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Bosa: un caso da Patronaggio o da patronage?

Posted on 28 Agosto 202528 Agosto 2025 By Paolo Maninchedda 8 commenti su Bosa: un caso da Patronaggio o da patronage?

Ho avuto il tempo di leggere questo articolato documento, il celebre e di nuova introduzione DOCFAP, cioè la relazione finale sulle alternative progettuali rispetto al faraonico progetto di sistemazione idraulica di Bosa, del valore di oltre 300 milioni di euro ma, per la parte di cui stiamo parlando, di 5 milioni di euro e qualcosa.

Sono 82 pagine tutte dense, però si può cominciare dalla pagina 19 della determinazione dove, agli artt. 2 e 4 rispettivamente si afferma:
“ART. 2) Di dare atto che le Amministrazioni interessate hanno espresso parere positivo alla realizzazione delle opere previste nel rio Piras nella soluzione che prevede la realizzazione della galleria con sbocco in località Poggio Columbu“.

ART. 4) Di non procedere con le successive attività di progettazione per le opere previste a protezione del comune di Bosa dalle piene del fiume Temo in quanto nessuna delle soluzioni proposte è stata condivisa dalle Amministrazioni comunali interessate“.

Quindi, siore e siori, la città di Bosa, che non ha mai subito troppi danni dal rio Piras, rimarrà esposta a ogni funesto evento prodotto dal rio S’Aladerru e dal rio Codulanu (un tempo, nel XIX secolo, censito al catasto come rio Catalanu), quelli, per capirci, che allagano facilmente e agevolmente via Lamarmora da decenni, quelli che tempo fa si voleva convogliare in un canale scolmatore, mai realizzato per la taccagneria di coloro nei cui terreni il canale doveva passare, taccagneria non di denaro, ovviamente, ma di generosità pubblica.
Fatto è che il risultato è fallimentare: è come se si proponga a un malato di cancro di curargli l’acne e di lasciargli il tumore. Sarebbe una cosetta da interessare il procuratore Patronaggio, che esordì in Sardegna proprio sul rischio idrogeologico, perché il suo cognome è perfetta glossa di ciò che da decenni succede a Bosa, cioè la subordinazione degli interessi generali al patronage, cioè a quella forma di signoria politica che consiste nel fornire protezione ai vassalli e ai devoti in cambio della tutela dei propri privilegi signorili. Il problema, ovviamente, è stabilire chi siano i nuovi signori, che non coincidono con i proprietari dei terreni, anzi!: per scoprire la nuova nobiltà, a Bosa non bisogna andare al Catasto, bisogna seguire la birra. Sì, signori, altrove si seguono i soldi, qui si deve seguire la birra e si arriva al modello, all’icona, all’archetipo, al dominus, al patronus e ai suoi clientes.

Ma l’atto in questione è proprio simpatico perché rivela anche un certo rilassamento degli uffici regionali rispetto ai tempi nei quali io combattevo da assessore il dissesto idrogeologico sardo (mentre io mi occupavo di fiumi e canali, ormai quasi dieci anni fa, la polizia giudiziaria mi analizzava peli e sudore per vedere se poteva trovare qualcosa per arrestarmi, e perché? perché allora i signori  di oggi, non solo bosani ma tutti a me ben noti, funzionavano come delatori di falsità, come costruttori di una nomea che doveva arrivare alle manette, doveva arrivare a fermare un processo con un processo, e ci riuscirono grazie alla furia cieca di indagini fatte a nutrimento più politico che razionale).

Si consideri in primo luogo che tutto il piano di tutela di Bosa si regge su un presupposto: il corretto funzionamento della diga di Monte Crispu.
Eppure, nello stesso atto, non mancano i segnali del fatto che la diga non solo non è collaudata, ma non è collaudabile alla luce anche dei requisiti che ormai sono richiesti dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Il Distretto Idrografico non ha messo per iscritto ciò che tutti sanno, ma ha lasciato che ciò che avrebbe dovuto essere ben chiaro, sia stato espresso in forma implicita. È un cambiamento formale per me inatteso. È corollario di questa novità il fatto che anche l’Autorizzazione idraulica del Genio Civile, che per legge deve essere rilasciata, sia stata sostituita da un generico assenso dello stesso Genio, dato in Conferenza di Servizi. C’è ricca giurisprudenza intorno a queste procedure ed è unanime nel dire che quella Autorizzazione deve far parte dell’istruttoria.

