Auguri di buona Pasqua con un ricordo catalano

30 marzo 2013 21:165 commentiViews: 53

Poco prima di Pasqua mi si riempie la testa di un eccesso di pensieri. Mi limito a dar corso all’ultimo di questi giorni. Ho visto una foto di Barcellona e mi sono ricordato del professor Jordi Carbonell, professore di letteratura catalana a Cagliari, molto amato da tutti perché reso amabile dalla natura e dai dolori, incredibili, della sua vita. E che mi succede? Mi parte la frizione dell’eccesso di ricordi che affollano la mia testa (io sono capace, mentre parlo di politica o di letteratura, di pensare contemporaneamente a una ricetta gastronomica, a un film, a una lettera che devo scrivere, all’ultimo battibecco con mia moglie ecc. ecc.)  e mi viene in mente Henrique Irazoqui, l’interprete di Gesù nel Vangelo secondo Matteo di Pasolini. Perché? Perché Irazoqui non era credente, era un comunista catalano acerrimo nemico della chiesa cattolica, che lui vedeva alleata del franchismo per vocazione e che Jordi, invece (me lo aveva spiegato scendendo per le scale della Metropolitana di Barcellona, poco prima di rompersi, con una brutta storta, i legamenti del ginocchio) riteneva alleata col franchismo per reazione alle esecuzioni sommarie di ecclesiastici fatta dagli anarchici. Sia come sia, anche Jordi, ateo (ma un suo zio, frate capuccino, era stato ucciso dagli anarchici per strada), a me sembrava un tipo profondamente religioso nei modi e nell’animo. Passa qualche giorno e leggo un articolo interessante sulla mostra di Marlene Dumas a Milano (ovviamente, a questo punto, mi è partito l’altro file, quello di Dumas narratore, del castello d’If che ho visitato di recente, di Edmond Dantes, di come da ragazzo programmavo di vendicarmi di ogni torto, dimenticando ovviamente di conteggiare le vendette altrui per i torti di cui ero stato ‘innocente’ esecutore; poi col passare degli anni, la memoria è diventata più acuta per i torti fatti che per quelli subiti). Che cosa si mette a fare questa Dumas? e non espone un ritratto di Enrique Irazoqui! Leggo l’articolo di Giuseppe Frangi tutto di un botto e mi imbatto in una frase di Pasolini di grandissima densità. A chi gli chiedeva come mai lui, ateo, avesse girato un film su Gesù, rispondeva: “Se sai che sono un non credente, allora mi conosci meglio di quanto io conosca me stesso. Posso anche essere un non credente, ma sono un non credente che ha nostalgia di una fede”. La Pasqua non dice nulla a chi non ha nostalgia di un compimento, e io per pensare questa banalità ho fatto un giro pazzesco tra il Mediterraneo, i miei ricordi e i miei affetti. Ancora non c’è stato un solo pittore o scultore che abbia saputo rappresentare quanto ‘universo’ stia dentro un piccolo cuore umano. Auguri.

5 Commenti

  • Michele Pinna

    “Lo stile è l’uomo”, ci ha insegnato Benedetto Croce. Un filosofo del quale, come accade spesso in Italia, buttando via l’acqua sporca si è gettato anche il bambino. Eliminando cioè le vesti ideologiche del suo idealismo Statualista, in molti, hanno fatto fuori anche molti elementi sostanziali del suo pensiero. Attribuire all’uomo una valenza stilistica per Croce significa attribuirgli una sensibilità individuale, di cui la parola è solo uno strumento espressivo. Da ciò la domanda:la parola senza l’uomo cosa sarebbe? il Cristianesimo, di cui Croce, laico e liberale,è stato acuto e profondo interprete, ci ha insegnato proprio questo. In principio c’è la parola, nella superficie delle cose c’è la parola, ma se la parola non diventa carne,sangue,esperienza, sofferenza, dolore, gioia, sensibilità cioè, ed insieme il pathos dell’esperienza non diventa parola, ogni cosa terrena è vana vana.Già, vera e propria vanità.
    Così come oggi appare vana la parola della politica, inspiegabile, muta, non parla più a nessuno. Essa è lettera morta. Perchè è parola senza carne e senza sangue.Parola priva di uomini e di umanità. Le riflessioni di Paolo, insolite per un politico, ma significative ed espressive dell’uomo che, della politica, ne vive e ne meditala passione, la sofferenza,le contraddizioni, come tutti gli uomini che hanno sensibilità, è perciò stesso stile; e’ da riflessioni come queste che il tempo della crisi può trarre giovamento. La politica dovrebbe reimmergersi, davvero, nella natura e nella sensibiltà degli uomini e delle donne, solo così ci potrà essere rinascita e nuova gioia di vivere.

  • Sinceri e affettuosi auguri a te e famiglia.

  • Resurrezione e libertà anche per la Sardegna. Pace.
    Buona Pasqua

  • Bonas Pascas

  • Silvia Lidia Fancello

    Non ho mai letto un preambolo tanto colto e infarcito di cinema, storia, arte e letteratura per dire semplicemente “auguri”. Però, che stile!
    Auguri anche a lei e ai suoi cari.
    P.s. Temevo che lasciasse fino a martedì lo sfortunato articolo sulla crisi.

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