Audizione Equitalia: la Sardegna presa per la gola dallo Stato e spoliata di 3,5 Miliardi di euro. L’indipendenza degli stati spesso è nata da una presa di coscienza maturata sulla questione fiscale

12 maggio 2011 13:1233 commentiViews: 47

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Il 17 febbraio 2010, la Commissione bilancio sollevava il problema Equitalia e convocava i vertici dell’azienda in audizione. L’articolo che segue è stato pubblicato in Sardegna e Libertà il 18. Chi legge si renderà conto che, soprattutto nelle pagine finali del documento allegato, erano presenti elementi utili per elaborare una strategia di reazione che certamnete non era in capo al Consiglio regionale. Rimanemmo inascoltati. Oggi una marea di persone ha sfilato per le strade di Cagliari e con ragione ha protestato. L’impegno della Commissione di un anno fa è la dimostrazione che chi vuole concorrere alla soluzione dei problemi deve sollevarli per tempo e non ignorarli.

I dati più importanti dell’audizione Equitalia in Commissione Bilancio, almeno per perimetrare i problemi dell’emergenza fiscale della Sardegna, si trovano nelle pagine finali di questo documento: poco più di 64.000 imprese debbono allo Stato 3,5 miliardi di euro. È il segno di una sofferenza spaventosa e anche di una ferocia dello Stato che, in un momento di crisi come questo, persegue l’incasso dei tributi con i metodi che, come tutti sappiamo, ingessano l’impresa. Ciò che dobbiamo capire è che la pressione fiscale è ormai insostenibile per la Sardegna. I parlamentari sardi nel parlamento italiano dovrebbero ricordarsi della legge fatta ad hoc per salvare la società di calcio della Lazio e chiedersi se un club calcistico, in questo Stato la cui sacrale unità (secondo il presidente Napolitano) sarebbe inviolabile, vale più di una regione e del suo popolo. Pubblico i dati perché tutte le indipendenze del mondo sono nate da una presa di coscienza maturata sulla questione fiscale. Dentro le tasse si annidano dipendenza e subordinazione.

33 Commenti

  • Filippo Usai

    Paolo, è ora di far valere la nostra DIGNITA’, per questo devono convergere verso un unica direzione tutte le forze politiche e i movimenti che credono che il popolo sardo possa caminare con le proprie gambe, con umiltà ma con la consapevolezza che non c’è alternativa al disastro economico che trafigge la Sardegna.
    Ciao

  • Quante parole, quanti concetti e quante frasi articolate. A me, sembra più una gara a chi scrive più cazzate, fra commercialisti. Ma i nostri goverenanti. Non ho ancora sentito nessuno parlare dei loro stipendi. Provate a confrontarli con quelli degli altri paesi. Ormai in questo paese si lavora solo per far fare la bella vita ai nostri onorevoli. Ci fosse qualcuno che ne parla, che si lamenti. Tutto apposto, va bene cosi. A me sembriamo più un branco di scimmie ammaestrate. Ogni volta che provo a parlarne mi sento rispondere:- E itta di faisi. E finisce li, quasi come se fosse tabù. Il fatto è che questi pagliacci hanno gli stipendi più alti di tutta l’Unione Europea. Comunque vi lascio ai vostri conti.
    Salude

  • Salute a tutti.

    Forse abbiamo dimenticato chi siamo, da chi discendiamo. Noi siamo i discendenti del popolo SHARDAN, i padroni del mondo. Padroni incontrastati dei mari, da tutti temuti e rispettati. Nessuno, avrebbe neanche mai pensato di posare piede su questa terra (la nostra terra) se non per mercanteggiare. Cosa ne è rimasto questi antichi guerrieri. Nulla! il popolo e ridotto alla fame e nonostante tutto, nulla. Quante chiacchere. E mentre noi chiaccheriamo gli altri agiscono. Se vogliamo diventare una nazione dobbiamo unirci, ricco e povero, operaio e architetto, SARDI, tutti uniti come un vero e unico popolo. Solo cosi potremo farcela.
    Salude

  • Per Nino,

    perchè è una panzana l’ipotesi che un’aliquota del 20% può coprire il fabbisogno dell’isola? Prova a pensare ad una amministrazione delle risorse pubbliche seria, non orientata agli sprechi e attenta al rispetto dei bisogni veri e vedrai che probabilmente il Pira ha delle ragioni serie in merito. Quante risorse vengono sprecate in Regione, quante negli Enti intermedi, quante in centinaia di enti dovo sono allocati dei veri parassiti, quante in gite per anziani, quante in opere faraoniche mai utilizzate, quante in feste paesane sempre eguali, quante in indennità a dipendenti pubblici per assumersi responsabilità che sono e restano implicite nella loro qualifica funzionale, quante in consulenze esterne, quante in assunzioni a tempo non necessarie….quante, quante, quante, quante…
    Stante che le risorse finanziarie sprecate sono parte di imposte pagate dai pubblici dipendenti, pensionati, liberi professionisti e imprenditori, dovremo tutti indignarci e reagire con forza dimenticandoci della nostra personale situazione lavorativa. Tu sei probabilmente un dipendente che ogni 27 del mese riceve il giusto compenso da parte del datore di lavoro ed hai riserve mentali nei confronti delle cosiddette partite IVA; sarebbe ora che venisse a mancare sia l’irrisione nei confronti dei dipendenti che l’atavica avversione per chi rischia di proprio. Combattiamo piuttosto contro coloro che amministrano in malo modo le risorse pubbliche.

  • Per Vincenzo: bene, ci vediamo ad uno dei seminari.
    Saluti e fortza paris.

