Autonomia prena ‘e faulas. In Consiglio non c’è futuro. Bisogna costruire l’alternativa con persone diverse e capaci. Politica del formaggio: il ministro Catania attacca e Mannoni e Sedda rispondono.

12 ottobre 2012 08:4623 commentiViews: 53

Mentre i miei colleghi del Consiglio si rivolgevano a Napolitano, cioè a colui che ha controfirmato il Decreto legge che chiude definitivamente il cerchio della politica di ritorno all’Italia prefettizia di Giolitti, io dialogavo in una casa della Sardegna centrale sul come fare sviluppo, sugli errori da correggere, sugli impegni da assumere. Sono felicissimo di non essere stato in Consiglio per questa pantomima della debolezza truccata. A un ragazzotto del mio paese che curava troppo il suo fisico, un giorno un vecchietto disse che non gli sembrava un uomo forte (eppure il giovane era robusto e palestrato) ma, gli disse, “mi pares un omine prenu ‘e faulas”. Ecco, ieri è andata in onda l’Autonomia prena ‘e faulas. In Consiglio non c’è futuro. Bisogna costruire l’alternativa fuori dall’Assemblea regionale. Ci sono molti consiglieri regionali che sono brave persone; alcuni sono anche competenti, ma hanno una testa ormai debole, incapace di cogliere il momento, di guidare i processi, di risolvere le sfide. Oggi l’ordine dei poteri che abbiamo conosciuto è finito. Monti ne sta costruendo un altro intorno ai poteri centrali romani, aumentando il potere di distorsione dei mercati e dei diritti che l’Italia da sempre svolge in Sardegna. Di fronte a un disegno di potere quale quello in atto, non si può rivolgersi al capo di quel disegno, Napolitano, per contrastarlo. È il segno di una debolezza politica e culturale incolmabile da censurare duramente. Chi si appella a Napolitano o una sua controfigura, candidi Napolitano alla presidenza della Regione.

Qualche giorno fa, a Olbia, il ministro della Repubblica italiana Catania aveva pronunciato la solita reprimenda contro i modelli di sviluppo sbagliati della Sardegna e ovviamente aveva criticato (per non sbagliare) ciò che tutti critichiamo: cioè che in Sardegna si produce troppo Pecorino Romano e troppo Fiore Sardo. Ieri, mentre io stavo lontano dalla ginnastica inutile del Consiglio Regionale, mi hanno scritto Paolo Mannoni e Totore Sedda per rispondere la ministro. Io li ospito con piacere, perché almeno si discute seriamente di una questione strategica. La Coldiretti, se ha piacere, è gradita ospite se vorrà intervenire. Io interverrò più avanti con qualche idea.

 

Non facciamoci del male da soli

di Paolo Mannoni e Totore Sedda

La diversificazione dei formaggi pecorini è la panacea di tutti i problemi della pastorizia sarda per il ministro Catania e per la Coldiretti…Per loro se si producono formaggi diversi, chissà poi quali sarebbero, si potrà pagare il latte ad un prezzo superiore. Secondo tutti i soloni che si occupano del settore, sarebbe questa la soluzione del problema del prezzo del latte ovino in Sardegna. Non riusciamo a diversificare i vari prodotti perché, secondo il ministro Catania i trasformatori (sembrerebbe privati e cooperativi) in Sardegna sono “pigri”.

Ora, che un ministro Italiano venga in Sardegna a dire queste cose è in teoria normale, non è molto importante che un ministro italiano sia informato dettagliatamente dei problemi della nostra isola, alla fine siamo una provincia di confine e di scarsa importanza.
Non è scusabile pero’ che uno che è stato sempre alle dipendenze del ministero dell’Agricoltura con stipendio di quasi 300.000 euro l’anno abbia una visione della crisi del nostro settore cosi’ superficiale.
Non c’era bisogno che arrivasse da Roma per ribadire dei concetti che si ripetono da quasi 300 anni. Infatti anche i piemontesi, padroni della nostra isola nel 1770 avevano detto le stesse identiche cose in quel periodo. Il latte era poco remunerativo perchè i formaggi non erano graditi dai consumatori di allora come da quelli di adesso. Alla fine di studi e ricerche il vicere’ , Tahon di Sant’Andrea, aveva sentenziato che i pastori sardi avevano ragione a produrre i formaggi tradizionali perchè erano piu’ conservabili e alla fine piu’ commercializzabili, con buona pace di tutti i tecnici e ricecatori venuti dal continente.

