Aprire un conflitto con lo Stato

25 giugno 2012 12:2717 commentiViews: 14

sl0800L’Unione Sarda pubblica oggi questa intervista, realizzata da Giuseppe Meloni.

Non è una chiamata alle armi, perché l’uomo è pacifista: ma quella promossa da Paolo Maninchedda è, politicamente, una sollevazione. L’esponente sardista ha ispirato le mozioni sulla sovranità votate già da due Unioni di Comuni (Marghine e Valle del Cedrino), che dichiarano «il diritto dei sardi all’autogoverno» e aprono «una stagione competitiva con lo Stato», chiedendo elezioni regionali anticipate.

La dialettica conflittuale con Roma è il collante che Maninchedda immagina per un’alleanza «sovranista», dopo aver rinnovato l’indipendentismo del Psd’az e ideato l’ordine del giorno (approvato in Consiglio) che ridiscute le ragioni della permanenza dell’Isola nella Repubblica italiana. «Se anche i Comuni aprono un conflitto con lo Stato – ragiona Maninchedda – significa che in un pezzo d’Italia la sovranità statale è sottoposta a verifica. Non ci sono più mille “vertenze Sardegna”, ma una questione sarda: il punto è dire allo Stato se comanda lui o comandiamo noi».

È così fondamentale decidere chi comanda?
«Perché chi governa non dà risposte ai problemi della Sardegna. Anzi, lo Stato governa contro i nostri interessi».

Qualche esempio?
«Il primo è la tirannide fiscale. La pressione enorme impedisce di accumulare capitali. Poi i trasporti: tra Sardegna e società di navigazione, lo Stato sta con le seconde. E sulla continuità territoriale, Prodi ha imposto a Soru che i sardi si pagassero un loro disagio».

Quell’accordo prevedeva anche più entrate per l’Isola.
«Sì, ma con la ganascia del patto di stabilità che taglia la spesa. Se a lei danno una paga di tremila euro ma le impediscono di spenderne più di mille, il suo vero stipendio è mille».

Parliamo di energia.
«È evidente il privilegio che lo Stato accorda a Enel ed E.On, e nessuno conosce le tariffe a cui Terna acquista dai loro impianti definiti “essenziali”. Ma parliamo anche di istruzione: i fondi agli atenei premiano le zone già ricche, utilizzando come parametro il tempo trascorso dai laureati prima di trovare lavoro. Così Sassari paga il contesto economico in crisi».

Non crederà a un complotto?
«No. Ma l’Italia non può permettersi, al centro del Mediterraneo, un’isola padrona dei suoi mari e dei suoi cieli, con una pressione fiscale al 31% e un settore manifatturiero tax free per cinque anni: saremmo un competitor molto serio».

Basta fare da soli, per crescere così tanto?
«Ma indipendenza, oggi, non vuol dire stare soli. Tantomeno autarchia. Vuol dire essere responsabili di noi stessi. I sardi saprebbero ben governare il loro fisco, i trasporti, la scuola…»

La sola nostra fiscalità riuscirebbe a reggere il costo di tutti i servizi?
«Accetto questa domanda se la si rivolge a tutta Europa. Non è che non ce la fa la Sardegna: non ce la fa l’Italia, la Francia, la Spagna. Infatti si indebitano, ed ecco perché il debito pubblico degli Stati è così critico».

Lei ha detto che una proposta unitaria di governo degli indipendentisti oggi vincerebbe. Com’è possibile?
«Con un progetto credibile. Non fondato sull’eroismo indipendentista, di chi pensa più a perpetuare la sua immagine che a costruire uno Stato. Bisogna avere il coraggio di chiedere, in campagna elettorale, un mandato per fare cose dure: sacrifici per rendere la Sardegna più civile, colta, laboriosa. Serve un grande patto solidaristico: forse dovremo dire a chi ha uno stipendio buono che non si potrà creare occupazione senza rinunciare a qualcosa».

Quale alleanza immagina?
«Più che altro immagino una campagna elettorale in cui il discrimine non sia centrodestra contro centrosinistra, ma Sardegna contro Italia. Federalisti europeisti contro unionisti».

È l’idea maturata con Sel?
«Guardi, se si fa un accordo tra segreterie, la gente non lo capisce. Altro è se si crea qualcosa dal basso, anche con chi ha ruoli di partito ma fuori dalle liturgie partitiche».

Le primarie sono una di queste liturgie?
«No, io sono favorevole: se sono serie, trasparenti e non drogate dai sinedri di partito».