  • Ammessa la licenza poetica, altro è la prosa.
    La ricerca bibliografica sulle pubblicazioni di macro e micro economia non ha portato ad individuare i tuoi testi per gli approfondimenti.

  • Piergiorgio Pira

    E tando caru Zulio la ziramus puru in poesia

    Lassalu a mie a Nino Loi
    ka li as canto gai e goi

    Si cumprende pagu de indipendenzia
    sa curpa e solu de sa sua cussensia

    si cunfusu est in economia
    sa curpa non zertu sa mia

    nugoro 23 frearzu duamizzaedeghe

    Pera Zorzi Pira

  • @ Nino, azungo a su’e prima ca no avio lettu sa risposta, tra frades nos pikmus in ziru, e sa gara de poesia finid in brulla, tue e PGP sezis in su palcu a cantare sas virtudes de sa matessi femina. Kie connosked sa moda de sos cantadores no est tifosu e gosad de sa rima e de sa prosa. Soe gosande a podere.
    Salude e libertade

  • Pera Zorzi ses su menzus, kissai ki lu legan tottus. A sos de IRS,: e como decontestualizaelu gasi l’acabaes de injurzare a Bellieni. Ake a bonu, ca si nono tocad de ti domare a cad’ora. Benzo a t’inder in Aristanis
    salude e libertade

  • Vincenzo Monaco

    Per Mmc
    L’Ente superiore che obbligherà lo Stato Italiano a rinunciare alla colonia che diventa Stato sardo è la democrazia sostenuta dal voto referendario di oltre il 50% dei sardi che oggi costituiscono il POPOLO SARDO. La costanmte resistenziale è nel DNA di questo popolo sardo, ma come è avvenuto per la estinzione di molti popoli della terra, la resistenza è messa veramente a dura prova ed in coloro che non sono ancora riusciti a scoprire il vero valore di essere sardi, purtroppo ha fatto presa. Allora, è veramente giunto, prima che sia troppo tardi, il momento di agire per creare in modo più incisivo, quella coscienza indipendente nel popolo sardo che potrà diventare un modello per la ricreazione di valori individiuali e collettiv, di individuazione di sistemi innovativi di tipo sociale ed economico, di riscoperta dell’etica e della correttezza, nelle imprese e nella gestione sia privata che pubblica delle risorse, nella difesa delle diversità come valore universale, nel rispetto e nella solidarietà reciproca, tutti principi che hanno costituito e possono ricostituire il comunitarismo sardo. Ed ecco perchè i popoli italiani sono nostri alleati, così come lo sono i popoli europei, specialmente quelli delle nazioni senza stato, sensibili come noi a queste problematiche. E’ con questi popoli che si dovrà fermare ed invertire un processo pericoloso e dannoso che ci accompagna quotidianamente verso le iniquità. Comprese quelle fiscali. E’ un nuovo modello che noi sardi dobbiamo inventare e costruire, sperimetare e mettere a disposizione degli altri popoli, insieme. Personalemte sto cercando di idividuare questa strada creando momenti di confronto nei seminari. Insieme al mio popolo e proiettato verso gli altri popoli. Un passo dopo l’altro.
    Fortza Paris

    Vincenzo

  • Caro Pergiorgio, io non vado e ritorno. Sono. Mi manca l’esperienza diretta ed indiretta (quest’ultima andata ed ora elitaria, togliattiana ed a cui vanno rivolte le dieci domande poste dal giornale inglese) di cui tu puoi fregiarti.
    Porti esempi di nessun valore in campo europeo,ammetti che il mezzo indicato dell’aliquota del 20% per liberare la Sardegna è una panzana, hai abbandonato la irrisione dei dipendenti,nulla dici sulla parità dei soggetti d’imposta per essere tutti liberi di dichiarare quello che vogliono .Con questo crolla miseramente anche il tuo pseudo-indipendentismo che non è neanche parolaio.Alle tue non risposte non puoi dare copertura citando Bellieni, la cui analisi e profondità di pensiero non ha nulla a che spartire con la tua calcolatrice bisognosa,peraltro, di radicale revisione.
    L’indipendenza, quella vera,pretende da chi se ne fa portabandiera soprattutto credibilità se è vero come è vero che è innanzitutto una battaglia di popolo. Come dico in altra parte per conseguire l’indipendenza bisogna spazzare via la teoria del bisogno sospeso che ha come imperativo di non saziare mai il bisogno.Se si assolverà a questo compito l’indipendenza ci cascherà addosso anche senza volerla.Con buona pace dei professionisti delle aliquote , dell’irpef, dei domicilii fiscali.

  • Piergiorgio Pira

    Meres in domo nostra

    “..lasciata a se stessa la Sardegna sarà capace non solo di governarsi e di crearsi ordinamenti più consoni alle proprie condizioni e alle proprie necessità più che oggi non accada, ma anche di crearsi quella prosperità economica che ora le manca ed è ostacolata in tutti i modi ed alla quale le sue risorse naturali e l’energia dei suoi figli le danno il diritto di aspirare.
    Le esiguità dei tributi,la scarsità della produzione attuale non sono elementi tali che possano dare soverchiepreoccupazioni per l’avvenire di una regione come la nostra,che non ha ancora avuto la possibilità di sviluppare tutto il suo rendimento economico.
    La Sardegna vuole liberarsi dell’oppressione di tutela statale,per fare da sè,per curare le sue piaghe da sè.
    Liberismo,autonomia,cooperazione.
    Sono questi gli elementi entro cui è compreso il problema sardo,che è anche sotto molti aspetti il problema dell’Italia”

    Camillo Bellieni, per sfatare una stupida leggenda.Noi e l’Unità d’Italia. “Il Solco” 18 dicembre 1921

    Anche lui era un parolaio,mio grande maestro.
    A questo punto mi pongo una domanda, ma tu caro Nino che ci stai a fare del partito di Bellieni?

