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Caro don Mariani, ti scrivo…

Posted on 6 Maggio 20266 Maggio 2026 By Paolo Maninchedda 17 commenti su Caro don Mariani, ti scrivo…

Sono legato a don Francesco Mariani da un’amicizia quarantennale.
Siamo cristiani entrambi, lui più di me.
Mi ha fatto promettere di non parlare più di preti e di vescovi e sto riuscendo a farlo, con fatica.

La forza di Francesco è la sua vita.
Povero in canna, trasandato come non mai, con la casa piena di amici e di disperati, che lui cerca con costanza. Ciellino fino al midollo, cioè libero da ideologie, mode, convenienze, esattamente come i ciellini sono, ma non appaiono, per la drammatica e fastidiosa prevalenza, sulla ribalta, dei ciellini di potere, che non sono il meglio di Comunione e Liberazione.
I ciellini veri, prima di tutto amano, poi fanno mille altri casini, ma amano.
Se si vuole capire uno come Mariani, bisogna ascoltare Jannacci, che ha passato gli ultimi anni della sua vita con Cl.
Per capire quanta forza c’è nella debolezza di Francesco, bisogna ascoltare una canzone: Povera voce.

Francesco è, in questi giorni, nell’occhio del ciclone per questo articolo, pubblicato come editoriale sull’Ortobene, il giornale della diocesi di Nuoro.
È un ritratto esatto di un tipo politico molto diffuso in Sardegna, responsabile di una colpa antica in Sardegna: la politica come consumazione delle risorse disponibili e non come governo per produrne di nuove e più diffuse.
Il vero obiettivo del testo non sono i politici, che se ne strabatteranno delle parole di Francesco, come fanno spallucce a Nuoro per le sue prediche, andando ad ascoltarne di più moderate e progressiste.
Il vero obiettivo è l’ambiente che elegge quel tipo di politici, una società incolta, arraffona, che premia il furbo e punisce il leale (temi su cui ritorna spesso un altro nuorese, Ciriaco Offeddu). Il destinatario dell’impietoso ritratto tratteggiato da don Mariani è il popolo, che è davvero mostruoso.

Come può cambiare una società che non studia, che non si istruisce, che non coltiva più alcuna pratica familiare perché ha accettato orari di lavoro dalle 8 alle 18 che consumano ogni spazio sociale? Come può cambiare una società che non gerarchizza più niente, che crede a ciò che è forte e non a ciò che è vero, che vede i suoi dirigenti muoversi più secondo le logiche del marketing che secondo quelle del dovere? Come può cambiare una società che non sa più davvero quali siano i suoi interessi strategici, quelli collettivi e quelli legittimamente privati?

Il politico di questo tipo di società non può che essere un furbo, un furbo di Destra, di Sinistra, di Centro o semplicemente un furbo in proprio, un furbo civico, ma un furbo.
Nella politica sarda, il “furbo” è quello che riesce sempre a stare dalla parte giusta… soprattutto dopo aver capito qual è.
È l’uomo delle grandi mediazioni: promette cambiamento a chi vuole cambiare tutto e stabilità a chi non vuole cambiare niente. Riesce a essere maggioranza e opposizione nello stesso discorso, purché ci sia una telecamera accesa.
Non prende mai una posizione netta: “apre una riflessione”.
Non sbaglia mai previsione: “il quadro è in evoluzione”.
Non perde amici: “mantiene interlocuzioni”.
Ha un talento speciale: arrivare cinque minuti dopo ogni battaglia per spiegare che lui, in fondo, l’aveva capita per primo.

Chi, Francesco, ha il rovello della verità, dell’essenziale, campa male in mezzo ai furbi, ma deve tener duro, deve tenere il punto.
Continua a farlo, Francesco, non sei solo.

