Piccolo riepilogo: Giuliano Amato, durante le celebrazioni per il centenario della nascita di Giorgio Napolitano, ha pronunciato questa frase: «La storia d’Italia sarebbe stata diversa se Napolitano non fosse rimasto in minoranza e se la sua prospettiva fosse stata condivisa da un uomo di grande fascino [Berlinguer], ma privo di vedute per il futuro». E ancora: «Questa è la verità che oggi è ancora difficile per molti accettare perché il fascino dell’altro, il fascino di Berlinguer, ha un che di emotivamente invincibile. Ma ha imbucato quella grande forza che era stata preservata con sacrificio, anche ideale, salvandola dal naufragio nel 1956, e l’ha portata verso il vuoto».
Questa lettura va coniugata con il paziente ascolto della lezione di Alessandro Barbero sul metodo storico e su Marc Bloch e sul fatto che ogni fonte storica documenta contemporaneamente la verità dei fatti e il punto di vista (la mentalità, la cultura, le emozioni, i pregiudizi ecc.) di chi la racconta.
Amato legge Berlinguer dalla superbia dell’uomo di potere mai sconfitto e da quella luciferina del profeta del passato, dalla posizione lussuosa di chi, avendo visto la fine, giudica il principio non secondo la prospettiva disponibile agli attori in un determinato della storia, ma dalla comoda poltrona di chi ha visto tutto il film e sa quello che agli attori era ignoto.
Giustamente Francesco Merlo lo ha irriso su Repubblica : “Amato arriva a difendere «l’errore» (così lo chiama) di Napolitano che nel 1956, schierandosi con la Russia che invadeva l’Ungheria, rimase nel Pci “evitando la dispersione della storia”. E benché quella di Napolitano sia una biografia senza strappi, gli accredita tutti gli strappi che Berlinguer non fece (oltre a quelli che fece). Ma ci vuole più di un capitombolo di storiografia controfattuale per pensare che Napolitano avrebbe abbattuto il nostro muro prima che Berlino abbattesse il suo, che avrebbe cancellato il fattore K, che le Brigate rosse non avrebbero neppure tentato di uccidere Moro ma chissacchì, e che il Pci si sarebbe liberato dalla camicia di forza dell’ideologia comunista senza gli strappi di Occhetto, il tormento della Cosa, senza il blasone berlingueriano della sconfitta».
Ha ragione Merlo a ironizzare su “i due santi della sinistra, il rigoroso e il generoso, il pedante e l’austero, il funzionario della necessità e il carisma della popolarità, il presidente della Repubblica e il segretario del Pci” descritti da Amato, perché in realtà ciò che brucia a Amato è un modo di essere, quello di Berlinguer, così distante dal suo freddo e geometrico agire sempre considerando non come orientare verso il giusto l’equilibrio o lo scontro delle forze in campo, ma come posizionare se stesso rispetto alle dinamiche in atto.
Berlinguer è stato molto più ‘onesto’ di Amato, nel senso etimologico del termine, cioè dell’essere privo, nel proprio agire, di un calcolo personale. Sono personalmente distante anni luce da Berlinguer perché il giorno dopo il rapimento Moro egli comunicò ad Andreotti che per il Pci Moro era morto, ma non posso non riconoscergli che era un tipo di uomo politico opposto al narcisismo e al carrierismo di molti suoi contemporanei.
Non si capisce Berlinguer senza leggere Gramsci, quel Gramsci abusato da tanti interpreti che ne stramano gli appunti sparsi facendogli dire ciò che non ha mai detto né mai pensato (povero Valentino Gerratana che con tanto impegno ha cercato, non sempre riuscendovi, di valorizzare un patrimonio incompiuto di idee e di cultura, senza sovrapporvi se stesso e senza ‘usare’ Gramsci per la carrierina universitaria o per il proprio prestigio personale. La sua edizione è, ancora oggi, nonostante i 700.000 euro investiti nell’edizione nazionale Treccani, la ‘migliore’ – pur nell’errore sistemico che continua a viziare l’edizione dei Quaderni – tra quelle disponibili).
Per capire Berlinguer bisogna leggere la sua intervista con la Fallaci, dove lui nega il comunismo come fede e invece lo descrive come ragionamento dialettico.
Berlinguer fu onestamente questo: un convinto sostenitore che tutto ciò che esiste è storico e che la storia ha una sua intrinseca razionalità. Non sono minimamente d’accordo; trovo che il materialismo non riesca a spiegare né il male, che esiste, né l’imperfezione della natura, che è evidente, né la morte, che incombe su tutto e su tutti. Tuttavia, la ragnatela di ‘ragionamenti’ che lega Gramsci, Togliatti, Berlinguer e tanti colti dirigenti comunisti è proprio questo algido raziocinare in vista di un mutamento dei rapporti di forza tra governanti e subordinati. Su tutti incise, in modo drammatico, il rapporto con Mosca, sin dal 1921 motivo della rottura col PSI.
