Bisogna andare a elezioni anticipate. Su Ottana e Porto Torres, due parole sugli asini di Roma

2 settembre 2012 20:5015 commentiViews: 44

Se c’è una cosa che la gravissima situazione della Sardegna (e dell’Italia) sta mettendo in evidenza è che l’unica via d’uscita è una riforma globale del sistema sardo sì razionale, sì pacifica, sì graduale, ma al tempo stesso radicale, severa, chiara. Tutte le formule di aggiustamento del sistema attuale non riescono a sconfiggere il sentimento più diffuso: lo sconforto, la rassegnazione, la lamentela e il “si salvi chi può”. In una parola: nessuna proposta di banale aggionamento del sistema che abbiamo conosciuto gode di credibilità. Come pure paiono privi di consenso quelli che in questa stagione difficile si stanno proponendo sui giornali come i possessori della formula magica che tutto risolve, quelli che danno le pagelle e stabiliscono i promossi (loro) e i bocciati (gli altri) per decidere a priori chi deve governare. Tutti questi riti sono finiti. C’è la nausea dei riti. A me pare che la gente voglia l’occasione democratica per decidere la cura e che non voglia cure consumate. Sul rapporto con lo Stato, sul fisco, sull’energia, sugli oligopoli nei trasporti e nel mercato alimentare, sulla spesa della Regione, sull’organizzazione della Regione, sul lavoro, sul ceto politico, su questo e su altro la gente vuole esprimersi. È assurdo protrarre questa legislatura mentre il mondo è cambiato così profondamente dal 2008. È antidemocratico abusare della durata naturale della legislatura a prescindere dal clima politico e culturale del Paese. È da pazzi spendere nei prossimi due anni milionate di euro per fare tre elezioni separate: politiche, amministrative e regionali. È immorale impedire alla gente di decidere come riaprire il futuro e invece costringerla a questuare le soluzioni o al Presidente della Regione in carica o col solito ministro della Repubblica italiana. Sono maturate in questi mesi tante proposte, tanti leader, tanti movimenti. È tempo che la società possa dare un indirizzo chiaro, perché solo con la partecipazione popolare si potrà avere il mandato politico e morale per realizzare la durissima cura finanziaria, culturale, economica e politica a cui la Sardegna deve sottoporsi.
Due parole su Terna e Ottana: nonostante tutte le promesse di tutti i funzionarioni di Stato proferite nella riunione romana di venerdì, Terna se ne catafotte e non compra l’energia da Ottana Energia. L’Italia è in mano ai mendaci e agli imbroglioni. Nonostante questo sia molto chiaro e siano a rischio 500 posti di lavoro,  le popolazioni dei paesi interessati non fanno neanche un centesimo del putiferio che fa il Sulcis con un millesimo delle ragioni che invece ha Ottana e il centro Sardegna. Se si pensa che io sia Superman e che da solo riesca a combattere con gli oligopoli di stato, allora si crede ancora che gli asini volano, mentre gli asini ci governano, a Roma. Nel frattempo Porto Torres, anziché stanare E.On sulle sue inadempienze, sonnecchia placida. Complimenti vivissimi al tempismo, al coraggio, alla forza.

15 Commenti

  • Condivido le considerazioni di Efisio Desogus. Anche io horicevuto la lettera del Commissario Guido Sarritzu alla quale ho già risposto con lo spirito costruttvo e fare finalmente chiarezza sul tesseramento 2012 nell’interesse del Partito.
    A Paolo L., viste le valutazioni sul Commissario, chiedo come mai non ha rilevato l’anomalia di un Segretario di Federazione che si dimette senza coinvolgere il Coordinamento confermando una gestione personalistica che ha privato per lungo tempo la presenza politica del Partito sui problemi del nostro territorio.

