Banditismi e cultura politica sarda

24 settembre 2011 07:267 commentiViews: 15

012Oggi è sabato. Per chi voglia non inseguire polemiche politiche inconcludenti e incapaci di costruire un’alternativa al quadro attuale, può essere utile la lettura del saggio di Francesco Manconi, apparso qualche anno fa e disponibile in rete, su Don Agustín de Castelví.
La lettura è utile per comprendere tante matrici politiche e antropologiche della Sardegna, ma anche per intendere quanto la storiografia sarda fino ad oggi abbia risentito dell’errata lettura data da Antonio Pigliaru e dal suo attualismo del rapporto tra tradizione e innovazione in Sardegna. Essa era tutta orientata a leggere le strutture tradizionali della vita civile dell’interno della Sardegna, sotto la cifra della ‘legittima ma arcaica resistenza all’esterno’ (poi Lilliu ci mise del suo col mito infondato della costante resistenziale) da mediare dunque culturalmente per una nuova inclusione nella Repubblica post-fascista. Pigliaru era un filosofo gentiliano e confondeva la filolsofia della storia con la storia, esattamente come il suo maestro identificava la storia con la storia della filosofia. La storia reale e documentata parlava invece già da allora, ma gli archivi, onestamente, non erano stati scandagliati come lo sono oggi, della para-illegalità delle strutture di potere, indifferenti a ogni visione superiore al loro genetico localismo e fortemente orientate alla privatizzazione delle risorse pubbliche. E’ la rimozione di questa realtà interna che ha sottratto ai sardi la possibilità e la capacità di sapersi assumere in prima persona il dovere di autogovernare i propri processi. Come in Sicilia, fino agli anni 60, anche e soprattutto nei tribunali, la Mafia non esisteva, così in Sardegna fino ad oggi l’incapacità di esplicitare le strutture del potere interno e, soprattutto, i costumi della vita civile (sempre organizzata per bande, sempre procedente per aggressioni, sempre con uno scopo pubblico e uno privato), ma anzi e spesso la loro trasfigurazione ideologica in matrici politiche confusamente terzomondiste,  ha favorito terribilmente la degenerazione del potere e il suo ritorno a modelli antichi, quelli dei ‘bandos’, della fazione stretta intorno a un capo o a più capetti. Sono invece queste strutture che ci impediscono di cambiare il sistema politico sardo in senso nazionale.
Buona lettura

Don Agustin de Castelvi

7 Commenti

  • per Maralai
    io propongo di arrivare ad un punto di rottura con lo stato.
    Propongo, sempre senza travalicare il limite della legalità ed il rispetto degli altri, che tutti quegli scontenti che Tu citi, con alla guida i nostri rappresentanti (quelli veri, quelli che stanno male perchè i sardi stanno male), seriamente si oppongano a questo stato di cose.
    Io non voglio sciogliere il consiglio, auspico che il consiglio sia tanto coraggioso da arrivare ad un confronto con lo stato senza precedenti(costringendo quindi lo stato quanto meno a pensare che siamo disposti a rischiare un provvedimento così grave).
    Ci sono consigli regionali che dialogano con lo stato prevalentemente attraverso i ricorsi alla corte costituzionale, e già questo sarebbe un buon segnale se facessimo altrettanto.
    Dico che pur senza avere un atteggiamento secessionista (cosa che legittimerebbe lo scioglimento del consiglio senza troppi complimenti e senza grandi risultati per noi) si potrebbe esasperare gradualmente lo stato sollevando una questione sarda.
    Ma la questione sarda la devono sollevare, prima di tutto, quelli di cui parli Tu, caro Maralai (a proposito perchè non usare nome e cognome?), quelli che non ne possono più di aspettare.
    Dice bene Puddu, ognuno ha la responsabilità di fare il proprio personale passo. Dico io, magari cominciando a partecipare alla politica dando il proprio contributo.
    Diversamente…campa cavallo

