Balzac, Berlusconi, Monte Paschi e Banco di Sardegna

28 gennaio 2013 07:037 commentiViews: 18

Ieri era una tragica giornata europea. La Giornata della Memoria dovrebbe servire a ricordare la più recente delle stragi generate dall’odio, ma anche tutte le altre dimenticate e edulcorate dagli storici, progressivamente ridotte a due righe in nota a pie’ di pagina. Ieri doveva essere la giornata della memoria contro la ferocia umana, contro l’ottimismo umanista che dichiara la bontà naturale dell’uomo, il suo naturale tendere al progresso. Tutte balle. L’uomo può essere un abisso di crudeltà e ignoranza; anzi, spesso il male ha il volto del grigiore della mediocrità. Il cinema ha costruito miti intorno ai boss di Cosa Nostra, ma, visti da vicino, che cosa sono? Uomini mediocri e cattivi, invidiosi e lugubri. Pensate a Gaetano Badalamenti, che fa uccidere in modo orribile Peppino Impastato solo perché, in fin dei conti, lo prendeva in giro sulla radio locale. Pensate a come vedono il mondo Provenzano e Riina.
Invece ieri, anziché guardare in faccia il volto del male e scegliere di combatterlo, interiormente e politicamente, abbiamo avuto un dormiglone pubblico che, appena desto, ha detto che Mussolini aveva sbagliato le leggi razziali ma che aveva fatto anche cose buone. Questo è Berlusconi. Io ho ricordato una frase di Balzac, sono andato a prendermi la vecchia copia liceale di Papà Goriot e l’ho ritrovata. Uno dei personaggi ad un certo punto dice: “Recitandovi qualche scenetta virtuosa, l’uomo superiore soddisfa tutti i suoi capricci fra i calorosi applausi dei gonzi della platea”. Qui c’è tutto il rapporto tra Berlusconi e gli italiani.
Sulla vicenda di Monte Paschi di Siena c’è tutto l’equivoco rapporto tra la società italiana e le banche. Continuo a pensare che bisogna tornare alla vecchia distinzione tra banche d’affari e banche di risparmio. Non è possibile che chi raccoglie il mio risparmio, compri e venda titoli. Ma al di là di questo, il problema è che il mondo bancario e il mondo finanziario (ma, io aggiungo, anche il mondo della pubblica amministrazione) ha una trasparenza ritardata, cioè mai disponibile in tempo reale. Le banche diventano trasparenti se indagate, mai se colte nel loro ordinario lavoro quotidiano. Questo vale anche per il ‘nostro’ Banco di Sardegna. Ferocissimo con le start up; con personale che spesso sembra fare un favore ai clienti rivolgendo loro la parola, piuttosto che il contrario; incapace di fare credito d’impresa valutando seriamente i progetti, però ricco di conti, diciamo difficili, di aziende appartenenti o al gruppo sociale storico che fece nascere e gestì il Banco o comunque ad ambienti rappresentati negli organi di gestione della banca. Racconto un episodio. La Regione vara un nuovo sistema di animazione economica del territorio. Si arriva al dunque. Gli operatori vanno in banca; devono concorrere alle loro iniziative con una certa percentuale di mezzi propri. In parte li hanno e li mettono, in parte ricorrono al credito. Si rivolgono ai Consorzi fidi per le garanzie. I consorzi fidi garantiscono all’80% a prima richiesta. L’istruttoria si blocca e l’iniziativa abortisce perché il direttore della sede non crede né al progetto dell’imprenditore né, soprattutto, all’iniziativa della Regione. Non solo non ci crede, ma dichiara esplicitamente il suo pregiudizio.  Di contro, grandi gruppi con esposizioni rosso fuoco non hanno gli stessi problemi. Come dicevo prima, la trasparenza delle banche è sempre risultato di indagini, mai di virtù.