  • Efisio Desogus

    Bene ha fatto il commissario caro Paolo a inviare la lettera per fare chiarezza sul tesseramento e sui responsabili delle sezioni considerata la situazione nella quale si è ritrovato. Un compito ingrato, e tu che dovresti essere uomo di partito dovresti collaborare. Anche a me è arrivata la lettera e devo dire che finalmente si cerca di fare chiarezza in una federazione dove regnava la confusione e la piu’ totale anarchia, dove non si riusciva a chiudere il tessseramento per i motivi che tutti conosciamo.
    Sul commissariamento ne hanno dato notizia i giornali, la Tv e anche il sito del Partito.
    Invece di criticare, cerchiamo di essere propositivi, per il bene del Partito al quale tutti siamo legati.
    fortza paris
    Efisio Desogus

  • Evelina Pinna

    @Rosella.
    Gentilissima. Servono i numeri è vero, ma i numeri spesso non generano giuste previsioni. Questo è un dato di fatto. Servono numeri per licenziare i politici inefficienti, che non fungono agli obiettivi, che svolgono la politica dell’uomo qualunque; servono numeri organizzati per ricostruire un percorso politico valido o comunque alternativo. E’ più difficile individuare un buon politico che cento voti certi, e forse questo non lo voterà nessuno. L’elettorato sardo ha grossi problemi ad ammettere ogni volta che certa politica corrente, e rivotata all’ennesimo, è responsabile di certa situazione dominante ed aberrante in Italia e in Sardegna. Le elezioni preparate alla svelta mi fanno paura perché si rivelano ogni volta una corsa esasperata alla rielezione, insinuano nella gente delle variabili di condizionamento e delle aspettative difficilmente futuribili, e non un granello di riflessione sulla necessità di revisionare un sistema stanco e obsoleto. I livelli aggregati di approvazione, i grossi numeri, hanno favorito finora gli errori storici più eclatanti della politica sarda. Provocatoriamente mi sento di dire che se alle elezioni si va uniti in coalizioni, solo occasionando urti fragorosi tra i grossi partiti storici potranno emergere quelle contraddizioni intrinseche dalle quali, per esplosione, possiamo sperare di generare nuovi numeri, utili per una politica sarda rinnovata.

  • Cavaliere Nuragico

    Bene, dopo tutti questi commenti, bisogna fare sintesi di tutto
    ciò che se si è detto.
    La capacità di unire anime di diversa estrazione politica che vada da quelle indipendentiste e autonomiste e non solo, in un progetto politico serio di pochi punti, ma credibile.
    La mia speranza e idea, passa per forza di cose in un cambiamento: quello di lasciarsi alle spalle le proprie convinzioni e idee di partito, per un progetto politico nuovo che riquarda tutti, altrimenti non stiamo parlando di politica ma di un’ altra cosa.
    Bisogna puntare su donne e uomini capaci di elaborare nuove idee, liberi di pensare e non legati ad una mentalità medioevale in epoca moderna come il clientelismo ed altro che la fanno da padroni.
    Per questo faccio appello All’ On. Maninchedda con tutti i Sardi che scelgono di essere cittadini protagonisti del proprio futuro.
    Bisogna organizzare delle assemblee dove si discuta delle problematiche economiche e sociali, del proprio territorio, in grado di unire tutta la Sardegna dandole una sola voce, perchè tutto ciò possa aiutarci a corregere gli errori del passato, solo così nascerà un movimento serio, utile per la nostra terra e per le generazioni future.
    Un sogno? Forse…..
    Ringrazio l’ On. Maninchedda, di avermi fatto scrivere nel suo blog.
    Forza Paris

  • Bustianu contrariu

    Caro Paolo io sono contrario allo scioglimento del consiglio.

    e lo sai perchè?

    perchè so benissimo che tu non ti vuoi ricandidare, e quindi non verrai rieletto, e quindi noi che siamo già col culo per terra andremo ancora di più col culo per terra e destinati a rimanerci.

    e mentre adesso nel tuo ruolo attuale stai riuscendo a fare un pò di casino e a “stufuzonare” nella melma, dopo, questo, non lo potrai più fare perchè ti faranno ancor di più un culo così.

    quindi, bando alle idee “tafazziane”: finchè c’è tempo e consiglio continua a fare casino, perchè dopo di te vedo un che di grigio che pare buio.

  • PSDAZ, mi viene da sorridere…
    Oggi mi è arrivata una lettera dalla Federazione di Cagliari,firmata Guido Sarritzu (Commissario).
    Ho pensato a uno scherzo.
    Mi si chiede senza una spiegazione sul commissariamento della Federazione,una gentile prefazione con una presentazione di questo commissario,mai sentito e mai visto,con un minimo di gentile approccio.
    Niente.
    Mi chiede una serie di cose, verbali ed altro.
    Ma stiamo scherzando?
    Ma voi pensate che io abbia voglio di stare a questo gioco, tra parentesi arrogante e maleducato ?

