C’è una domanda che interessa chiunque possieda un immobile, non soltanto chi può permettersi una villa in Costa Smeralda: quanto vale una decisione urbanistica?
La risposta è semplice: può valere milioni.
È per questo che il caso Villa Certosa merita attenzione ben oltre la Sardegna.
Mentre è in corso la trattativa per la vendita della storica residenza di Silvio Berlusconi alla famiglia Al Thani, il Consiglio comunale di Olbia ha esaminato le osservazioni presentate al nuovo Piano urbanistico comunale (PUC) e ha accolto quella riguardante il compendio di Villa Certosa.
Questa è la scansione cronologica.
6 marzo 2026 – La società Constellation Hotels Holding Ltd, riconducibile alla famiglia Al Thani, presenta un’osservazione al nuovo PUC di Olbia. L’osservazione chiede il cambio di destinazione urbanistica di una parte del compendio di Villa Certosa, da zona H2 (salvaguardia) a zona F turistico-ricettiva oppure, in alternativa, zona C3, per consentire la realizzazione di un albergo di lusso. Nella stessa osservazione si afferma che le volumetrie esistenti non sono sufficienti a rendere economicamente sostenibile un hotel a cinque stelle.
19 giugno 2026 – Il Consiglio comunale di Olbia approva l’osservazione n. 28729 nell’ambito dell’esame del PUC. Viene accolta la richiesta di modificare la destinazione urbanistica di una porzione del compendio, con l’introduzione della zona C3.
23-24 giugno 2026 – Diventa pubblica la notizia della vendita di Villa Certosa da parte di Immobiliare Idra (Fininvest) a Constellation Hotels Holding, veicolo immobiliare della famiglia Al Thani, per circa 350 milioni di euro.
Oltre alla possibilità di trasformare la residenza esistente in una struttura alberghiera, il Piano riconosce una nuova capacità edificatoria pari a 0,30 per metro cubo. E la cubatura, in urbanistica, è denaro. Per questo decisioni di questo genere non sono mai meri adempimenti tecnici: producono effetti economici rilevanti sul valore del bene interessato.
Il protagonista di questa vicenda non è né il venditore, né il futuro proprietario.
È il Comune, il quale, mentre è in corso la compravendita di Villa Certosa ha modificato le regole urbanistiche applicabili al compendio, rendendone possibile un diverso utilizzo, attribuendogli ulteriore capacità edificatoria e infine cambiandone, in itinere e in crescendo il valore.
È qui che nasce la questione politica: una decisione pubblica che aumenta il valore di un bene privato mentre quel bene è oggetto di una trattativa richiede una motivazione di interesse pubblico tanto più chiara quanto più rilevanti sono i suoi effetti economici.
Negli atti finora conosciuti, non emerge quale specifico interesse pubblico giustifichi una scelta capace di produrre un così rilevante incremento di valore privato.
Ma si sa, Nizzi è Nizzi: metodi spicci e rapidi, opposizione irrisa, popolarità diffusa e ostentati ottimi rapporti con la Todde.
Bisogna indignarsi?
Tempo perso.
Da quando Armandino Corona lo candidò in Forza Italia come terza scelta, dopo due rifiuti di altre persone, Settimo non ha sbagliato un colpo nel calibrare il mix di interessi pubblici e privati che poi producono il consenso. A chi piace e a chi no, egli è tutto fuorché un prodotto equivoco: è un modello sfacciatamente esplicito.
Il problema è, invece, la Regione Sardegna.
Il Partito Democratico, in Consiglio comunale a Olbia, ha votato contro l’accoglimento dell’osservazione.
Ora, però, il procedimento non è concluso.
Il nuovo PUC deve completare il proprio iter e passare anche attraverso il controllo e l’approvazione regionale previsti dalla legge. Senza quel passaggio, la nuova disciplina urbanistica non diventa efficace. La domanda, dunque, non è se sia legittimo vendere Villa Certosa.
Lo è.
Non è neppure se la famiglia Al Thani abbia il diritto di investire in Sardegna. Sarebbe assurdo sostenere il contrario.
La domanda è un’altra.
Che cosa farà la Giunta guidata da Alessandra Todde?
Confermerà una scelta di sfrontato privilegio sulla quale il Partito Democratico di Olbia ha espresso voto contrario?
Riterrà che la nuova disciplina urbanistica, adottata a trattativa aperta, risponda all’interesse pubblico e agli obiettivi della pianificazione regionale oppure riterrà necessario intervenire?
Non è una domanda rivolta contro qualcuno. È una domanda rivolta alle istituzioni.
Perché ogni volta che un’amministrazione pubblica modifica le regole che disciplinano un immobile, ne amplia le possibilità di utilizzo e gli attribuisce nuova cubatura, produce inevitabilmente effetti economici.
E quando una decisione pubblica accresce il valore di un patrimonio privato, il dovere della pubblica amministrazione non è soltanto rispettare la legge, è anche spiegare ai cittadini quale interesse generale abbia giustificato quella scelta. Diversamente, l’eccezione diventa regola e domani, per esempio Zuncheddu, potrebbe legittimamente edificare nella Cala Juncu di Villasimius, prima una villa e poi chiedere di trasformarla in un albergo, e come lui, tanti altri. Anzi, potrebbe chiedere che la trasformazione avvenga nel mezzo di una trattativa di vendita, per far salire il valore dell’immobile.
Il caso Villa Certosa è destinato dunque a diventare un banco di prova importante. Non sulla vendita di una proprietà privata, ma sul rapporto tra pianificazione del territorio, valore economico e interesse pubblico.