C’è chi pensa che lei voglia fare il presidente della Regione.
«È vero che alcuni me ne parlano, ma io credo che il presidente debba venire fuori da percorsi democratici e rapporti sociali, non da designazioni. Serve uno che faccia squadra, e non tema di mettere in Giunta persone più capaci di lui».

Come valuta Cappellacci?
«Non ha percezione adeguata della gravità di alcuni problemi. Con lo Stato è partito da un atteggiamento debole, virando poi verso la conflittualità: ma negli uffici ministeriali hanno ancora il vecchio file, e lui sconta queste oscillazioni».

17 Commenti

  • Sarebbe bello, utile e importante che la leadership dei movimenti indipendentisti prendesse corpo. Che i Pauli, Bustianu, Franciscu, Gavinu e altri s’incontrassero per avviare una stagione storica della Sardegna.
    Bisogna ridare e dare speranza ai tanti.

  • Gian Piero Zolo

    Lezide e ponide a conca su ch’est bistadu nadu. Est onzi die unu passu adae nanti….” est tempus de si sezzere, de si mirare in cara che amigos, de s’istimare”… namo nos sas cosas in cara e iscurtamo las de piusu cando no nos agradessini, est custa sa prima cosa e faghere. E dao reione a anghelu, est beru faghimos troppu pagu.

  • Quinto moro

    «Abbiamo una vita sola.Nessuno ci offre una seconda occasione.Se ci si lascia sfuggire qualcosa tra le dita, è perduta per sempre.E poi si passa il resto della vita a cercare di trovarla» (Anonimo).
    Ecco perchè dobbiamo, da sardi ,”cogliere l’attimo” ed essere conseguenti: dopo, come sempre, non ci resterà che… lagnarci! Basta con le divisioni suicide!
    Fortza paris.

  • @ Giorgio Marras “mi ‘nde soe andadu dae sa Sardigna ca mi soe segadu su cazzu de tota custa rozzesa, de custu odiu primordiale. Ischides solu brigare. Isu m’ada insegnadu chi su mundu no est totu brutu, feu, burdu e odiosu.”
    ma prus ruzu de tene nde cheres?

  • Tonino Bussu

    Ottima intervista!
    È in estrema sintesi l’espressione attualizzata del pensiero indipendentista e sovranista espresso in vari momenti dal Partito Sardo d’Azione e interpretato secondo il moderno sentire dell’essere Stato in un’Europa dei Popoli in cui si ha la consapevolezza dell’impossibilità dell’autosufficienza finanziaria ed economica e politica.
    Libertà, indipendenza, sovranità, federalismo sono il traguardo, la forza motrice democratica invece sono i sardi.
    Pur essendo necessario partire dall’unità delle forze indipendentiste, non sono però sufficienti per far vincere la causa sovranista, ma è al popolo sardo intero che bisogna rivolgersi perchè gli obiettivi che ti proponi sono così alti, così nobili, così entusiasmanti, così attuali e impellenti e forti che vanno oltre l’area indipendentista e interessano una vasta fascia di popolazione oggi disorientata e disgustata.
    Pertanto la scelta più delicata, oggi più che mai, è quella delle alleanze, che debbono superare le vecchie logiche frenanti, dannose e obsolete del bipolarismo italiano.
    Credo che attorno a questo tema si debba dibattere nel prossimo Congresso del Partito e la leadership nascerà attorno a coloro che indicheranno le prospettive future per il popolo sardo e la soluzione dei suoi secolari problemi per imprimere un cambiamento tale alla nostra isola da permetterle di passare dalla situazione di colonia sottosviluppata qual è ora alla emancipazione politica e culturale del prossimo futuro.

  • Giorgio Marras, letranchi curtzu!

  • Onorevole
    “Mi” auguro possa tu diventare, presidente della Regione.

  • Il Fallot dal tedesco LOB-SINGER decantare (LOB lode e SINGEN cantare), accezione positiva del termine.
    Il trasporto e l’amore autentico profusi nell’insegnamento, dal Professore emerge con forza dalle parole del sig. Marras, e questo è commovente.
    I progetti sono convinta che si coltivano e si portano avanti con impegno e abnegazione, Totus Imparis.