  • Mi pare di sentire troppi interventi fatti a mezzo metro da terra, poco pragmatici e belli anzi bellissimi, ma un tantino sognanti. Mi perdonerete se riporto la discussione alla cruda realtà, facendo necessariamente i conti con i noiosissimi ma inevitabili numeri e prendo quindi quelli delle ultime regionali del 2009
    http://www.regione.sardegna.it/argomenti/attivita_istituzionali/elezioni2009/risultatiriassuntivi.html
    rossomori 2,54%
    irs 2,07%
    psd’az 4,29%
    unidade indipendentista 0,44%
    tot partiti indipendentisti 9,34%

    riformatori 6,78%
    uds sardi uniti 3,50%
    Insieme Per le Autonomie: 2,24%
    tot. Partiti Regionalisti 12,52%

    Questo è lo stato dell’arte, vale a dire che se alle prossime regionali si riproporranno questi numeri, tutti i bei propositi, idee, progetti di matrice sovranista che si auspicano, andranno come si suol dire a…. farsi benedire.
    Cavaliere Nero bisogna dire allora Indipendentisti Uniamoci e non basta, bisogna che tutti ci si rimbocchi le maniche per lavorare in prima linea, nella società civile per cercare di essere più numerosi.
    Sig. Gianni, le dimissioni dei politici non portano da nessuna parte se non siamo pronti ad avere un valore numerico superiore che esprima l’idea indipendentista.
    Sig. P. Luigi, non è più tempo di confidare, ma di agire e non di delegare, la nuova classe dirigente coraggiosa e innovatrice non arriva per grazia ricevuta, ma proviene dal basso, siamo noi, e anche Lei che deve sentire la responsabilità di proporre nuove persone, inoltre è tempo di formulare un pensiero slegato dalle logiche romane se l’idea è quella di camminare con le nostre gambe.
    Sig.ra Evelina, bellissimo discorso, ma torno a dire, per applicarlo occorrono i numeri altrimenti, il bilancio, il nuovo statuto che ci si propone di mettere a punto con la costituente, resteranno lettera morta.
    Sig. Giovanni, è giustissimo rinnovarsi, (senza la necessità di sciogliere il Psd’az), condivido che Lei parli al congresso (meglio tardi che mai!!!), ma bisogna andare oltre le parole e impegnarsi veramente per il rinnovamento, ognuno nella propria sezione, parlare con la gente, e allargare la cerchia, altrimenti i suoi intenti non andranno a centrare l’obiettivo.
    Dunque, visti i numeri delle regionali del 2009, per le prossime regionali, cerco di ipotizzare alcuni scenari, senza concedermi la facoltà di praticare voli pindarici, perché altrimenti si potrebbe ipotizzare tutto e il contrario di tutto:
    1)Portare il 9, 34% di partiti indipendentisti, almeno al 20% per cercare di incidere in un governo regionale di partiti unitaristi, quale ago della bilancia;
    2)Superare il 20% aderendo ad un progetto di programma politico sovranista per i prossimi 5 anni, che includa anche i partiti regionalisti;
    3)Allargare il progetto di programma politico sovranista per i prossimi 5 anni anche a partiti unitaristi (consapevoli dell’alto rischio che questo comporterebbe).

    Per Sofia: penso che rieducare sia un concetto inaplicabile quando si parla di persone adulte; poco democratico in quanto l’educazione implica una sorta di coercizione da parte di chi educa e di una sorta di passività da parte di chi riceve l’educazione. Proporrei piuttosto la pratica del confronto, esercizio che l’essere umano sta ormai perdendo, lasciando il posto prevalentemente allo scontro e a quel finto e sintetico confronto praticato in quei luoghi che sono Non Luoghi, pregni prevalentemente di falsità e bugie, dove la persona si misura con il metro dell’apparire e dell’avere.

    Per Angela:
    è vero, l’On. Maninchedda sta rappresentando nel Psd’az una nuova e fresca boccata d’aria. Ma è pur vero che un uomo da solo non può fare tutto, bisogna essere in tanti e uniti per centrare l’obbiettivo.

