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Appropriazione indebita di sardismo

Posted on 8 Settembre 20268 Settembre 2026 By Paolo Maninchedda 12 commenti su Appropriazione indebita di sardismo

Sono un dichiarato avversario del sardismo tradizionale, quello che Mario Melis chiamava «diffuso» e che a me è sempre sembrato soprattutto un sardismo chiuso: rivendicazionista, retorico, folklorico e provinciale, perché privo di una visione del mondo e, soprattutto, di un’idea dello Stato.

Va però riconosciuto che il sardismo è una posizione politico-culturale non di sinistra. Anzi, fu duramente osteggiato dalla sinistra, che arrivò ad allearsi con il Partito sardo nella Giunta Melis più in funzione antidemocristiana che per condividerne cultura, contenuti e obiettivi.

Ancora oggi molti sedicenti sardisti sono in realtà uomini vagamente e confusamente di sinistra, che spruzzano sulla propria appartenenza una modesta affezione alla cultura locale, quasi una concessione al genius loci. Sono prima filopalestinesi, filorussi, antioccidentali e terzomondisti; poi, se rimane spazio, sardisti. La Sardegna non è il punto dal quale guardano il mondo, ma il luogo nel quale applicano categorie elaborate altrove.

Fatte queste premesse, vedere il Campo largo prepararsi a celebrare il settantacinquesimo anniversario del Congresso del Popolo sardo produce un déjà-vu che lascia l’amaro in bocca.

Già negli anni Cinquanta il Pci comprese, al netto di alcuni suoi esponenti largamente marginalizzati, che il sardismo possedeva ragioni storiche non interpretabili alla luce dell’internazionalismo sovietizzante allora dominante. Si accorse, insomma, di avere le polveri bagnate quando parlava di Sardegna. Neppure la pubblicazione dei Quaderni del carcere offrì una chiave sufficiente: il materialismo storico, anche nella versione inquieta e corretta di Gramsci, non riusciva a spiegare fino in fondo la Sardegna. Il Pci adottò allora temi, parole e stilemi sardisti per coprire il proprio vuoto.

Oggi la storia si ripete. Il Campo largo è un aggregato tenuto insieme dal potere e segnato da un’impressionante povertà di contenuti, idee e azioni (Cristiano Sabino lo mette bene in evidenza, oggi, sulle colonne dell’Unione Sarda, a proposito dell’energia).

Che cosa fa allora il Campo largo? Si getta sulla retorica sardista. Celebra il Congresso del Popolo sardo mentre governa senza una visione della Sardegna; rievoca la Rinascita mentre non sa indicare da che cosa, verso che cosa e attraverso quali poteri l’isola dovrebbe rinascere. E tenta di occupare quello spazio proprio mentre il Psd’Az prova faticosamente a rinnovare la propria cultura, sebbene lo stia facendo attraverso un percorso che somiglia sempre più alle premesse di una guerra civile interna.

È la vocazione vampiresca della Sinistra sarda: non elaborare una cultura politica, ma succhiare quella degli altri; non affrontarne le conseguenze, ma appropriarsi dei simboli; non conquistare nuovi poteri in ragione di una nuova visione dello Stato, ma organizzare convegni che mascherino il vuoto. Sostanziata di vecchio potere (ruoli e soldi) e mascherata di cultura, in genere posticcia, la Sinistra sarda sta trasformando ogni tradizione in arredamento, in costume cerimoniale (Todde docet).

Il sardismo del Campo largo non è un pensiero, ma una scenografia dietro la quale continuare a governare senza pensiero.

Campo largo, Vetrina

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Comments (12) on “Appropriazione indebita di sardismo”

  1. giuseppe maria mulas ha detto:
    8 Settembre 2026 alle 21:22

    Ci sono giganti che che creano. Non si accorgono dell’argilla in cui si reggono. Poi spariscono. Non sono giochi di prestigio.

  2. Zulio ha detto:
    8 Settembre 2026 alle 19:41

    Tenes resone Paule, pro righer sos sardistas cando Mario Melis kistionabat de “sardismo diffuso” lu mutiavamus ” sardismo confuso”
    Ma oje su de custos de su camposanto paret solu “sadismo diffuso”.

  3. Mario Pudhu ha detto:
    8 Settembre 2026 alle 19:06

    Caru Zuvanne Piras e caros totu sos Sardistas (deo de candho l’apo lassadu chirco de èssere sardu, ma sempre cun su matessi “orizonte” bidu e abbaidadu dae Sardigna a 360 grados), unu Partidu (si Partidu b’at!) no est una losa o tumba pro nos interrare, si semus bios!
    E fintzas a candho no semus mortos tocat a èssere bios: custu est umanidade, libbertade e responsabbilidade!
    In su coro e in conca bi depimus zùghere sa Sardigna e sa zente chi che istat e lassendhe totugantos e totugantas sas presuntzione e timorias depimus ischire ite depimus fàghere e pònnere a fàghere, foras su nos interrare!