Però c’è da considerare che non vi era un solo dirigente comunista che non sapesse che in Italia non si poteva fare la rivoluzione e che il governo della nazione, se mai fosse diventato agibile, andava conquistato per via democratica e parlamentare. Come pure bisogna ricordarsi che la guerra tra le BR e il PCI deflagrò in modo violento dopo l’omicidio Moro e dopo l’omicidio Rossa e che furono gli aiuti del PCI a consentire l’infiltrazione delle forze dell’ordine nelle BR che risultò fatale per l’organizzazione terroristica. Tutta la storia del PCI, da dopo il rientro in Italia di Togliatti, è una schizofrenia tra la fedeltà ufficiale a Mosca e la faticosa emancipazione ufficiosa da questo vincolo. Berlinguer sta dentro questo dolore, ma ci sta da ‘onesto’, cioè da personalmente disinteressato, da persona che tiene al suo privato, che non frequenta il bel mondo che non apprezzava. Per questo poté sollevare la questione morale, che gestì anche moralisticamente e strumentalmente, ma alla quale comunque credeva e non aveva certo tutti i torti.
In un mondo di vanesi, un ‘trappista’ non ha condotto il PCI verso il vuoto, ha invece combattuto il vuoto di chi, in ragione del cinismo spacciato per realismo, ha accettato la trasformazione dei cittadini in consumatori a patto di stare nel ruolo di chi governa i processi e non li subisce, cioè di stare con chi vince, logica che ha ucciso il socialismo italiano.
Gramsci va letto attraverso Bobbio e Berlinguer va letto attraverso la lotta al terrorismo e all’omologazione.
Sono letture per chi accetta la fatica di vivere, non per chi vuole vivere bene e vincere sempre e ad ogni costo.

Amato chi??? Quello che, notte tempo, defraudo’ i risparmi degli Italiani? Quello che impose una imposta straordinaria sugli immobili, che poi divenne ordinaria? Quello che introdusse la tassa sui medici di famiglia e i ticket sanitari, aumento dell’età pensionabile e quant’altro? Quello che, a proposito di pensioni da lui ridotte, ne riceve un pacco tutte cumulabili? I guai della Sovranità Italiana, dal mio punto di vista (berlinguer o non berlinguer) iniziarono proprio lì! Strano però…. tutto l’insieme di elucubrazioni del dottor sottile!
Grazie ad Ariovisto per quello che ha scritto che condivido in ogni virgola
Perdonate se scantono e vado fuori tema ma oggi ho conosciuto un altro Vivente , Marc Bloch.
Non mi sono mai piaciuti ne’ i Burocrati ne’ la macchina infernale a cui appartengono . Solo ai Viventi consento di essere preso per mano.
Comunque, la Domanda ..sul Celebrato annuale a Sassari, “fu vera Gloria?” NO.
Non c’è ne’ Gloria ne’ verita’ in una macchina di potere ; sopratutto se a incarnarLa e’ chiamato un Sacrestano dal volto bonario che serve Messa a pessimi Cardinali.
Faccio un elogio a Stefano Locci su Giuliano amato, 4 pensioni, ha pero’ dimenticato i prepensionamenti regalando 5 anni e piu’ di contributi previdenziali, i migliori lavoratori Italiani lasciati a casa a 50 anni di età. Per il resto che ha scritto concordo pienamente. Cordiali saluti.
Dottore, Amato ha ragione da vendere, e non in un mercato rionale; ma alla grande fiera dell’est.
First of all, Enrico fece, alla morte del dittatore, l’apologia di Stalin, quando di costui si sapevano le azioni barbariche che portarono all’omicidio di milioni di russi e mai, inoltre, rinnegò l’assistenza d’una potenza nemica. Tutte le balle dei comunisti, dal pacifismo di facciata ma in difesa degli SS20, alla grande vittoria dei partigiani nella seconda guerra (si legga, cortesemente, le perdite alleate di uomini e materiali nella campagna d’italia per comprendere la vergogna di cambiare la storia della liberazione); al raccontare di Gramsci ammazzato dai fascisti in carcere, quel Gramsci da loro bullizzato che parlava solo con Pertini (altro bullizzato dai comunisti), furono amplificate da Berlinguer. E chi furono i grandi alleati di Hitler durante la campagna dell’estate 1940? I comunisti! Chi foraggiò con armi e materie prime il regime nazista? I russi ! Chi domandò ai comunisti italiani d’uscire dallalveo stalinista? Craxi! Quale fu la risposta di Berlinguer? La questione morale! Cazz, e scusi il francesismo, detto da Berlinguer che si pigliava in nero milioni di dollari dai russi fu strana cosa. Dicono dello strappo da Mosca. Ma quale strappo: furono strappati i fogli del discorso che doveva fare Berlinguer, che poi, nascostamente andava ad incassare.
Cordialmente
Egregio, per un mio limite mentale ogni qualvolta Amato apre bocca mi pare di sentire l’eco di un peto. Non riesco a dimenticare la vigliaccheria dell’extra terrestre nei confronti dei suoi sodali del PSI, né il furto notturno di stato sui cc degli italiani, né la sua firma sulla modifica del titolo V della costituzione (cd. devolution) pietra tombale sul SSN. Solo in un sistema politico paramafioso come il nostro costui poteva essere premiato con uno scanno alla Corte Costituzionale. Unica consolazione: Colle out. Saluti.
Amato critica il “vuoto” di Berlinguer e pensa al “pieno” di Craxi
Forse già data da qualcuno e ripescata dalla memoria ma la definizione di ‘un uomo per tutte le stagioni” credo sia la descrizione perfetta per il Dr. Sottile;
Bella e condivisibile analisi. Complimenti