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Attentato a Lula. Le cose non dette

Posted on 7 Agosto 20267 Agosto 2026 By Francesco Mariani 10 commenti su Attentato a Lula. Le cose non dette

Rilanciamo questo articolo di don Francesco Mariani apparso su L’Ortobene on Line

Nell’assemblea pubblica a Lula, promossa dal sindaco e dal consiglio comunale dopo l’attentato che ha distrutto le due auto di Carlo Giunchi e sua moglie, ricercatori dell’Ingv operanti all’interno del progetto Einstein Telescope, sono emerse due buone notizie. La prima è che i due ricercatori torneranno a breve per seguire le ricerche scientifiche in atto nelle miniere di Sos Enattos. Quindi nessuna fuga da parte loro. La seconda è che il Comune ha lodevolmente promosso una colletta tra la popolazione per ricomprare i due mezzi distrutti.

L’attentato ha suscitato, come sempre accade in questi casi, una marea di comunicati di solidarietà, di rinnovato impegno da parte delle istituzioni politiche, amministrative, civili. Una condanna unanime e la riaffermazione dell’importanza di un progetto epocale. Proviamo però ad andare oltre queste doverose prese di posizione per tentare di capire il non detto. Partendo dal presupposto che anche le intraprese più nobili ed epocali non coagulano l’unanimità dei consensi. Il dissenso si annida ovunque.

Lo scellerato attentato non era diretto contro Carlo Giunchi come persona ma contro il progetto in essere. L’ET interessa direttamente una ventina di comuni i cui territori sono stati sottoposti a vincoli di varia natura. Come si sa, i vincoli raramente sono graditi ai vincolati, anche quando attengono al bene comune. Creano malumori. Facciamo un esempio: fino a qualche anno fa si è discusso su pale eoliche ed impianti fotovoltaici da installare proprio in quei territori ora sottoposti a vincolo. Proprietari privati avevano già raggiunto accordi per affittare i loro terreni ed ottenere lucrosi guadagni. Ovvio che non applaudano ai vincoli che hanno loro sottratto un futuro economicamente radioso. Stiamo parlando di proprietà private per ricordare che quei territori non sono tutti pubblici e l’equilibrio tra queste due fattispecie è cosa molto complessa.

Nei venti paesi interessati serpeggiano anche sottintesi e prevedibili malumori campanilistici. Nel paese X più di uno si domanda su che vantaggio ci sia nel vedere vincolato il proprio territorio per un intervento che ha come epicentro Lula. È vero che a più riprese sono state illustrate le ricadute positive che l’ET porterebbe in tutto il comprensorio e non solo. Ma è anche vero che convincere, ossia vincere insieme, richiede tempi lunghi e molta pazienza.

Non basta un accordo tra sindaci e consigli comunali: occorre persuadere le popolazioni.    

Ci sono poi gli ambientalisti di strenua osservanza che avanzano dubbi e malumori di vario genere. Scavare una trentina di chilometri di gallerie a duecento metri di profondità pone diversi problemi. Non ultimo il dove smaltire ingenti quantitativi di materiali di risulta. Il problema sicuramente esiste ma non giustifica una serie di no preventivi, di rifiuto senza confronto.

Motivi di malumore insomma esistono. Questo non vuol dire che siano tutti ragionevoli o possano giustificare atti di violenza. Chi compie attentati (anche quello di tre anni fa proprio a Sos Enattos) non è semplicemente un dissidente: è un criminale.

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Comments (10) on “Attentato a Lula. Le cose non dette”

  1. Roberto Mette ha detto:
    8 Agosto 2026 alle 09:11

    Devo essere sincero, non mi pare che l’intervento del sig. Mariani sia di livello. Sarei ipocrita a dire il contrario e mi scuso per la franchezza. La mia impressione é che ci sia una strategia tesa a evidenziare altri problemi ipotetici di modo da togliere visibilità a quello più importante, impattante e fondamentale: i vincoli della legge 41/23 e altri che potranno essere imposti durante il funzionamento dell’interferometro. Invece di focalizzare su un punto che é già di per sé tenuto celato dall’establishment, si evidenziano altre potenziali ed ipotetiche criticità. Quasi sempre banali e non incidenti, quasi a delegittimare la protesta. Se evidenzio che il problema é il campanilismo, o la secchia rapita, o che i siniscolesi rubano le donne ai Lulesi, la protesta diventa ridicola, e non ottiene proseliti. Non aiuta inoltre la posizione dell’area movimentista dell’indipendentismo di estrema sinistra che evoca complotti, usi militari, complicità di Israele, rischiando così di spaccare il fronte della protesta soffiando sulla contrapposizione ideologica. Ritorniamo a bomba invece. Il problema é che si é deciso di sacrificare 20 comunità storiche sarde, in nome della grandeur italica nel mondo. Pazienza se ciò porterà alla desertificazione nel diametro di 80 km dove ci dovrà essere silenzio assoluto a discapito dell’antropizzazione. Questo é il focus. Chi cerca altro, chi non parla della legge 41, e dei tanti figli che potrà avere a struttura funzionante, o non sa cogliere l’essenza delle problematiche o sa benissimo che ciò é incidente e sta volutamente cercando di sviare!

