Berlusconi in sé, Berlusconi in te

3 novembre 2010 23:1716 commentiViews: 14

900Ho un pessimo rapporto con la frivolezza. Mentre si dà corso alla follia del federalismo fiscale; mentre l’Italia, per non essere assimilata alla Grecia nonostante il suo debito pubblico, è costretta a tagliare i fondi a settori primari come la scuola e l’Università; mentre l’Italia, questo equivoco storico tragicamente compiuto, non riesce a trovare il becco di un percorso per aumentare il suo Pil; mentre regioni come la Sardegna hanno il 44% della disoccupazione giovanile; mentre succede tutto questo, un Primo ministro non può passare il suo tempo a fare e dire colossali fesserie, a meno che non sia intimamente frivolo. Su questo vuoto interiore, su questa latitanza della responsabilità, vorrei ragionare, perché ne conosco le radici culturali.
Tutto cominciò a metà degli anni Sessanta. In Francia e negli Stati Uniti si proclamò la fine della dittatura della realtà. Già Eliot aveva detto, molto tempo prima, che l’uomo non sopporta un eccesso di realtà: l’uomo non sopporta la verità. Aveva proseguito Pound dicendo che alla letteratura non si chiede narrazione precisa di fatti storici, ma un brivido quale la mera realtà non può dare. Poi arrivarono Foucault e Derrida, gli strutturalisti e il decostruzionismo franco-americano di De Man. In una parola accadde che si dichiarò la profonda disumanità della realtà e l’imperialismo di ogni cultura fondata sulla fatica di comprendere la realtà. Si indicò una nuova frontiera della libertà: inventarsi la vita, costruirla interamente sul potere del linguaggio e dei linguaggi, sui segni, obliterando le colpe e le virtù, ma facendo sopravvivere solo il desiderio liberato da qualsiasi disciplina, capace di soddisfarsi nella temporaneità di una facile emozione. Fu allora che nacque la realtà virtuale, prima ancora che i media e i linguaggi artificiali le dessero consistenza materiale e commerciale.
La caratteristica principale della realtà virtuale è l’irresponsabilità. Prendete un bambino, imbottitelo di cartoni animati nei quali accadano incidenti automobilistici, omicidi, amori a triangolo e quadrilatero, voli nelle altezze siderali e cadute negli abissi infernali, e poi, improvvisamente, prendete lo stesso bambino e mettetelo in una classe delle scuole elementari. I suoi comportamenti non saranno reali, ma virtuali, cioè giocosi e reversibili, mai drammatici e irreversibili, potentemente egoistici e irresponsabili. Perché? Perché la sua realtà è una sintassi di segni componibili a piacere, liberi da vincoli e necessità, ignari del dolore e della morte, inconsapevoli del limite.
Berlusconi è l’irresponsabilità del mondo virtuale.
Ma anche l’Italia è intimamente virtuale. Tutto è segno, niente è realtà. Il bene e il male sono regole da videogioco, sembre reversibili e intescambiabili. L’ossessione sessuale non è solo di Berlusconi, è di un mondo intero che ha bisogno di pulsioni vere, senza codice e senza regole, perché il resto, la vita, è un gioco.
La doppiezza di Berlusconi è di un mondo intero fatto di persone che non pensano di dover essere uguali a se stesse sia quando sono osservate che quando nessuno le vede e che invece pensano, come novelli Faust, di poter essere giovani e innocenti di giorno, e vecchi e marci di notte.
Gaber aveva ragione: il problema non è Berlusconi in sé, è Berlusconi in te, in ciascuno di noi. L’antidoto non è un’ideologia, non è il repertorio del vecchio marxismo movimentista del ’68, perché l’eredità del ’68 è il consumismo, l’edonismo, il relativismo frainteso nel “tutto ha lo stesso valore, tutto è legittimo purché non leda nessuno”; perché l’eredità del ’68 e Berlusconi sono parenti stretti, molto stretti. L’antidoto è invece il realismo, la cultura, la passione per l’umano, il senso religioso, la fratellanza, il buon senso, il senso civico, una chiara idea di giustizia, una forte ostilità al consumismo e allo sviluppismo, l’educazione alla morale come fedeltà ad un esempio sperimentato di bontà e giustizia non ad un’ideale astratto di perbenismo (inevitabilmente ipocrita). L’antidoto è la sedia di mio nonno. Mi diceva sempre che un buon falegname, e lui lo era, si riconosceva dal fatto che faceva bene, con cura, sia la parte della sedia (del mobile) che si vedeva, che quella che non si vedeva, perché l’uomo è uno e impara ad esserlo (impara ad essere capace di guardare integralmente e con libertà la sua umanità, che è piena di difetti) vivendo la vita, facendo bene le sue sedie, non fingendo la sua vita di giorno e poi correndo, di notte, a cercare rimedi al senso di decadenza e di vuoto che l’eccesso di virtuale determina.
Berlusconi è il leader prodotto dall’emergenza educativa italiana. Per archiviarlo politicamente non serve una formula: serve una militanza e una cultura, servono vincoli civili e culturali di massa che non nascono dal calcolo ma dal sacrificio, dalla dedizione educativa, da una passione per gli altri, per l’umanità, per la propria patria (che per noi è la Sardegna) che non teme insuccessi e che non patisce corruzioni (se non temporanee). Il Psd’az avverte questo dovere civile e nazionale?

