Quando erano piccole, raccontavo alle mie figlie una favola intitolata De asino inflato.
Narrava di un asinello così superbo da non ascoltare nessuno, così convinto della propria grandezza da imitare goffamente i più forti per sembrare invincibile, e così incapace di governare la propria stalla da ridurla in macerie, pur continuando a vantarsene come fosse un palazzo.
La natura, che ogni tanto sa essere più spiritosa degli uomini, lo punì con una singolare malattia: ogni complimento rivolto a se stesso gli riempiva il ventre d’aria che lui, per riguardo al proprio alto concetto, non lasciava mai uscire.
Primo insegnamento: l’aria della vanità non evapora: si accumula.
Finché un giorno l’asino vide finalmente se stesso per quello che era.
Lo choc fu tale che la superbia gli precipitò dalla testa al ventre e il ventre, liberato da ogni ritegno, parlò con una voce così poderosa da essere udita in tutte le stalle del regno.
Da allora gli asini sanno che la vanità è fatta d’aria. Si crede che salga alla testa; in realtà si raccoglie molto più in basso, dove ogni superbia è destinata, prima o poi, a piegarsi all’umiltà del cesso.
Non so perché, ma la favoletta del celebre Flavius Anicius Magnus Aurelius Superbifutitor, insegnata a Roma per risolvere le colichette e educare all’alto esercizio di umiltà che dovrebbe suggerire a tutti la seduta mattutina, mi è tornata in mente leggendo i comunicati ufficiali della Regione Sardegna divulgati a commento della sequenza di fallimenti accumulati nelle ultime ore. Dinanzi alle sberle, sono state profuse dichiarazioni di soddisfazione, di convinta efficienza, di motivato compiacimento; insomma, aria.
Secondo il Bollettino AGENAS 2026, la Sardegna è una delle sole quattro regioni italiane ad aver peggiorato il rispetto dei tempi di attesa per le prime visite specialistiche: le prestazioni erogate entro i termini sono scese dal 69,2% al 64,1%. Migliorano invece gli esami diagnostici, passati dal 73,7% al 78,3%, ma ancora sotto la media nazionale. Il dato va letto con prudenza perché oltre la metà delle prescrizioni non viene nemmeno presa in carico dal sistema di prenotazione: non entrando nel monitoraggio AGENAS, non incidono sulle statistiche dei tempi di attesa, che fotografano così solo una parte delle richieste effettive. Schiaffone numero 1. Reazione: piena soddisfazione. Un metro cubo d’aria acquisito.
La Corte costituzionale ha smontato i pilastri della legge sarda sulle aree idonee. Ha stabilito che la Regione non poteva trasformare le aree non idonee in aree vietate, imponendo un divieto automatico agli impianti; non poteva bloccare anche le autorizzazioni già in corso; non poteva cancellare l’efficacia di autorizzazioni già rilasciate; e non poteva disciplinare con legge regionale le aree marine per l’eolico offshore, materia riservata allo Stato. In sostanza, la Corte ha ritenuto illegittimo il tentativo di fermare le rinnovabili con divieti generalizzati e retroattivi. La sentenza si fonda in larga parte sul decreto legislativo n. 199 del 2021, varato dal governo Draghi per recepire la direttiva europea sulle energie rinnovabili, proprio quello di cui la Todde in campagna elettorale negava l’esistenza.
Una sussa che mancu li cani, ma ufficialmente si è ostentato pieno compiacimento. Aria stivata anche nella coclea, destra e sinistra.
La legge sarda sul fine vita, ricalcata in larga parte su quella toscana, è stata censurata dalla Corte costituzionale perché non si limitava a organizzare il servizio sanitario, ma finiva per disciplinare un diritto che solo lo Stato può regolare. In particolare, la Regione aveva fissato requisiti, procedure, tempi e garanzie per l’accesso al suicidio medicalmente assistito, intervenendo così in materie riservate alla legislazione statale, come il diritto civile, il diritto penale e i livelli essenziali di assistenza. La Corte ha ribadito che le Regioni possono organizzare i servizi, ma non possono sostituirsi al Parlamento nel definire chi, come e quando possa accedere al fine vita. E qui, mi hanno detto, il peto è uscito, finalmente.