    Nuoro 23 febbraio 2010

    Piergiorgio Pira
    P.S.
    Può anche darsi che non sia sufficiente un’unica aliquota del 20% sul reddito dichiarato,dipende dall’ammontare e dalla natura del fabbisogno statale. Non basta certo se lo Stato, le Regioni, le Provincie (che andrebbero soppresse),i Comuni , continuano a sperperare i soldi pubblici finanziando eventi tipo il capodanno 2009, organizzato dal Comune di Olbia, che è costato 400 mila euro. Inoltre dovresti sapere che il fabbisogno si finanzia anche con il gettito dell’imposizione indiretta .
    Per quanto riguarda il livello della tassazione dei redditi ,caro Nino, ecco un elenco di governi europei che hanno studiato come ridurre la sciavitù, in Austria l’aliquota è del 25%,in Ungheria del 16%, in Romania del 16%, in Bulgaria del 19,5%, in Irlanda 12,5% In Croazia coloro che investono più di 1 milione di HRK (cca. 136,000,00 EUR) nell’infrastruttura della zona franca, pagano lo 0% d’imposta sul reddito delle società per un periodo di 5 anni.
    • Altri soggetti ubicati nella zona franca pagano il 50% dell’imposta sul reddito delle società.

  • @ Pira
    Appunto per quello, il Psdaz dovrebbe elaborare nuove ricette, magari non sperimentate, che puntino alla tutela della libertà del cittadino dallo Stato e allo stesso tempo salvaguardino la collettività dalla rapina privata. Certe teorie neoliberiste e anche neolibertariste, sono utili ma non sufficienti a far si che si sviluppi un movimento di liberazione come quelli ottocenteschi anche in Sardegna. Non sono molto interessato a cambiare padrone, se il nuovo è sardo, ma peggiore di quello italiano.
    salude e libertade

  • Caro Piergiorgio divaghi raccontando cose arcinote da tempo che non hanno attinenza con le domande che, da scolaro impertinente,ripropongo all’attenzione del maestro.
    1) Una sola aliquota del 20% come da te proposto è sufficiente a coprire il fabbisogno della Sardegna?Se non lo dimostri ma ti limiti ad enunciare vendi fumo;
    2) il calcolo dovrà essere poi fatto sui redditi DICHIARATI da tutti i soggetti d’imposta. Questo significa abolire la ritenuta alla fonte applicata ai lavoratori dipendenti e pensionati ( posto che ai tuoi occhi paiono cittadini figli di un Dio minore abituato come sei a trattare bilanci a nove zeri) sulle cui spalle grava l’onere di portare avanti la baracca.
    Per ridurre la schiavitu’ al 20% (oggi al 50% per i non dipendenti ma è una balla) ,come tu dici, ritengo che rispondere alle due domande sia esiziale per verificare la bontà dell’assunto. Nessun paese europeo ti potrà essere di conforto sulla strada che indichi,pertanto la ricetta potrebbe essere preziosissima. Passi per non aver studiato io, possibile però che, non essendo arrivati alle tue conclusioni, non abbiano studiato neanche gli altri governi europei che applicano aliquote pari al doppio e oltre rispetto al “tuo” 20%? Tutti schiavi?
    Non vorrei rammentarti,lo faccio però in punta di piedi, che le perdite di bilancio vanno ripianate e che persistendo si entra nella sfera di competenza della Sezione fallimentare. Così per le persone fisiche,per le persone giuridiche ed anche per gli Stati(Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia che è seduta sull’orlo del precipizio, ti dicono qualcosa?). E allora addio alla sovranità.
    Ho paura dell’indipendenza? Si di quella parolaia.
    Nel terzo millennio gli studenti azzardano dare il voto agli insegnanti e non sempre rimangono inascoltati.
    La causa sardista si difende essendo credibili e come lavoratori dipendenti e pensionati (la massa critica),lavoratori autonomi, piccoli e medi imprenditori, liberi professionisti.

  • Concordo con mmc: gli italiani, ci hanno colonizzato e ci trattano da colonietta d’oltremare, tendendoci buoni con regalini e false promesse.
    In realtà, dietro il loro interesse, c’è il disegno di impadronirsi dell’isola per farci sopra:
    villaggi vacanze,
    case vacanze,
    centrali produzione elettricità da nucleare,
    discarica di scorie nucleari,
    impianti eolici inshore e offshore…

