Bloccate le esercitazioni militari estive dai membri civili del Co.Mi.Pa. La stampa tace, il governo fa pressioni

24 maggio 2011 07:3310 commentiViews: 23

172Quello che segue è il comunicato dei membri civili del Comitato Misto Paritetico sulle attività militari in Sardegna. Che cosa è successo? È successo che ieri, 23 maggio, queste persone non hanno partecipato alla riunione del Co. Mi.Pa impedendo così che la riunione avesse luogo. L’obiettivo è chiaramente e giustamente impedire che il parere del Comitato venga formalizzato e consenta il proseguo dell’iter burocratico che porta all’autorizzazione delle esercitazioni del secondo semestre in Sardegna. Infatti, qualora il Co.Mi.Pa si pronunci contro l’attività addestrativa, il Ministro può comunque prescinderne e autorizzare le manovre. Ma non può decidere prima che il Co.Mi.Pa abbia espresso il suo parere. Il governo, indifferente a ciò che è in corso di accertamento a Quirra e indifferente al fatto che lo Stato italiano sta investendo in Sardegna solo in radar e in bombe da addestramento, vuole proseguire in questa scellerata attività a prescindere dal contesto politico attuale. I membri laici del Comitato, cioè quelli non militari, si sono fatti interpreti della nuova coscienza che i sardi stanno maturando sulle servitù militari. Il mondo politico tace, impegnato a dilaniarsi su questioni di lana caprina. Ma ciò che è peggio, tace anche la stampa che ha ricevuto il comunicato che segue e non ne ha dato alcun conto.

I membri del Comitato Misto Paritetico sulle attività militari in Sardegna, rappresentanti il Consiglio Regionale Sardo, non partecipano alla riunione convocata per il giorno 23 Maggio presso il Comando Marina di Cagliari, per l’esame dei programmi addestrativi del secondo semestre 2011, per i seguenti motivi:
le problematiche che emergono dalle vicende legate alle attività militari in Sardegna sono giunte ad un punto tale che non consentono a nessuno un approccio pilatesco o, peggio ancora, noncurante delle conseguenze, quasi che, approvare i programmi e quindi avallare tutte le operazioni connesse, sia un momento distinto e senza un legame logico e consequenziale con gli effetti che conseguono a queste operazioni.

In diverse circostanze e da troppi anni abbiamo sollevato dubbi, manifestato perplessità e reiterato, inascoltati, la richiesta improcrastinabile di un serio, oggettivo e neutrale monitoraggio ambientale per tutti i poligoni sardi: Quirra, Capo Teulada, Capo Frasca, innanzitutto.

C’è voluta la magistratura, verrebbe da dire, e un accumulo inusitato di indizi tutt’altro che rassicuranti; non ci sentiamo per questo sminuiti o scavalcati, da qualunque parte venga un approccio serio a queste tematiche ben venga ma soprattutto presto venga!

Il monitoraggio ambientale, quello vero, arriva a Quirra quando forse le situazioni parrebbero assai compromesse; una ragione ulteriore perché si estenda immediatamente l’indagine anche agli altri siti, sperando che corrisponda ai canoni di una ragionevole ed opportuna opera di prevenzione, senza aspettare che si alimenti una nefasta psicosi collettiva, che si produca immediatamente il danno di immagine senza avere alcuna certezza sulla reale situazione oggettiva, senza che sia necessaria la riesumazione delle vittime o la ricerca affannosa di porre riparo all’irreparabile.
Una normale, dovuta attività di prevenzione invece, avendo come obiettivo attività addestrative compatibili con le situazioni reali in cui si va ad incidere, selezionando ed utilizzando tecniche e materiali adeguati a garantire la salute, in prima luogo degli addetti che lavorano e vivono nei poligoni, ma con la dovuta attenzione alle popolazioni civili dei territori più prossimi ai siti militari che, senza averlo scelto, si trovano a subire le conseguenze come se fossero maestranze degli stessi o peggio un complemento qualunque dei luoghi interessati dalle esercitazioni.