  • Il simbolo, quello dei quattro mori, ormai è noto in tutto il mondo ed è nel cuore di molti

  • Io non sono d’accordo sullo scioglimento del partito. Deve rimanere è l’eredità preziosa di una nazione che si è riunita in movimento politico per far sentire la sua voce. Ma sono d’accordissimo che bisogna rifondarlo soprattutto recuperando lo spirito di qualche annno fa. Adesso un leeder capace e preparato ce lo abbiamo, dopo anni di mezze calzette (ed è Paolo ovviamente). In lui, noi vecchi tesserati abbiamo riposto le nostre speranze di far rifiorire e rinverdire un simbolo. Non abbiamo bisogno di nuove sigle, nuovi simboli nuovi movimenti. Ne abbiamo già abbastanza. I vari doddore,bustianu sono usciti dal partito hanno fatto la loro nuova formazione e che risultati hanno ottenuto? perdere di credibilità. Il metodo di rifarsi il look è dei partiti italiani. E che cosa hanno ottenuto? Niente. E allora ripartiamo dal territorio, ripartiamo dall’ascolto delle istanze che vengono dal basso.

  • Salve, non posso non condividere le parole dell’Onorevole Maninchedda, il nostro territorio si trova ora in un vuoto istituzionale che probabilmente mai ha vissuto, neppure nei periodi più bui. Un vuoto istituzionale a tutti i livelli, che ha determinato un pantano da cui non se ne potrà uscire con una sola voce, o con la pretesa che il singolo possa fare x tutti. Mancano le proposte operative di una classe dirigente che rimane nascosta nei salotti politici, cercando strategie per poter mantenere la poltrona in cui sono seduti, determinati a tenere l’elettorato sedato da tante promesse, di ogni genere, a seconda del cavallo di battaglia che possono utilizzare, nell’immaginario collettivo ricordano i cavalieri di un tempo, con il rispettivo cavallo di battaglia; peccato che nella realtà questi cavalli ora hanno la testa mozzata. Il centro Sardegna,non offre più opportunità di promesse ai politici, la scomparsa di Ottana, spero determini, me lo auguro di cuore la scomparsa di molti ” politici”. Non fosse altro, per uno scatto di orgoglio, che nonostante i sedativi ci fanno riconoscere seppure tardivamente una manica di imbroglioni, prima sardi e poi romani Questa è la verità, non mi stupisce che ci siano gli imbroglioni d’oltre mare, mi vergogno che ci siano i sardi a dargli una mano.Manca una coscienza del lavoro, si è persa, che possa muovere i lavoratori a fare ciò che è giusto, ciò che molti si vergognano di dire, parlare di lotta, oggi, nel centro Sardegna è anacronistico, inutile e controproducente, nessuno si espone. E’ neccessario rieducare.

  • La base politica caro Cavaliere Nuragico è che bisogna fare la scelt coraggiosa di sciogliere il PSDAZ e creare un altro soggetto modederno e vitale. Questo Partito è legato più che non mai alle trassedde dei partiti italiani.

    I Sassaresi che con pochi voti dettano le regole, che loro stessi non rispettano.

    Un consiglio Nazionale che è solo folclore e non è mai servato a nulla se non a rattifficare quello che il presidente decide.

    Consiglieri Regionali Bravi ma col freno a mano tirato dal presidente che tende a gestire tutto.

    tante ma tante altre cose da dire.. ma sarebbe meglio dirle al congresso.. e stavolta lo farò.. e non solo io….

    O ci si rinnovva o ci si lquida..

    se nn ci si rinnovva ci liquefarà l’elettorato..