  • Piergiorgio Pira

    Caro Nino, mi sa che tu sei uno di quelli che hanno un grande terrore dell’indipendenza. Di solito la paura nasce dalla non conoscenza. Gli alunni, quando non studiano e quindi non hanno conoscenza della materia, hanno paura delle interrogazioni e di prendere un brutto voto, chi non sa nuotare ha paura di affogare, chi non sa andare a cavallo ha paura di cadere e farsi del male, molti hanno paura anche dell’ignoranza e io sono uno di quelli.
    Per quanto attiene il problema fiscale, ti consiglio di documentarti meglio, non da oggi in Sardegna la leva fiscale è stata utilizzata per creare sottosviluppo, a tal proposito ti consiglio di leggere G.B.Tuveri che, oltre 150 anni fa, con dati alla mano dimostrava come lo Stato Italiano prelevava dalla nostra isola 12 milioni di allora e ne trasferiva “ per l’ erogazione dei servizi richiesti dalla collettività” solo 8 milioni. Con la legislazione vigente ( vedasi l’art 8 dello Statuto Sardo) lo Stato Italiano dovrebbe trasferire alla Regione Sarda i nove decimi delle imposte riscosse in Sardegna, mi risulta però che Roma ci deve dare ancora parecchi milioni di euro. Come mai non ce li dà ? E se nel conto ci mettiamo le servitù militari, tutti i soldati sardi morti per difendere i loro confini, quanto ci dovrebbe risarcire il nostro caro Stato Italiano?
    Devi sapere che i 9 decimi delle imposte riscosse in Sardegna, con il sistema fiscale così come è congegnato, sono una bazzecola. Forse non sai (tu che non sei un professionista della calcolatrice, aimè!!) che la stragrande maggioranza del reddito qui prodotto non viene tassato in Sardegna, ma dove chi lo produce ha la sede legale o il domicilio fiscale. Prova ad informarti quante sono quelle aziende che qui operano ma hanno la sede legale o il domicilio fiscale fuori della Sardegna, sono molte credimi, più di quanto tu immagini. L’elenco sarebbe lunghissimo.
    Ne cito alcune: Tirrenia, Enel, Telecom, Vodafone, Alitalia, Sisa, Conad, Auchan, Gruppo Rinascente, la stragrande maggioranza delle Banche che operano in Sardegna ect. E per stare vicino a dove tu vivi fai un po’ di conti di quante aziende del genere ci sono a Sassari, Porto Torres, Alghero, se poi ci dirigiamo verso Olbia e la Costa Smeralda ne troveremo qualcuna anche lì.
    Lo sai ancora, caro Nino, che tutti i cittadini italiani, ma anche i sardi che non hanno la residenza in Sardegna, se possiedono una casa nel nostro territorio, per esempio un cittadino italiano residente a Bologna e quindi con domicilio fiscale in quel Comune, se possiede la casa al mare a Tresnuraghes, l’IRPEF che paga,maggiorata di un terzo, farà capo al Comune di Bologna? Lo sai che tutte le buste paghe e le pensioni dei dipendenti pubblici, con domicilio fiscale in Sardegna e che fanno capo al Ministero del Tesoro, sono elaborate a Latina e le ritenute Irpef che vengono operate, sono conteggiate come entrate fiscali della regione Lazio e non della Sardegna?
    Lo sai, tanto per far di conto, che alcuni anni fa uno studio della Fondazione Agnelli , rilevava che lo Stato Italiano trasferiva alla Sardegna 20.000 miliardi e ne prelevava 16.000 mila, e metteva in risalto che mentre il dato dei trasferimenti era certo, per quanto riguarda il prelievo , non venivano considerate tutte quelle imposte che non potevano essere prelevate in Sardegna per i motivi che ho pocanzi citato. Forse se a quel prelievo aggiungiamo tutte le imposte che andrebbero riscosse in Sardegna il nostro bilancio sarebbe in pareggio.
    Ma anche se non lo fosse, con un deficit di 4 mila miliardi /2milioni di euro che cosa cambierebbe?
    Non ti risulta, che lo Stato Italiano abbia uno dei debiti pubblici più alto del mondo? Milioni di miliardi di euro, eppure non ha perso la sovranità, continua ad amministrare sul suo territorio, compresa la Sardegna.
    Se quel debito lo avesse avuto un imprenditore sarebbe stato dichiarato fallito, ma lo stato non può fallire.
    La sovranità non vuol dire avere il bilancio in pareggio, se cosi fosse non esiterebbero gli stati in tutto il mondo.
    Sovranità vuol dire,anche con un bilancio in deficit come tutti gli Stati, poterci fare le leggi che ci servono, in tutti i campi( fisco, scuola, sanità, credito, ect) che tengano conto delle esigenze del nostro popolo, leggi semplici, fate da persone di buon senso, non da legislatori schizofrenici come lo sono nel parlamento italiano ed europeo che servono soltanto a tenerci nello stato di sottosviluppo in cui siamo.
    E a proposito di liberismo, una precisazione anche per Zulio, ma lo sai che per vendere un chilo di pane oggi bisogna fare quattro scritture contabili? Che avviare una iniziativa imprenditoriale è un impresa in tutti i sensi? altro che neoliberismo! Fine della seconda puntata.
    Nuoro 22 fabbraio 2010
    Piergiorgio Pira

  • I mass media, la televisione in primis, sono un utile ausilio per indorare la pillola per chi di politica non si occupa e vive ritenendo che di là del mare vi sia la vera vita.
    Avete seguito la maggiore attenzione che è stata prestata ultimamente alla Sardegna sui mass media?
    Prima Alcoa, poi la vittoria del connazionale Scanu a Sanremo, poi TG1 ore 20.00 di domenica (ieri) con un ampio reportage sulle incompiute di S.Antioco (!).
    Una strana visibilità priva di sostanza, semplicemente populista e popolare, intrisa di contenuti demagogici che sa molto di paravento mediatico per altre iniziative ben più importanti ai danni della Sardegna e dei suoi abitanti.
    Lo Stato Italiano si nasconde dietro un dito e continua a governare la popolazione sarda con il bastone e la carota.
    Una carota che, per inciso, non verrà mai assaporata dai sardi.

  • Dr Manuel Pirino

    Caro Paolo,

    ho seguito con attenzione lo sviluppo dei lavori della commissione consiliare da te presieduta, ove il direttore generale dell’equitalia ha tenuto l’audizione…..