16 Commenti

  • Annis Winston

    Caro Maninchedda, adoro ciò che hai scritto, ti faccio i miei più vivi complimenti.

  • Paolo Maninchedda

    per QNH1000.
    Rispondo nonostante questa sigla da cellula o satellite neo-scoperto mi infastidisca come tutti gli anonimati utilizzati per le posizioni qualunquiste.
    Primo punto: ascoltare. Forse ti è sfuggito che i sardisti non costruiscono alternative né di destra né di sinistra. Costruiscono alternative nazionali sarde. Quindi, noi abbiamo con certezza una pista in costruzione, certamente non possiamo impedire a chi non vuole vedere se non quello che offre il menù del conformismo italico, di negare l’esistenza dei nostri percorsi. Con altrettanta libertà, possiamo infischiarcene della loro cecità.

  • @ QNH1000: “le roi est mort, vive le roi!”
    Giusto ieri (mi pare) su L’Unione Sarda c’era una intervista allo scrittore israeliano Amos Oz. E giustamente diceva che la mancanza di compromesso equivale ad una forma di estremismo.

    In Sardegna però non abbiamo mezze misure: se non si riforma nulla si è demosardisti, se si contesta tutto si è eversori.

    In buona sostanza, credo sia sempre attuale l’idea di ripensare la politica di tutto il nazionalismo Sardo con un progetto politico meno frammentato e più robusto, solo così magari si trovano le mezze misure.
    Diversamente la restaurazione non è che conservazione.

    I partiti piccoli, se vogliono stare a galla, devono mangiare quello che passa il convento, chi non accetta la minestra rimane fuori dal palazzo.
    Ma nessuno ha la forza giusta per imporsi. E dire che la rivoluzione USA partì per una mancanza di rappresentanza a Londra contro le iniquità economiche britanniche…
    Altri tempi. Ma quì aspettiamo un cambiamento che non ci potrà mai essere se in Sardegna non ci mettiamo d’accordo per uscire fuori dagli orticelli.

  • Civico Cagliaritano

    Non esiste niente in natura che non debba essere rigenerato.
    Il PSd’Az non é il Partito dei Sardi, mentre esiste una quantità molto più ampia di persone, rispetto alla vostra organizzazione, che sentono la necessità di stare vicini, solidali, coinvolti nel percorso di ricostruzione dallo scempio, sociale, ambientale e politico, e si riconoscono nell’immagine della propria Isola e della propria Città.

  • Gran bella serie di interventi: eleganza e magniloquenza, spessore, citazioni dotte, passione politica, etc. Tutto nato dal sontuoso pezzo del Prof. Maninchedda.
    Taglio corto: sento aria di restaurazione ed ho la vaga impressione che non si sappia bene quale pista di atterraggio scegliere. Meglio quella a destra oppure quella a sinistra? Che dice il pilota?
    Non c’è mica tanto tempo…..la terra è sempre più vicina….

  • Ho molto apprezzato il taglio culturale dell’intervento. Mi piace soprattutto che si consideri per la prima volta il fenomeno Berlusconi non come il “male assoluto” sconfitto il quale l’Italia ha risolto i suoi problemi, ma piuttosto il prodotto dell’emergenza educativa italiana, già ben presente prima del suo impegno politico. Dopo di che, tutto questo guazzabuglio nel quale oggi ci troviamo credo si debba alle numerose e articolate anomalie del nostro “Sistema Italia” che davvero, andrebbe bonificato e rimesso al servizio dei nostri reali bisogni.
    Ho apprezzato il tentativo che emerge da questo intervento di dare una mano a chi, (come me, non mi vergogno a dirlo), sta cercando disperatamente di capire dov’è che si è rotto il giocattolo e dove possiamo tentare di ricostruirlo e meglio. Non mi riferisco nè a partiti, nè a coalizioni e neppure a programmi o formule astratte. Mi riferisco piuttosto al nostro stare insieme dentro la società. E mi commuovono espressioni come “L’antidoto è invece il realismo, la cultura, la passione per l’umano, il senso religioso, la fratellanza, il buon senso, il senso civico, una chiara idea di giustizia”.
    Piuttosto, condividendo questo intervento con alcune persone, è apparsa controversa l’affermazione secondo cui “l’eredità del ’68 è il consumismo” e personalmente chiedo se è possibile una spiegazione.
    Complimenti per l’approccio finalmente di spessore e non scandalistico quanto velleitario nella efficacia, di molti, troppi giornali.
    Grazie

  • Marco M. Cocco

    O Pa’.
    Mai che mi dia una risposta.