La domanda è semplice: non è che la fortunata stagione che da circa un decennio sta risparmiando la Sardegna da eventi gravemente calamitosi sta riportando gli uffici ad abbassare nuovamente la guardia (la cosa più grave cui si è potuto assistere è il varo, nella scorsa legislatura, delle zone HI4 con la stella, una superfetazione del rischio idraulico degna di premio letterario….)? Solo in questo contesto posso pensare che si sia ritenuto di difendere Bosa dal rio Piras e non dalle minacce più gravi; solo nel contesto di una prevalenza della convenienza politica sulla responsabilità civica e civile possono accadere queste cose.
Se siamo a questo punto, allora siamo veramente nel peggiore dei punti possibili, quello che incrocia incoscienza e convenienza. Dio ci aiuti.

Politica, Rischio idrogeologico, Vetrina

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Comments (8) on “Bosa: un caso da Patronaggio o da patronage?”

  1. Antonio Cossu ha detto:
    1 Settembre 2025 alle 20:51

    Egregi Signori, sono un Bosano puro da almeno tre generazioni, sono il Presidente fondatore nel 1984 dell’unica TV locale “VIDEO TEMO”, mentre nel 2001 fondai il Comitato Cittadino http://www.comitatoperbosa.it. Bosa essendo sempre stata ad altissimo rischio idrogeologico, negli anni 1950 realizzarono la Diga di laminazione a Monte Crispu, l’unica opera degna di questo nome e già da anni funzionante, visto che avevano installato i sensori per il controllo dello scarico dalle gallerie: La richiesta di un collaudo è definibile una truffa. A quel punto I nostri politicanti locali si sentirono tranquilli e diedero il via a costruire in zona golenica, non avendo adattato il fiume a valle della diga ai ruscelli incontrollabili. A quel punto le inondazioni continuarono a fare danni anche nelle nuove abitazioni. A quel punto i così detti tecnici a loro dire, iniziarono a progettare opere idrauliche definibili “VERE DEMENZE TECNICHE” per eliminare questo problema, di tutte le opere proposte ed parte già realizzate, nonostante le nostre segnalazioni e diffide anche con petizione popolare, con video realizzati su plastici, solo alla visione dei progetti, per dimostrare che quelle opere non potevano funzionare, non rispettavano le leggi più elementari dell’idraulica e della natura. La risposta in differita dei nostri politicanti sapientoni locali è stata che le opere sono state visionate da docenti universitari luminari a livello europeo. (sicuramente le hanno visionate con le luci spente) figuriamoci cosa potevamo aspettarci dagli alunni. Nel sito alla voce “Le grandi opere” vi consiglio di vedere gli 8 video, per rendervi conto della DEMENZA TECNICA di queste opere. Nel 2016 a questi tecnici che hanno acquistato i titoli nelle bancarelle delle feste paesane, per eliminare le piene venne la brillante idea di sollevare la sponde del fiume di metri 1,30 con dei terrapieni, poi salirono a due metri, poi salirono a 6 metri in cemento armato, immaginate davanti alle Conce questa muraglia che copriva la visuale e si vedeva solo il tetto, a quel punto intervenne l’archit. Macchiavello lamentando lo sfregio davanti al monumento, noi invece presentammo una petizione popolare di circa 1500 firme di cui oltre il 60% stava rappresentando la propria famiglia. Il Sindaco Luigi Mastino, non ci diede nessuna risposta in merito e un anno esatto dopo fece venire a Bosa i così detti tecnici per farci vedere le modifiche apportate. Avevano ridotto il muro da 6 metri a 4 metri in cemento armato e gli altri due sarebbero stati pannellati al momento del bisogno… Vi invito a seguire il mio intervento nell’assemblea comunale alla fine e le risposte che ho avuto sia dal sindaco che dai così detti tecnici. (sul sito a marzo 2017) A maggio 2018 iniziarono gli allagamenti in tutto il Corso, vie limitrofe, piazza Monumento ,piazza Mercato, viali, Lungo Temo, causato dal canale di Via La Marmora, Vi consiglio di vedervi il video con tutte le spiegazioni tecniche delle cause di quei allagamenti, con diffida a smontare urgentemente quelle paratie DEMENZIALI (clapet) sia da Via La Marmora sia da Via Giovanni Antonio Pischedda che avevano montato. Non avendo avuto risposta dal Comune abbiamo inoltrato due denunce ai Carabinieri per omissioni di atti d’ufficio contro il sindaco, Vi aggiorno alla data odierna 01/09/2025 le DEMENZIALI PARATIE NON SONO STATE SMONTATE. Io sono sicuro che questo comportamento dei nostri politicanti sapientoni locali, sia UNA TRUFFA PER GIUSTIFICARE la deviazione del canale a monte della strozzatura che crea il ponte vecchio, così con il DEMENZIALE sollevamento sponde che stanno proponendo verso rione Santa Giusta, con le demenziali paratie (clapet) faranno annegare in quella zona famiglie intere. Vi consiglio a guardarvi il video dal titolo “Replica diffida contro qualsiasi progetto d’idraulica da realizzare sulla vallata del Temo”, nonché quello con richiesta di demolizione della diga foranea, con gli aggiornamenti dei gravissimi danni causati alla Rada di Bosa Marina a maggio di questo anno. In conclusione a ottobre 2017 quando vidi il disastro che stavano realizzando sulla Vallata del Temo dal 1980 in poi, dalla giunta Cuccuru in poi, presentai una “Bozza di Progetto per eliminare il rischio idrogeologico dalla Vallata del Temo e realizzare un vero e sicuro Porto Canale, sicuro per tutti”, con caratteristiche uniche al mondo, limitando le piene più grosse, quelle della scemenza di mille anni entro un metro dal livello del mare. Dai nostri politicanti sapientoni locali con una mentalità già dimostrata, uguale agli aggettivi delle opere già realizzate e proposte, a tutt’oggi non ho avuto nessun riscontro. (segno evidente che ho ragione) Video disponibile sul Sito, buona visione. Vi consento di guardarvi tutti gli altri video. (non ho sprecato 82 pagine)