    Ebbene, sarà forse anticostituzionale, forse un pensiero anarchico….ma io sono Sardo, la Sardegna è la mia Patria…ho un debito con lo stato Italiano?…ok pagherò certo, ma pagherò solo alla mia Nazione…è un principio giustissimo questo che sento, perchè così pure sentono tutti i sardi che subiscono le aggressioni di equitalia…allora, che aspettiamo ad indire una grande conferenza di servizi perchè tutte le forze economiche produttive dell’isola possano segnalare e denunciare gli episodi che vivono e le minaccie che subiscono…

    Raccogliamo qs grande esigenza di solidarietà che ci viene chiesta dagli artigiani, dai commercianti dai piccoli imprenditori…la Regione deve tutelare i propri figli…ottima idea quella della fidejussione…ma non basta, ci vuole informazione, tutela legale, sostegno morale ed economico……..ma non con le banche “storiche e orma schiave dei grandi poteri”, bensì con le banche di credito cooperativo…il Partito Sardo deve essere il motore, affinche in Sardegna il sistema bancario cambi per davvero volto!

    Buon lavoro
    Manuel

  • Tutt gli intervebti sopra la fiscalità partono da un assunto discutibile: si pagano troppi tributi! Forse bisognerebbe aggiungere che sono troppi e che sopratutto generano una situazione di sfruttamento neocoloniale per la SArdegna e i sardi. Se si analizzassero i diversi sistemi tributari del mondo occidentale si noterebbe subito che il livello di pressione tributaria è pressochè uguale dappertutto. Il vero problema è che in certi stati sovrani e indipendenti, questo prelievo fiscale genera sviluppo e benessere, in altri e/o solo per i territori marginali (come la Sardega ) genera sottosviluppo. Negli Usa, prima dell’indipendenza, i coloni si ribellarono contro l’eccessivo prelievo fiscale degli inglesi, e introdussero un sistema fiscale, ad indipendenza ottenuta, simile a quello vigente in Gran Bretagna, ma che applicato negli Usa indipendenti, creò sviluppo e benessere. Ciò significa che il problema non è il prelievo fiscale di per sè, ma se esso sia o meno funzionale allo sviluppo di uno Stato e del benessere dei suoi cittadini. Questo spiega anche il perchè noi sardisti non possiamo essere d’accordo con il federalismo neocentralista lombardo e della lega nord, in quanto questo è funzionale all’asse Roma/Milano, e generatore di dipendenza per la Sardegna e i Sardi. Le politiche neoliberiste basate sulla curva di Laffer, che prevedono una riduzione delle aliquote fiscali, di per se non portano al benessere di una Nazione e di uno Stato. Anzi, in situazioni di colonialismo moderno, portano soltanto a nuove e più forti dipendenze e povertà. Oggi il Psdaz, più che cavalcare le mode neoliberiste dovrebbe iniziare a proporre un sistema fiscale, (in regime ancora e purtroppo di autonomia) indirizzato a favorire lo sviluppo economico della Sardegna all’interno dell’UE, la vecchia parola d’ordine della zona franca è ancora oggi attuale (anche se sembra più bella la nuova “fiscalità di vantaggio”). L’irlanda era un modello per i sardisti anche ottanta anni fà ( anche se per altri motivi), figuriamoci oggi.
    Saluti e indipendenza

  • @ Omar Onnis , po kie galu non nd’iskid, su Psdaz tened in conca sa kistione de s’inpositzione fiscale dae su 1921. Solu po esser zustos, non po aker polemica. Si a carc’unu li poded interessare si poded legher tottu sos istatudos de su Psdaz, o puru “Discorsi”, de Mario Melis, si nono andae e ascurtae a Pera Zorzi.
    Salude e libertade.

  • A proposito di pubbliche amministrazioni.
    Quanti cittadini sardi conoscono il fatto che molte amministrazioni comunali, in particolare di piccoli e piccolissimi comuni, hanno adottato delle delibere in cui si attribuiscono a funzionari con responsabilità d’ufficio delle “indennità” stabilite dalla legge;
    tra i 500 e i 900 euro mensili per tredici mensilità, oltre naturalmente il sacrosanto stipendio; questa forbice naturalmente e a discrezione delle amministrazioni; e naturalmente le amministrazioni, per tenersi “buoni” i burocrati che dovrebbero essere al totale servizio del bene pubblico, scelgono la cifra massima (900 euro per tredici mensilità fanno 11.700 euro, e xtra stipendio).
    Molti di questi burocrati, in maggioranza eccellenti professionisti,
    accettano di buon grado la probenda. Al tempo stesso predicano in piazza con i loro concittadini, quelli simili a loro, sulla necessità di una moralizzazione della vita politica e delle nefandezze nella pubblica amministrazione, quella stessa amministrazione di cui essi stessi sono parte integrante e determinante. Molte volte questi stessi burocrati, su richiesta disperata di un padre di famiglia quasi alla fame, la rifiutano motivandola “perchè il bilancio comunale è povero di risorse”.
    Per una crisi senza precedenti servono scelte eccezionali; i burocrati con probenda extra diano esempio, , ai loro concittadini ignari e disperati, rinunciando ad un privilegio della “casta” e alla “casta” stessa, ritornando ad essere comuni cittadini. Altrimenti si finirà come si faceva una volta; si carica il malcapitato burocrate su un asinello e via dal paese.

  • Per rispondere a Piergiorgio Pira, e per chiarire la cosa in termini generali, ricordo che iRS pone la questione della fiscalità in cima ai temi per cui è indispensabile acquisire la piena sovranità e l’indipendenza politica. E non da oggi.

    Per saperlo, basterebbe aver seguito l’attività del Movimento negli ultimi anni o anche solo frequentare il nostro portale. Per chi non l’ha fatto, spero basti questa precisazione di carattere ufficiale.

    Giusto per la precisione.

    Grazie per l’ospitalità.