    Forza Paris

  • Domanda a Paolo Carta (Bolotana): puoi dare l’interpretazione autentica di quello che hai scritto? In buona sostanza, concretamente, qual è la tua proposta politica? Sciogliere l’assemblea regionale per fare che? Nel mentre che si fa una nuova assemblea cosa rispondi alle migliaia di sardi che attendono dai rispettivi comuni, da anni, la concessione edilizia anche per ristrutturare la veranda perchè il Piano Casa viene avversato odiosamente poichè non ideato dalla sinistra? Cosa rispondi a quelle centinaia di migliaia di lavoratori dell’edilizia a spasso, e alle migliaia di imprenditori che hanno chiuso l’impresa e che non sanno più a che santo votarsi per procurarsi a vivere per se e per le loro famiglie? Cosa rispondi alle centinaia di migliaia di sardi che non si sanno dare risposta del perchè il consiglio regionale continui a girare a vuoto a non volere ridurre drasticamente le spese istituzionali e della politica, con la riduzione del numero dei consiglieri, la soppressione di (almeno) le province regionali, il dimezzamento delle direzioni regionali, direzioni di servizi etc per destinare soldi allo sviluppo, anche per dire al governo centrale che i sardi provvedono autonomamente al dimagrimento della regione? Sarò io che esagero ma mi pare di aver capito che vorreste coronare la nobiltà identitaria della Sardegna con la cacciata di Cappellacci? E’ così? Sarà mica turco l’attuale presidente della Regione Sarda?
    mn

  • Dimandhedha: Ite b’at de s’ispetare de unu Cossizu (‘Parlamento dei Sardi’!!!) chi at zuradu “fedeltà alla Repubblica italiana” e (lu podimus zurare nois) a su torracontu personale? Ite bi at de s’ispetare de amministradores chi ant istérridu sos Sardos e sa Sardigna a tapeto pro su torracontu personale e de sos amigos buginos e sutabbuginos? Sa sola isperàntzia est chi sa zente fora cumprendhat e crescat de númeru e de conca. S’opositzione puru paret chi cumprendhat prus sas chistiones de “butega” chi no sa chistione de sos Sardos, ca no est ne solu e mancu pruschetotu chistione de custa magioràntzia capellàcia iscominigada. Sos Sardos semus ancora zoghendhe a drommire, a chie drommit de prus: no resessimus a cumprèndhere chi in logu nostru nos depimus leare totu su gàrrigu de sa responsabbilidade e ischire ite totu depimus fàghere, semus abbituados a sa mentalidade e a sos cumportamentos de sa dipendhéntzia comente nos ant bene bene allenadu a fàghere e a lassare fàghere. A donzi modu, pro cambiare bi at sempre unu primu passu personale chi donzunu depet fàghere, ca sa libbertade/responsabbilidade est sempre personale: totu s’àteru est a ispetare.

  • Paolo Maninchedda

    Caro Paolo, per reagire bisogna convincere e non bisogna stancarsi di affermare un punto di vista originale e positivo come il nostro. La stanchezza, credimi, è condivisa. Il Consiglio ci mette costantemente in minoranza su questi temi. Dobbiamo rafforzarci tra la gente. Questo è quello che sta mancando: è la nostra ora fuori dalle istituzioni, ma in molti non se ne accorgono.

  • Caro Paolo,
    mi scuso perchè pur non essendo in grado di dissertare dell’opera di Pigliaru e Lilliu, approfitto dello spazio del sito per condividere due miei pensieri.

    1)Io sono stanco.
    Non si può andare avanti così. Sono stanco di sentire e leggere delle nefandezze che la Sardegna ha subìto e continua a subire dallo stato Italiano-Siculo-Padano (leggi da ultimo il patto di stabilità soft per il sud e l’affossamento che la manovra estiva provocherà, ad esempio, in materia di giustizia e sanità).