Società, Vetrina

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Comments (17) on “Caro don Mariani, ti scrivo…”

  1. Victoria ha detto:
    8 Maggio 2026 alle 15:45

    Caro Paolo, leggendo il tuo post e l’articolo (bellissimo) di don Mariani, mi è venuta in mente una teoria di due economisti di qualche tempo fa che spiegava alcuni aspetti che riguardavano il funzionamento del mercato del lavoro. Ne uso alcune parti e pongo subito una domanda: se il sistema è così dannoso, perché chi ne è escluso non si ribella? Una possibile risposta viene dalla teoria insider-outsider di Lindbeck e Snower.
    In quel modello, gli insider controllano accesso, regole informali e distribuzione delle opportunità; gli outsider, pur numerosi, restano frammentati, incapaci di coordinarsi e gravati da costi individuali elevati in caso di conflitto.
    I “portatori sani di sottosviluppo” prosperano non solo per la loro capacità di occupare spazi istituzionali, ma anche perché chi ne subisce gli effetti raramente trova conveniente opporsi. Chi protesta rischia isolamento. Chi resta fuori spera talvolta nella cooptazione. Chi ha talento spesso sceglie semplicemente l’uscita: emigra, si sposta, rinuncia. Il risultato è un equilibrio perverso ma stabile: una minoranza organizzata e relazionalmente forte mantiene il controllo, mentre una maggioranza dispersa paga il costo del sottosviluppo senza trasformarlo in conflitto politico.
    Più che un problema morale, è un problema di economia politica.

  2. Lady Mary ha detto:
    7 Maggio 2026 alle 08:06

    La ringrazio professore per il link a quello splendido articolo e per le sue sempre lucide riflessioni.
    Nella PA siamo sempre meno le persone serie che portano avanti la baracca con onestà e dedizione: la classe politica degradata e governata da furbi senza una visione ma solo votati al movimentare consenso e clientele è ormai talmente dilagante che ogni giorno diventa una sofferenza vedere come questa regione appaia sempre più senza speranza.
    Il cancro di questo sistema, ho sempre ritenuto e ahimè noto sempre più conferme ogni giorno, è l’allevare figli nella furbizia e non nell’onestà. Se non si capisce questo non si capirà mai che la furbizia non porta mai nulla di buono, solo crescendo dei figli solo con valori di onestà, sacrificio e merito possiamo realmente puntare a un serio miglioramento della nostra società, partendo dalla base.
    Purtroppo non si vede un orizzonte in cui ci sia una luce che possa anche solo minimamente farci ben pensare; che siano di destra, di sinistra o di centro, sono sempre e solo componenti del club dei dannati furbi e sempre più spudorati che mandano a dirigere enti, aziende pubbliche o che ci rappresentano in consiglio regionale.

  3. Felice Corda ha detto:
    6 Maggio 2026 alle 18:09

    Il “clientelismo politico” che uccide il “merito”, di cui parla Francesco Mariani, smette di essere un criterio di giustizia sociale e si trasforma in una strategia di legittimazione del privilegio, In un sistema clientelare, ormai quotidiano, il “merito”, di cui parla in nostro sacerdote, viene spesso mascherato per giustificare le assunzioni, le nomine e gli avanzamenti che, nei fatti, rispondono esclusivamente a logiche di fedeltà e di scambio (di voti), in cui i più preparati e gli onesti vengono sistematicamente emarginati o costretti all’emigrazione, come sta avvenendo nei nostri paesi, mentre i mediocri, ma “ben introdotti” trovano non solo lavoro ma occupano posti chiave nella pubblica amministrazione e nelle istituzioni.

  4. Dj ha detto:
    6 Maggio 2026 alle 16:11

    Ascoltate quel che dicono non imitate quel che fanno

  5. Corrado Pecci ha detto:
    6 Maggio 2026 alle 14:28

    Il Popolo sarebbe mostruoso? Riflettiamoci bene. Solo guardando le elezioni regionali, riscontriamo che nessuna coalizione che ha vinto è stata poi riconfermata alle successive consultazioni. Che significa? Che il Popolo sardo (quello che ormai va a votare: gli altri sono disillusi e rassegnati) cerca di trovare qualcuno che voglia tirar su la Sardegna dalle secche in cui si trova da decenni. Prova a dare fiducia a tutto ciò che passa il convento. E resta sempre amaramente deluso. E con la Todde, la delusione ha raggiunto livelli cosmici. Questi sono i fatti. Che altro aggiungere?