Su 300.000.000 circa di litri di latte ovino annualmemte prodotti in Sardegna, più  o meno la metà vengono trasformati in pecorino romano e sardo, le 2 dop a cui si riferiva il ministro, il resto è destinato a prodotti diversi. Solo da questi dati si può evincere lo sforzo di diversificazione fatto in questi anni.

È vero che in altri paesi il latte ovino si paga relativamente più che in Sardegna, ma le quantità prodotte non son comparabili. In Sardegna si produce un terzo del latte ovino delle regioni mediterranee. Per la crisi del settore molti pastori hanno cambiato mestiere o cessato l’attività, in altri paesi in misura maggiore che in Sardegna, nonostante il prezzo del latte fosse più alto.
È normale che mancando il latte si cerchi di procurarlo a prezzi sempre più alti, ma per quantitativi limitati o spot.
Certo è che i trasformatori sardi sono in grave difficoltà e che la vendita del latte fuori dalla Sardegna ci danneggia; ma comunque il prezzo del latte non sarà influenzato da queste forzature. Purtroppo sia cooperative che industriali non sono in grado di pagare prezzi superiori, ma il latte venduto al di fuori della Sardegna quest’anno (30.000.000 di litri) non è stato pagato piu’ di quanto lo abbiano pagato i trasformatori locali e, beffa delle beffe, una parte consistente di quel latte è stato “diversificato” in pecorino romano laziale, più ricercato, ma prodotto con latte sardo, con buona pace della rintracciabilità della Coldiretti. Per tutti questi motivi quest’anno in Sardegna 4 o 5 aziende di trasformazione cesseranno l’attivita’ e saranno posti di lavoro in meno che Dio solo sa quanto siano necessari.

In fondo il ministro e la Coldiretti non hanno fatto altro che dare la colpa della crisi a trasformatori che non possono far altro che trasferire il ricavato delle vendite dei prodotti alla materia prima senza nessun utile come dimostrano i bilanci delle aziende stesse.

Un modo molto spiccio per liberarsi del problema è accusare chi non ha colpe senza proporre soluzioni che almeno allevino la pesante situazione.

Paolo Mannoni Mannoni F.lli fu Paolo Thiesi (SS)

Salvatore Sedda Sepi Formaggi Marrubiu (OR)

 

 