  4. mauro canu ha detto:
    8 Settembre 2026 alle 17:17

    Alessandra andiamo! Dobbiamo esserci. Per fare cosa non si sa però fa molto engagement sui social

  5. Melaitho ha detto:
    8 Settembre 2026 alle 16:56

    Eccellente riflessione prof!
    È sempre un conforto e un piacere venire ogni giorno da lei a nutrirmi di riflessioni che stimolano a non arrendermi davanti al conformismo imbelle della politica regionale.
    Oggi, con estrema politezza e finezza, ci ha parlato, tra l’altro, di un genere particolare di politicanti sardi, i cosidetti indipendentisti di sinistra. Essi sono la maggioranza nella galassia indipendentista ed è facile individuarli: gruppettari, propal, antifa, insomma, figli della borghesia di sinistra. Giocano a fare politica con i temi dell’indipendentismo, si baloccano con esso. Ma quando i genitori (mamma Sinistra) li richiama, eccoli lì, subito tornano a cuccia, ordinati e irregimentati, abbandonando cinicamente il loro balocco. Teatrini miseri, visti anche da poco: in occasione delle comunali di Nuoro a Liberu non è sembrato bizzarro e incoerente far parte del “Campo largo” che ha eletto il sindaco.
    Non pensino costoro che gli elettori non si siano strappati da tempo l’anello al naso.
    Si aspetta, semplicemente si aspetta.
    Ancora complimenti prof. Maninchedda,
    continui così.

  6. Giovanni Piras ha detto:
    8 Settembre 2026 alle 14:56

    Paulu, jà est aberu su chi naras e tenes bintzas tropu rejone, su chi naro jeo est un’atera cosa e calicunu in sos cummentos lu cufirmat.
    Duncas, oje chie at permissu de mantender in bita custu simbulu, pesso chi calicunu meritu diat toccare de lis riconnoscher, no soe chirchende medaglias, ma sa firmesa no est cosa comporatitza.
    Lassamus perder sos paneris de malu assentu, ma, su dolore est ateru.
    Semus in gherra, oje ma bintzas eris, pro impedire chi ateros impreene su locu lassatu liberu e disabutu, da ‘e chie at postu in bennita su PSd’Az pro interessos bassos e birgonzosos, de latrina.
    Jeo bi soe e bi abarro e in cue cherjo morrer!
    Fortza paris chin sa Sardigna in su coro.
    Basta fulanu!

  7. emanuele cogoni ha detto:
    8 Settembre 2026 alle 12:51

    Eccellente Professore. Davvero eccellente. Per restare in tema di appropriazione indebita dei temi e dei contenuti, a proposito di sardismo e arredamento, rammento un libretto del 2001 intitolato “Dialogo sulla Nazione Sarda”, dove il signor Claudio Cugusi (sinistra, oggi dentro un ciclone giudiziario) e il signor Graziano Milia (sinistra, oggi fintamente civico, uomo di potere più che di risultati) tentarono di mostrare una loro facciata sardista provenendo entrambi dal PCI e inoltrandosi in una intervista fra loro piena e zeppa di storture storiche e politiche. Meno male che ad aggiustare il tiro ci fu la prefazione di Cossiga. E parliamo dello stesso Milia che per primo – a proposito di sardismo usato per covenienza e per potere, non certo per arricchimento culturale o storia – è stato colui che ha avvicinato la tribù di Solians (Stevelli per intenderci) alleandosi solo per rafforzare la sua affermazione e la spartizione del potere. Insomma, finché ci saranno questi personaggi in giro – da una parte e da un’altra – aspettiamoci gli assalti alla dilegenza sardista.

  8. Fermaglio ha detto:
    8 Settembre 2026 alle 11:20

    Buongiorno Paolo (Maninchedda).
    Analisi integralmente condivisibile.

  9. Paolo1 ha detto:
    8 Settembre 2026 alle 10:12

    Diciamolo chiaramente: molto spesso i partiti si alleano non per coerenza o per ideali, ma semplicemente in base alla convenienza del momento, cercando di sfruttare ogni situazione a proprio vantaggio. E non parliamo di destra o di sinistra: il problema riguarda tutti. Ne abbiamo avuto esempi nel cosiddetto “campo largo”, così come ne vediamo nell’attuale maggioranza di governo nazionale. Alla fine si cerca di rappresentare tutto e il contrario di tutto, adattando posizioni e alleanze alle situazioni di comodo, al di là di qualsiasi ideale o coerenza politica. Più che una questione di principi, sembra diventata una questione di opportunità.