  6. Giovanni Piras ha detto:
    6 Maggio 2026 alle 14:07

    Io credo, invece, che don Francesco non sia per niente intimorito, la sua rettitudine, la sua onestà intellettuale lo confermano come un Gigante.
    In pacas paraulas no est galu a bider ‘umu e macarrones.

  7. Ariovisto ha detto:
    6 Maggio 2026 alle 13:07

    Sembra Marco Pannella, il nostro amico. Disse una volta Marco in parlamento, rivolto ai banchi del governo:”senza il dissesto finanziario, cosa sareste?” Ebbene, cosa sarebbe questa nazione, terza potenza manifatturiera mondiale, senza lo sfruttamento della manodopera a tutti i livelli (eccetto quella della burocrazia statale), sfruttamento che porta dunque surplus commerciale che è poi la cambiale con cui garantiamo il nostro deficit monstre prodotto dai furbi, dagli enti, dalle città metropolitane, dalle donazioni a pioggia e da milioni di impieghi pubblici inutili (il reddito di cittadinanza).

  8. Peppe ha detto:
    6 Maggio 2026 alle 12:36

    Nuoro, purtroppo è nella medesima condizione in cui si trova il 90% della ns regione. La Sardegna è diventata un’anomalia patologica, un caso di studio su come una classe politica possa soffocare una terra intera. Non è più solo “fuga dei cervelli”: è un’espulsione di massa. Se non hai il cognome giusto, se non hai un capitale di famiglia o se non hai intenzione di piegare la testa davanti al potente di turno, questa terra ti mette alla porta. Siamo immobili da trent’anni a guardare i nostri giovani scappare, mentre la politica continua a spacciare per “sviluppo” le solite mancette elettorali e prebende umilianti. Basta con le elemosine. Questa non è assistenza, è controllo sociale. C’è un dato che dovrebbe far tremare i polsi: l’85% del PIL sardo è nelle mani della politica. È un’economia sequestrata. Sanità, trasporti, agricoltura, gestione ambientale: tutto passa per l’Arst, le ASL, Forestas, Argea etc etc. Una galassia di enti, fondazioni e consorzi che servono solo a nutrire una ragnatela di nominati, amici e amici degli amici. Parliamo di poche centinaia di persone — tra parlamentari, consiglieri regionali e funzionari di partito — che decidono il destino di un milione e seicentomila abitanti. Questa “élite” non si sporca le mani con l’economia reale, con il torrone o il pecorino; loro si sono presi la cassa. Gestiscono i flussi miliardari della sanità e i bilanci degli enti regionali, usandoli come un bancomat per mantenere il potere. È questa la vera palla al piede della Sardegna: una politica che non crea ricchezza, ma la amministra per garantire se stessa. È un sistema che ammorba l’aria, che uccide il merito e che rende l’aereo o il traghetto l’unica vera strada per chi ha talento e dignità. Il confronto con l’Alto Adige non è più un paragone, è un’accusa. Negli anni ’60 eravamo sulla stessa linea di partenza, con gli stessi strumenti legislativi (specialità della regione). Loro hanno usato l’autonomia per costruire un impero economico; noi l’abbiamo usata per costruire un feudo elettorale. Guardate loro e guardate noi: la differenza è tutta nella qualità di una classe dirigente che qui, da decenni, lavora scientemente per la propria sopravvivenza e prosperità a scapito della nostra esistenza. Punto.