23 Commenti

  • Simone Sole

    Mi inserisco nella discussione per apportare un piccolo contributo che ritengo possa essere riposto tra le cose banali, in quanto troppo semplice da realizzare, ma che ritengo banale non sia. Anzi.
    Posto che il problema del latte sia dettato dalla enorme quantità prodotta in un periodo di tempo per così dire breve nell’arco di un anno, si potrebbe pensare di produrre questo latte distribuendolo nell’intero arco dell’anno, strutturando le aziende, con valutazioni puntuali azienda per azienda, per superare il problema degli erbai estivi (così facendo ogni azienda saprà su quanta superficie di potrà disporre per il pascolo estivo e quantificherà di conseguenza quanti capi potrà destinare alla lattazione estiva).
    Questa suddivisione del gregge in produzione (parte per la lattazione nel periodo tradizionale e parte per la lattazione nel periodo estivo/autunnale) consentirà anche all’azienda di produrre gli agnelli in periodi diversi da quello tradizionale che tra natale e pasqua riempie i mercati e determina lo stesso surplus di offerta che genera con la produzione del latte in maniera tradizionale. L’immettere sul mercato agnelli in un periodo praticamente scarso di offerta ma sicuramente favorevole sul piano della potenziale domanda anche in ragione della concomitanza con la stagione turistica (e qui dobbiamo essere molto bravi noi a raggiungere tutta quella fascia di vacanzieri che è sicuramente pronta e disponibile a ricevere questa offerta) consentirà alle aziende un riconoscimento remunerativo maggiore di quello ottenuto nei periodi tradizionali di Natale e Pasqua quando cioè vengono riversate sul mercato le intere produzioni.
    A questo gran lavoro di riorganizzazione aziendale va affiancata una importante operazione.
    Tradizionalmente ogni allevatore che si rispetti macella in azienda pecore, capre, agnelli e capretti dalla notte dei tempi ed è sicuramente capace sia a macellare che a vendere. Attualmente l’allevatore che macella ovini e caprini in azienda commette un reato. Quindi l’azione da mettere in atto è un’azione forte coraggiosa ed importante al pari di quella relativa alla flotta sarda e consiste nel produrre una Legge Regionale che sulla scia delle seguenti: D.P.R. 10 dicembre 1997, n. 495 (regolamento recante norme di applicazione della direttiva 92/116/CEE che modifica la direttiva 71/118/CEE relativa ai problemi sanitari in materia di produzione e immissione sul mercato di carni fresche di volatili da cortile) pubblicato nella Gazz. Uff. 26 gennaio 1998, n. 20.
    (2) Legge 30 aprile 1962, n. 283 (Modifica degli artt. 242, 243, 247, 250, e 266 del T.U. delle leggi sanitarie approvato con R.D. 27 luglio 1934, n. 1265: Disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanza alimentari e delle bevande) pubblicata nella Gazz. Uff. 4 giugno 1962, n. 139.
    (3) D.P.R. 30 dicembre 1992, n. 559 (Regolamento per l’attuazione della direttiva 91/495/CEE relativa ai problemi sanitari e di polizia in materia di produzione e commercializzazione di carni di coniglio e selvaggina) pubblicata nella Gazz. Uff. 4 febbraio 1993, n. 28.
    (4) Circolare del Ministero della Sanità 8 giugno 1999, n.9 (linee di indirizzo per l’applicazione del decreto del Presidente della Repubblica 10 dicembre 1997, n. 495, concernente la produzione e l’immissione sul mercato di carni fresche di volatili da cortile e del decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1962, n. 559, per quanto concerne la produzione di carni fresche di conigli e selvaggina allevata da penna) pubblicata nella Gazz. Uff. 19 luglio 1999, n. 167… apra anche alla macellazione in azienda di ovini e caprini.
    Questa possibilità consentirebbe a tutte le aziende di poter macellare, in azienda e senza incorrere in reato, tutti gli agnelli che riescono a vendere direttamente ed a portare a casa qualche soldo in più (circa il doppio rispetto a quanto riescono a realizzare vendendo gli agnelli vivi ai grossisti).
    Consentirebbe inoltre gli allevatori a compiere un passo in avanti rendendoli protagonisti attivi nell’affrontare il mercato e ancora favorirebbe la creazione di un ulteriore spazio lavorativo che potrebbe essere occupato da una componente femminile della famiglia (compilazione documentazione, rapporti con la ASL per i controlli sui capi abbattuti, igiene dei locali, contatti ed approcci con la clientela per la promozione e consegna del prodotto). Non è da tralasciare l’aspetto legato alla tradizione che vuole che l’agnello, a paschixedda e a pasca manna, si comprasse direttamente dall’allevatore di fiducia. Io vedo questa misura come un riappropriarsi di un valore fortemente identitario che, con l’indifferenza di tanti e la prepotenza di pochi, ci è stato scippato ma che risulta ancora talmente ben radicato che resiste in maniera molto forte tale da sfidare il non rispetto della legislazione vigente che viene regolarmente disattesa. Basterebbe una semplice Legge per ripristinare un’usanza che nulla chiede a nessuno se non la possibilità continuare a vivere.
    Concludo questo mio post invitando tutti coloro che operano direttamente nel settore dell’allevamento a dedicare un pò di attenzione al progetto su esposto, perchè di progetto si tratta, è serio ed ha un obiettivo ben preciso e cioè far diventare gli allevatori sardi attori protagonisti del mercato. Come:
    – spalmando sul mercato la produzione e la distribuzione del prodotto latte nell’arco temporale dell’anno, per evitare le punte di offerta e consentire anche una più omogenea distribuzione delle energie e le risorse aziendali;
    – dilatando i tempi di contrattazione e vendita del prodotto latte differenziandoli per prodotto in ragione della stagionalità. (si ottengono due materie prime diverse che possono dare spunto all’industria casearia per provare a creare nuovi prodotti da presentare);
    – dividendo così le greggi si ottiene che anche la produzione di agnelli avviene nei due periodi dell’anno con due vantaggi: il primo è che non si stracarica il mercato nei periodi di Natale e Pasqua ed il secondo e che invece si genera un mercato nel periodo estivo e ci si può quindi avvantaggiare di quell’inpiù che offre sicuramente l’aspetto turismo;
    – l’apice si raggiunge avendo la possibilità di macellare direttamente in azienda potendo così ampliare l’aspetto occupativo familiare ed assicurarsi di vendere a prezzo pieno agnelli e capretti oltre ad eventuali pecore e capre che rientrano anch’essè tra quei prodotti identitari che fanno Sardegna.
    E’ questo un processo che, se si dovesse riuscire a dargli vita, genererebbe un fermento distribuito su tutto il territorio in mano a chi sa bene come farlo funzionare, perchè geneticamente ne è l’assegnatario, ed una volta che ne ha preso per bene le misure non sarà più schiavo di nessun industriale ma ne diverrà partner consapevole ed attivo.