    Forza TOTTUS Paris

  • Evelina Pinna

    Condivido nuove elezioni, ma è necessario che la politica si evolva sul piano interno e adotti finalmente un codice di condotta responsabile dinnanzi agli elettori. Penso si possa restare ognuno del proprio partito pur appoggiando una proposta comune, condividendo degli obiettivi proiettabili oltre gli itinerari e le strette logiche di partito. Il patto è che le coalizioni in campo e tutti i partiti in gioco, siedano attorno a un tavolo comune, per sottoscrivere l’impegno di obiettivi convergenti, con verifiche congiunte almeno di medio termine, pena lo scioglimento dell’assemblea eletta. Solo degli obiettivi comuni possono riscattare una politica divenuta oggi mera aspirazione ideologica, senza quella spinta propulsiva data dalla necessità delle cose. Ad esempio sarà interessante considerare quanto dell’attuale crisi sarda sia imputabile alla perdita di potere e di controllo sul bilancio regionale, e chiedersi come mai lo Statuto, lungi dall’invocare l’avvento di uno stratega di business, abbia invece chiesto di tutelare un’unica funzione, centrale e storica di tutti gli stati e nazioni, che è appunto quella del bilancio.La crisi sarda è probabilmente pura e perfetta crisi del potere di bilancio, ormai fuori controllo per disapplicazione dello Statuto e non sembri il solito refriend dire che il potenziale di ripresa risiede in buona parte nello Statuto, vecchio e perfettibile, ma sufficientemente lineare nelle vedute d’insieme e negli scenari comuni. Il potere di bilancio e quindi il potere di controllo sul portafoglio finanziario e patrimoniale, è l’unico che può rendere effettivo e impregiudicato il potere di negoziazione di una nazione come la Sardegna, dinnanzi a qualunque intromissione esterna. Non si comprende ad esempio perché il bilancio di una regione partecipata economicamente o per meglio dire calpestata economicamente per anni da una multinazionale, non debba contemplare dei principi contabili straordinari, anche conformi alle regole di un paese terzo o dell’Unione europea, a tutela del diritto di patrimoniale di suolo in base al quale io regione mi rendo garante e sovrana del mio territorio e non concedo a te multinazionale di deturparmi e avvelenarmi e poi abbandonarmi. Se tu Stato non mi riconosci questo diritto allora me lo riconosco io Sardegna a botte di Statuto. Nel controllo interno del bilancio è insita la prerogativa di un popolo che individua nel potere di legiferare, anche quello di difendere i propri diritti tenendo conto della natura specifica dei programmi di governo all’interno di un processo democratico interno. Tutte le bilance sono generalmente munite di un dispositivo interno di taratura: ogni bilancia deve però essere tarata con altrettanti pesi, ‘controllati’ da un organismo ufficiale di certificazione e garanzia, che nel nostro caso non può più essere lo Stato, bensì la materia statutaria. L’obiettivo principale del bilancio deve essere il chiaro contrasto all’attuale crisi economica, salvaguardando la competitività, incentivando la crescita economica, la coesione e la tutela dei posti di lavoro.Occorre un nuovo ordinamento di bilancio che preveda ad esempio un potere di controllo più stretto ed efficace da parte dei direttori generali, nella loro qualità di ordinatori, al fine di impedire abusi di potere, con capacità di revisione dei conti per migliorare la trasparenza e il controllo sulla gestione dei fondi comunitari ad esse attribuiti. La procedura di bilancio è talvolta considerata come un gioco in cui talune istituzioni cercano di guadagnare potere a scapito di altre, anche strumentalizzando il veto di spesa dovuto al patto di stabilità; si stabilisca allora il campo di applicazione del voto a maggioranza qualificata e mista, così come la ripartizione equilibrata delle funzioni agli enti locali intermedi. La procedura di bilancio non deve diventare troppo complessa, né essere investita di troppo potere da implicare il rischio d’inerzia nell’applicazione delle leggi come oggi accade. Deve inoltre contemplare degli accordi inter o super istituzionali per l’esecuzione di quelle regole di bilancio che implicano mansioni di servizio pubblico europeo.Un buon piano triennale di governo sarebbe quello inteso a ottenere competenza in ambito informatico, riducendo la dipendenza dai consulenti esterni in taluni settori chiave, laddove i direttori generali da soli possono controllare l’andamento strutturale dei conti di più settori o comparti congiunti, mentre il politico deve assolvere all’aspetto funzionale. La proposta relativa a un incremento delle risorse, umane e strumentali, in tale settore, chiede di esaminare questa impostazione, accettando la sfida di mantenere incrementi definitivi di bilancio e tagli alle spese con rispetto dei livelli del personale. Il mantenimento a fronte di un risparmio va però realizzato parallelamente a una coerente strategia di bilancio.I dispositivi che possono consentire alle aziende in crisi di superare le difficoltà gestionali sono al 50% informatici; il ruolo del legislatore fa il resto, per l’assetto dei debiti e il ripristino degli accessi morti al mercato. La reazione attuale delle imprese è il licenziamento, quello del fisco l’accanimento debitorio, quello della politica la dichiarazione dello stato di crisi e in seguito di morte. Negata pure l’assistenza, la garanzia o l’offerta di credito, con conseguente estromissione degli imprenditori dal mercato.Qualcuno afferma che la politica può essere formulata esclusivamente sulla base di un buon bilancio; ma questo significa che prima bisogna iscrivere maggiori risorse in bilancio, o stornare fondi da qualche interlinea nascosta, sottolineando in tal senso che spesso alcune voci di spesa hanno una formulazione di pre-impegno giuridico troppo vaga per essere attuata. Vanno probabilmente ripristinati due rami dell’autorità di bilancio con tutte le prescrizioni indispensabili a una tale decisione che includono gli elementi di ripresa basati su un piano di austerity e su un saldo di cassa che va monitorato giorno dopo giorno, per non passare sotto la linea del disavanzo strutturale. La politica non può creare sulla carta posti di lavoro, ma lo fa indirettamente laddove genera le condizioni economiche di scambio, efficientando quel meccanismo occulto di distribuzione dei capitali e delle risorse umane attraverso le cosiddette scelte politiche. La scelta, di derivazione schmittiana è anzi… la maledizione del politico, condannato alla decisione di scegliere. Oggi c’è la tendenza a sovrapporre il processo di formazione delle scelte politiche con la prassi di acquisizione del potere, l’ottenimento di pareri preventivi e di attribuzioni che ritardano l’azione decisoria, spesso presidiandola. Altre volte la non decisione procede per ibridi tentativi compromissori e iniziative pasticciate.Se un politico non osa scegliere non si candidi mai. Non è vero che a volte non si possa scegliere. La politica è un borsino di domanda offerta; nell’ambito di capitale, aziende, consumatori tutto passa attraverso la comunicazione, che da sola lubrifica l’ingranaggio degli andamenti economici. In tal senso la politica attuale è divenuta troppo celebrativa ed emotiva, potenziale e speranzosa. Se per il Sulcis il problema è il lavoro, indipendentemente dal luogo miniera, perché non aver proposto al governo, anche provocatoriamente uno spostamento in massa della manodopera? Spesso è la politica di sotto finanziamento a creare debiti, il controllo sulla spesa si trasforma in controllo della crescita, meno indotto, meno qualità e più debiti. E minor capacità di esazione anche per la regione. L’istituzione di un fondo perequativo regionale, anche subordinato nel suo utilizzo a condizioni molto stringenti, può essere una soluzione proprio in periodo di stretta economica. Troppa burocrazia e troppe lacune nell’attuale quadro di bilancio, dove anche a fronte di una programmazione ben articolata, resta l’esposizione incontrollata al potere unilaterale e troppo discrezionale del Governo. Forse è arrivato il momento di alzare gli argini politici e dire stop a questo sistema!