    Omar Onnis, Esecutivo Nazionale iRS-indipendèntzia Repùbrica de Sardigna

  • Bisognerebbe fare di conto (la palla ai professionisti della calcolatrice) per sapere se il fabbisogno statale per la erogazione dei servizi richiesti dalla collettività può essere coperto con un prelievo X sul reddito.Il nocciolo è tutto quì.Questa la prova da esibire, altrimenti si fa retorica.
    Si ponga però a base della dimostrazione di cui sopra la seguente conditio sine qua non: si tolga la schiavitù della ritenuta alla fonte (questa si che può fregiarsi appieno come tale in rapporto ai liberi professionisti, lavoratori autonomi, piccoli e grandi imprenditori LIBERI di pagare le tasse sul reddito dichiarato)per tutti i lavoratori dipendenti e pensionati. Tutti così pagano l’unica aliquota sul reddito dichiarato.E ci reincontriamo dopo due esercizi per parlare di schiavi e non.
    La filosofia è un ramo del sapere straordinario. Non di rado FUTI ENTU!

  • Piergiorgio Pira

    Purtroppo il problema della pressione fiscale,così come quello del credito, della burocrazia,del delirio normativo in tutti i campi, non è /non sono avvertito/i dai sardi ne tantomeno dalla stragrande maggioranza dei militanti del Partito Sardo d’Azione e degli altri movimenti (IRS e Sardigna Natzione).
    Forse il problema della fiscalità non è avvertito perché come sosteneva Carlo Marx è l’essere materiale che determina la coscienza. Quanti sono gli imprenditori,lavoratori autonomi e liberi professionisti(il cosi detto popolo delle partite iva ) che militano attualmente nel partito? Forse la maggioranza dei militanti e tesserati sardisti è occupata come lavoratore o lavoratrice dipendente nei Comuni,Provincie,Regione o altri enti di emanazione statale e purtroppo per loro e per chi aspira all’indipendenza, sono convinti che se ci “stacchiamo da Roma facciamo la fame ?” Infatti quando si discute dell’indipendenza spesso una delle obiezioni più ricorrenti è questa: se diventiamo indipendenti chi pagherà le pensioni, gli stipendi della pubblica amministrazione e tutta la spesa pubblica che attualmente paga lo stato centrale?
    Attualmente credo che la prospettiva dell’indipendenza per i sardi,e sono molti, arciconvinti di star bene con Roma, incute timore e terrore.
    Come convincere allora la stragrande maggioranza dei sardi che
    tutte le indipendenze del mondo sono nate da una presa di coscienza maturata sulla questione fiscale. Che dentro le tasse si annidano dipendenza e subordinazione. Che Il sistema fiscale, qualsiasi, è arbitrario, si basa sulla coercizione,sull’uso della forza e come sosteneva Spencer nella parabola dello schiavo vi è una relazione inversa tra la libertà dell’individuo e la pressione fiscale, infatti maggiore è il prelievo fiscale minore è la libertà dell’individuo. Chi non è d’accordo mi dovrebbe spiegare qual è la libertà di un individuo che deve lavorare per lo Stato oltre sei mesi all’anno e i restanti sei mesi per se e per la sua famiglia? Sostengo che in questa ipotesi siamo schiavi al 50% perché la metà del frutto del nostro lavoro viene confiscato dallo Stato. Il fatto poi aggiungeva Spencer,che è il parlamento, democraticamente eletto, che ha stabilito l’ammontare del prelievo non cambia il tasso di schiavitù, ovvero la natura del padrone non cambia l’essenza della schiavitù. Il sistema fiscale italiano è congegnato in modo tale che il prelievo viene effettuato applicando le aliquote progressive, all’aumentare del reddito aumenta progressivamente il prelievo fiscale. E’ un sistema contro natura perché il contribuente sia esso lavoratore autonomo o lavoratore dipendente non è invogliato a lavorare e produrre di più in quanto con la progressività delle aliquote, più lavora paradossalmente meno guadagna. Per lo Stato sardo,se vedrà la luce, proporrei di adottare la tassazione sui redditi con un sola aliquota proporzionale massimo il 20% .Se un contribuente dichiara 20.000 euro pagherà 4.000 euro se ne dichiara 40.000 pagherà 8.000 euro. L’equità è salva e si riduce il peso della schiavitù che passa dall’attuale 50% al 20%. E non è poco.
    E allora la battaglia fiscale è innanzitutto una battaglia di libertà che vale la pena combattere, io sono pronto, se necessario,fino alla morte !!
    Piergiorgio Pira

    Nuoro 20 febbraio 2010
    Articoli e testi consigliati: Giovanni Battista Tuveri , Chi oserà attaccare i campanelli al Gatto?
    Pascal Salin , La Tirannia fiscale- Edizioni Liberi libri-

  • “I Sardi in condizioni di povertà sono 350.000!”.

    UNA VERA EMERGENZA!
    Spero che a nessuno venga in testa di chiamare un Beltolaso

  • Tema complicato il fisco, ma non il demonio. Criminalizzarlo citando esempi e situazioni di cui non si ha,probabilmente, esatta conoscenza può essere semplicistico. Crediti non riscossi (ma liquidi ed esigibili?) ,bilancio aziendale critico (ma con elementi che autorizzano una prospettiva?), rapporto fra prodotto e mercato? E così via enumerando.
    Un numero tanto alto di aziende in “difficoltà” una qualche riflessione più puntuale la autorizza non foss’altro perchè “l’aiuto” su qualcuno andrà a scaricarsi. E l’onere graverà sul reddito da lavoro dipendente che paga il conto ,sempre e comunque, e sicuramente il percettore (che soffre in silenzio, stringe la cinghia e non ottiene dilazioni dal venditore di beni di prima necessità) non se la passa meglio di chi, si auspica non certo volontariamente, ha problemi con Equitalia.
    Nessuno Stato fa ammeno del fisco, neanche il prossimo (è un auspicio) Stato di Sardegna che comunque fra poco, con il federalismo fiscale, la ancora Regione Autonoma se ne dovrà occupare in prima persona. E non mi pare vi sia molta contezza nè tra la classe politica, nè tra i cittadini. I bisogni si affrontano, solo ed esclusivamente, con l’introito delle tasse.
    La politica ha il dovere di valutare con equilibrio tutte le situazioni. I Sardi in condizioni di povertà sono 350.000!