Complimenti professore, come sempre lei è molto chiaro.
Leggere i suoi articoli per me è molto importante, perché con molta semplicità mi aiuta a capire meglio quello che accade in regione.
Però in questo articolo, sono riuscita anche a vedere l’asino del racconto e anche i nostri parlamentari, belli, gonfi, che fluttuavano dentro l’aula in cerca di appiglio, sbattendo a destra e a sinistra.
Poi madre natura ha fatto il suo corso e sono esplosi con grande fragore, atterrando nella loro cacca.
È questa sarà la fine della loro storia.
Bisonzada a dare, tempus a su tempus.
Se accadesse realmente quanti tronfi tromboni sarebbero palesemente tali in tanti ambiti!!!
Prof lei racconta la storia dell’Asino oggi sull’unione Franco Meloni racconta la storia della Rana dimostrazione di come vanno le cose in Regione
Il pubblico non è poco attento. È semmai disinformato da chi è pagato per fare seria e corretta informazione. E non la fa.
Gent.mo, solo un commento sul fiume di denaro che oramai da anni il Consiglio regionale distribuisce in barba a tutte le procedure previste dalla legge (codice contratti in primis). Aggiungo, e mi creda, non perché me lo abbiano raccontato quanto perché lo abbia vissuto, che dopo il regalo ricevuto, i beneficiari designati non vogliono subire alcun controllo. Per loro, è come se la Regione fosse un bancomat. Arrivano negli uffici, vestiti come se fossero i padrini di qualche cresimando (quante volte li avreste visti attorno alle sedi degli assessorati, sempre sorridenti, giacca e cravatta anche con 45 gradi) come se per loro il malloppo dovesse essere portato via in un sacco di tela vuota pronta da riempire con le banconote della Regione. Dovrebbe vedere le loro facce e le reazioni quando si ipotizzano regole di rendicontazione, tempi, controlli, riferimenti a leggi o regolamenti. Scene di panico, sorpresa, tentativi di improvvisarsi costituzionalisti, esperti chief financial officer…. Per non parlare di cosa succede quando si chiede conto di cosa abbiano fatto. Scene indegne. Giustificazioni prive di fondamento. Una pena. Ma è quello che vogliamo. Se non lo volessimo questa gente andrebbe a lavorare per campi.
Egregio Professore, direi che l’attuale maggioranza della Regione Autonoma della Sardegna dispone di una comunicazione social molto efficace e che, nei confronti di un pubblico poco attento, riesce spesso a “far passare le mele per ciliegie”. Ne sono un triste esempio, come Lei giustamente evidenzia, la gestione della sanità, la vicenda delle aree idonee e le numerose leggi regionali successivamente impugnate o dichiarate illegittime dal Governo nazionale. Oggi più che mai, con una variazione di bilancio che ha portato le risorse disponibili dai 750 milioni iniziali a oltre un miliardo di euro, grazie ai nuovi trasferimenti riconosciuti dallo Stato alla Sardegna, si sarebbe potuta imprimere una svolta concreta al sistema produttivo isolano. Sarebbe stata l’occasione per investire in modo strutturale nei trasporti, nella sanità, nel pubblico impiego e in tante opere e riforme incompiute da decenni. Invece, si sceglierà, a mio umile avviso, un’altra strada: le risorse saranno distribuite “a pioggia” a enti, associazioni e soggetti privati, spesso senza il ricorso a bandi pubblici o a criteri di selezione trasparenti. Una modalità che solleva legittime perplessità, poiché appare poco orientata all’interesse pubblico e ai principi di trasparenza, imparzialità e meritocrazia che dovrebbero guidare l’impiego delle risorse della collettività. Il vero motivo di amarezza, però, è vedere tutto questo accadere sotto gli occhi di un’opposizione sostanzialmente silente, che sembra piegarsi alle decisioni della maggioranza senza esercitare con la necessaria determinazione il proprio ruolo di controllo e di proposta. In una democrazia, il confronto politico e la vigilanza sull’operato di chi governa rappresentano un presidio fondamentale a tutela dell’interesse pubblico; quando questi vengono meno, il rischio è quello di assistere a una gestione sempre meno trasparente e sempre più distante dalle esigenze dei cittadini.
Spassosissimo articolo!!😂