  2. Antonio Napoletano ha detto:
    28 Agosto 2025 alle 19:21

    Mi spiace, ma non sono d’accordo, nel mese di luglio sono stato a Bosa per una 20 GG, ( sono sposato in Sardegna e sei mesi all’anno sono sull’isola) ho constatato che bosa le strade sono allucinanti, per non dire la marina strade con buchi, parlando con amici , la città lentamente non attira, la spiaggia in condizioni poco pulita, non c’è una doccia, il turista sta qualche giorno e se và perché non trova un appeel, ma soprattutto non ci sono intrattenimenti, ogni locale va per conto suo, possibile che l’organizzazione ( stile adriatico) abbiamo un mare bello ma poco sfruttato.

  3. Rosa ha detto:
    28 Agosto 2025 alle 18:00

    Sono bosana di origine per metà e per me è un luogo del cuore, magico.Ma ho notato anch’io fa decenni il degrado nel decoro urbano, ma soprattutto l’assalto di in turismo e di manifestazioni che fanno a pugni con la sostenibilità e rischiano di compromettere il patrimonio storico e paesaggistico di questo gioiello.Da un’altra parte della Sardegna ,ho notato anche io che non si tiene conto del letto di torrenti,’riii’ ,di cui gli antichi conoscevano bene la pericolosità in caso di piogge abbondanti.Ora che si hanno più strumenti per fare le mappe idrogeologiche del territorio, le attuali carte sono generiche e imprecise e la pratica del silenzio- assenso scavalca quelli che dovrebbero essere i pareri degli esperti del territorio e del patrimonio.Attenti! Bosa è bellissima, ma fragile ,sta avendo una giusta notorietà, ma rischia di finire nella trappola dell’:overtourism.

  4. Giorgio Guidali ha detto:
    28 Agosto 2025 alle 15:23

    Se fosse corrispondente al vero ciò che è scritto mi sembra essere una cosa da paura. Mi sembra una rappresentazione della peggiore Italia. Premetto, non sono Bosano, non sono neppure sardo, ma da 50 anni torno a Bosa, ho comprato casa a Bosa Marina, amo questo paese è amo soprattutto questa terra. Ho notato un degrado della città e dell’ ambiente negli ultimi anni come non mai successo prima. Non conosco i motivi quindi il mio giudizio potrebbe essere superficiale, ma è ciò che constatiamo noi che veniamo da fuori Sardegna.

  5. Giuseppe ha detto:
    28 Agosto 2025 alle 14:01

    Per poter arrivare ad una conclusione logica bisognerebbe intervistare le memorie storiche, che vivono ancora a Bosa, coloro che conoscono non solo la situazione attuale, ma anche la situazione precedente e che non sono state mai interpellate.

  6. Roberto ha detto:
    28 Agosto 2025 alle 11:16

    “per scoprire la nuova nobiltà, a Bosa non bisogna andare al Catasto, bisogna seguire la birra”
    Purtroppo è vero…povera Bosa

  7. Gian Pietro Zara ha detto:
    28 Agosto 2025 alle 10:58

    Perché non incaricare uno studio tecnico svizzero o tedesco e attendere la soluzione ? Non sarebbe di parte e risolverebbe il problema senza trovare ostacoli e ferroginusita’.

  8. Mario Pudhu ha detto:
    28 Agosto 2025 alle 07:30

    … ant a èssere prontos a prànghere e a pedire, si capitat, “per calamità naturale” e àteru de ‘cul turale”, mai Deus cherfat (e za semus seguros chi no cheret Isse) e s’isperàntzia za est sa prus mala a mòrrere, salvu candho l’afogant ca li ponent sa “puligada” (a manos netas, però).

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