7 Commenti

  • quinto moro

    Non ho il compito di difendere le banche (mai fatto),ma in qualità di ex-dipendente, ora in pensione, posso contribuire a portare a conoscenza dei più qualche elemento che sfugge “ai non addetti ai lavori”.E oramai da anni che “il direttore” (su direttore de sa banca..)non conta più nulla nell’erogazione del credito.E da anni che gli è stata tolta “la discrezionalità” che in precedenza gli consentiva di “fare il bello ed il cattivo tempo” in tema di erogazione credito alla clientela.Infatti,oggi,tutte le banche “devono processare la richiesta di affidamento” (tutte le richieste,nessuna esclusa).Il “processo della pratica” avviene tramite un programma che utilizza solo documenti ufficiali (bilanci regolarmente depositati, denunce dei redditi,modd.740 e quant’altro) e non più “quelli ufficiosi e/o previsionali” il più delle volte “costruiti” in banca col cliente e con il benestare del “vecchio direttore”.Questi dati ufficiali vengono confrontati per verificarne la veridicità con una serie di banche dati (cerved,crift,centrale dei rischi,etc,etc).Questo esame ,se trattasi di società, viene esteso anche ai soci ed agli amministratori(persone fisiche)ed a tutti i garanti.Alla fine del processo il programma emette un giudizio “insindacabile” a cui nessuno (neanche l’AD della banca)può sottrarsi.E chiaro che se il “processo” porta a considerazioni negative sulla società e/o sui soci la richiesta viene declinata, diversamente, se tutto fila liscio,la richiesta viene accolta.In caso di diniego, il cliente, ha diritto a conoscere i motivi della mancata erogazione (il più delle volte li conosce di già ma spera “di farla franca”).Termino precisando che “le garanzie” richieste al cliente hanno ,nella decisione finale, un peso “marginale” in quanto il “processo” osserva attentamente l’azienda e gli amministratori e la banca non può trasformarsi in una società imm.re che vende immobili,ma, presta euro per riavere euro.

  • Rosella Soliani

    Le banche nel loro lavoro quotidiano sono rappresentate anche da quella moltitudine di dipendenti,istruiti giustappunto per omettere al cliente quelle regole che se palesate indurrebbe lo stesso a rinunciare a certi servizi solo apparentemente convenienti, dunque i dipendenti sono giocoforza conniventi e vittime per necessità, per portare a casa il quotidiano tozzo di pane.

    A proposito di sparvieri rapaci, foto dell’aquila dallo sguardo funesto, immagine simbolica scelta per affiancare il pezzo di oggi:
    “Ma a qual fine questo mondo è stato dunque formato?” ripiglia Candido. “Per farci arrabbiare” risponde Martino. “Credete voi – dice Candido – che gli uomini si siano sempre, vicendevolmente straziati, come lo fanno al presente? Ch’essi siano sempre stati bugiardi, furbi, perfidi, ingrati, assassini, pieni di debolezze, ladri, vili, invidiosi, ingordi, ubriaconi, avari, ambiziosi, sanguinari, calunniatori, discoli, fanatici, ipocriti e pazzi?”.
    “Credete voi – dice Martino – che gli sparvieri abbiano sempre mangiato degli uccelli quando ne han trovati?”.
    “Sì, senza dubbio” dice Candido. “Ebbene – soggiunge Martino – se gli sparvieri han sempre avuto il medesimo carattere, perché volete voi che gli uomini abbiano cambiato il loro?”

    Ma è anche pur vero che non posso rinunciare a credere alle commoventi parole di Annelies Marie Frank, detta Anne, conosciuta col nome italiano di Anna Frank, dal suo Diario:
    “E’ un miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perchè esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora nonostante tutto perchè continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. … Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità. Intanto debbo conservare intatti i miei ideali; verrà un tempo in cui saranno ancora attuabili.”

  • Caro Salcan, mi spieghi dov’è la contraddizione?
    Le banche di credito ordinario, ammesso (?) che non facciano finanza, investono nella economia reale. E che cosa fanno? Amministrano rischi. Più calcolati e controllabili di chi specula in derivati, ma sono sempre rischi. Raccolgono il pubblico risparmio, sostengono un costo e quindi non lo possono tenere in cassaforte, e lo prestano alle famiglie ed alle imprese. C’è rischio? Certo che si. E l’obiettivo è fare panne il meno possibile, per una sana gestione aziendale e per salvaguardare i risparmi affidati loro dai cittadini.
    Il problema è che in un momento così complesso viene chiuso il credito, i tassi sono alti, le aziende boccheggiano e le banche fanno utili. E’ un tema importante da campagna elettorale? Si, ma tutte le forze politiche si guardano bene dal sollevare il coperchio. Ci prova il PSD’AZ che già nel 2007 organizzò in Sassari (quella che un tempo era chiamata la capitale finanziaria della Sardegna) un convegno sul credito mettendo a nudo tutte le sconcezze del settore, ci prova ora il sardista Maninchedda, ma non basta se nel contempo non vi è una presa di coscienza collettiva.
    I sardisti mostrano coraggio, auguriamo loro buona fortuna.