  • Giorgio Marras

    Nara, o Mario, ma tue ite pensas chi si unu istimat unu professore e bi lu narat l’este unghende? Tue depes esse uno de cussos sardos chi cando gheren bene a calicunu, lu leana a puntas de pe’ a culu, ca timene a bi lu narrere chi lu istimana. Bois non sezis comprendinde, ca no lu conoschides, che est acanta a bo che mandare totu cantos affanculu. S’est faghinde unu culu mannu pro fraicare una proposta de governu e depet sempre gherrare cun mesu mundu ‘onzi die e poi acattada a bois chi non movides mancu unu poddighe pro l’azuare. Puite no bi lu naras tue a Gavino Sale, a Bustianu Cumpostu, a Franziscu Sedda chi a abisu tou Maninchedda tenet raione? Lu tenes custu coraggiu? Deo l’istimo, no lu ungo. Tue ischis solu usare sa carta vetrata po narer sas cosas e deo mi ‘nde soe andadu dae sa Sardigna ca mi soe segadu su cazzu de tota custa rozzesa, de custu odiu primordiale. Ischides solu brigare. Isu m’ada insegnadu chi su mundu no est totu brutu, feu, burdu e odiosu. Lu poto ringraziare o t’intrada carchi musca in s’istampa ‘e su culu?

  • Mario Pudhu

    S’On. Maninchedda no tenet bisonzu de lu únghere e su chi no andhat bene de su chi narat G.Marras est cussu «faccia», «fate»: Sardos de intro e de fora depimus fàghere!!! Personalmente fàghere donzunu sa parte nostra! Sinono semus solu ispetendhe novas bonas.

  • Rosella, non mi lusinga ciò che dice Giorgio (ma il nome non deve essere quello vero). Mi conforta vedere che si notasse il fatto che io insegnavo con un trasporto autentico per i miei allievi. Non si può insegnare se non si ama. Sullapolitica, faccio ciò che posso, ma non tutto dipende da me. Certo, bisogna mettersi insieme e basta, c’è poco da aggiungere.

  • Le autentiche e commoventi parole del sig. Marras, oltre ad aver lusingato l’ego del Professore, sono certa che hanno incoraggiato e rafforzato l’animo, al Politico, per la realizzazione del sogno comune.

  • Eia, Pà, sun cosas chi si poden faghere luego e dian esser importantes meda. deo creo chi potan naschere propostas chi pedin a sa zente su corazu de furriare a s’imbesse su modu ‘e pensare chi amos tentu finas a oe (chi amos suspìdu dae minores, in s’iscola italiana)

    Po fraigare una cussentzia de natzione cheret chi si chistionet cun sa zente, cheren sighidos a ordinzare dibatitos, cunferentzias e discussiones.
    s’informatzione chi fetat creschere su cunbinchimentu chi si oe semus poberos e teracos de un’istadu anzenu, podiaimis essere, imbetzes, meres in domo nostra; fortzis no aimis tentu ‘inari meda, ma a su nessi sa dignidade emmo.

    Custu tribagliu de informatzione e crèschida tue lu ses faghinde meda, e bene meda; mi diat parrer chi t’agatas unu pagu solu e chi, fintzas intro ‘e su partidu sardu, azudu non nde tenes comente s’ispetat.

    Tando tocat chi sos sardistas de ‘onzi zenìa, dae su prus minore (comente poto esse’ deo) a sos prus “autorevoles”, no s’istrachen de faeddare a sa zente, poite si no creschen s’informatzione e sa cussentzia sardista non b’at a essere su corazu de cambiare e de regollere sa proposta indipendentista.

    S’arriscu est chi sos votos, a pustis, si che los leene sos partidos chi an semper guvernadu cun su culu in Casteddu e su coro in Roma.

  • Leggere questa intervista, e rileggere i “lavori preparatori” che hanno dato vita al PARTITO SARDO D’AZIONE porta a considerare che a 91 anni il PSD’AZ è un “ragazzino”. Tutto il resto è conseguente.