    2)E’ ora di fare “casino”.
    Non ci sono alternative. Credo che sia l’unico modo per riprenderci da questo torpore umano del nuovo millennio e per riscattarci dalla condizione di subalternità che i ” nostri fratelli ” d’italia ci hanno imposto e che quasi quasi pare ci piaccia.
    Bene, c’è chi dice che le piccole patrie non interessano più e che si deve dare una risposta nazionale, se non europea, al bisogno di nuovi progetti oggi assenti(C.Carboni sul Sole 24 Ore di oggi, pag. 14).
    Io penso il contrario e credo che l’esempio debba essere dato proprio dalle piccole patrie come la nostra (che per inciso qualche progetto lo avrebbe).

    Quindi, non è più tempo di aspettare.
    Io credo sia tempo di disobbedire.
    Io credo che in primis il nostro Consiglio Regionale, assunta una posizione irrinunciabile per i sardi, debba porsi in conflitto con lo stato, fino a provocarne la reazione massima: lo scioglimento dell’assemblea regionale.
    Il conflitto, civile e non violento, deve essere condiviso con il popolo. Perchè questo risollevi la schiena infatti, deve riconquistare la propria dignità. Perchè il popolo torni a fidarsi ed affidarsi ai propri rappresentanti deve percepire la comunione d’intenti.

    Il risultato da raggiungere, verrebbe da dire, è giustizia e libertà, o autodeterminazione, ma di pancia dico che è quello di trovare un modo di vivere meglio tutti, possibilmente indipendenti.

    Non è un armiamoci e partite. Ognuno ha da fare la sua parte. Il politico come chiunque.

    Grazie e Forza paris

    Paolo Carta (Bolotana)

  • Mi diat benner gana de cambiare carki numene e carki annu, e custu contu diat balere in medas partes de s’istoria de sa Sardinna. A comintzare dae Ampsicora, colande pro so Juighes de Arborea po ke l’acabare cun J.M. Anjoi e Lenardu de Alagon (non soe un’ispia e no ako numen de zente connota a dies de oje). Ma cumente si nat ” biadu su populu ki poded istare kene eroes”. Si b’est su bisonzu… akimus eroe fintzas a Berritazzu.
    Salude e libertade

  • Buongiorno Paolo,
    Grazie per lo spunto letterario. E’ molto bello che Tu voglia allargare il dialogo con noi ad ambiti non strettamente legati alle problematiche contingenti ma ci offra anche spunti culturali per migliorare la comprensione delle cause scatenanti di alcuni comportamenti tipici dei Sardi.
    Confesso di non aver letto ancora il Testo del Prof.Manconi. Ho finito ora la mia giornaliera rassegna stampa e dopo l’ennesimo articolo inerente il trasporto aereo – oggi l’Unione riferisce sull’incontro di Capellacci con l’Aga Khan e sull’ipotesi di partecipazione della Regione nel capitale della Holding in misura del 15/20%- non ho potuto fare a meno di notare, ancora, l’assenza del ns Assessore a tali incontri e trattative. Ora, capisco che il Presidente ha piena facolta’ di gestire in prima persona qualsiasi trattativa intavolata dalla Regione, ma il silenzio dell’Assessore inizia ad essere assordante. Su di un argomento non secondario e di Sua stretta competenza e dove trattasi di partecipazione con soldi pubblici ad una Compagnia privata, senza averne poi il controllo.
    Brevemente: viene enfatizzato il permanere della Sede di Meridiana in Sardegna. Anche sotto il profilo fiscale? Versa qui le sue tasse? Contribuisce al Pil della Sardegna? Oppure stiamo solo contribuendo a mantenere forzatamente in piedi posti di lavoro con il solito panniccello caldo che tra non molto tempo potrebbe produrre il solo risultato di perdere ulteriori danari pubblici e vedere le stesse unita’ lavorative a rischio cassa integrazione?
    Avrei altre domande, ma credo di essere stato chiaro nel concetto.
    Potresti fornirci una sintesi per informarci riguardo alla posizione Tua personale e del Partito sull’argomento?
    Grazie e scusa il ” Fuori Tema ” ma Voi siete la NostrA avanguardia in Regione e vorremmo che Voi vigilaste su tutto come per altro state facendo compatibilmente con le capacita’ umane e di tempo.
    Saluti

Invia un commento