  • Bobore Puligheddu aggiungi i foglietti che qualche industriale faceva girare tra i pastori,,il problema credo che per alcuni industriali sia che loro acquistano a 65 e poi rivendono il cosidetto latte che avanza,ma quel latte rivenduto in Grecia ecc ai pastori lo pagano forse 60-65 centesimi?

  • bobore puligheddu

    x signor mannoni e il signor sedda una domanda, ma tutto questo dolor ti pancia che a creato questo acquisto di brunelli del latte perche a creato questi problemi , o visto un accanimento da parte vostra e di un incoretto e vile modo di fare , dico questo perche mi costa sulla mia pelle vedere uno come salvatore passare nelle aziende con un foglio facendo vedere che brunelli a un problema di fiscalita e vedere giorni fa il signor paolo a una riunione sempre con la stessa musica che a noi allevatori non interessa , io mi chiedo non e che questo a rotto un mecanismo degli industriali sull’ accordo del prezzo del latte che magari ce tra l’ oro .

  • Sicuramente il condottiero ha fatto la scelta giusta, ma i suoi soldati non l’hanno capita.
    Buonanotte

  • Ma perchè non avete lanciato un messaggio anche a me? Non sarei andato a questo Congresso che non ha portato a niente, una farsa
    Il richiamo di Sale e Cumpostu è stato vanificato dall’intervento abominevole di Fenu che ci fà tornare indietro di almeno 20 anni… sentite un passaggio: indipendenza in un contesto federale, evitare derive isolazioniste, siamo l’unica regione italiana senza autostrade, preoccupazione per il paese, non possiamo stare in uno stato dove l’aborto, cioè uccidere un uomo, è legale…
    Perchè ci ha abbandonato ?
    Io non ci posso stare in un partito che vanta l’indipendenza e sotto sotto calcola quante poltroncine si possono recuperare.

  • Giovanni Piras

    No isco dae uve incuminzare, sicuramente abbarro Sardista, però, caru Paule assumancu unu salutu lu devias dare lampu, nessi pro rispettu de chie no este annatu a cortes abertas.
    Oje mi este vennitu a mente unu atteru Paulu, sempere de su Marghine, chi no ata apitu vortuna in su Partitu Sardu e jeo l’apo azuatu meta, amus ziratu meta e non pacu chircanne votos in tottu sa provinzia de Nugoro e tanno iti manna, sinn’este irmalaidatu de su dispiaghere, ma custos son contos anticos chi no interessana prusu a nissunu. MI DISPIAGHETE PRO MICHELI PINNA CHI SI ESTE INTESU MALE, isperamus e auguramus vene, tantu b’ata irroccu de calicunu.
    A! Mi ipo irmenticanne un’atera cosa, si su Presidente ata contribuitu a ghetare a terra sa tesi de Sassari damubila sa laurea, attenzione però no la iscriata chin s’apostrofo (l’aurea).
    Salutos a tottu e Forza Paris.

  • Sardista 1 Federazione Nuoro

    Da Sardista 1 a sardista federazione nuoro.

    Io sono tra quelli che non è sceso al congresso pur essendo delegato.

    Forse Bisogna capire bene quali sono i pensieri e i tempi.

    Io non sono sceso perche qualcuno mi ha informato dei fatti e ho ritenuto opportuno credere nella persona che definisci condottiero.

    Non mi sono reso complice di un congresso che non decide, un congresso Sassari Centrico che appiattisce il partito sulle posizioni, non posizioni di un presidente ecc ecc ecc. Tutte cose che penso tu sappia.

    Hanno deciso di non decidere caro amico/ compagno Sardista.

    Io sono tra quelli che hanno deciso di non essere complice di di questa scelta di non decidere.

    Ora sei sceso, hai fatto il tuo dovere, CREDI!!!
    Risultato…

    Gestione unitaria, Consiglio Nazionale abbastanza scrditato che nominerà un segretario che non deciderà.

    Linea Politica assente… Maggioranza, non maggioranza….

    Forse prima di fare la valigia Caro Sardista Nuorese, avresti dovuto credere un pò di più sul tuo condottiero e non cercare di faghe il figo tentando di disarcionarlo per poi magari pentirti..

