Caro amico ti scrivo… sul Banco

19 aprile 2013 08:181 commentoViews: 84

Ieri è diventato presidente del Banco di Sardegna un mio amico, Antonello Arru, che notoriamente non condivide il mio percorso politico, ma con cui io condivido letture, commenti, litigate; insomma, un amico.
Un altro amico, che mi ha insegnato tante cose, tra cui quella di sapermi muovere agevolmente tra le righe del bilancio regionale, Alessio Loi, è diventato consigliere di amministrazione del Banco.
Ho fatto loro gli auguri, ma ieri, mentre tornavo a casa dalla Direzione del Partito – non proprio di buon umore – mi rendevo conto di non aver detto tutto con gli ‘auguri’. E più correvo in macchina per arrivare puntuale all’appuntamento con mia figlia, più mi accorgevo di aver taciuto troppo tutti i ‘perché’ della mia ostilità al sistema creditizio sardo e al Banco in particolare. Oggi ho fatto un po’ di sintesi su questi ‘perché’.
Perché number 1. Perché ho un giudizio pessimo delle scelte operate a suo tempo dalla Fondazione Banco di Sardegna quando scelse la Bper, quando consentì che la Banca finisse sotto la tutela di Cossiga, il quale inserì nel Consiglio di Amministrazione del Banco un circuito aziendale sardo che più opportunamente sarebbe dovuto essere cliente e non gestore della banca. Ne ho uno altrettanto negativo sulla trasformazione, operata dalla Bper, della banca sarda in un market  in franchising della Bper, impegnata più a comprare e rivendere azioni delle compartecipate del gruppo che a capire e sostenere le imprese e le persone in Sardegna. Oggi il Banco di Sardegna è l’ultima banca in cui andare per una start up; ma è anche l’ultima banca in cui andare per un prestito che abbia un minimo di fattori di complicazione.
Perché number 2. Perché intorno alle banche e al ceto che le gestisce ci sono un lusso e un privilegio di potere – e di carriere dirigenziali- immotivati (perché non prodotti né dallo sforzo e dalle capacità individuali né dal mandato popolare, ma semmai dall’uso speculativo della fiducia pubblica) che personalmente non sopporto. Questo luogo di privilegio e di potere, che ha ramificazioni e luoghi di incontro molto riservati e spesso cerimoniosi, mi è sempre stato ostile e continua ad esserlo attraverso persone, giornali e apparati dello Stato.
Perché number 3. Perché la Bper non ha nessun volontà di interpretare l’interesse nazionale dei sardi dalle cui ricchezze è nato il Banco di Sardegna. Resto dell’idea che ciò di cui i sardi hanno bisogno è un sistema di banche di credito cooperativo, piuttosto che di sportelli di allocazione titoli come diventerà il Banco, alla luce del Piano industriale approvato.
Detto questo, faccio gli auguri ai miei due amici: auguri di indipendenza dalla Bper; auguri di misura e di distanza dal luccichio del lusso bancario; auguri di dedizione alla tanta gente in difficoltà che va in banca e si senza disprezzata e allontanata da dirigenti supponenti o schematici; auguri di progettualità, perché o le banche tireranno fuori prodotti adeguati ai clienti in difficoltà generati dalla crisi, o lavoreranno solo per un sempre più ristretto numero di persone e di apparati esterni alla Sardegna e progressivamente all’Italia.
Una parola sui ‘musi lunghi’   di cui parla oggi La Nuova Sardegna rispetto alle nomine. Non credo siano determinati dalla prevalenza della Bper in CdA: è un vecchio dato di fatto (anche se è vero che si può rafforzare notevolmente il peso politico, formale e pratico della partecipazione sarda). Credo invece dipendano dalla fine dell’epoca Cossiga, dalla fine dell’epoca delle aziende-clienti-amministratori, dalla fine dei grandi indebitamenti per alcuni e dei rientri rapidi per altri. Il futuro è incerto ma non è in continuità col passato.

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