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Sardi: come sappiamo odiarci

«Nel 1 del gennaio mi arrivò il biglietto regio di nomina a Commissario dei Musei e degli scavi. Io conoscendo quella bestia di sottodirettore Gaetano Cara, uomo ignorante, odioso, vendicativo ed ingrato ai benefizi che gli ho fatto, non volevo accettare, perché il museo per lui era una bottega, e non voleva in essa controlli. Difatti due volte che in tutto l’anno poi posi piede nel Museo, mi insultò ed io perdetti la pazienza, scapitandovi la mia dignità» […]

Un Consiglio Regionale e un Presidente del Consiglio Regionale, presenti a se stessi e consci della dignità del ruolo, avrebbero chiamato il Presidente Solinas a giustificarsi in Aula e, forse, avrebbero votato una mozione di sfiducia per aver mentito, a riguardo del Consiglio regionale, in un pubblico documento. Invece, qui tutto passa così, senza rumore per difetto di coraggio e eccesso di negoziato (per cosa, poi?) […]

E così ci siamo. Hanno votato bene. Ancora

Perciò, chi è stato scelto ha deciso di rinunciare alla battaglia sulle entrate, di cedere alle pretese dello Stato, nonostante le decisioni favorevoli della Corte Costituzionale. Ha deciso di mollare una battaglia giusta perché i contributi dei sardi alla finanza ministeriale fossero stabiliti in un negoziato serio, alla pari, risarcitorio di quanto già prelevato illegittimamente. […]

Nel novembre del 2016, io scrissi, odiato da tutti i membri dell’allora maggioranza e ovviamente isolato e additato tra i primi dieci rompiscatole al mondo (ma il Pd fa sempre così, se non sei d’accordo sei colpevole, perché, come diceva Dante, la colpa è sempre delle vittime) che Renzi doveva trattare col Qatar su Meridiana vincolando l’interlocutore a tenere “tutte le attività direzionali e di controllo e tutti i servizi in cielo, in terra e in mare della compagnia aerea” a Olbia e a potenziarli. Il Pd allora andava a Doha come io vado a Lourdes, non capendo che erano secondi nell’ordine, perché il primo ospite era stato Cappellacci (ancora oggi l’interlocutore più penetrante nel principato del gas)…

Mai così in basso

Oggi poche parole, perché ci sono giorni di dolore nelle quali usarle è blasfemo. Noi abbiamo tanti motivi per soffrire (e stiamo pensando seriamente su uno, sulla giustizia ingiusta, di mettere seriamente in gioco la vita stessa), ma se n’è aggiunto un altro: la miseria morale diffusa. Mettiamo in fila le cose recenti. Abbiamo una Giunta (e un fiancheggiante organo di informazione prossimo al crack – ma in attesa di agognati finanziamenti pubblici – per intossicazione (…)

Concordo sulla necessità di non darsi in questa fase obiettivi irraggiungibili e di limitarsi a mettere assieme chi vuole realmente fare opposizione a questa giunta regionale. Ma l’orizzonte neanche tanto lontano non può che essere quello della nascita una nuova forza politica di secondo livello, cioè frutto della confluenza di più soggetti che condividono pochi ma significativi punti. Se così non fosse, questa nuova posizione alternativa non reggerebbe l’urto del confronto con le altre forze politiche e con l’elettorato. Ma quali sono questi punti su cui convergere? […]

Se si ritiene infatti che i Sardi abbiano interessi comuni così forti da determinare la loro unità politica, allora si deve andare a chiedere il voto dai sardi con questa visione. Si tratta di una visione nazionale della Sardegna, inutile nascondersi dietro le parole. Invece, alle ultime elezioni, il centrodestra si è proposto ai sardi con Salvini Salvifico e il centrosinistra ha negato formalmente che la Sardegna sia una nazione. Oggi, l’una per nascondere il proprio fallimento, l’altra per non stare duramente dove l’elettorato l’ha collocata e rappresentare severamente l’alternativa, chiamano a raccolta la Sardegna che concorrono tragicamente a non unire. Evidentemente si considera normale dividere i sardi per la conquista del potere con la manipolazione della propaganda, e chiamarli all’unità morale e sociale per i diritti e gli interessi legittimi comuni con gli appelli accorati. Grande esercizio di cinismo […]

In Sardigna semus (mi bi ponzo deo puru e gai no che bogamus a neunu) totu ‘poetas’, totu ‘iscritores’ e mi benit de pessare chi semus solu chiacchieroni, parolai, morigadores de peràulas, de parole, artiminzeris de passatempus, trampendhe su tempus, oe (progressu o solu modernidade?) donzunu cun su “blog” sou, donzunu cun sa cresiedha e trona sua preighendhe a sas origras suas etotu, o interradu in su ocèanu de internèt facebbukendhe, trancuillamente iscallaus […]

Doccia fredda? Purtroppo no. Il giorno dopo il dibattimento a Cagliari sul ricorso presentato dai legali di Succu, un giornalista giudiziarista molto capace mi aveva detto: «Se non si dimette da sindaco, lo tengono agli arresti».
Succu non è mai stato raggiunto da alcun avviso di garanzia. Si indaga su di lui; lo si intercetta; si sequestrano computer del reparto da lui diretto, ma non gli si manda, per due/tre anni alcun avviso di garanzia. Si acquisiscono prove, addirittura si fa periziare la data di generazione di un file, ma non gli si manda mai l’avviso di garanzia […]

Oristano: il feudo cerebrale

È politica giudiziaria, Pasquale, un bruttissimo processo politico. Non il primo e non l’ultimo in Sardegna. Ma ti assicuro che vedere intorno a sé la paura non mi piega. Provo pietà e compassione per chi ha paura di frequentarmi. Provo un distacco spirituale profondissimo verso chi mi perseguita e mi spia da ormai almeno quattro anni. Provo disprezzo per i calunniatori e i maldicenti. Ma preferisco, credimi, tacere sugli indifferenti, per non sporcarmi l’anima […]

Assessore, assessore, assessore dei Trasporti della Regione Autonoma della Sardegna, per favore, non vada in tv a dire che prende l’aereo delle 7 e spera di essere ricevuto dal ministro della Repubblica italiana. Per favore. Si faccia spiegare che non si fa così, che non si elemosinano gli incontri. Si fissano. È possibile, si può fare, mi creda. E vada in tv solo quando l’incontro è fissato, meglio se dopo che si è svolto, così, forse, ha qualcosa da dire, perché può accadere di farne tanti prima di poter dire qualcosa.