiana in relazione al materiale digitale limbook e quant’altro. Qui http://www.corriere.it/esteri/11_gennaio_13/scuole_regno_unito_cac6f32c-1f43-11e0-bc88-00144f02aabc.shtml alcuni dati sulla scuola digitale in europa e nel mondo.

  • Come detto, diventeremo sede di un data center, pagato con i nostri soldi e gestito dal Miur. In cui potremo, se non fuori mercato, inserire la nostra marginale specificità. La delibera è chiaramente scritta a Roma, ma fedelmente ricopiata a Cagliari. Pinta la legna…

  • Il libro dei perché cadde a mare e si perdè!
    Votate gente, votate, PD e PDL ed il pranzo è servito.
    Non c’è altro da dire.

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