  2. Vittorio Murgia ha detto:
    7 Agosto 2026 alle 17:34

    Nell’Ottocento, la verde Irlanda fu totalmente disboscata dagli inglesi (pare fosse rimasto in piedi solo l’1% dei boschi preesistenti!) ma oggi nessun irlandese critica gli autori dello spaventoso disastro ambientale. In questi ultimi decenni, temo che gli incendiari devastatori di boschi e foreste in Sardegna siano soprattutto… sardi.

  3. Giuanne ha detto:
    7 Agosto 2026 alle 14:49

    Quanti medici e infermieri si potrebbero assumere in Sardegna con 400 milioni di euro? Magari con un contratto triennale…
    E con 900 milioni di euro? Ammesso e non concesso che il progetto et vada in porto… e se non va in porto che si fa? Cosa ne facciamo delle strutture facilitatorie, info point, personale specializzato ecc. Li assumiamo per tre anni come consulenti in Regione? Ma la sanità ha meno importanza della scienza? La scienza per chi? Per una multinazionale? O per i nostri giovani scienziati sardi? Quanti giovani scienziati sardi lavorerebbero lì? E quanti non sardi? Perché mi pare che l’attuale governo sardo è stato votato, tra le altre cose, per dare lavoro ai sardi e non ad altri… che naturalmente possono collaborare… ma la massa degli scienziati devono essere sardi… Passo la parola a Roberto Mette che ne sa più di me… https://independent.academia.edu/RobertoMette

  4. Lucia Pittalis ha detto:
    7 Agosto 2026 alle 14:31

    Buongiorno. Solo qualche riga per dire che Einstein Telescope è un progetto internazionale la cui ambizione è equiparabile solo a quella del CERN. Ovviamente, progetti di questa portata non possono avere una valenza solo locale o nazionale. Il sito ospitante attrae necessariamente tutti i soggetti che conducono un certo tipo di studi, esattamente come fa da decenni il CERN, che è situato a Meyrin, ma attrae ricercatori di tutti i paesi che lo finanziano. Non voglio annoiare nessuno, ma mi sento in dovere di invitare tutti quelli che vogliono capire ad approfittare dei punti informativi e a fare domande vere, senza pregiudizi. Non mi celo dietro l’anonimato, non ne ho bisogno. Il MUR, per cui lavoro, crede in questo progetto da molto tempo. Per me, che sono nuorese, è un grande orgoglio il progresso che abbiamo fatto finora in ambito negoziale. Vi assicuro che non c’è alcun altro scopo che non sia il progresso scientifico, che si accompagna sempre a quello del territorio. Il confronto fa sempre bene a tutti, ma deve essere fondato sulla correttezza e sulla buona fede, oltre che sul rispetto delle tante persone che, a vario titolo, stanno lavorando da anni per realizzare ET. Un caro saluto a Francesco Mariani e a tutti voi.

  5. Mario Pudhu ha detto:
    7 Agosto 2026 alle 11:09

    … su fatu istóricu est chi sos Sardos (pro no chircare a neune fora de Sardigna) semus sempre tra ‘cadute’ e «ricadute» e tocat però a bìdere ite totu est criminale fintzas candho no bi at leze (?) chi lu narat, chentza iscusare a neune ca su male est male intantu pro chie lu faghet etotu a prus de sos àteros (e no solu pro cussos chi materialmente retzint su dannu fintzas chentza mancu ndh’àere curpa personale),
    E timo chi no solu su fatu istóricu tocat a bìdere, ma fintzas su chi (nos) ant a sighire a fàghere tra ‘cadute’ e «ricadute».
    Pro como nos acunnortamus cun sas préigas de duas zenias e de prànghere ca sos criminales sunt de sa parte nostra. De su restu, pessade a sa cuntentesa de Sardos “dimónios” e cantadu a “innu” puru!
    Tambene si resessiaimus a fàghere sos contos tra nois etotu, chi tiaimus pàrrere e fintzas èssere prus zente/cristianos!

