Carbone a Ottana e responsabilità politiche

2 luglio 2013 08:151 commentoViews: 113

Ho assistito in silenzio alle polemiche del fine settimana sulla centrale a carbone a Ottana.
Mi è parso di aver visto un film dell’assurdo.
Uomini politici e istituzioni che si scagliano contro un progetto industriale come se quel progetto fosse frutto di una volontà imprenditoriale prevaricatrice (lascio da parte i medici-politici).
Una giostra di dichiarazioni senza memoria, rispetto alle quali forse forse è il caso di ricordare due o tre cose.
1) il sito industriale di Ottana è stato attaccato nel 2011 dalle politiche di Terna e dalle strategie di E.On. A quel tempo non mi trovai in compagnia di nessun uomo politico e di nessuna istituzione locale nel difendere 400 posti di lavoro: solo i sindacati e la Regione, gli altri tacevano o bisbigliavano (un’assembleuzza di un centinaio di persone e tutto finiva lì);
2) ottenere l’ammissione al regime di essenzialità della Centrale di Ottana è stata una vittoria che sta dimostrando oggi il suo valore (E.ON licenzia, Ottanaenergia no; E.On non mantiene gli impegni a Porto Torres, Ottanaenergia mantieni impegni e occupati a Ottana);
3) in sede di trattativa a Roma sull’ammissione di Ottana al regime dell’essenzialità, fu il Governo Monti a imporre a Ottanaenergia la redazione di un progetto di fattibilità per trasformare la centrale in una centrale a carbone, non furono certamente né l’impresa, né i sindacati, né la Regione;
4) entro settembre si decide il rinnovo del regime dell’essenzialità per la centrale di Ottana. Se l’azienda non avesse presentato il progetto richiesto dal Governo, oggi sarebbe inadempiente e Terna e l’Authority revocherebbero il regime dell’essenzialità. Se oggi le istituzioni locali attaccano l’azienda per aver adempiuto ad un obbligo imposto dal Governo, evidentemente il Governo non può che prendere la palla al balzo e negare l’essenzialità a Ottana;
5) le istituzioni locali e gli uomini politici dovrebbero, invece, agire sul governo per il rinnovo dell’essenzialità, per lo sviluppo dell’utilizzazione del vapore della centrale per l’agrindustria e per la conversione della centrale a gas. Tutto questo sempre che si voglia salvare il sito industrale. Se invece lo si vuole chiudere, basta dirlo e assumersene le responsabilità.

1 Commento

  • Mi permetto di aggiungere che il processo di lisciviazione del carbone del Sulcis con il quale è stato possibile abbattere significativamente le emissioni di zolfo, per qualche strano motivo è stato affossato.
    Eppure è un procedimento implementabile, con sottoprodotti commerciabili ed altamente produttivo.
    Anche per i minatori di Nuraxi Figus.

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