Le case non diventano alberghi per magia. È per questo che il passaggio regionale non sarà un semplice adempimento amministrativo. Se conosco bene la Todde (la Todde presidente, perché della persona non so niente), esso avverrà così: la pratica verrà affidata ai dirigenti e funzionari regionali che, avvertito il consenso all’operazione, mai formalmente espresso, dell’organo politico, si allineeranno e la Giunta a sua volta, fingendo distacco, si allineerà al parere positivo della struttura, apparentemente maturato in assoluta autonomia. Questo è il metodo Nizzi Todde, già rodato con la bufala dell'”acqua pubblica”.
E il Pd? Ecco, il problema è cos’è il Pd.

Uso una formula utilizzata da un ex ministro, a sua insaputa:” …potrei dire che la vendita parrebbe funzionale al cambio di destinazione urbanistica, ma non lo dico”.
Chi governa il territorio non dovrebbe guardare se una variante aumenta o diminuisce il valore di un bene, ma solo se rispetta le regole generali dell’urbanistica (in primis il PPR). Trovo totalmente sbagliata la frase: “E quando una decisione pubblica accresce il valore di un patrimonio privato, il dovere della pubblica amministrazione non è soltanto rispettare la legge, è anche spiegare ai cittadini quale interesse generale abbia giustificato quella scelta.”. E’ la logica dell'”invidia” che permea da sempre la nostra regione. Il mero rispetto della legge non è più sufficiente. Chi ci guadagna? Perché ci deve guadagnare?
Signor Francesco il Qatar dopo la Costa Smeralda dove si sta’ espandendo in Sardegna
anche a Cagliari alcuni palazzi sono diventati Hotel a cinque stelle cambiando la destinazione d’uso oramai è una pratica consolidata e se andiamo a vede Cala Finanza e la stessa cosa di Villa Certosa pare tutto a norma di Legge
> Non è neppure se la famiglia Al Thani abbia il diritto di investire in Sardegna. Sarebbe assurdo sostenere il contrario.
Penso invece che, sebbene il Qatar possa avere il diritto di investire in Sardegna (come già ampiamente ha fatto), sarebbe il caso di valutare l’opportunità, anche dal punto di vista morale, di lasciare che tale entità espanda a più non posso i suoi interessi economici in Sardegna.
Si è gridato allo scandalo per Cala Finanza, con enorme mobilitazione popolare, ma quando il Qatar si muove in Sardegna va tutto bene.
Ricordo di chi stiamo parlando. Un’entità accusata per anni di essere un centro di raccolta e transito di finanziamenti destinati a gruppi terroristici, sebbene il governo qatariota respinga tali accuse e collabori ufficialmente nelle attività antiterrorismo.
Riporto una parte di un approfondimento della RAI a proposito: “… nel 2012 il Qatar si impegnò a devolvere almeno 400 milioni di dollari, oggi diventati quasi 1 miliardo, per aiuti e lavori di ricostruzione nella Striscia di Gaza di cui è diventato il maggior contributore. Guardando lo stato delle infrastrutture nel teatro è palese che questi fondi non sono stati certamente usati per alleviare le sofferenze del popolo palestinese e sono stati piuttosto impiegati per finanziare il terrorismo e anche per rendere Gaza una fortezza, un incubo per l’urban warfare, sviluppando la rete di tunnel sotterranei che renderà l’attuale intervento israeliano molto difficile e sanguinoso. Va precisato che negli anni 2004, 2010, 2014, 2017 e 2019, il governo del Qatar ha introdotto nuove leggi per combattere il terrorismo e in particolare il suo finanziamento. Tuttavia, fonti del governo americano ammettono di non aver mai visto una reale volontà da parte di Doha di applicarle ad Hamas.” Fonte: https://www.rainews.it/articoli/2023/10/la-rete-finanziaria-di-hamas-chi-finanzia-il-terrorismo-56a53eb2-b14d-497a-a5b9-a02a9016dc62.html
Ricordo che il Qatar ha appena regalato al presidente USA il nuovo aereo presidenziale. Ricordo inoltre il fallimento di Air Italy proprio negli anni di gestione qatariota, vicenda con molti punti oscuri.
Non sarà che dopo il disastro energetico e quello sanitario si stia cercando il disastro urbanistico? Probabilmente, ci sono tutta una serie di situazioni che si stanno espandendo a macchia d’olio e che riguardano la ricezione turistica di lusso (Hotel Sant’Elia, Hotel ex Marino, Cala Finanza, ora villa Certosa etc.) forse si cerca anche in questo campo di ingraziarsi quei famosi “poteri forti” che conte del grillo e accoliti volevano abbattere. Naturalmente siccome non si può essere così spudorati (le elezioni sono alle porte) si cercherà un sotterfugio “ufficiale” come dice mauro canu e -temo- alla fine si cercherà di salvare capra e cavoli (gli interessi economico-finanziari di toddie & Co. e il popolino con l’anello al naso che la glorificherà come novella Eleonora)
A corredo del vaticinio andrebbe spiegato bene qual è il procedimento che accompagna l’accoglimento di una osservazione a un PUC adeguato al PPR, altrimenti si rischia di fare – volutamente – confusione. In particolare, andrebbe sottolineato che la LR 45/89, che regola la materia, viene prima della Todde, di Nizzi, di Zuncheddu.
Al di là dei nomi e delle appartenenze politiche, la questione è di metodo. Se una variante urbanistica incide in modo così significativo sul valore di un bene privato, la trasparenza e la motivazione dell’interesse pubblico non sono un dettaglio burocratico: sono il cuore della buona amministrazione. Le regole devono valere per tutti, dal piccolo proprietario al grande investitore, e li si misura la credibilità delle istituzioni.
Questa che ci governa si è riempita la bocca per aver salvato Cala Finanza. Farà lo stesso dopo il salvataggio di Villa Certosa.