  6. Antonio ha detto:
    7 Agosto 2026 alle 10:57

    perchè venti paesi interessati mi sembrano un pò troppo , avranno spiegato bene che vincoli ci sono, molto interessante l’analisi di Ciriaco Offeddu pubblicato sull’unione sarda il 29 luglio 2026 https://www.unionesarda.it/podcast/la-strada-verso-let-lanalisi-del-29-luglio-2026-tznxj3qy

  7. Fermaglio ha detto:
    7 Agosto 2026 alle 10:30

    Le comunità locali della Sardegna hanno mangiato la foglia. Come si può scordare il bene che ha fatto ai Sardi l’avere disboscato l’isola intera, avere ospitato ed ospitare tutt’ora poligoni di tiro ed esercitazioni militari o ancora avere industrializzato in maniera selvaggia sia il sottosuolo, rendendolo pericoloso (Hg e Pb nelle acque del Sulcis per esempio, ovvero l’area SIN più estesa d’Italia) che le aree di superficie e falda superficiale per chimica e metallurgia pesante (solventi aromatici e clorurati a catena leggera e pesante)?
    Come mai, neanche tanto tempo addietro, saltavano tralicci nel bolzanese? Come mai esistono Province autonome che hanno salvaguardato autonomia ed identità di fronte al rapace tentativo di sottomissione da parte di figure neocolonialiste?
    Einstein Telescope è un’opportunità, si, ma per pochi affettati scienziati e politici del momento.
    Il resto, come il Parco Scientifico Tecnologico di Piscinamanna, è solo un’occasione di impresa fine a se stessa e totalmente avulsa dalla realtà territoriale. Come Mururoa, l’area 51, un Club Mediterranee o uno qualsiasi dei porti della Costa Smeralda (e tra breve di Cagliari).

  8. Antonio ha detto:
    7 Agosto 2026 alle 09:56

    Caro Paolo, quest’atto è ignobile, va condannato punto e basta. Ciò detto, ma tu sei sicuro che sia un progetto davvero valido? se sì, pensi davvero che sia stato spiegato adeguatamente? che sia stata promossa una reale partecipazione? Sperare in un futuro migliore è giusto, ma l’unica consapevolezza che si ha è che c’è un martellamento senza precedenti sulla bontà di questo progetto che non ammette dubbi. Ci sarà latte e miele per tutti? Vedremo la Nuova Gerusalemme a Lula? A poche decine di chilometri, a Ottana, c’è desolazione e morte civile. Anche lì, in illo tempore, si disse che sarebbe stata la nuova Eldorado della Sardegna! Ho letto ed approfondito. Non ho preconcetti e sono aperto ad ogni contenuto. Ma cogito.
    A proposito, non è che conosci qualcuno che ha un appezzamento di terreno in disuso da mettere a disposizione? Sai, ci saranno decine e decine di milioni di metri cubi di terreno che dalle viscere del mont’Albo dovranno essere accatastate da qualche parte? Ho letto tutto il possibile (con i miei limiti…si sa) ma una previsione di destinazione non l’ho trovata. Ma con tutte quelle montagne di terra sai quanti Kartodromi potremo fare? Si potrà organizzare un raduno di moto da trial tutte le settimane…che figata!!!!

  9. Gf ha detto:
    7 Agosto 2026 alle 09:37

    Senza parole ,solo perché ancora a Lula !

  10. Paolo1 ha detto:
    7 Agosto 2026 alle 07:49

    L’attentato contro il progetto di Lula è un gesto criminale che non può trovare alcuna giustificazione. Come accade ogni volta che la violenza prende il posto del confronto democratico, sono seguiti numerosi messaggi di solidarietà e di vicinanza, insieme al rinnovato impegno delle istituzioni politiche, amministrative e civili. Ora, però, alle parole devono seguire i fatti. La politica è chiamata a fare la propria parte: sostenere i territori, salvaguardarne gli interessi, garantire sicurezza e trasmettere ai cittadini un concreto senso di fiducia e di tranquillità. Un progetto di questa portata, che coinvolge numerosi comuni, non può essere lasciato solo di fronte a episodi intimidatori. Deve essere accompagnato da una presenza costante delle istituzioni e da un dialogo continuo con le comunità locali. L’Einstein Telescope rappresenta un’opportunità straordinaria per un’area che da troppo tempo attende occasioni di crescita. Se realizzato, potrebbe imprimere una svolta decisiva allo sviluppo del territorio, creando nuova occupazione, attirando investimenti e generando importanti ricadute economiche per le imprese locali. Per questo è fondamentale che il confronto continui nel rispetto delle diverse sensibilità, ma senza lasciare spazio alla paura o alla violenza.

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