La propaganda sanitaria ha una caratteristica: riesce a inaugurare anche ciò che esiste già.
La Conferenza sociosanitaria di Nuoro ha approvato la modifica dell’atto aziendale presentandola come un potenziamento: una nuova struttura complessa di Stroke Unit, operativa dodici ore al giorno. Ma l’atto aziendale vigente dell’Asl contiene già una struttura semplice denominata «Neurologia e Stroke Unit»; il sito dell’azienda ne descrive l’attività di degenza semintensiva e ordinaria. La Stroke Unit del San Francesco, inoltre, opera dal 2009 ed è inserita nella rete regionale per l’ictus.
Dunque, che cosa si sta istituendo?
Una struttura che funziona ventiquattr’ore su ventiquattro verrebbe separata dalla Neurologia, promossa formalmente a struttura complessa e ridotta a dodici ore. Chiamarlo potenziamento richiede una fantasia amministrativa non comune. Nell’ictus il tempo non è un dettaglio organizzativo: è materia cerebrale che si perde. Nessuno programma a quale ora ammalarsi.
L’Asl sostiene che l’operazione sia conforme alle raccomandazioni Agenas, ma non pubblica nel comunicato né il testo della modifica né il documento tecnico richiamato. Dovrebbe spiegare quali prestazioni aggiuntive saranno garantite, quanti neurologi e infermieri verranno assunti, quanti posti letto saranno attivati e chi assisterà i pazienti nelle altre dodici ore. Senza personale, tecnologie e continuità assistenziale, una nuova struttura complessa non è un servizio: è una targa con un primario.
Occorre poi chiarire che cosa accada realmente alla Chirurgia d’urgenza. Secondo la ricostruzione circolata, la sua struttura complessa sarebbe soppressa per liberare il posto destinato alla Stroke Unit. Il comunicato ufficiale parla invece di una semplice «rimodulazione», con il passaggio dalla gestione “universitaria” a quella ospedaliera. La Asl pubblichi la proposta approvata e dica senza perifrasi quali strutture complesse restano, quali scompaiono e quali cambiano nome.
C’è infine un problema di programmazione regionale. Nuoro era indicata da tempo come uno dei centri di riferimento della rete sarda delle Stroke Unit; il vigente atto aziendale colloca già Neurologia e Stroke Unit in un’unica struttura complessa. Moltiplicare le direzioni, anziché rafforzare neuroradiologia, angiografia interventistica e chirurgia vascolare, rischia di contraddire la logica clinica e gli strumenti regionali di pianificazione.
Circola il sospetto che questa architettura serva soprattutto a predisporre una casella di vertice dentro una strategia di consenso pentastellata in vista delle elezioni politiche. È un sospetto, non un fatto provato. Proprio per dissolverlo occorrono nomi, numeri, organici, costi e atti.
Perché una Stroke Unit dimezzata non cura meglio un ictus. Può però sistemare benissimo una carriera.

Vedere ieri la notizia annunciata a caratteri cubitali del tipo “Nuntio vobis gaudium…….”, dove al posto dei puntini non so che mettere 🤔 magnum oppure magn* magn* (seguito da un solenne vaffanculo al wokxyz) mi ha fatto riflettere un po’. Letto l’articolo è, al netto dei caratteri cubitali non si capisce un emerito caspita salvo scantonamento tipici del conte Mascetti oppure della Fantozziana corazzata Potemkin o ancora di Emilio Fede. Detto questo; la domanda sorge spontanea: premesso che in caso di urgenza/necessità la malattia (di cui in argomento):non ha orari e, detti orari vengono ridotti da ore 24 a ore 12, chi ha deciso tutto questo stabilirà in legge/delibera oppure in che cazzo dir si voglia gli orari di ammaloramento? Ma 🤔 la Sardegna si merita tutto questo? Alt! Fermi tutti, la colpa è sempre del governo centrale! Il dottor Ammiocugino, che è studidiato (cioè più studiato degli studiati) mi ha chiesto, ma da dove caspita sono scappati questi sedicenti studiati? Ad maiora!
Leggere l’ intervento della dottoressa Tocca ex primario Neurologia sull’unione di Oggi qualche dubbio viene
Che dire? Una frenesia comunicativa basata sulle menzogne senza nessun tipo di pudore.
Tutto in perfetto Todde’style ovvero chiacchiere e distintivo della Influencer Capo della Regione Sardegna.
Del resto il vero regista è un esperto in comunicazione (fakes come se non ci fosse un domani). La domanda è: rimarrà qualcosa di questa Isola e di questo Popolo masochista dopo una legislatura assurda come questa gestita da lanzichenecchi e scappati di casa? Lo so è la domanda delle cento pistole. Saluti.
A leggere i proclami quotidiani sui social del gatto e la volpe (Gas e Toddie) sulla sanità e al netto delle assurdità che stanno proclamando, verrebbe quasi da pensare che sia tutto a beneficio degli allocchi seguaci di oltre Tirreno e del loro voto alle prossime politiche. C’é davvero da chiedersi quale sardo potrebbe ancora votare i cinque tasche dopo i disastri commessi dal 2024 in sanità (per tacere di rinnovabili, continuità e amenità varie) nonostante i proclami.
Fin dalle prime righe ho avuto il sospetto che si trattasse di un’operazione di propaganda ed ennesima sistemazione lautamente ricompensata di un grillino, alla fine ne ho avuto la conferma.
ARIDATECE ROMBODITODDE (Bartolazzi)
se è una degenza ordinaria e semintensiva il sostantivo “degenza” dice che si deve trascorrere del tempo nella struttura in base a ciò che dicono gli aggettivi “ordinario” e “semi-intensivo”.
Mi pare strano che un semintensivo dopo 12 ore debba fare la “degenza” in un reparto vuoto oppure dopo 12 ore venga trasferito a casa e ritorna il giorno dopo ad orario d’ufficio.
Visto che tutto ciò è folle lo stanno rendendo ingestibile per chiuderlo.
A Nuoro, martedì, si è fatta soprattutto propaganda politica. Si è cercato di abbassare i toni di fronte alla situazione catastrofica della sanità, che da circa vent’anni vive un progressivo e inesorabile declino. A suscitare non pochi malumori tra chi gli ospedali li frequenta abitualmente sono le parole della presidente Todde: «Abbiamo stabilizzato i pronto soccorso del San Francesco e dell’ospedale di Sorgono. Stiamo lavorando sulle liste d’attesa. E a Nuoro per migliorare l’operatività di alcuni reparti». Parole che, ascoltate da chi vive quotidianamente la realtà degli ospedali nuoresi, rischiano di apparire ben lontane dalla situazione concreta. Perché una cosa è raccontare una sanità che si sta risollevando, un’altra è confrontarsi con le difficoltà che ogni giorno devono affrontare pazienti, familiari e operatori sanitari. Ancora una volta, dunque, la solita passerella politica: una visita, qualche dichiarazione rassicurante e l’immagine di una politica che vuole dimostrare di avere a cuore il territorio. Ma il sospetto è che dietro questa attenzione ci sia anche altro: prepararsi per tempo alla campagna elettorale e spianarsi la strada in vista delle elezioni regionali del 2027. La sanità, però, non può essere utilizzata come vetrina politica. Dopo vent’anni di declino, Nuoro e il suo territorio hanno bisogno di risposte concrete, investimenti, personale, servizi efficienti e tempi certi. Non di passerelle.