  • Per Vincenzo:
    Apprezzo lo sforzo diplomatico che profondi. Ma che non condivido. Mai l’Italia si priverà della colonia se non obbligata da un Ente superiore.
    Ricordi quanto è scritto sulla home page del sito PSdAz?:
    “”La “costante resistenziale sarda” avrà ancora la volontà la forza e la tenacia per sopravvivere o avremo un’isola al centro del Mediterraneo chiamata Sardegna ma non popolata da sardi?””
    Qui è il nocciolo del problema, caro Vincenzo.
    Ricordo che anche l’Asino sardo, insieme ad una nutrita schiera di colleghi (altri individui endemici), è incluso nell’elenco dei patrimoni genetici d’Italia da salvaguardare.
    Fra poco, pensaci, anche il “sardus homo erectus cogitans” verrà inserito in un elenco del “patrimonio dell’Italia” come tu stesso lo hai definito.
    Ad ogni buon conto: hai pubblicato l’elenco di una serie di interessanti seminari ad alcuni dei quali intendo partecipare; auspico di conoscerci in una di queste sedi.
    Saluti.

  • Vincenzo Monaco

    Non è vero che gli italiani non amano i sardi. Sono gli uomini del potere italiano che considerano i sardi non determinanti rispetto alle esigenze di colonializzazione e sfruttamento del patrimonio Sardegna, patrimonio disponibile per gli interessi militari, speculativi e di governo di sfruttamento di risorse considerate proprie dall’Italia.
    Anche i Sardi sono considerati patrimonio dell’Italia sino a quando non si oppongono alle esigenze di unità e di utilizzo delle risorse necessarie al potere.
    Potrebbe sembrare paradossale, ma l’Indipendenza della Sardegna sarà favorita dagli italiani e dai popoli italiani quando saranno informati e coinvolti nella democratica lotta di liberazione nazionale della Sardegna, potendo diventare anche cittadini onorari dello Stato di Sardegna. Una doppia cittadinanza di fatto che li farà sentire come a casa loro, casa per la quale hanno assoluto rispetto e la difendono con tutte le loro forze.

    Vincenzo

  • Bit Tourism:
    Il primo premio vinto alla fiera milanese: il Bit Tourism Award nella categoria «regione più ambita per la casa vacanze». La Sardegna è risultata la più votata dal pubblico e dagli agenti di viaggio che hanno risposto al quesito «Una casa per le vacanze: in quale regione?». Le preferenze sono state 3000: dietro alla Sardegna si sono classificate la Toscana e il Trentino Alto Adige.
    I sardi sanno bene che gli italiani amano la Sardegna.
    I sardi sanno bene che gli italiani non amano i sardi.
    I sardi sono in effetti un ostacolo all’utilizzo del territorio, alla costruzione delle case vacanze e non permettono che la Sardegna venga Ibiza-izzata. È necessario portare i sardi alla fame in modo da renderli docili e mansueti, solo allora sarà possibile costruire selvaggiamente.

  • Il problema evidenziato è enorme. Spesso contribuenti esemplari nonavendo previsto tempi così difficili hanno sbagliato le previsioni, pur chiudendo le attività non devono un euro ai loro dipendenti nè di stipendio nè di contributi… non hanno pagato inps (sperando in tempi migliori) ora ricevono cartelle con sovratasse certamente usuraie, possiamo andare avanti così?! Intervenite finchè la follia non avrà il sopravvento.

  • Vincenzo Monaco

    Discutere i temi fondamentali per proporre risposte legislative e riforme istituzionali.

    Allargamento interno dell’Unione Europea. La Sardegna ritorna ad essere uno Stato Indipendente.

    Non è utopia, ma una riforma istituzionale. Non è più possibile considerare inamovibile la soluzione attuale degli Stati.

    Se ne discute nei Seminari Sardisti.

    SEMINARI SARDISTI

    SASSARI 1 marzo 2010 ore 17,00 – Oratorio dei Salesiani – Latte Dolce
    1 Istituzione della Polizia Provinciale. Una competenza da avviare con determinazione.
    Coordina i lavori : Pietro Madeddu – Segretario dela Federazione di Sassari
    Presentazione: On. Giacomo Sanna Presidente Nazionale PSdAz
    Relatori: Giovanni Ruiu Consigliere Provinciale PSdAz
    Gianni Serra – Vice Comandante Polizia Municipale di Sassari
    Andrea Sarria Presidente Ordine dei Veterinari della Provincia di Sassari
    Pino Ortu Assessore Provinciale all’Ambiente, Agricoltura
    Conclusioni di Giovanni Angelo Colli Segretario Nazionale PSdAz