  10. Alessandro ha detto:
    8 Settembre 2026 alle 09:35

    Un’analisi condivisibile, Professore.

    Tutto l’Occidente è un ribollire di preoccupazioni per l’avanzata delle destre estreme. Si trascura però un elemento chiave: il profondo senso di deprivazione culturale subito dalle fasce di popolazione più fragili e anziane. Dalla Sassonia — la regione più povera della Germania, ancora segnata dalle eredità post-DDR — fino alla nostra Sardegna, il fenomeno è analogo.

    In contesti segnati da un forte calo demografico e da un progressivo invecchiamento, l’imposizione di un’agenda culturale percepita come “woke” ha accentuato il senso di sradicamento. E non dimentichiamo che, in questo contesto la componente anziana è destinata a essere sempre più determinante. Insomma, più che un’adesione ideologica, ciò che emerge è una reazione contro politiche distanti ed elitarie.

    Alle persone non interessa tifare per uno schieramento, ma vedere rispettate la propria storia, le proprie tradizioni e la propria terra. Finché la politica continuerà a ignorare questa esigenza identitaria, la frattura sociale e culturale continuerà ad allargarsi.

  11. Mario Pudhu ha detto:
    8 Settembre 2026 alle 09:16

    Su PSd’Az. est nàschidu, créschidu, azummai mortu, torradu a crèschere, menguare e sighindhe est a campare a tilipendhe mori mori coment’e Partito Italiano Regionalista in Sardigna cun totu su bascaràmine italianu ifatu.
    Su «sardismo diffuso» de Mario Melis fit un’ispétzia de “campo largo” ante litteram cun d-unu sinistrorso, o própiu Orcu o Orso, ifatu (e fintzas prus de unu).
    Deo bi apo “militadu”, namus gai, una deghina de annos agabbendhe s’isperiéntzia de Su Populu Sardu (Cungressu de Portudurres), faghindhe contu si podiat e ca depiat imbrocare un’àtera filada e faghindhe sa partighedha mia su pagu chi ischia o podia fàghere.
    Cun s’aprétziu chi si li podet sempre fàghere, apo nadu e naro ca si su PSd’Az. no bi fit istadu tiat tocare de lu fàghere (ca donzi cosa naschet gai comente naschet) e como tenet fintzas prus de chent’annos; però no rispondhiat e no rispondhet a su bisonzu mannu e prus mannu, diritu e dovere, de sa Natzione Sarda (Sardigna e zente) e ca fit frimmu morindhe in d-unu “binario morto” l’apo lassadu.
    Ma sigomente unu “Partidu” est un’aina, unu mezu, mentres chi sas pessones semus èsseres bios lìbberos e responsàbbiles, e pro lìbberos e responsàbbiles ca custu est umanidade, sas ainas o mezos si no serbint si lassant e càmbiant e chentza nàrrere chi a insìstere est “diabbólicu”, però sempre umanu e prus puru est a nos currèzere, a cambiare determinu ca sos umanos semus zente e no ainas, ne mezos, ne birillos, ne pedinas o marionetas in manos de zoghistos.
    Tandho, ite faghimus fora totu sos partidos e partidedhos e sindhacados italianos chi faghent su fratzionamentu macu de nois Sardos. De sos chentu e unu motivu chi nos podent distìnghere pro ideas polìticas depimus agatare sos prus pagos ma essentziales motivos e resones, bisonzos, chi nos podent e depent aunire pro cambiare su raportu de dipendhéntzia cun s’Istadu Repubblica Italiana, dipendhéntzia ingiusta, distrutiva, cundenna a sighire in d-una ‘economia’ de gherra assurda e irbariada, chi est faghindhe su Pianeta Terra Iferru.
    E semus fintzas Sardos in Sardigna (si no noche isperdent).
    E fortza paris! Ca goi si faghet fintzas pro nàschere criaduras e no pro votare carchi sìmbulu de partidu e prus pagu pro fàghere ne prima, ne segundha e ne tertza gherra de indipendhétzia comente nos at postu in conca su patriotismu italianu chi nos at sutzadu fintzas su sambene.
    Ma ite semus ispetendhe ancora a nos pònnere?!

  12. A ha detto:
    8 Settembre 2026 alle 07:55

    Pidioti e Grillini non sanno più a che santo votarsi per recuperare qualche elettore.
    Mi aspetto una prossima apertura all’elettorato islamico dato che LGBTQ+/-@# sono stati rinnegati perché passati di moda.
    Ne vedremo delle belle….

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