  9. Cassandra Casagrande ha detto:
    6 Maggio 2026 alle 11:00

    Questa foto senza filtri, impietosa, è un documento reale, temo che moltə ateniesə oggi ti odieranno un po’ di più, io no

  10. Maddalena Calia ha detto:
    6 Maggio 2026 alle 10:32

    Mi auguro che almeno in punto di “morte” politica si impegnino a lasciare il segno del loro passaggio con qualche opera che venga ricordata come impulso al riscatto dal degrado che ormai segna, non solo il nuorese, ma la Sardegna tutta….Grazie Francesco grazie Paolo

  11. Lorenzo ha detto:
    6 Maggio 2026 alle 10:00

    Grazie Paolo, per aver rilanciato la limpida analisi di Francesco Mariani.
    Che aveva colpito anche me, ma che avevo collocato nella lunga serie di prese di posizione coraggiose e nitide alle quali ci ha abituato.
    Mi dispiace che, come dici, sia “nell’occhio del ciclone” a causa di tale articolo; mi sembra strano, non nomina nessuno, non punta il dito contro singole persone: chi si sarà sentito toccato?
    In ogni caso tutta la mia solidarietà all’amico Francesco, con i ringraziamenti per quanto ha fatto e fa per chi soffre e -nel caso mio- con riconoscenza.

  12. Alessandro ha detto:
    6 Maggio 2026 alle 09:57

    Grazie per la condivisione. Come è stato scritto c’è una speranza, forse. Certamente in questi anni bui c’è grande amarezza per ciò che viviamo.

  13. Elisabetta ha detto:
    6 Maggio 2026 alle 09:11

    Orribilmente vero.
    E’ un articolo che coglie in pieno uno degli aspetti più desolanti e più pericolosi della trappola del sottosviluppo. Un sistema che inibisce strutturalmente la crescita, legato alla mancanza di competenze e di sapere critico che dallo stesso sistema non sono favorite.

  14. G.F ha detto:
    6 Maggio 2026 alle 09:01

    Il ritratto fatto da Mariani ,è quello del nuorese oppresso dai politici inetti, clientelari egoisti, narcisi egocentrici malati.
    Questa è da noi una situazione purtroppo, che dura ormai da tantissimi anni .
    A proposito ieri 5 maggio a Lula ,si è festeggiata il patrono San Francesco,
    Auguri don Francesco

  15. Alessandro Loddo ha detto:
    6 Maggio 2026 alle 08:42

    Caro prof Maninchedda, si sente sempre più il bisogno di un Suo ritorno in campo. Lo spazio per un Sardismo fondato sulla “meritocrazia” deve essere riempito da figure di uno spessore tale da indicare la strada. Purtroppo il Sistema cerca di respingere Lei, come anche il Dr Offeddu, perché portatori sani di cultura e competenza.
    Un saluto

  16. Alessandro ha detto:
    6 Maggio 2026 alle 08:24

    Quanta verità, amara e puntuta, nelle parole di Don Mariani. Facile immaginare che suscitino polemiche e sconcerto tra i lettori dell’Ortobene (o di qualunque altro giornale che avesse il coraggio di pubblicarlo) perché niente è più difficile da accettare che la verità sulla pochezza che riesce ad esprimere la nostra società e di come ci si crogioli beatamente. Però Don Mariani, da uomo di speranza, non si limita a denunciare, ma traccia il percorso necessario a riscattare questa soffocante mediocrità: ridare dignità e forza alle istituzioni, chiamando le donne e gli uomini di buona volontà a uscire dalla rassegnazione.

  17. Paolo ha detto:
    6 Maggio 2026 alle 08:15

    Egr. Professore, dall’ articolo Don Mariani si vede la nostra società, e forse la polemica nasce per quello, nasce da coloro che si sentono rispecchiati in una politica poco chiara fatta di nomine e incarichi. Dall’articolo pubblicato nell’ Ortobene mi ha colpito in particolare una frase del suo articolo, ” La politica dovrebbe essere un ponte verso il bene comune, il clientelismo invece la trasforma in un mercato di favori personali”, una frase che dovrebbe far pensare a molti.

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