  • Giorgio Marras

    Onorevole,
    vivo a Milano. Coraggio. O lo fate adesso o non lo fate più. Faccia da collante, li metta insieme gli indipendentisti sardi. Hanno tutti paura di chi possa essere il leader. L’umiltà che Lei sta mettendo in campo può essere utile. Prima il patto e poi la gara per la leadership. Mi sembra un percorso lineare e dignitoso per tutti. Ma Lei, che non ha niente da perdere, si dia da fare, si sacrifichi per fare questa alleanza. Un comune amico mi dice che oscilla continuamente tra la determinazione di costruire l’alleanza sovranista e il desiderio di chiudersi a casa sua e riprendere a lavorare all’Università. Bene, io professore sono stato suo allievo. Le sue lezioni erano diverse per la passione, per l’intensità, per la visione del mondo che le accompagnavano. Un giorno disse a lezione che i libri di Marcello Fois rappresentano perfettamente la disperazione per la vita che sperimenta un giovane che viva in provincia di Nuoro. Ricordare il suo interesse per Fois e vedere oggi con quanto odio Fois la tratta mi fa incazzare: Lei non reagisce. Lei ci ha insegnato che la modernità è il relativismo positivo, che la diversità è propria del genere umano e che il Medioevo è stato il momento del massimo dogmatismo da cui occorre ancora emanciparsi. Lei prima era più reattivo. Oggi vive come un monaco: si difende ma non attacca. Bene. Se le è successo qualcosa che le ha tolto aggressività, allora lei è migliorato. Adesso faccia l’allenatore; li metta insieme, li aiuti a stimarsi. Insegni loro ciò che ha insegnato a noi: Dio ha seminato la verità nella testa di tutti (così disse a uno di noi che la contestava – lo ricorda?- era quello che in un’altra lezione sulla lenizione della bilabiale sorda in posizione intervocalica aveva fatto l’esempio di ‘Cabu di gazzu’ e Lei si era messo a ridere). Forza, professore, li metta insieme: vedrà che il leader lo trova la gente appena capisce che c’è un luogo diverso dove andare a votare.

  • Mario, deo soe prontu. L’apo giae nadu a Gianfranco Pintore: est tempus de si sezzere, de si mirare in cara che amigos, de s’istimare. Dia cherrer Deus de faghere una cunferentzia deo, tue, Bustianu, Gavinu, Franziscu, pro narrere: “Mirade, semus cumpanzos. Faghimos una proposta de gobernu e de soberania a tota sa Sardigna. Chie cheret benner est bene ‘ennidu. Pro su presidente faghimos ‘primarie’, però che siana primarie de soberania”. Dia bastare narrere custas cosas e s’istoria sarda dia tennere unu cursu nou.

  • Mario Pudhu

    On. Maninchedda, no faghet a Li mandhare sos basos in forma eletrónica, ma ndhe Li tio dare deghe in sa fronte pro su chi narat in cust’intervista (e chircat de nàrrere in custu Blog) cantu a ‘divisiones’ netzessàrias de sos Sardos e pro fàghere ite (a craru su chi s’Istadu italianu faghet de sempre, e chi Meloni paret chi no cumprendhat dimandhendhe “È fondamentale decidere chi comanda?”, ca custu est detzisu de candho sa Sardigna est una colónia in manos anzenas, e fundhamentale est a l’ischire, cosa chi sos Sardos creimus ma no ischimus).
    Mi dimandho ebbia cantu drommitiolu (alias sonnifero, pestifero mortifero) ant leadu sos ‘politici’ de iscratza italiana atacados a sas locomotivas in tricolore pro si abbizare cantu nos at mandhadu e sighit a mandhare innoromala s’Itàlia (o ponídeli istadu italianu o àteru chi nos paret). A donzi modu za est tempus chi si ndhe ischident pro fàghere s’unidade cun sos Sardos e sa sola isperàntzia est chi sos partidos italianos in Sardigna andhent bene bene innoromala cantu prima possíbbile ca, si custu no faghimus neghèndhelis su votu, a nois Sardos no faghet a nos ndhe collire mancu a cogarzu, iscazados e pesados a bolare fatos a brúere in totu sos termovalorizadores italianos políticos, económicos, culturales, isportivos e fintzas religiosos.
    Mescamente e meda prus mi dimandho si e cantu e comente sos indipendhentistas semus triballendhe pro chi sos Sardos nos ischidemus a sa sola política de sa responsabbilidade e cun cale preparatzione, ca a che frundhire sa mentalidade e cumportamentos de sa dipendhéntzia chi nos ant coltivadu in conca e in manos totus sos partidos e sindacados de sa dipendhéntzia est cosa de fàghere currindhe, ca sos Sardos semus cambados de séculos in s’istrada zusta, e imbetzes paret chi no semus bonos mancu a fàghere duos e duos bàtoro.
    Ispero chi che a Maninchedda bi ndhe apat àteros, ca mancu su menzus políticu de su mundhu bastat a nos ndhe bogare dae s’isperevundhu si no cazamus a conca e cambiamus ideas e cumportamentos e capatzidades totugantos, políticos e zente. Tocat a fàghere iscuadra? Tocat a fàghere ésercitu, e de seguru no che cussos chi batint a si addestrare in terra nostra faghindhe sa Sardigna a muntonarzu e disastru. Inoghe che cheret s’esércitu de sa responsabbilidade demogratica e civile, no de sa política de sos buratinos in manos anzenas.

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