Per questi motivi riteniamo che i programmi addestrativi possano essere esaminati, discussi e licenziati solamente in presenza di uno scenario che comprenda impegni concreti di tutti coloro che hanno competenza in materia, per la soluzione dei problemi evidenti a qualunque cittadino consapevole, ancora di più se direttamente investito di una quota di responsabilità rispetto ad essi.

Per quanto ci riguarda riteniamo che svolgere fino in fondo la nostra funzione significhi sollevare tempestivamente le questioni nelle sedi competenti, lontano dai clamori ma prossimi alle sedi deputate ad assumere le opportune decisioni, come è stato recentissimamente nella sede istituzionale della Presidenza del Consiglio Regionale, direttamente con l’On. Claudia Lombardo, prospettando le questioni e chiedendo cortesemente di farsi tramite nei confronti della competente commissione consiliare per una audizione sull’argomento.
La stessa richiesta invieremo immediatamente all’Assessore Liori e a tutti i gruppi consiliari regionali perche si facciano carico del problema, ad incominciare dallo stanziamento delle risorse necessarie per il monitoraggio ambientale di tutti i poligoni e delle azioni che ne dovessero conseguire.

Aramu, Cherchi, Fiori, Fronterrè, Mocci, Orrù, Tanas.

10 Commenti

  • Domenico Mura

    E nel frattempo lo Stato con un fare tutto sotto-traccia, presentando l’istruttoria con la necessità di fermare gli sbarchi clandestini infatti denomina il tutto con un intento “Anti migranti” cerca con un bliz di piazzare 4/5 radar in terra sarda. E per non sbagliare le infila all’interno delle Zone a Protezione Speciale. Ovvero le stesse che dovrebbero tutelare particolari habitat,particolarmente sensibili. Le popolazioni dei 4 siti, allertate e allarmate, decidono di presidiare e impedire sia l’inizio che il proseguimento dei lavori. I 4 comuni certi (fin’ora) Sassari, Tresnuraghes, Fluminimaggiore, Sant’Antioco) si oppongono e difendono con i denti non solo i 300 mq interessati ma il diritto di tutta la Sardegna a dire NO ai Radar, No a nuove servitù militari.La Sardegna ha già dato,in modo generoso d esagerato non solo in termini di aree ma anche di salute e di vite umane. Adesso Basta! Perchè se dovessero passare i radar, fra qualche anno saremo di nuovo qu ia difenderci da ulteriori imposizioni. Fermiamoli una volta per sempre. Un grazie di cuore ai membri del Co.Mi.PA. e quanti vorranno impegnarsi in questa battaglia politica e di autodeterminazione.

  • Sardegna uguale Colonia. La filosofia dello Sato Italiano non accenna a cambiare. Quirra non insegna niente. Con la scusa dell’immigrazione lo Stato vuole circondare la Sardegna di radar i cui fasci di energia ellettromagnetica arrostiscono un cardellino a 50 chilometri di distanza. Ma dove sono i nostri Deputati e Senatori? Che sollevino più forte la loro voce, di qalunque parte siano!

  • Onore e rispetto per il CoMiPa e per i suoi componenti tutti.
    Sicuramente le pressioni psicologiche a cui sono sottoposti non sono da meno.
    Grazie.

  • Mario Pudhu

    Za fit ora de de zúghere ogros a bídere e origras pro intèndhere! Sos tziviles de su Comitadu ant fatu bene su chi ant fatu: isperamus solu chi bi la sigant ca no si ndhe podet prus de un’opressione infame! Solu zente istérrida a tapeto a totu sos chi bi cherent colare e fàghere totu sos bisonzos issoro podet sighire a agguantare! Isperamus chi siant abberu esémpiu de tziviltade, apustis chi tropu sardos ant mustradu solu servilismu.

  • Gianuario Fiori

    Grazie a Paolo Maninchedda per aver pubblicato le motivazioni che ci hanno indotto a non prendere parte alla riunione del COMIPA di ieri. Spero che chi governa la Regione apprezzi e condivida la nostra scelta, dettata dalla necessità di far capire alle autorità militari che intendiamo agire nel rispetto delle prerogative assegnateci dalla legge istitutiva del Comitato Misto Paritetico sulle servitù militari, e non subire passivamente ciò che viene deciso altrove.