    ALGHERO 15 marzo 2010 – Ore 17,00 Sala della Mercede
    2 No a centrali e scorie atomiche in Sardegna. Una proposta Sardista per l’Energia e l’Ambiente.
    Interverranno: Coordina i lavori : Pietro Madeddu – Segretario della Federazione di Sassari
    On. Giacomo Sanna capogruppo in Consiglio Regionale del PSdaz
    Angelo Carta: Assessore Regionale ai Lavori Pubblici
    Vincenzo Migaleddu – Radiologoi esperto di problematiche ambientali e della salute
    Michele Saba Esperto problematiche ambientali e della salute
    Marco Di Gangi Già Assessore Provinciale al Turismo
    Michele Pinna Presidente Commissione Cultura del Comune di Sassari
    Giovanni Angelo Colli: Segretario Nazionale del PSdAz

    SASSARI 27 marzo 2010 – Hotel Grazia Deledda – Sala dei Candelieri
    3 Economia contemporanea e futura della Sardegna. Indipendenza nella globalizzazione o dipendenza globalizzata?
    Coordina i lavori : Pietro Madeddu – Segretario della Federazione di Sassari
    Relatori: On. Giacomo Sanna Presidente Nazionale del PSdAz
    Prof. Giuseppe Usai – Presidente del Movimento federalista Europeo
    Prof. Paolo Maninchedda Consigliere Regionale del PSdAz
    Dr. Augusto Fois della Segreteria Provinciale di Sassari
    Dr. Antonello Nasone della Segreteria Provinciale di Sassari
    Dr. Marco Calaresu della Direzione Provinciale di Sassari
    Rag. Roberto Erre Vice Segretario Provinciale di Sassari
    Avv. Giovanni Angelo Colli – Segretario Nazionale del PSdAz

    ORISTANO 23 Aprile 2010 – Hotel Mistral 1
    4 Federalismo, fiscalità indipendente e programmazione economica nello Stato Sardo. La Sardegna è in grado di sostenersi?
    Coordina i lavori : Dr. Roberto Soru – Segretario della Federazione di Oristano
    Relatori : Avv. Giovanni Angelo Colli Segretario Nazionale PSdAz – Costituzionalista
    Prof. Francesco Casula – Storico e giornalista
    Dr. Piergiorgio Pira – Esperto fiscalità regionale e nazionale
    Dr.ssa Valentina Usai – Segretario Regionale del Movimento Federalista Europeo
    On. Italo Ortu Membro di diritto del Consiglio Nazionale del PSdAz
    Prof. Delio Corriga – Coordinatore Nazionale delle Federazioni PSdAz
    Conclusioni: On. Giacomo Sanna Presidente Nazionale PSdAz

    Coordinatore dei Seminari Sardisti: Vincenzo Carlo Monaco

  • Presto la Sardegna diventerà una terra di disperati,la classe politica isolana continua a non vedere i problemi reali. Forse quando i parlamentari nazionali e regionali decideranno di guardare verso i propri amministrati sarà troppo tardi…
    Caro Paolo, ripeto quello che ho appena letto:
    Ciò che dobbiamo capire è che la pressione fiscale è ormai insostenibile per la Sardegna. Dentro le tasse si annidano dipendenza e subordinazione.
    Le cose bisogna farle… non scriverle su un sito, spero presto ci siano iniziative politiche in merito.

  • EQUITALIA

    Caro Paolo,
    di seguito un esempio di vita vissuta che la dice tutta sul comportamento di Equitalia nei confronti dei cittadini e delle imprese:

    Impresa A- Ipoteca legale iscritta su beni personali a fronte di cartelle esattoriali per complessivi euro 35.000,00. L’impresa pur contestando numerose cartelle e in procinto di chiedere la rateizzazione all’Inps, si è vista piombare l’ipoteca con delle conseguenze devastanti. L’iscrizione dell’ipoteca ha comportato l’inoltro di una segnalazione negativa nella centrale rischi privata CRIF e nell’intero sistema bancario. Il tutto nonostante la stessa impresa vanti dei crediti nei confronti di numerose amministrazioni Pubbliche. Ovviamente i mancati incassi dei crediti hanno comportato di conseguenza i ritardi nei pagamenti dei contributi INPS- INAIL. Bene! Lo Stato farraginoso e quasi addormentato nel pagamento dei propri debiti diventa estremamente agile nel ricuperare i crediti. La sua posizione di forza gli consente di poter fare il bello e il cattivo tempo! Quali le conseguenze? Sulla base di una simile pregiudiziale le banche di norma provvedono alla revoca delle linee di credito con richiesta d’ immediato rientro… L’impresa si trova praticamente impedita nell’accesso al credito e deve chiudere! Un ottimo risultato! Chiusura dell’attività, licenziamento dei pochi dipendenti rimasti, mancata produzione di reddito, mancati incassi di eventuali imposte, chiusura dei rapporti con il commercialista e il consulente del lavoro, etc. etc. etc. Un semplice granello di sabbia ha innescato una frana che travolge tutto e tutti…persone, famiglie, dipendenti, lavoro …restano solo macerie! Quale diavolo di motivo impediva a Equitalia la necessaria cautela e gradualità nel ricuperare i crediti vantati? Poteva sicuramente informarsi sui crediti dell’impresa nei confronti delle pubbliche amministrazioni e attenderne il pagamento con possibilità di ricupero certo e garantito dalla norma. D’altronde la normativa vigente obbliga le pubbliche amministrazioni , prima di provvedere al pagamento dei mandati, a una preventiva richiesta via mail a Equitalia sulla eventuale presenza di cartelle inevase. Niente di tutto ciò! La fregola nel voler ricuperare ad ogni costo, il raggiungimento di budget interni, una sottile invidia nei confronti dell’imprenditore hanno determinato uno sconquasso totale e una lesione del tessuto produttivo.

    A chi giovano simili comportamenti?
    Siamo sicuri che simili azioni siano attivate nei confronti di tutti con la stessa determinazione?

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