    Comunque sia!!! ANDIAMO AVANTI…

    La vita. POLITICA continua…

    Forza Paris

    con il condottotiero e non ciascuno per conto proprio

  • Evelina Pinna

    @Mmc cui ricambio i saluti
    Le ragioni specifiche dell’Autonomia che io intendo, sono quelle da Statuto, che alimentano i temi del bilancio e della fiscalità, dell’identità culturale e politica, e non si mantengono con ideali astratti, ma con azioni incisive che diano corpo a un’evoluzione strutturale della società, convertibile in numeri e fatti.
    L’indipendenza della Sardegna è l’obiettivo finale, la stella polare, il processore di un cambiamento che può avvenire esclusivamente a tappe, con un calcolo preciso delle distanze da percorrere, a tappe regolari e in tempi costanti. Altra scelta civile non c’è!
    Ma senza una capacità pianificatoria, senza la previsione di modelli evolutivi capaci di realizzare a tappe questi scenari di crescita sostenibili, l’indipendenza resta semplice ideologismo nel terreno dell’utopia.
    Direi anzi che è un’emerita perdita di tempo.
    Il rischio è che questo nostro faro cosmico, senza l’alimentazione delle riforme e con quel fascino audace dell’azione politica che più non gli appartiene, vada lentamente spegnendosi, e che l’indipendenza resti un faro saraceno in cima a una torre di avvistamento, un presidio permanente contro le incursioni di uno Stato ingerente, mentre noi sardi restiamo impegnati in una perenne missione di difesa.
    Condanno lo snobbismo antimetrico di troppe persone che abbracciano gli ideali sardisti nei dispiaceri di tutti i giorni, ma si prostituiscono alla logica eterologa del voto dentro le urne. Io dico che la prossima coalizione vincente delle Regionali può essere solo quella capace di raccogliere il voto della ‘rete dei partiti sovranisti’della Sardegna. Ma non raccoglierò consensi.

  • Non so cumprendende prus nudda, k’avio ammaniau su bagalliu po ghettare a Casteddu e mi k’ana passau sa gana. Mi k’abarro in s’ortikeddu. A partire sos sardistas in milli cantos est istoria de semper, divide et impera paret s’irrocu ki nos an ghettau. Thatharesos magnacauli, no an cumpresu ki est ora de bortare teula e non prus de jogos e joghittas. Su benidore nos at a amostrare ki amus perdiu deg’annos. Bazze in ora mala thatharesos impiccababbos.

  • Ieri eravamo indecisi se assistere al congresso sardista o visitare Cortes Apertas, abbiamo scelto queste ultime.
    Lo dico senza la volontà di sminuire il PSD’AZ e senza mancare di rispetto ai suoi membri, ma dobbiamo capire che oggi il tempo delle tesi è finito. E’ da quasi un secolo che si scrivono tesi che raramente vengono applicate, e le responsabilità non solo solo esterne al sardismo.

    Se si vuole costruire lo Stato bisogna agire, non ripetere cose che si sanno. Mi scriveva Nanni Loi sull’opportunità di aprire un confronto-dibattito sullo sviluppo del sardismo: http://www.sanatzione.eu/2012/10/nuovo-congresso-del-partito-sardo-dazione-si-ricicleranno-tesi-mai-applicate/
    Se il sardismo intende sopravvivere deve superare i ritualismi e i tatticismi interni.

  • No, io so che cosa sto facendo. Un condottiero partecipa a battaglie politiche, non a guerre civili. Io ho indicato una strada: non praticare le guerre civili e tenere un luogo separato dalle risse. Non lo si vuole capire: le divisioni interne sono il luogo di specializzazione del Psd’az. Io voglio costruire uno stato, non fare il capocorrente. E chi sta con me costruirà uno stato senza odiare nessuno, neanche chi sbaglia.

  • sardista federazione nuoro

    Che fine hai fatto? Siamo venuti per votare in massa la mozione e non c era il principale promotore? Siamo un po spaesati. Dovevamo spaccare il mondo e ci siamo ritrovati senza condottiero.

  • Vende il latte nel LAZIO la coldiretti e ne nasce un caso nazionale, ma nessuno che parli del latte che alcuni industriali sardi esportano fuori perchè PRODURRE ROMANO sembra intasi il mercato,,ora questo latte che coldiretti vende crea squilibrio magari se calano le quote del bando indigenti non si puo piu piangere miseria,alla fine quei soldi a chi vanno non certamente al pastore,signor Mannoni chiedo scusa ma non è che lei ha perso molto latte da trasformare in questa campagna? in nurra ho sentito che lei ad inizio campagna proponeva un prezzo di 70 centesimi a litro contro i 65 centesimi,direi buona la cosa smuove le cose, cio significa che se il latte cala il prezzo alza,,dicono sia una legge di mercato,,,,peccato gli Op siano per così dire in mano agli industriali che si autocontrattano la vendita latte…

  • Paolo Mannoni

    Caro Nino, come vede 15 anni fa i bilanci erano buoni per gli industriali ma erano buoni anche per i pastori Gli uni compravano fuoriserie gli altri fuoristrada con gli utili che restavano. Entrambi siamo sulla stessa barca, e quando affonda, come succede ora, chi è carico d’oro affoga per primo…