  • Piero Atzori

    @Danzatore delle stelle, i responsabili che stanno sopra i militari vanno perseguiti in tutti i modi, secondo legge, non solo politicamente. Il compromesso industria-posto di lavoro-scempio del territorio, dove lo scempio del territorio e il non rispetto della salute è per noi e i posti di lavoro e i profitti per altri NON CORRISPONDE ALLA NOSTRA IDEA DEL FUTURO. È molto semplice.
    I 50.000 euro l’ora che mi risulta lo Stato riceva per l’affitto orario del poligono di Perdas sono incassi da restituire ai sardi che hanno contratto malattie e che le contrarranno nel prossimo futuro. Mi pare iniziato finalmente un periodo di protesta di sovranità sarda. Occorre solo incrementarlo giorno per giorno.

  • Aurora Pigliapochi

    Mi chiedo quando finirà questa farsa È stato dimostrato ampiamente che Quirra uccide, che le armi testate nei poligoni italiani in terra Sarda uccidono e avvelenano tutti i territori teatri di guerre non volute dai Sardi. Genocidio in atto, questa è la triste verità. Noi Sardi siamo vittime sacrificabili per uno stato che è tra i più grandi produttori di armi al mondo.
    Indipendentzia !

  • Danzatore delle stelle

    Fatta salva la legittima posizione del CO.MI.PA. lancio una provocazione: chi mi sa dire quale è la zona della Sardegna con la più alta incidenza di tumori?

    Ipotizziamo che sia la media valle del tirso, come mai il risalto mediatico non è lo stesso che si ha per la zone interessate dai pologoni militari?

    Eppure abbiamo trent’anni di inquinamento “chimico” a ridosso della sponda meridionale del Tirso, mentre su quella opposta esiste una discarica che ha avuto l’onore di ricevere l’amianto della Maddalena-Marcegaglia…

    Pochi Km più a valle lo stesso fiume forma il bacino artificiale del lago Omodeo, che a sua volta è fonte irrigatoria di tutte le coltivazioni dell’oristanese…

    Nei casi in cui le forze armate tradiscono chi dovrebbero difendere è sacrosanto indignarsi e chiedere che gli si vengano strappate le stellette come ricorda il sig. Atzori nel suo commento.

    Ma a quelli che stanno sopra ai militari, che permettono con le loro decisioni, spesso prese senza competenza alcuna (siamo in Italia sig. Atzori) che bisognerebbe fargli?

    Proviamo per un momento ad analizzare tutti gli anelli della catena e chiediamoci se il compromesso industria – posto di lavoro – scempio del territorio – è ancora compatibile con la nostra idea di futuro.

    Pensiamo solo per un momento se dopo aver eventualmente chiuso i poligoni, le loro zone di mare non diventino miracolosamente agibili e disponibili per una speculazione che anche stavolta avrà un non so che di esclusivo per i cementificatori e le briciole per gli indigeni.

    I’m not sleeping, i’m vade awake

  • Mah… non è mai successo che i militari ci abbiano difeso verso attacchi di esterni… i militari vengono usati nelle guerre coloniali e per sedare rivolte interne… ricordiamocelo quando ci imporranno le centrali nucleari…

  • Piero Atzori

    Il soldato che si addestra per difenderci da minacce esterne non può sminuire e celare i rischi per la salute dei sardi connessi a esplosioni varie. Spero che il Comitato Misto Paritetico sulle attività militari in Sardegna tenga duro e continui a rappresentare il superiore interesse dei Sardi. Questa situazione ha precise e prolungate responsabilità politiche da mettere a nudo. Quanto ai militari che tacessero o sminuissero la gravità dei fatti di Quirra andrebbero loro strappate le stellette. Non si può tollerare che tradiscano la fiducia di chi dovrebbero difendere.

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