  • Buongiorno Onorevole.
    Nel darle atto che lei pubblicamente ha dichiarato di non essere d’accordo a certe candidature espresse dal suo partito, le allego il seguente link..

    http://www.sardiniapost.it/senza-categoria/lassessore-tiene-famiglia-e-la-regione-paga/

    Che bella compagnia ci siamo messi in casa…

    Mi dispiace ma stavolta a votare non co vado…

  • @ Foette

    In genere leggo i commenti e non li commento, ma stavolta non riesco a trattenermi nel leggere l’affermazione

    “Concordo che le banche di credito ordinario non debbano fare finanza, ma il loro mestiere è quello di assistere l’economia reale. Ed è vero anche che il loro mestiere è il rischio (una libera scelta), così come è altrettanto legittimo perseguire l’obiettivo di fare panne il meno possibile(sub prime insegnano).”

    intanto la contraddizione tra la prima parte “le bamche non devono fare finanza” e la seconda “il loro mestiere è il rischio”

    direi che questa affermazione merita un approfondimento.

    esistono due tipi di banche:

    quelle che fanno finanza, e rischiano con i soldi dei clienti che glieli hanno consegnati per questo scopo

    quelle che raccolgono i risparmi, e li devono conservare perchè i clienti glieli hanno consegnati per quello

    da quando si è consentito alle banche di fare entrambe le cose, ed à una storia arcinota che parte dall’america di clinton, sono successi i pasticci.

    può darsi che le banche possano rischiare, ma non lo devono fare con i soldi dei clienti, che li hanno consegnati loro per tutt’altro scopo.

    finchè non verrà posto fine a questa commistione, non se ne uscirà, e gli stati saranno costretti a salvare le banche che continuano a mettere a rischio i soldi DEI CLIENTI per lucrare loro ed i loro manager

  • Nel “mio piccolo” come recitava Abbattantuono, mi sono scontrata con la diffidenza del Banco di Sardegna, del quale ero cliente fin dal lontano 1975 quando ricevetti in regalo per il mio compleanno, un libretto al portatore. Ho fatto il gravissimo errore di chiedere un prestito di poche migliaia di euro a fronte di una determina di pagamento a mio nome fatta dalla provincia per un lavoro già consegnato e fatturato. Sono stata umiliata e derisa.
    Sono una piccola imprenditrice e una grande risparmiatrice, ora opero con un’altra banca “continentale” la banca Sella, che con piacere mi ha prestato solo due mesi fa i soldi per fare fronte ad un progetto andato in porto, consegnato e pagato, con grande soddisfazione del cliente, della banca e soprattutto mia.
    … Quando le banche fanno le banche

    P.s. All’amministratore di rete: per accreditare i commenti non potrebbe fare delle domande un po’ più difficili, che so, come si chiamava la cavalla di Garibaldi o la madre di Achille, insomma è un po’ frustrante dovere fare 4-2 o 5+1, non c’è soddisfazione… Ajò professò!

  • Il russatore, come da manuale, ha già smentito. Però se prende i voti, e li prende, di chi è la colpa? Non nascondo che questo interrogativo un po’ di sconforto me lo procura.
    Banche non trasparenti, direttore fin troppo da rasentare la coglionaggine. Non voglio difendere le banche, ma tutte le altre aziende lo sono? E l’amministrazione pubblica?
    In quel ruolo le scelte della Regione si devono sottoporre a valutazione perchè sono una componente non secondaria se dare o no credito. E all’uno e all’altra. Fuori luogo, se non altro per una elementare regola di prudenza e perchè nessuno ha il verbo, ogni altro tipo di esternazione.
    A raccontarla così, Egr. Professore, non si può che assentire.
    A voler invece inspicere in alienum, e la banca lo fa e lo deve fare, sarebbe interessante conoscere:
    1) il settore di investimento, il contesto nel quale si insedia e la capacità di assorbimento della produzione di beni o servizi;
    2) la percentuale a carico dell’imprenditore e la quota chiesta a terzi (banca), così per valutare il rischio d’impresa. Ma perchè la Regione la pone a carico dell’imprenditore? Memore forse della L.R. 28?
    3) professionalità dell’imprenditore e suoi eventuali trascorsi.
    Non ritengo la garanzia consortile un elemento determinante perchè se lo dovesse essere si parte con il piede sbagliato.
    Concordo che le banche di credito ordinario non debbano fare finanza, ma il loro mestiere è quello di assistere l’economia reale. Ed è vero anche che il loro mestiere è il rischio (una libera scelta), così come è altrettanto legittimo perseguire l’obiettivo di fare panne il meno possibile(sub prime insegnano). Per due motivi: per tenere sana l’impresa e soprattutto per difendere i risparmi dei cittadini che vengono loro affidati.
    E’ un tema stuzzicante che vale la pena affrontare.

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