  • Sig. Mannoni, i bilanci delle aziende sono in Camera di Commercio, quindi pubblici. Immagino il c/economico e comunque una buona lettura risposte ne da. Chissà perchè il 90% dei bilanci sono da incubo, però… Non per nulla ho parlato di complementi d’arredo.
    Infine 15 anni addientro non portavate in giro bilanci da favola ed il prezzo del latte veniva pagato……. lire.
    La rassicuro che non ho nulla contro gli industriali e considero legittimo l’utile così come è legittima una adeguata remunerazione della materia prima.
    Per quanto riguarda le banche sarebbe utile che il Congresso Sardista, che si apre oggi, indichi fra gli altri punti programmatici quello relativo al Governo del credito.

  • Gent.ma Sig.a Pinna,
    Lei ha scritto: “Io sostengo che le ragioni dell’autonomia sarda vadano mantenute restituendo autorità agli Istituti dell’autonomia e dignità strutturale a quei fattori di integrazione economica per cui occorre rafforzare la presenza sarda nelle relazioni e nelle transazioni di politica estera”.
    Non ho ben capito se Lei propende per dare nuovo vigore all’autonomia all’interno della nazione Italia o tende a perseguire l’obiettivo della autodeterminazione del popolo sardo, e quindi di quei fattori socio economici ed ambientali, in una nazione Sardegna.
    Ritendendo che l’autonomia all’italiana sia stata un vero fallimento, propendo per la seconda ipotesi.
    Saluti.

  • Paolo Mannoni

    Rispondo volentieri al sig Nino che non ho il piacere di conoscere ne’ so chi sia.Se le stesse considerazioni le avesse fatta 15 anni fa probabilmente non avrei risposto ma ora ,purtroppo, mi è molto facile dimostrare che la situazione reale è tragica.
    1 Gli industriali, come tali, son quasi spariti, nella mia provincia, Sassari (con Olbia), siamo rimasti 3 o 4 e per giunta zoppicanti. Quando ero giovane erano una trentina, tanto per far dei numeri.
    2 Non credo ci voglia molta immaginazione a far presente che oggi i veri padroni delle imprese sia industriali che della maggior parte di quelle agricole (pastori),siano le banche.In misura maggiore, come esposizione per gli industriali e in misura proporzionalmente minore per i pastori, ma nella sostanza le vere padrone di tutto, caseifici, aziende agricole e terreni, sono le banche.
    3 Non allego i bilanci delle aziende,non solo perchè non si puo’, ma sopratutto perchè sarebbe molto dannoso e controproducente, in quanto se lei e i pastori leggeste i bilanci non credo sareste molto tranquilli a versare il latte ad aziende che hanno bilanci, diciamo, “non buoni” per esser indulgenti.
    Mi riservo comunque di fornire alcuni bilanci all’onorevole Maninchedda che qui ci ospita e lui, se lo riterrà oppurtuno potrà dire se sto dicendo verita’ o altro.
    Purtroppo credo sia tempo di sfatare il mito degli industriali ricchi e prepotenti come anche di prendersela con loro solo perchè lo fanno tutti e cercare assieme delle soluzioni che attenuino la crisi.

  • La domanda di fondo è: quando il progetto indipendentista da sogno diventa reale progetto politico? La risposta è una sola: quando il popolo sardo avrà piena consapevolezza che essere protagonisti del proprio futuro è bello. Ieri, oggi e chissà per quanto ancora i cittadini sardi sono dipendenti dagli ambulatori del PD-PDL-UDC, sono prigionieri di un sistema che ne ha azzerato la dignità di uomini e non lo sanno.
    Cari tutti, il percorso è lungo e difficile. Tutte le forze devono essere orientate a liberare i prigionieri, ridare loro dignità, costruire in loro autostima per rinnegare gli ambulatori, luoghi di schiavismo e di annichilimento. Perchè questo percorso si concretizzi bisogna dare risposte ai bisogni reali. La politica deve creare le condizioni in grado di attivare un progetto di sviluppo che crei lavoro, lavoro, lavoro. E sarà la festa dell’indipendenza.