  • Prendo atto con soddisfazione della precisazione. Non era scontata, forse perchè la lingua italiana si presta a letture altre.
    Il punto interrogativo è rivolto a conoscere, esprime interesse, curiosità, dubbio, perplessità.

  • Paolo Maninchedda

    Per Nino. Che dici? Cosa c’è di più amichevole della speranza riposta nel soggetto politico in cui si milita? Porsi la domanda non vuol dire dubitare, vuol dire proporre un ruolo e un dovere più grande di quello che attualmentes svolgiamo.

  • Può esistere in Italia una destra che non sia rappresentata dall’attuale Presidente del Consiglio? Io credo di sì.

  • Dopo un’ampia digressione, frutto anche di buone letture, su un personaggio da basso impero, una chiusura non amichevole nei confronti di quel soggetto politico che ha scolpite tutta una serie di facce di persone fisiche perbene che hanno fatto una scelta contro quel fenomeno da baraccone descritto.Che ha il solo torto di essere sopravvissuto a tutti i fallimenti e le decadenze oggi ben impersonate dal berlusconismo.
    Il Sardismo è una condizione dello spirito prima che un credo politico.Che ha insito in se il sacrificio. Alimenta tutt’ora, il solo,un sogno collettivo e non individuale di riscatto di un popolo.Per una società più giusta, equa e solidale.

  • Marco M. Cocco

    Berlusconi non pranza con Mario Monti.
    Perchè?
    Semplice: Mario Monti non lo vuole, non lo gradisce.
    Il motivo di questo rifiuto è semplice: la vera enclave aristocratica italiana non lo ha mai voluto al suo fianco.
    Ma l’uomo, che nell’immaginario collettivo incarna il self made man, colui che dal nulla ha creato un patrimonio di 9 miliardi di €, è stato scaltro oltre ogni limite. E tenace.
    Innanzitutto ha perseverato in ciò a cui teneva, portando avanti le sue istanze con gli amici di sempre, da Confalonieri a Previti.
    Certo, ora tutti dicono che non ne possono più, ma ormai il giocattolo è rotto, irrimediabilmente andato in rovina: la nostra gioventù, i nostri ragazzi, la risorsa per il futuro è stata rovinata a partire dal demenziale drive in per finire al big brother.
    In tutto questo marasma noto il PSdAz.
    A me sembra che la maggior parte dei giovani del partito che ho conosciuto abbiano una testa alla Berlusconi piuttosto che alla Melis.
    Se tu, Paolo, hai scritto ciò che hai scritto (“Il Psd’az avverte questo dovere civile e nazionale?”) è chiaro che hai percepito la deriva del partito. E il desiderio della profittevole convenienza.
    Cosa vogliamo fare?
    Berlusconi è sempre più consapevole della sua agonia.
    E di rimando Cappellacci.
    Le elezioni di Cagliari 2011 sono ormai alle porte.
    A noi elettori serve un minimo di chiarezza che dal PSdAz non arriva. Mai. Continuando così ci perderemo nei mille rivoli del disfaciemnto dell’Italia.

  • Cristian Ribichesu

    Gentile professore,
    condivido la necessitá dei vincoli civili che nascono dalla dedizione educativa e altruistica, ma vorrei precisare che l’Italia non é costretta a tagliare nella scuola e nell’universitá per non arrivare ai livelli della Grecia. Lo fa, ma non é costretta a tagliare lí, dato che ci sono parecchie altre voci da cui poter attingere ben piú di 8 miliardi di euro, tanti quanto corrisponde la “cassa veloce” ricavata, sulla carta, e non nella realtá con le sue varie ricadute, dal taglio nella scuola. É diverso scrivere che é costretta dallo scrivere che taglia e basta.
    Saluti, C.R.

  • Aggiungerei anche il classico di Stevenson (Jekyll & Hyde), che spesso viene bollato come un semplice romanzo tardo-gotico ma che racchiude invece i misteriosi temi della psiche, dell’ambiguità umana e del suo Faustiano tentativo di andare oltre il lecito. Un ritratto dell’ipocrisia sociale in cui fu scritto.
    Lo stimato uomo del giorno si contrappone sempre al bieco individuo della notte, privo di inibizioni.
    Nel caso del Premier italiano ci sarebbe da aggiungere una spruzzativa di virilità tipicamente in voga nel periodo fascista… quando nell’immagine del regime l’uomo “forte” era prima di tutto un seduttore (fuori dalle mura domestiche), ma anche un grande padre di famiglia (dentro)…
    Il cavaliere ha infranto pure l’ultimo tabù: si è seduttori anche dentro “la casa”…
    Potenza del Grande Fratello.

  • Berlusconi ci ha insegnato molte cose. Soprattutto che potevamo farne a meno. (Un grazie a R. Gervaso per il saccheggio dell’aforisma)

  • Salvatore C

    condivido in pieno e totalmente.
    l’antidoto indicato è esattamente quello di cui tutti noi sentiamo estremamente bisogno, ne sentiamo impellente la necessità: chi potrà darcelo, a chi rivolgerci?

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