  • Purtroppo fino a quando Roma non disegnerà il nuovo quadro per i prossimi anni, mi sembra impossibile che questo accada. Confido anch’io nella creazione di un’ampia compagine di stampo sovranista, ma confido soprattutto nella formazione di una nuova classe dirigente coraggiosa e innovatrice.

  • Cavaliere Nuragico

    Ci sono punti fondamentali su cui bisogna discuttere per le prossime elezioni:
    1) una nuova classe politica, perchè l’ attuale ne ha dimostrato il suo valore;
    2) nuovo statuto sardo promosso con un referendum, dove la nostra autonomia di decidere, sia vera e no virtuale, perchè tutto ciò potrà determinare un ciclo economico competitivo con il resto del mondo.
    3) Indipendentisti Unitevi, con un serio programma di sviluppo economico e sociale potete portare la Sardegna fuori dalle secche, che si trova ferma dalla notte dei tempi.
    Forza Paris

  • Condivido la considerazione che, al più presto, si sia voce al popolo andando a elezioni. Ritendo che la crisi del sistema produttivi e dello stato sociale della Sardegna è tale che tutti gli amministratori, comunali, provinciali, regionali e parlamentari sardi, devono dimettersi per dare un segnale forte al governo e parlamento italiano. Dimostrino di tenere più alla Sardegna e meno alle proprie cariche politiche.

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