    Due parole sui ragionamenti degli industriali caseari Mannoni-Sedda.
    Sono riflessioni, senza neanche troppo pudore, da “Cicero pro domo sua”.L’essenza del duetto è questa:” trasferire il ricavato delle vendite dei prodotti alla materia prima senza nessun utile come dimostrano i bilanci delle aziende stesse”. Insomma agli industriali del formaggio rimane, se rimane, il siero dopo estratta la ricotta perchè anche quella necessaria per pagare la materia prima.
    Faccio una proposta. Sigg.ri Industriali pubblicate, magari chiedendo ospitalità a questo sito, i bilanci delle vostre aziende, ma non solo. E’ infatti un bel complemento d’arredo anche la situazione patrimoniale dei titolari delle aziende. Par condicio impone la pubblicazione di almeno 10 situazioni patrimoniali di pastori scelti fra i conferitori di ciscun industriale. E così andiamo a murghere un po’ di conti. Che commenteremo in piazza assieme. Registreremo il trasferimento di ricchezza dagli industriali ai pastori?

  • Dice un proverbio arabo che ogni parola, prima di essere pronunciata, dovrebbe passare da tre porte. Sull’arco della prima porta dovrebbe esserci scritto: ” È vera?” Sulla seconda campeggiare la domanda: ” È necessaria?” Sulla terza essere scolpita l’ultima richiesta: “È gentile?” Una parola giusta può superare le tre barriere e raggiungere il destinatario con il suo significato piccolo o grande. Nel mondo di oggi, dove le parole inutili si sprecano, occorrerebbero cento porte, molte delle quali rimarrebbero sicuramente chiuse.

  • Paulu Biancu

    Si continua a parlare di Stato -un concetto che declinato dalla Politica Italiana- non ci considera come un elemento del cosidetto Sistema Nazionale Italiano ma solo come elemento esterno appartenente all’Ambiente che sta fuori,incapace di agire/interagire, situato ai margini in quanto Territorio d’oltremare, buono per gli esperimenti bellici e inquinanti, ma non per altri tipi di esperimenti nei settori economici primari: agricoltura-allevamento-pastorizia e pesca.
    Nessuno parla di Sistema Natzionale Sardo, quasi fosse un concetto impronunciabile, privo di rilevanza sua propria. Eppure questo sarebbe un modo per costruire un’ Alternativa Politica rilevante, che invece subiamo, in cui individui provenienti dall’interno del Sistema Italiano contestano il modo in cui operiamo(sembrerebbe che Coldiretti e Ministri che, di tanto in tanto, si affacciano sulla Terra Sarda ci vogliano convincere delle loro capacità risolutive della crisi sarda (di quali poi? forse di quelle che hanno portato il Sistema Italiano ad una situazione di pre-morienza?).
    Ma la risposta che viene dal Mondo Politico sardo é quello di una totale sudditanza ai poteri Romani. I nostri Politici,di dx o di sx, non si accorgono di non contare niente ma forse lo sanno; rimangono agganciati al carro forse perché le prebende di consigliere regionale fanno comodo a molti, se non a quasi tutti. Non si discosta di molto, forse con poche eccezioni, il Sistema sardo della Produzione, sia di beni che di servizi, in cui non si contempla una via d’uscita diversa dall’attuale (magari quella delle piccole filiere locali) ma ci si continua a interrogarsi sugli effetti del cosidetto globalismo economico, in cui pochi individui orientano le scelte per tutti, in particolare contro i sistemi locali/territoriali, gli unici che possono in qualche modo bloccare certe manovre di tipo oligopolistico.
    Mi chiedo:ma come é possibile che, in uno scenario quale quello da me descritto, si possa pensare ad una Autonomia che possa dare risposte?
    Un’Autonomia priva di leaders capaci di interpretare la voglia di Statualità sarda che cresce dal basso,un modo x essere diversi dagli italiani che,finora, non hanno dimostrato capacità maggiori di quelle che anche NOI possediamo ma,anzi, ci hanno condotto a vivere in uno spazio socio-politico di cui non si capiscono i contorni, in cui stato e antistato vanno a braccetto, dove il Potere si esercita nelle forme della marginalità più estrema, dove il cittadino é una cavia per esperimenti politici di dubbia rilevanza, come quelli che riguardano la legge elettorale…dire altro non serve, questo basta e avanza

  • Fortunato Ladu

    Signora Evelina Pinna, premetto che leggo con attenzione le sue recensioni e che per me sono fonte di dati e proposte . Non si offenda però se le dico che più di una volta ho sentito i miei colleghi pastori ritenerli illegibili e assolutamente difficili da decifrare. Le chiedo a loro nome di scrivere in un italiano più scorrevole o in sardo. Chiedo scusa all’aministratore per questa mia intrusione

  • Come detto da lei in altre occasioni, questi della coldiretti sono proprio dei geni, vendono il latte fuori, ci guadagnano qualche centesimo sull’assistenza. ” dicono loro ” Poi scopriamo, questo dicono gli industriali nel loro intervento ” che in Sardegna il latte in tasca al pastore viene pagato in misura uguale:

    Ci manca solo di scoprire che i famosi camion che trasportavano il latte sulla saremar, a prezzo agevolato. ” alla faccia degli altri””
    facciano riferimento a qualche…..

    Onorevole ci tenga informati.. Bisogna capire con chi abbiamo a che fare.

    Catania da funzionario ministeriale beccava circa 300 mila euro l’anno..

    Io sarei curioso di di sapere quanto si becca all’anno il Direttore di Coldiretti Sardegna::

    Sardegna – Veneto – lazio ecc.. Insomma i dirigenti…

    Per ora la cosa che sò è che non arrivano i pagamenti della PAC
    Non arrivano i pagamenti del PSR
    non arrivano i pagamenti del benessere

    io ho pagato per la tessera, ho pagato per le domande.. Ho adempiuto a tutto..

    E questi?????

    Chi li stana ?

    Grazie

  • Evelina Pinna

    ‘Condurre i processi’ è la lampada degli obiettivi che deve guidare il Congresso di domani ed è la qualità imprescindibile che deve possedere il futuro presidente della Regione. Che poi si parli di lattiero caseario o di energie rinnovabili, di zone franche o di trasporti, occorre spezzare innanzitutto il dualismo concettuale per il quale la rinascita economica è considerata imprescindibile dalla coesione politica, con questo Stato alienante, che finora abbiamo delegato per qualunque funzione organizzativa e decisoria. Esiste una relazione stretta tra politico ed economico, è evidente, perché l’economia e politica s’intrecciano continuamente. Eppure rifletto che l’errore più mostruoso sia quello di pensare che l’integrazione politica debba precedere quella economica e industriale e queste da quella addirittura non possano prescindere, in questo stato di diritto al quale la Sardegna è vincolata da decenni. Il futuro Parlamento sardo dovrà dare una risposta uguale ed opposta. L’integrazione economica europea certamente vuole contribuire a rafforzare l’integrazione politica degli Stati, ma poiché la stessa regola è stata disapplicata dallo Stato nei confronti della Sardegna, mi auguro che dal Congresso sia l’ideale collettivo del diritto sardo a uscirne rafforzato, e che questo ‘presupposto elettorale’ vincoli il dialogo tra le forze politiche sarde. Ogni sforzo richiesto ai Sardi dovrà essere in vista di benefici che insistono sul territorio. Diversamente l’integrazione e la globalizzazione diventano una stuoia che sarà ampiamente abusata in futuro. La vera integrazione economica su scala nazionale e internazionale comporta infatti l’inserimento di elementi di sistema indispensabili a riconciliare obiettivi estesi. Diversamente parliamo d’altro. La Sardegna oggi non sembra indispensabile a questo Stato. Io sostengo che le ragioni dell’autonomia sarda vadano mantenute restituendo autorità agli Istituti dell’autonomia e dignità strutturale a quei fattori di integrazione economica per cui occorre rafforzare la presenza sarda nelle relazioni e nelle transazioni di politica estera. Finora non si è trattato di incontrare le parti in un tutto, sincronizzandoci con lo Stato, ma abbiamo conciliato le decisioni prese a priori da uno Stato in odore fraudolento, ritrovandoci oggi risucchiati in un circolo vizioso autocorrosivo e sempre sottomesso. Quanto alla globalizzazione, questa appartiene alla stirpe dei concetti più menzogneri cui la politica ci espone oggi, per il modo in cui se ne parla. E’ alla base del processo attraverso il quale i governi pilotano la crisi globale occupandosi non dei cittadini, ma del governo delle multinazionali in nome delle quali, attraverso un complesso movimento di frontiere e la liberalizzazione del commercio, lungi dall’abbattere i costi dei trasporti e dell’energia li esasperano, e sempre in nome della globalizzazione spostano le materie prime, le merci, il capitale finanziario, raggiungono lo stesso capitale umano, laddove possono sfruttare i vantaggi della manodopera e del buon mercato. La Sardegna rincorre l’occupazione mentre le multinazionali la sfuggono. Orbene, l’integrazione economica bolle, ed è rilanciata come una soluzione ai problemi e alle sfide che la mancanza di industrializzazione pone in alcune parti del mondo; ma bisogna aggiungere (negativamente) che attecchisce proprio in nelle società meno organizzate, non concedendo opportunità di sviluppo spontaneo alle economie naturali, né è disposta a condividere utili, risorse, materiale energetico ed umano. L’integrazione economica insomma, in mancanza di meccanismi di mercato nostrani, ci porterà esattamente a questo tipo di asservimento nei settori nobili dell’energia, ambiente e comunicazioni inseriti oggi nell’agenda nazionale.

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